Croazia, continua lo scontro tra la Chiesa cattolica e il presidente Mesic

Dopo aver avanzato la proposta di rimuovere i simboli religiosi dagli uffici pubblici, il Presidente Mesic nel suo ultimo intervento ha risposto alle gerarchie ecclesiastiche in merito alla loro ingerenza nelle faccende di stato in vista delle prossime elezioni presidenziali. Infatti, alcuni giorni fa, il vescovo Slobodan Stambuk ha evidenziato durante l’omelia nella località di Udbina che in un paese a maggioranza cattolica sarebbe normale avere un presidente della stessa fede, augurandosi quindi che il prossimo capo di Stato sia “cattolico non soltanto sul certificato di battesimo, ma che testimoni la fede attraverso il proprio modo di vivere”. La risposta del presidente non si e’ fatta attendere: “La Chiesa è prodiga di risposte ad ogni domanda, e mette le mani dappertutto. Se le cose stanno davvero così, allora sarebbe opportuno che introducesse una propria tassa che possa essere imponibile soltanto ed esclusivamente nei confronti dei fedeli cattolici. In questo modo, lo Stato non dovrebbe più finanziare la Chiesa, né tantomeno dovrebbero farlo i cittadini protestanti, ebrei, ortodossi, agnostici e atei.”
Una voce fuori dal coro si è alzata addirittura tra le linee della Chiesa. Il teologo e sociologo don Ivan Grubisic afferma che è compito del Presidente della Repubblica quello di difendere la Costituzione e di tutelare la separazione tra Stato e Chiesa. Va sottolineato che Grubisic si è già scontrato con la Conferenza episcopale croata, in particolar modo quando ha dichiarato che l’insegnamento della religione nelle scuole pubbliche dovrebbe essere escluso dal programma didattico. Secondo Grubisic “i vescovi stanno facendo un gioco attraverso il quale suggeriscono cosa è giusto, e cosa è sbagliato'”. “Se un giorno la Croazia diventerà uno Stato confessionale, sarà prima necessario cambiare la Costituzione. Fino a quel giorno, la Chiesa non potrà comportarsi in questo modo. I vescovi predicano la discriminazione dai loro altari.” Don Grubisic è dell’opinione che anche la Chiesa, come tutte le altre istituzioni, dovrebbe pagare l’imposta sul valore aggiunto e rendere accessibili i propri bilanci consuntivi in modo da consentire a tutti i cittadini la visione di come vengono spesi i fondi elargiti dal bilancio di Stato. “Non sto difendendo Mesic, bensì la Costituzione. Senza il rispetto della Costituzione, la Croazia sprofonderà nel Medioevo e nel sistema feudale”, conclude don Grubisic.

Fonte: Irreverent Impiety

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