Caro Papa, si sbaglia: ateismo e benessere vanno a braccetto. Lo dice anche l’Onu

Non parla solo di lavoro, il Papa, nella sua ultima enciclica. Spara a zero anche verso l’ateismo, definito ateismo dell’indifferenza, che sarebbe, secondo Benedetto XVI, “uno tra i maggiori ostacoli allo sviluppo”. Perché lo sviluppo, si legge nell’enciclica Caritas in veritate, “ha bisogno di cristiani con le braccia alzate verso Dio nel gesto della preghiera”. Ma ci permetta di dissentire, il Santo Padre: l’ateismo è anzi diffuso nei paesi più sviluppati. E non lo dice solo l’Uaar.
«Le nazioni ai primi posti dell’Indice di sviluppo umano – spiega Raffaele Càrcano, segretario nazionale dell’Uaar – contano il maggior numero di atei e agnostici, mentre i paesi che si collocano agli ultimi posti sono spesso caratterizzati da alti indici di religiosità e dalla quasi totale assenza di increduli. Lo dicono tutti i dati empirici raccolti da autorità indipendenti, Onu in testa». Come dire che ateismo, benessere e ricchezza vanno di pari passo. Anche se nessun ateo si mette a dirlo in giro o pontifica sui perché.
L’Indice di sviluppo umano dei paesi del mondo può essere consultato qui: http://hdr.undp.org/en/statistics/.

Comunicato stampa UAAR

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