Regno Unito: mondo cattolico in subbuglio sull’adozione gay

Hanno generato polemiche le dichiarazioni di Teddy Prendergast, leader di Marriage Care, un’organizzazione britannica dedita alla promozione del matrimonio. Secondo Prendergast, non esiste alcuna prova che i bambini subiscano un danno dall’avere genitori dello stesso sesso. I vescovi cattolici del Regno Unito, che contribuiscono economicamente alle attività svolte da Marriage Care, sono immediatamente intervenuti per ribadire che i bambini hanno bisogno di modelli genitoriali di entrambi i generi.

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76 commenti

Emanuela

Sì vabbè siamo alle solite. I cattolici vorrebbero che le nostre società fossro ferme al Medioevo, così da poterci controllare e indottrinare meglio.
Per fortuna il progresso non può essere fermato, nemmeno da loro.

Marco C.

“sono immediatamente intervenuti per ribadire che i bambini hanno bisogno di modelli genitoriali di entrambi i generi.”

Guardacaso, però, la dottrina cattolica è quella patriarcale, che concede alla donna nessun diritto e all’ uomo tutti, compreso quello di non tornare a casa e non farsi vedere anche per interi mesi per motivi di lavoro, come orgogliosamente evidenziato in un servizio su “A Sua Immagine”, che parlava di una famiglia tradizionale con molti figli.
A quanto pare qui il concetto di “entrambi i modelli” non vale più e viene smontata la maschera falsa e ipocrita della chiesa familista.

Andrea (Mi)

Per una volta mi trovo sulle posizioni della chiesa, infatti non sono convinto che i bambini non ricevano nessun segnale o nessuna influenza dai genitori perchè sin dalla nascita si impara a vivere imitando loro….
Si ai matrimoni, alle coppie di fatto ma non alle adozioni!

takeshi

I bambini hanno bisogno di genitori onesti e amorevoli e responsabili, il resto sono stronzate.

Asatan

@Andrea (MI)

Senza offesa ma se le corbellerie che dici fossero vere al mondo non dovrebbero esistere ne omosessuali ne bisessuali, visto che nascono tutte da coppie etero.
Gay o bisessuale non si diventa, SI NASCE.
Basterebbe far finta di ascoltare chi tale condizione la vive.

gano

@Andrea

non credo che ci sia da essere convinti di niente. Mi risulta che ci siano le prove scientifiche. Ci sono lavori di medici e psichiatri, che hanno condotto esperimenti dai quali emerge che i bambini sono altrettanto felici, ed hanno una tendenza statisticamente identica a replicare i modelli sessuali dei genitori di quelli allevati da eterosessuali. La nostra convinzione si deve adattare.
Ha senso essere “convinti” della teoria quantistica?

myself

“non sono convinto che i bambini non ricevano nessun segnale o nessuna influenza dai genitori perchè sin dalla nascita si impara a vivere imitando loro….”
@Andrea (Mi)
Alcuni comportamenti seguono dall’imitazione dei genitori, ma mai l’orientamento sessuale.
Suppongo che tu sia etero, lo sei perchè hai visto tuo padre fare sesso con una donna e allora lo hai imitato? Non credo proprio. Lo sei perchè tua madre ti ha fatto avere dei rapporti sessuali con lei? Non penso. Come vedi l’orientamente sessuale è innato, basti pensare che la quasi totalità degli omosessuali è stata cresciuta da genitori eterosessuali. 😀

Maurizio D'Ulivo

Sono gay e agnostico ma, mentre sono molto determinato sulla necessità del riconoscimento delle unioni anche fra persone dello stesso sesso, sul tema delle adozioni suggerisco prudenza.

L’approccio che più mi piace è quello di trattare questo argomento non come un diritto di una coppia o di un individuo ad adottare, quanto dal punto di vista opposto: quello di assicurare al bambino le condizioni migliori in cui crescere.

Ovviamente questo secondo punto di vista dovrebbe essere affrontato con spirito realmente libero da dogmatismi, cercando unicamente di effettuare una valutazione, per i molti aspetti che attengono al rapporto fra genitore/i adottivo/i e figlio, sul contesto che verosimilmente circonderà l’adottando una volta scelto il soggetto a cui affidarne lo sviluppo.

Se una valutazione di questo tipo dovesse individuare un singolo cittadino o una coppia gay come il soggetto più idoneo PER LO SVILUPPO DELL’ADOTTANDO, allora ok all’affidamento; se il contesto migliore fosse invece quello di una coppia eterosessuale, andrebbe altrettanto bene e senza troppe polemiche.

Stesso discorso per l’adozione dei ragazzi più grandi o più “problematici”: perchè credo che, allo stesso modo con cui si dovrebbe valutare l’idoneità di un potenziale soggetto adottivo, bisognerebbe anche chiederci se sia meglio, sempre nell’interesse dell’adottando, rischiare di passare l’infanzia e/o l’adolescenza in un istituto piuttosto che venire adottato da singles o coppie omo: perchè -non dimentichiamolo mai!-, le coppie etero aspiranti all’adozione sono molte, ma ciononostante gli istituti italiani sono ancora pieni di bambini o ragazzi che nessuno vuole adottare (perchè ritenuti troppo grandi o con caratteristiche evidentemente poco gradite agli aspiranti adottanti).

In ogni caso, non bisogna assolutamente correre il rischio di far pagare ai bambini e ai ragazzi più soli una battaglia di equità e di diritti degli adulti che è meglio giocare su altri argomenti.

brunaccio

x gano

anke io so ke vi sono teorie ke smentiskono l’assioma di andrea(mi)…è da valutare caso x caso,tanto la famiglia tradizionale ormai è una barzelletta salvata dalla prostituzione in moltissimi casi…una coppia si sposa poi già fa akkordi x lasciarsi…ipocrisie

brunaccio

teorie,cioè ricerke statistike e riflessioni,no teorie come sotto…

😉

myself

“sul tema delle adozioni suggerisco prudenza.”
Certamente, in ogni caso per noi italiani la prudenza è forzata, non avendo ancora le unioni civili è inutile parlare troppo di adozione.

Maurizio D'Ulivo

Hai ragione, Myself.

Ma se anche fossimo in un Paese realmente laico ed inclusivo, credo che l’ottica che dovrebbe governare le adozioni dovrebbe essere quella dell’interesse prioritario dell’adottando e non, come si sente sempre dire, quella dei pari diritti degli adottanti.

In fondo, a ben pensarci, il primo approccio soddisferebbe automaticamente anche il secondo: perchè nei casi in cui un individuo o una coppia omo si rivelassero più adeguati, in determinati casi, ad adottare un figlio, la necessità di dare a quest’ultimo la miglior condizione possibile sgombrerebbe il campo da discriminazioni.

Nello studio inglese non c’è niente di scandaloso e la sua eventuale confutazione dovrebbe essere opera non certo di gruppuscoli di integralisti religiosi che partono da posizioni pregiudiziali e indimostrate (in quanto tali, le loro voci hanno diritto di espressione ma autorevolezza nulla), ma semmai da una valutazione sull’attendibilità dello studio stesso oppure dalla presenza di studi altrettanto autorevoli, replicabili, seri e fondati ma con conclusioni diverse.

Emanuela

Sono 30 anni che si studiano i figli di genitori omosessuali e da nessuno di questi studi emerge che essi siano diversi dai figli di coppie etero.
Come dissi già in un altro post, ciò di cui i bambini hanno bisogno è solo amore e comprensione. Il sesso dei genitori non conta.

béal feirste

Condivido assolutamente l’opinione di Maurizio D’Ulivo, visto che stavo per scrivere più o meno le stesse cose.
Volevo però puntualizzare una cosa: in senso assoluto non c’è assolutamente nessuna ragione per ritenere che un bambino non possa crescere bene con due genitori adottivi omosessuali. Però, data la situazione attuale, non so quanto questo possa essere vero.
Purtroppo oggi c’è ancora troppo razzismo verso chi è diverso (ma diverso da chi?), e ad un bambino che ha già sofferto per la perdita o l’abbandono dei genitori non pare opportuno far vivere questo ulteriore disagio.
E’ triste che questa società ignorante continui a pontificare dall’alto delle sue conquiste medievali, però non devono essere sempre i più deboli a pagare…

Maurizio D'Ulivo

Non conosco gli studi in materia ma, se la situazione è quella che riferisce Emanuela, non si vede ragione per vietare l’adozione a coppie gay.

Ripeto: bisogna partire dall’interesse del bambino/ragazzo da adottare e questo interesse deve prevalere su tutti gli altri aspetti.

Il soggetto più qualificato per dare ad un determinato bimbo il contesto di sviluppo migliore è una coppia gay? Oppure è un single?

Benissimo: allora per quale ragione dovremmo dare a questo specifico bimbo qualcosa di meno, affidandolo ad una coppia ritenuta meno idonea, ma eterosessuale?

Kaworu

confermo quanto dice emanuela.

il resto son le solite chiacchiere…

roberta

credo che i cattolici non abbiano a cuore la serenita’ dei bambini adottati ma solo
i loro dogmi
i bambini stanno a cuore a qualcuno di loro per piu’ ignobili motivi

Anonimo

@Asatan scrive:
“Gay o bisessuale non si diventa, SI NASCE.”
Sinceramente credo che sia una condizione alla quale si arriva, ma non per nascita (scusa, quale sarebbe il fondamento delle tue affermazioni, al di la’ di testimonianze individuali?)

Comunque, io sono fermamente favorevole alle unioni ed ai matrimoni omosessuali, in nome della massima liberta’ individuale e del diritto’ di autodeterminazione.
Non sono invece d’accordo sul fatto delle adozioni.
Vorrei che ci ha citato `lavori scientifici` che dimostrano l’assenza di problemi psicologici per bambini adottati da coppie gay; non basta dire `e’ scientifico`: se e’ scientifico servono le fonti. Io trovo improbabile che sia vero.
Inoltre, al di la’ del fatto che verrebbero proposti certi modelli “anormali” (sia chiaro che non lo intendo come accezione negativa, ma semplicemente nel senso “non comuni”), i figli adottati si troverebbero a vivere in una determinata societa’, e rischierebbero enormemente di subire discriminazioni.

statolaico

a Maurizio d’Ulivo:

mi ritrovo molto in quello che dici. Anch’io credo che il punto di vista debba essere quello del bambino, o meglio tutta la questione ruota necessariamente intorno ai diritti dei bambini che devono essere il faro per qualunque legge di questo tipo. Il punto è che bisogna stabilire una linea guida, un principio generale che dica una volta per tutte se i gay possono avere il diritto di adottare. Io credo che essi possano, se qualcuno dice il contrario lo fa chiaramente sulla base di argomenti abusati come la “naturalità” dei comportamenti e altra roba qui fritta e rifritta. Io mi chiedo: è possibile aggiungere le persone omosessuali nella categoria di persone in grado di adottare (eterosessuali ma anche single, coppie di fratelli e/sorelle e cosi’ via)? Se no, perchè? E’ chiaro che poi ogni caso va valutato singolarmente perchè “fa storia a sè”, ma i controlli non devono mancare per nessuno. Ora se una persona o una coppia ha i requisiti che la legge ritiene giusti per adottare (e che devono rispondere a mio avviso a standard elevati in termini psicologici, di sicurezza economica, di stabilità, di fedina penale ecc), che siano omo o etero… che importa? Tutto qui.

Viano di Vagli

Sul fatto che non ci sianno prove scientificamente certe che i bambini abbiano danni dall’ aver genitori non etero, sono d’ accordo. Allo stesso modo non ci sono prove scientifiche certe che il fumo faccia male e che i termovalorizzatori facciano aumentare i tumori e gli ictus (lo dice anche Veronesi).

Rocco

“non avendo ancora le unioni civili è inutile parlare troppo di adozione.”

Ma il fatto è che in Italia ci sono già oggi delle coppie gay con figli adottati. A volte una coppia può adottare un figlio all’estero, per esempio negli Stati Uniti, e poi tornare in Italia. Naturalmente lo Stato italiano li discrimina (genitori e figli) al massimo possibile

Kaworu

@rocco

per non parlare di quelle che hanno figli che vengono da precedenti unioni etero oppure molto semplicemente coppie lesbiche che hanno avuto figli con la fecondazione assistita o la collaborazione di qualche amico…

stefano

almeno in inghilterra si pongono il problema, qui nemmeno se ne parla…cmq non vedo attinenza tra notizia e laicità…fermo restando il rispetto per tutte le minoranze.

Paul M.

Domande retoriche per tutti!!

Mi spiegate come cavolo fanno i preti a prendere certe posizioni sui bambini, in considerazione che loro si autovietano di averne con la castita’?

Come possono dire la loro su un argomento che gli e’ praticamente sconosciuto?

Mi dite cosa puo saperne il bavarese, il bertone e compagnia bella su come crescere un bambino?

Come si permettono anche solo di giudicare gli omosessuali inadatti all’adozione di un bambino, quando loro in tutta la loro vita fatta di rinuncie non potranno neanche auspicare di averne uno?

A voi le risposte…

roberta

@ Paul M quando loro in tutta la loro vita fatta di rinuncie
direi che non tutti sono cosi’ ascetici…..

Maurizio D'Ulivo

Il fatto che vi siano già attualmente, anche in Italia, coppie gay con figli (ne conosco personalmente), a mio avviso dovrebbe prima di tutto vincolare giuridicamente lo Stato Italiano a riconoscere ciò che è già stato riconosciuto in un altro Paese, soprattutto se si tratta di un Paese comunitario: quindi, il figlio di una coppia di donne omosessuali, l’una italiana e l’altra olandese, legalmente sposate nei Paesi Bassi e ambedue riconosciute in Olanda come madri di uno stesso figlio, secondo me dovrebbe vincolare TUTTI i paesi comunitari a riconoscere anche al loro interno questa unione e questa situazione di genitorialità.

Però devo anche dire che questo è un argomento attinente ma non esattamente coincidente con quello dell’adozione.

Intendiamoci: la presenza di situazioni di questo tipo costituisce un precedente prezioso, sia per dimostrare la fattibilità e la “riconoscibilità”, anche in Italia, di queste famiglie che per valutare con un’osservazione (ovviamente alla ferrea condizione che queste famiglie siano consenzienti a farsi “osservare”) le peculiarità dei gruppi familiari di questo tipo e le eventuali ripercussioni (in peggio? …o piuttosto in meglio?) sullo sviluppo psicofisico dei loro bambini.

Sarebbe un’opportunità che potrebbe fornirci risposte utili nei confronti dei dubbi legittimi che bèal feirste si pone nella seconda parte del suo intervento (cerco di sintetizzarli con parole mie: siamo sicuri che, al di là dell’idoneità di una coppia omo ad adottare, un figlio adottivo di una simile coppia non verrebbe socialmente penalizzato a causa dell’omofobia espressa o latente che abbiamo in tante parti d’Italia?).

Ecco: io credo che un approccio scrupoloso nei confronti di questo argomento dovrebbe evitare di essere pregiudiziale, in qualsiasi senso possa esserlo; per questa ragione, se l’Italia fosse un paese davvero interessato a scandagliare la fattibilità delle adozioni a persone single o a coppie omo, credo che sarebbe accettabile, oltre a far tesoro degli studi già realizzati in altri Paesi, realizzare studi analoghi anche nel contesto socio-culturale italiano (o meglio: nei vari contesti, poichè Milano non ha sicuramente un contesto paragonabile a quello di Bari e nemmeno a quello del piccolo paesello della campagna toscana dove vivo io).

Un bambino allevato da una coppia omosessuale subisce a livello scolastico o sociale delle forme di danno che possono comprometterne uno sviluppo equilibrato, al di là delle caratteristiche intrinseche del nucleo familiare?
E il figlio di un solo genitore (i casi non mancano, per separazione di coppie oppure per la morte di uno dei coniugi) sconta un danno a causa della mancata presenza di una delle due figure genitoriali?

Personalmente è questo l’approccio che mi convincerebbe di più: un periodo con un termine ben definito e non prorogabile (2-3-5 anni?) in cui realizzare questi studi anche nella realtà italiana , con il finanziamento e sotto il controllo pubblico, selezionando i gruppi di studio in modo da garantirne la reale indipendenza (serietà vorrebbe che fossero esclusi gli studiosi già preventivamente schierati con una delle varie posizioni in gioco), e utilizzando poi (finalmente!) il risultato di tali studi per istruire una nuova normativa al riguardo, che tenga conto sia degli aspetti generalizzabili universalmente che quelli riferibili al contesto italiano.

Ripeto: le situazioni di fatto esistono già, qui e ora, ma questo di per sè non basta ancora ad affermare che tali contesti siano auspicabili tanto quanto quello di una coppia eterosessuale per la crescita equilibrata di un figlio.

Per arrivare ad una simile affermazione (e alla normazione in materia che dovrebbe conseguirne) servono anche dimostrazioni che escludano l’eventualità contraria, ed è verso la produzione queste dimostrazioni ( favorevoli o contrarie che esse siano) che dovrebbe essere orientata la prima parte di un percorso di seria (e laica) legiferazione in materia.

statolaico

(…) Allo stesso modo non ci sono prove scientifiche certe che il fumo faccia male (…)

Viano ma che dici?

statolaico

Maurizio continuo ad essere daccordo con te, un po’ meno per quanto riguarda il contesto “socioculturale” del nostro paese, che mi suona come un voler dividere i cittadini in cittadini emancipati da una parte e altri gretti ed ottusi dall’altra, se in quest’ottica prendiamo due città che sono (guardacaso) una a nord e l’altra a sud. Nel caso specifico di milano e bari, sinceramente non so come tu la intendevi ma io ho saputo di scicuro di un certo milanese che disinfettava con l’alcool i posti a sedere degli autobus occupati da persone di colore, e questa persona ha molto seguito, un po’ meno a bari, credimi. Voglio dire… mai fare di tutta l’erba un fascio, l’italia è fatta da cittadini e tra tutti questi cittadini ci sono persone piu’ o meno colte, piu’ o meno o per niente (per fortuna) razziste, piu’ o meno fannullone e via dicendo. Lo stato deve promuovere campagne di informazione per far crescere civilmente tutto il paese, tutta la società nel complesso. Fanno bene a nord e a sud, puoi esserne certo.

Rocco

Ma nella mia esperienza (da gay straniero) ci sono due tipi di omofobia in Italia, uno al Nord e un’altro al Sud. Il mio ragazzo è siciliano e tra i suoi parenti e amici meridionali c’è una cultura mediterranea tradizionalista per quanto riguarda il comportamento degli uomini e delle donne, la reputazione pubblica della famiglia, ecc. L’ostilità verso i gay e le lesbiche (almeno quelli che cercano di essere aperti e onesti) deriva del fatto che non rientrano in questo quadro tradizionalista (e anche ipocrito). Tra i ragazzi c’è una cultura macho tipica del sud europeo e della cultura mediterranea. Invece non ho trovato spesso un’omofobia ideologica o politica che sarebbe tipica invece dell’estrema destra nei paesi nordeuropei. Non ho mai vissuto al Nord ma vedo che il partito politico italiano più omofobo e chiuso alle diversità sarà la Lega Nord. Il Nord sembra di avere una cultura più europea e individualistica, più tipicamente occidentale, ma anche più ideologica, e con questo insieme viene anche l’omofobia politica dell’estrema destra, un po’ come c’è nei paesi germanici.

È una generalizzazione certo ma è la mia impressione. Che ne pensate?

Maurizio D'Ulivo

@statolaico

Capisco i tuoi dubbi, poichè (purtroppo) spesso il citare città del nord o del sud del Paese suona come un voler anteporre il nord (inteso implicitamente come termine “buono”) al sud (cattivo).

Non era però questa la mia intenzione, anzi: ho citato Bari (anzichè la “solita” Napoli,puntualmente portata ad esempio quando si vuole indicare l’emblema delle regioni del mezzogiorno) proprio perchè la Puglia, grazie anche al fatto di avere Niki Vendola come presidente della Regione, vista dal mio punto di osservazione posto in Toscana, dà oggi la percezione di essere una Regione tutt’altro che impreparata ad accettare l’omosessualità (parlo di percezione, non conoscendo dall’interno la realtà pugliese, come peraltro non conosco quella milanese).

Ti dirò: non ritengo nemmeno così probabile che il contesto di Bari sia necessariamente più intollerante di quello di Milano o della provincia toscana che era il “tertium datur” del mio esempio.
So, non tanto per esperienza personale quanto per la conoscenza di tante altre persone nella mia regione, che in certe località della tanto decantata Toscana la vita delle persone gay non è sempre così facile come la si potrebbe immaginare.

Intendevo solo dire che nel nostro Paese abbiamo contesti e percezioni locali contraddistinti da forti peculiarità dovute alla storia locale e alle relazioni sociali del posto per cui, se volessimo davvero scandagliare quale può essere la reazione sociale di fronte a bambini/ragazzi adottati da coppie omosessuali, non potremmo certamente illuderci di poter estrarre un campione di studio ad Ancona (cito a caso una città che dovrebbe suonare “neutra” rispetto all’annosa contrapposizione nord/sud) e, dopo averlo studiato, sperare che i risultati ottenuti in quella città possano essere ritenuti validi per l’intero paese.

Nè Ancona, nè Bari, nè Milano, nè il paesello toscano sono, da soli, un esempio rappresentativo di ciascun contesto sociale dell’Italia: e non è un ordine di merito ma una constatazione sulla presenza di costumi locali molto radicati che rendono il nostro pur piccolo Paese incredibilmente poliedrico.

Per ottenere risultati in grado di sostenere una successiva legiferazione in materia di adozioni valida in tutto il Paese, dovremmo quindi riuscire a individuare in Italia delle “regioni” sufficientemente omogenee sotto il profilo delle relazioni socioculturali ed effettuare una ricerca in ognuna di esse, per evitare che una legge, buona magari per l’80% del territorio o della popolazione, abbia invece ricadute negative nel 20% residuo a causa del diverso stile di relazioni sociali che esite in quello spicchio d’Italia.

E non mi stupirei se, per ipotesi, dovesse venir fuori che la rete più fitta di relazioni sociali che spesso si rileva nel sud contenesse anche aspetti di solidarietà che rendono più agevole in quelle zone la crescita equilibrata di un bambino adottato da una coppia omosessuale.

Maurizio D'Ulivo

@ rocco
Può darsi che la generalizzazione (uso questo termine in senso neutrale e non negativo) che proponi abbia i suoi fondamenti, anche se non conosco sufficientemente il contesto padano o siciliano per risponderti in modo esauriente.

Io credo che, in realtà, l’omosessualità in Italia sia vista con sostanziale indifferenza dalla maggior parte delle persone (e, se si tratta della stessa indifferenza che si ha alla “notizia” che il tuo vicino di casa è eterosessuale, una simile situazione la vedrei come positiva).

Credo anche che, sotto questo punto di vista, la classe politica italiana non rappresenti affatto la percezione popolare nei confronti dell’omosessualità: sotto questo aspetto, quel che si sente in Parlamento è di gran lunga peggiore rispetto agli umori dell’italiano medio.

Il problema dell’Italia è che l’omosessualità rischia di diventare un capro espiatori, un po’ come il giudaismo lo fu per il nazifascismo e ovviamente fatte le debite proporzioni e ricollocata la cosa nel contesto sociale dell’Europa odierna.

In questa creazione del “capro espiatorio”, o quantomeno del retroterra culturale che ne alimenta la ricerca e la marginalizzazione, le gerarchie cattoliche giocano sicuramente la loro parte in modo rilevante:

1) fingendo un’accettazione che in realtà non c’è (“accettiamo l’orientamento omosessuale purchè esso non venga tradotto nei fatti”: quale eterosessuale si sentirebbe accettato se gli si dicesse che lo accettiamo a condizione che non abbia rapporti sessual-affettivi con persone dell’altro sesso?);
2) dipingendo l’omosessualità come “comportamento oggettivamente disordinato” quando non contronatura;
3) non prendendo posizioni di sufficiente distanza rispetto a quelle frange estremiste (perlopiù ravvisabili in certi movimenti di destra populista del paese, che in parte anche tu hai citato), capaci di veri e propri atti di aggressione organizzata nei confronti delle persone omosessuali (a Torre del Lago, principale località di turismo gay della tanto tollerante Toscana, due anni fa vi furono numerosi atti di aggrssione fisica nei confronti di gay e lesbiche, ma la chiesa locale non fu certo in prima fila a esprimere condanna;
4) condizionando con la propria capacità di pressione politica (ma soprattutto economica) le posizioni in tema di diritti civili sostenute dai nostri rappresentanti politici.

Fatto questo, le conseguenze che si riscontrano nelle varie macroregioni del Paese sono diverse, perchè diverso è il background storico-sociale-culturale delle varie parti d’Italia (non dimentichiamo che probabilmente, in un Paese frammentato fino al 1870, i principali strumenti di unificazione che abbiamo avuto sono stati dapprima il servizio di leva obbligatorio prima, ma per i soli maschi e solo per pochi mesi, e solo nel dopoguerra il cinema e la TV).

Ecco una possibile spiegazione del diverso manifestarsi delle espressioni omofobiche in italia: ma, a tessere la tela che le connette e che, soprattutto, fornisce loro le “argomentazioni di legittimità”, c’è sempre quella sottile ipocrisia del “ti accetto ma solo finchè rinunci a svilupparti come persona” che è la Chiesa Cattolica a spargere a piene mani, e stavolta sì in modo generosamente omogeneo, sull’intero Paese.

Rocco

@ Maurizio

Sono d’accordo con te sostanzialmente ma faccio sempre discussioni con il mio ragazzo su questo argomento. Lui crede in dio, è cattolico, io invece sono agnostico di un paese a maggioranza protestante. Io dico sempre che la chiesa cattolica sembra di essere l’ostacolo principale o uno degli ostacoli principali al movimento per i diritti civili dei gay in Italia. Ma secondo lui “la pensa così il 95% della gente che in chiesa non ha mai messo piede”, e che la chiesa rispecchia semplicemente l’omofobia esistenziale della società più di quanto la coltiva. Per esempio, la chiesa condanna anche la contraccezione, l’aborto e il divorzio, ma gli italiani se ne fregano totalmente dell’opinione della chiesa su questi argomenti. Anzi, è uno dei paesi con il più basso tasso di natalità del mondo, quindi con il più frequente uso di contraccezione, ancora più dei paesi anglosassoni dove la contraccezione è del tutto accettata dalla religione. Le parole della chiesa hanno un peso politico sulla questione dei gay solo perché gli italiano le permettono di avere questa importanza, a causa del loro pregiudizio (laico, nichilista). La chiesa condanna il razzismo, ma vediamo un razzismo crescente proprio tra le stesse fasce della popolazione italiana che odiano i gay.

Ma secondo me la chiesa ha la sua responsibilità, esisteranno comunque degli italiani che seguiranno ciecamente quello che dice la chiesa. Se la chiesa fosse a favore dei diritti dei gay, i politici avrebbero meno timore ad approvare una legge a proposito. Fanno molte leggi che non piacciono agli italiani ma se non c’è una risposta organizzata è più difficile contrastarli.

Maurizio D'Ulivo

@ rocco
Che la chiesa cattolica abbia posizioni ancronistiche, ma peggio ancora irrazionali, su tanti argomenti che toccano nel profondo la vita di tanti cittadini, è un dato di fatto: tanto è vero che solo un’esigua minoranza di italiani si azzarderebbe oggi a vietare il divorzio e che la stragrande maggioranza, anche fra gli italiani che si definiscono cattolici, lo appoggia e spesso vi ricorre.

Il problema è che quando l’assurdità di tali posizioni è evidente e tocca argomenti a cui è sensibile la maggioranza, nessuno ovviamente si azzarda anche solo a pensare che quanto Ratzinger e i suoi accoliti affermano possa tradursi in norma dello Stato: come vietare il divorzio, quando anche il cattolicissimo Casini, segretario del più grande fra i partiti sedicenti cattolici, è divorziato lui stesso?

Quando invece le posizioni anacronistiche del Vaticano toccano solo una minoranza (nella fattispecie, le persone omosessuali), la reazione prevalente è l’indifferenza: non si osteggia il riconoscimento delle unioni gay e probabilmente la maggioranza della popolazione non è contraria, ma perchè occuparsene se il problema riguarda più o meno il solito 5% della popolazione che, in definitiva, risulta per alcuni finanche molesto con questa continua insitenza sul riconoscimento dei diritti civili?

Meglio occuparsi delle cose che toccano i propri interessi e il proprio portafogli, piuttosto che avere un respiro più ampio e lavorare per un’idea di società che sia inclusiva e in grado di incorporare appieno anche le persone omosessuali, no?

Questo è il risvolto negativo dell’indifferenza (quello positivo sta nel fatto che la maggior parte delle persone non ti rifiuta per il semplice fatto che sei gay, perlomeno non finchè dimostri di “avere le palle”, per un verso o per l’altro): la maggioranza non ti ostacola, ma nemmeno ti aiuta.

In questa condizione, resta solo un potere forte e ocn forte potere di condizionamento a trattare del tema: la chiesa, con la sua autorevolezza pretesa che nessuno in Italia si azzarda ufficialmente a mettere in discussione, a dispetto delle evidenze (fatti salvi ambiti molto interessanti come ad esempio l’UAAR, che però sono al momento minoritari in termini numerici) ; autorevolezza che, non trovando soddisfazione nei soliloqui vaticani sul divorzio (che nessuno ascolta), si sfoga sul gruppo più debole: gli omosessuali e, non avendo trovato alcuna soddisfazione sugli altri aspetti, pretende come contropartita di trovare piena soddisfazione nell’emarginazione di questi (spacciandola oltretutto ipocritamente, come dicevo innanzi, sotto la finzione di un’accettazione di facciata).

Alla chiesa chi può dare ascolto, quando parla di omosessualità?

Le persone più condizionabili, meno informate e meno capaci di elaborazione di un pensiero critico; quelle che, per la stessa ragione o per bisogno di violenza, cercano un obiettivo su cui riversare le proprie frustrazioni; chi è in cerca di una legittimazione autoritaria che alimenti l’ascesa a qualche livello di potere; tutti coloro, e non sono pochi, che hanno bisogno della benedizione d’oltretevere per ottenere una poltroncina che sia appena più comoda di quella occupata in precedenza.

Ecco che si crea, a fronte dell’indifferenza dei più, un gruppo d’interesse che ruota intorno alla chiesa, secondo me minoritario ma costituito da una minoranza numerosa e potente, che riesce a prevalere perchè non trova un’adeguato contrappeso: sono troppi gli indifferenti che non sono direttamente toccati da questi problemi e perciò se ne fregano, è troppo debole e frammentato da rivalità interne da primedonne il movimento omosessuale italiano (qui la responsabilità è anche nostra: non ci si può nascondere sempre e pensare di delegare la comunicazione delle istanze gay solo a personaggi interessanti, ma anche talmente eccentrici da trovare difficoltà a rappresentare il grosso della popolazione omosessuale), sono troppo pochi e troppo piccoli i gruppi a sostegno: la disparità di forze in campo è tremendamente squilibrata a favore delle forze omofobe: un disequilibrio che si ha anche sui temi etici come il testamento biologico oppure la fecondazione assistita (dove, a causa del peso degli indifferenti e dei tiepidi, le minoranze interessate si trovano soverchiate dal Vaticano) e che non si riscontra invece su temi come divorzio o aborto, ma solo perchè la percentuale di persone che può dirsi indifferente diminuisce sensibilmente.

E non certo per merito del Vaticano.

Maurizio D'Ulivo

@ rocco

A proposito: io capisco che si possa essere gay e cristiani (magari valdesi), ma come si può essere gay e cattolici come il tuo compagno, visto il modo in cui veniamo dipinti dalla dottrina ufficiale e dalle alte gerarchie della Chiesa Cattolica, senza soffrire una contraddizione di fondo probabilmente insanabile?

Tutti i gay cattolici che ho conosciuto erano o combattuti (talvolta in maniera talmente lacerante da avere il loro stesso equilibrio compromesso), o repressi oppure erano riusciti a superare (o meglio, a ignorare) questa contraddizione di fondo solo se provvisti di una buona dose di insensibilità o ignoranza oppure, i più raffinati, ricorrendo a massicce dosi di cinismo.

Ma se dovessi dire di aver conosciuto una sola persona gay e cattolica, sicura di sè e del proprio orientamento e ragionevolmente consapevole della propria dignità senza abbandonarsi al cinismo, beh… direi una bugia.

Paul M.

@Maurizio D’Ulivo
…la lunghezza dei tuoi post mi dice che l’argomento ti sta a cuore…
Le continue ingerenze della chiesa e il fatto che la stessa allontana sempre di piu’ gay, divorziati, abortisti ecc ecc, faano si che la gente pian piano si stacca dai loro vaneggi.
La strada e’ ancora lunga…speriamo sempre un po’ meno in salita!
Ciao

Viano di Vagli

@Statolaico. Ovviamente, il mio commento era ironico. Per discussioni un po’ OT sui dati scientifici quando sono scomodi, i miei commenti sono attualmente sotto vaglio e ci vogliono ore a legger di vagli.

Dalila

Ragazzi, grande rispetto per le cose che dite ma…apriamo gli occhi sull’argomento, sul serio:
se i cattolici italiani faticano ancora terribilmente ad accettare coppie di fatto etero- e qui parlo per esperienza personale, dopo anni di felice convivenza quando vengo in vacanza in Italia mi si chiede ancora quando mi sposo- e magari con bambini, coppie ben legalizzate all’estero senza alcun problema…figuratevi se accetteranno mai le coppie omosessuali!
Scandalooooo!

Io ho sempre creduto che l’Italia sia un paese estremamente immaturo rispetto alla magioranza dei paesi europei: tutte le “battaglie sociali” risolte almeno da 20 anni altrove- senza neanche ricorrere a scontri troppo feroci- arriveranno laggiù FORSE tra 40 anni (a voler essere molto ottimisti).

Nella cultura del sud, come ha osservato Rocco, c’è un finto disprezzo (misto, in realtà, di interesse morboso) nei confronti dell’omosessuale.
Il pregiudizio diventa dunque più forte della stima che si puo’ avere per una determinata persona solo sulla base di certi orientamenti sessuali “poco ortodossi” per i benpensanti.
Credo che distruggere questo tipo di preconcetto in Italia, da sempre paese statico e tradizionalmente nostalgico e poco aperto alla novità, sia quasi impossibile.

Rispetto moltissimo la vostra battaglia e sono dalla vostra parte, semplicemente non mi faccio illusioni perchè vige ancora quello che mi piace chiamare “terrorismo matrimoniale” e non credo che volere fortemente il matrimonio omo sia remare contro la volontà pre-esistente ma piuttosto farsi strumentalizzare per raccattare voti o quant’altro.
Chiedere le unioni legali anche in Italia, invece, sarebbe quantomeno doveroso e conforme a quanto stabilito dalla UE.

Non ho nessun problema con le adozioni omosessuali ma l’articolo riportato è una chiara strumentalizzazione di Marriage Care per promuovere il sacro vincolo del matrimonio omo con la falsa promessa di adozioni più facili.
Non fatevi abbindolare please, you’re smarter than that!

Giuliana

Sono assolutamente d’accordo con Maurizio D’Ulivo. L’adozione non deve essere volta a soddisfare un desiderio dell’adulto, piuttosto deve assicurare le migliori condizioni di vita al bambino. E, checche’ ne dicano le varie ricerche, in natura non esistono figli biologici di una coppia dello stesso sesso – e’ una costruzione artificiale di noi esseri umani. Quindi, anche se molti non saranno d’accordo, secondo me la priorita’ va sempre alle coppie etero. Per le adozioni “difficili” (ragazzi piu’ grandi o con disabilita’) ben vengano coppie omosessuali o singles che si vogliano amorevolmente prendere cura del ragazzo (nella legislazione italiana, l’adozione di disabili da parte dei single e’ gia’ consentita).

Ivo Mezzena

“…ribadire che i bambini hanno bisogno di modelli genitoriali di entrambi i generi.”

…invece i preti pedifili sono utilissimi alla felicità dei bambini

Kaworu

@giuliana

ti rendi conto vero, che stai implicitamente dicendo che le coppie omosessuali o i single sono più adatti e bravi delle coppie eterosessuali, con quello che affermi?

si perchè il bel neonato bianco e rosa alle coppie etero crea ben pochi problemi.

il ragazzino di 10 anni magari che viene da realtà orribili tipo bordelli o baraccopoli alla coppia gay beh è una sfida ben più difficile, e affidarglielo in adozione implica che queste coppie sono più corazzate e adatte a farsi carico di tutta quella sofferenza.

non sto affermando nulla eh, analizzo solo quello che hai scritto.

gli studi sui figli cresciuti in coppie omoparentali ci sono. i risultati sono che non sussistono differenze nel loro sviluppo.

fidati, sono ben altre le cose che contano per il benessere di un bambino.

una coppia idonea a un’adozione può essere sia etero che omosessuale e i criteri dovrebbero essere gli stessi. sei adatto? ok graduatoria senza differenza di orientamento sessuale. non sei adatto? mettiti il cuore in pace.

comunque in natura esistono casi di “coppie” di animali omosessuali che fregano uova o cuccioli a quelle eterosessuali e crescono i piccoli come loro.

per cui anche il problema della natura è risolto.

Danilo

Io faccio il discorso al contrario: figlio di coppia eterosessuale, amato ed educato dai miei genitori, sono gay praticamente da sempre. Come la mettiamo? Cosa non ha funzionato? Se coppie etero generano (anche) figli omosessuali, non condizionando quindi con il loro comportamento l’orientamento sessuale dei figli, perchè invece sembra scontato che le coppie omo influenzino necessariamente eventuali figli? Non sono a conoscenza di statistiche e numeri sul caso, ma si potrebbero facilmente reperire analizzando la situazione in quei Paesi in cui l’adozione a single e gay è legalizzata.
Sono di Bari, vivo a Bari e amo Bari e posso giurare che qui si sta bene. I fenomeni di qualsiasi tipo di razzismo sono quasi inesistenti, la discriminazione verso gli omosessuali è perlopiù “solo” di tipo goliardico, se così si può dire, limitata al mero atto sessuale. In realtà, c’è quasi curiosità verso il mondo gay.

MicheleB.

E’ curioso questo accanimento delle gerarchie ecclesiastiche sull’omosessualità.
Che vorrà dire? E’ forse invidia?
Conosco ed ho conosciuto molte persone che hanno passato parte dell’infanzia negli istituti, sia pubblici che religiosi ed ho raggiunto la convinzione che qualsiasi forma di odozione sia legittima, pur di toglere i bambini da quei lager, quelle istituzioni totali da incubo, quelle fabbriche di turbe psichiche che INEVITABILMENTE devastano la vita dei propri utenti, già resi fragili dalle circostanze che li hanno tradotti là dentro.
Certo, valutiamo caso per caso, ma valutiamo anche le alternative.

brunaccio

è curioso vedere questa percezione dell’omosessualità come devianza…che si portano dietro molti…io letto pokissimo e già capito da molto ke è una bufala…io lo kiamo PREGIUDIZIO..poi nn so…io nn giudiko gli altri sulla sessualità…e gli studi come detto da EMANUELA hanno ben 30 anni ormai,e che in italia non lo si dice….

bright77

Vogiono solo poter avere nei loro istituti la maggior parte di bambini possibili non solo per potersi comportare come piace a loro lontano da occhi indiscert(vedi Irlanda) ma perchè per ogni bambino la collettività paga un sacco di soldi ai loro istituti.SSS soldi,sesso,potere.

Antonio

30 anni mi sembrano un po’ pochini per valutare l’impatto dell’educazione sui figli. Andrebbero valutati i figli dei figli dei figli, io penso ci vogliano alcune generazioni per fare una valutazione completa, ma nel mondo del tutto e subito temo sia difficile anche solo pensarlo.

Maurizio D'Ulivo

@ Antonio
Fra il “tutto e subito” che tu condanni (e che anche a me non piace, quando significa prendere decisioni affrettate e di dubbia fondatezza, che poi saranno i più deboli a rischiare di dover pagare) e i tempi biblici (uso questo termine in modo non casuale) che tu invochi e che hanno il solo scopo di rinviare sine die ogni decisione, io credo che ci sia una via di mezzo ragionevole e razionale.

Come ho scritto prima, un periodo di studio di 2-5 anni, per acquisire evidenze riferibili anche al contesto sociale italiano, ma poi una decisione (a quel punto fondata su basi solide) bisogna prenderla.

Invocare decenni (secoli?!?) di attesa prima di affrontare la questione non ha niente a che fare con il rifiuto di accettare decisioni frettolose: denota solo la volontà di non cambiare niente, mai.

takeshi

@ MicheleB

Ce l’hanno coi gay perchè al 95% in vaticano lo sono tutti ma sono cripto-checche terrorizzate che si venga a sapere in giro. In una società ipocrita come quella italiana per gente come loro quell’abito lungo nero era l’unico rifugio. Fanno tutto di nascosto, underhand , come dicono gli inglesi.
E più sono repressi e peggio è. Cercando di nasconderlo diventano delle macchiette. La mimica, l’espressione non verbale di quasi tutti i cardinali e vescovi, anche quelli più in alto ricorda quella dei loro bravi colleghi Dolce & Gabbana. Sacerdoti del kitch. Su quella verbale ci sono anche meno dubbi considerati i timbri vocali della maggior parte di questi peter pan repressi. Prendi i vari arcivescovi che incedono sculettando con passo solenne.

Al contrario l’omosessualità delle persone libere è una cosa seria. E’ la sessualità di chi ha capito che tutti gli esseri umani hanno pari dignità e che non ha bisogno di patenti da nessuno. Ancor meno da solenni don abbondio sculettanti.

Uruz7

ma se c’è amore e consapevolezza perchè una coppia omosessuale non può adottare un bambino con tutti quelli che ne hanno bisogno? forse una coppia omo da un certo punto di vista pùò insegnare una migliore apertura verso il mondo…..

Dalila

Takeshi

“tutti gli esseri umani hanno pari dignità e che non ha bisogno di patenti da nessuno. Ancor meno da solenni don abbondio sculettanti”

Semplicemente grande!

anna

un mio caro amico, che frequentava il seminario e aveva ricevuto il suo primo bacio omosessuale da un prete, cercò di restare nella chiesa cattolica (da praticante, non in seminario) dopo aver conclamato la propria omosessualità, ma capì presto che, nonostante le belle parole dette agli inizi dai suoi amici, ciò era impossibile.

Loig

@ Viano

In realtà, le prove scientifiche sul fatto che un bambino adottato da una coppia gay non riscontra danni nè fisiologici nè psicologici, esistono. Basta andarsi a leggere gli studi condotti dall’APA per renderesene conto. Inoltre, basti pensare a tutti quei Paesi in cui le adozioni gay sono permesse, e in cui i bambini non danno segni di insofferenza particolare.
L’unico vero motivo per cui in alcuni Paesi ancora si vieta le adozioni alle coppie gay è solo l’omofobia… di motivi razionali, invece, non ne esistono.

Loig

L’adozione da parte di coppie gay o lesbiche è un diritto, e anche un opportunità per i bambini. Tantopiù che è comunque meglio l’affetto di due persone che sia amano, rispetto ad un orfanotrofio, ad esempio.

Piaccia o non piaccia NON ESISTONO motivi seri per vietare una cosa del genere. Per questo motivo si può dire che, oggettivamente, impedire le adozioni alle coppie gay è una vera e propria DISCRIMINAZIONE, totalmente INGIUSTIFICATA, e totalmente dettata dall’IRRAZIONALITA’ omofobica.

Loig

Questa diceria secondo cui un bambino debba per forza avere una uomo e una donna come “figure di riferimento” altrimenti “non cresce sano”, è la più grande BUFALA in circolazione attualmente, molto dura a morire tra l’altro.

Forse che chi cresce con un genitore solo non riesca a condurre una vita normale? E chi cresce con la zia o la nonna? e chi cresce in orfanotrofio? Non è forse meglio avere due genitori (indipendentemente dal loro sesso) invece che nessuno?

Come al solito, è l’irrazionalità ciò che rende il mondo meno vivibile di quello che potrebbe essere.

brunaccio

.. e insomma data un’occhiata…è tutto un PREGIUDIZIO, poi insomma ancora nn ci sono neanche le unioni civili,già qui ci si preoccupa per le adozioni (che io approvo come già spiegato,anche perchè oggi la tanto decantata famiglia nn esiste,i bambini di strada o istituto sono troppi,e i gay/lesbo/trans sono persone come tutte ,migliori o peggiori dipende dal loro sè…)

e uno nn ci vorrebbe molto a capirlo,BRAVO TAKESHI,frase da MITO

🙂

Rocco

@ Maurizio
“A proposito: io capisco che si possa essere gay e cristiani (magari valdesi), ma come si può essere gay e cattolici come il tuo compagno, visto il modo in cui veniamo dipinti dalla dottrina ufficiale e dalle alte gerarchie della Chiesa Cattolica, senza soffrire una contraddizione di fondo probabilmente insanabile?”

Guarda, non capisco nemmeno io. Comunque immagino che sia semplicemente un’abitudine culturale con la quale è cresciuto, forse anche senza troppe riflessioni intellettuali. Lo so che gli piace molto la tradizione musicale e architettonica della chiesa, forse per lui questo compensa il “difetto” dell’omofobia della dottrina ufficiale. Però crede in Dio, santi, vergine Maria, e personaggi vari. Per me può anche credere in Babbo Natale, purché non interferisca con la mia vita e che non sia dalla loro parte politicamente. Per esempio se saltasse la cena con me per andare in chiesa, mi arrabbierei. Anni fa, prima che lavorasse la fine settimana, era così religioso da andare in chiesa, adesso non più. (Una domanda: una volta si è fatto marchiare il viso con delle ceneri come parte di un rituale religioso – questo non è da estremista?? I miei amici che conoscono la chiesa cattolica dicono che è normale) È un suo hobby, rispetto la sua indipendenza. Lo sa che sono ateo e contrario alla religione e mi accetta così.

Quando ti metti insieme a qualcuno devi accettare anche delle cose che non condividi, è “il prezzo all’entrata” in una relazione. Magari sarà credente, o mangierà come un maiale. Poteva andare peggio, conosco gay che si sono fidanzati con immigrati musulmani che non gli fanno mangiare il prosciutto!

Asatan

@Anonimo
A parte la mi esperienza personale di bissessuale? Mah guarda credo che qualunque che gay o bisessuale ti possa dire che ha sempre avuto questi gusti e se non sbaglio anch in psicologia viene l’orientamento sessuale viene ritenuto innato.
Ti ripeto la domanda se è l’esempio dei genitori a forgiare l’orientamento sessuale perch esistono non eterosessuali? Visto che tutti nasciamo e cresciamo in cppie etero non dovrebbero esistere…. torniamo al “lu dimmonio li traviò”?
L’educazione ricevuta al massimo può portare un gay o un bisessuale a fingersi etero per non dover subire angherie…. sapessi quanti ce ne sono che si sposano solo per avere una copertura sociale.

Loig

Penso proprio che per un gay essere cattolico è come per un ebreo essere nazista.
Un controsenso assurdamente autolesionistico.

Rocco

Sono d’accordo fino a un certo punto, nel senso che se fossi nato in Italia e in una cultura cattolica personalmente avrei lasciato quella religione. Ma la maggior parte dei gay in Italia si considerano in qualche maniera cattolici come la maggior parte delle persone in Italia si considerano così, perché la tradizione del vostro paese è quella. L’identità socio-culturale è una cosa complessa, che comprende la nazionalità, la religione, l’orientamento sessuale, l’etnia, ecc. Non è detto che uno di questi elementi deve dominare nella costruzione dell’identità totale di una persona. È ignorante ridurre tutto il patrimonio religioso di un paese a un paragone con un partito politico che non ha secoli di storia. Sono tanti i gay che hanno partecipato in qualche maniera alla chiesa cattolica nel corso dei (Leonardo da Vinci per esempio. Dico sempre che dovremmo riprenderci poi la cupola di S. Pietro). L’idea che “se non mi accettano allora me ne vado” è coerente sì, ma limita le possibilità di un gay che vive in una società che è prevalentemente omofoba e razzista. Lo stato italiano è omofobo quanto la chiesa, allora tutti i gay dovrebbero rinunciare alla cittadinanza italiana e andarsene in America? Non è così semplice. Scegliamo i nostri partiti politici ma non scegliamo veramente le culture in cui nasciamo. Quando si tratta di un’identità “ereditata” secondo me è la società (o la religione, o la nazione) che deve cambiare per accettare la realtà delle diversità umane, non le minoranze che devono sentirsi obbligati a fuggire.

brunaccio

non posso non mettere bocca

x ROCCO CONCORDO 100%

vorrei averlo scrito io come si dice…da ora in poi io su questione omofobia religione stato faccio riferimento a lui!

complimenti amiko

Paul M.

@Rocco
Ti quoto alla grande. L’unica cosa che un uomo non potra’ mai cambiare e’ dove nasce….non e’ una cosa che si puo’ scegliere!Per questo siamo qui…Proviamo a cambiare tutto cio’ che c’e’ gia’ alla nostra nascita e che non ci va’ bene…
Credo che un bel anfiteatro per concerti al posto del Vaticano ci starebbe moooolto bene!
Ciao Rocco!:)

Paul M.

P.S:Il coraggio ce l’ha chi resta anziche andarsene e combatte per i propri diritti e per la propria natura…
Ti diro’ che non e’ neanche tanto difficile combattere certe forme di ignoranza…alla fine ci si prende gusto e va da se’..

Dalila

Rocco dice cose molto sensate cio’ non toglie il fatto che la situazione italiana in toto sia un’anomalia assoluta nell’ Europa occidentale.

brunaccio

x dalila

infatti qui (dove poi fui equivokato) sta la libertà di scelta..non certo se si è gay(innato o meno se uno tale sente sè va bene) o mancini o si ha la pelle nera o gli okki azzurri..

io sto ankora sufficiente bene qua,nonostante l’italia stia attraversando fase difficilissima (ma attenzione che il recesso economico che parte dagli USA e dalle assikurazioni si farà sentire anke nei paesi imperialisti(o ex..) tipo UK o Olanda dove vi è ankora un plus ritorno (e si capisce no…molto più UK ma in olanda i lavapiatti e i muratori difficili bianki almeno qualke anno fa…)

indi non confidate troppo nei paradisi statali

mia opinione DALILA, sempre nel rispetto delle scelte

brunaccio

..e arriverà anche alle socialdemocrazie nordike dove lo scolamneto di classe a come mi si dice da qualke ano in poi si sente di più,ecco.

è crisi strutturale questa,brutta aria…se non si lotta per porre un calmiere statale alle multinazionali.

Dalila

Brunaccio,

intendiamoci, io non invito nessuno ad andarsene, semplicemente non capisco (e non per provocazione, non capisco davvero) i motivi politici, economici, religiosi, sociali… per i quali rimanere; questa domanda la pose in un altro post, mesi fa, C.J. argomentandola forse meglio di me.

A parte per quei pochissimi coraggiosi che giustamente vogliono cambiare le cose lottando (e in questo li ammiro anche se credo davvero poco nel cambiamento in Italia) il problema è che molti mascherano la loro totale mancanza di intraprendenza con la bella frase: “Io resto qui per lottare, tu invece tradisci la patria e fai i tuoi comodi all’estero per egoismo”.

Mi spiace, posso crederci per i frequentatori di questo blog -poichè ci sono già le premesse intellettuali e non è poco- MA NON CI CREDO quando sento amici, conoscenti, parenti che ripetono la stessa frase: loro non hanno cambiato nulla e si son conformati alle regole. Punto.

Per tua info, visto che ti riferisci a me, io ho realizzato un sogno che ho sempre avuto -non sono andata via per bisogno- ma per motivi accademici, poi professionali nonchè personali.

brunaccio

ok,perfettamente kiarito.

infatti coltivare sogni è una legittima scelta,x quello non intendevo discutere la tua,solo che l’italia è anomala in un contesto già anomalo(qui l’obiezione non altra),non era vilmente personale credi

brunaccio

..ma perkè così difficile spiegarsi,eppure mi pareva naturale che non era diretta,li ho citati tutti a parte UK che scontat..mi pareva così kiara la cosa…

meglio mi fermo ke poi mi dispiace,io se diko ke ti stimo DALILA diko davvero,allora sarei un ipokrita io stesso

mi dispiace.

brunaccio

x DALILA PRECISO E FINISCO TANTO LEGGERAI…

se ti ho nominata è in quanto mi sembrava ke tu stringessi il quadro troppo sull’Italia ecco..non perckè sei andata via,scusa…allora sarei contro le migrazioni,ke omunista sarei scusami tanto eh?

ciao spero kiariremo…io ho detto tutto!

Maurizio D'Ulivo

Io capisco benissimo le persone omosessuali che lasciano l’Italia perchè non si sentono accettate e, se avessi una professionalità spendibile all’estero, è più che possibile che me ne sarei già andato: ma ho un buon lavoro qua, buone relazioni sociali ma, purtroppo, un lavoro che non si può “riciclare” all’estero (non fraintendetemi: non faccio il parroco! 😀 ): e, dopo aver fatto tanto per costruirmi una buona condizione di vita, non riesco a rassegnarmi all’idea di buttar via tutto per andare a fare il lavapiatti all’estero (lavoro dignitosissimo e che ho già fatto quando ho vissuto all’estero, ma certamente peggio retribuito e meno gradevole di altri per chi lo svolge).

Non ricordo che ha scritto, in un altra discussione su questo sito, che non ha più voglia di “aspettare Godot”: credo che questa espressione fotografi appieno la disillusione che le persone omosessuali italiane hanno nei confronti di questo Paese.

E’ ammirevole l’idea di chi è determinato a restare per impegnarsi a migliorare l’Italia (io stesso ritengo di farlo, anche se non nego che me ne sarei andato volentieri avendo avuto milgiori opportunità), ma non me la sento affatto di criticare chi se ne va.

E poi, potendo scegliere, perchè mai un cittadino dimezzato dovrebbe scegliere di contribuire alla vita dell’italia (sia in senso fiscale che civico), quando può alimentare con il suo impegno lo sviluppo di un altro Paese che invece lo riconosce come cittadino a pieno titolo?

I sudditi subiscono, i cittadini scelgono sulla base di un mutuo riconoscimento fra individui e società: e questa scelta può anche significare decidere di preferire un Paese diverso dal proprio.

Dalila

@ Maurizio D’Ulivo

Sono d’accordo con cio’ che dici ma:

a) Non tutte le persone che vanno all’estero fanno i lavapiatti, ma spesso ricoprono ruoli di maggior livello rispetto a quelli che avrebbero ricoperto in Italia.

b) Ovviamente non tutte le persone che vanno all’estero sono omosessuali o spinti da motivi legati alla propria sessualità.
Se ce ne sono, pero’ capisco che siano stanchi dell’omofobia italiana dilagante.

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