Filippine: il partito GLBT non ammesso alle elezioni

Ang Ladlad, l’organizzazione filippina che unisce gay, lesbiche, transessuali e transgender, voleva presentarsi alle prossime elezioni. La commissione elettorale non ha però ammesso il partito, motivando l’esclusione con il fatto che Ang Ladlad “tollera un’immoralità che offende le convinzioni religiose”. Il provvedimento cita a comprova brani tratti dalla Nuovo Testamento e dal Corano, e definisce il partito “una minaccia per la gioventù filippina”.

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18 commenti

Antonio

State parlando delle Filippine, uno di quei paesi dove la povertà e l’ignoranza hanno costituito terreno fertilissimo per la Chiesa.

Magar, bieco illuminista,

L’unica minaccia per la gioventù filippina è costituita dai microcefali montati in scranno che hanno scritto un tale pezzo di fango giuridico, questo sì di un’immoralità offensiva per la coscienza umana.

Popper

Ecco perchè la fede è un problema di convivenza civile se va al potere.

AndreA

Esattamente. Questo è il punto. La religione non permette che altri si esprimano liberamente perché altrimenti si offende (non sia mai), anche se l’offesa è semplicemente quella di lasciar vivere in pace chi non crede o chi crede a modo suo.

L’ho sempre detto che i religiosi sono come delle persone immature e psicolabili da curare. Come si potrebbe definire altrimenti tutto ciò?

Roberto Grendene

rendiamoci conto: questi si offendono perche’ gli altri esistono

la loro “tolleranza” (= sopportazione) arriva fino al punto di non passare alle vie di fatto se chi non la pensa come loro se ne sta zitto e subisce in silenzio; se solo esprime il suo pensiero, li offende. E se si sentono offesi, passano alle vie di fatto. Fascisti.

HCE

aberrante. una classica applicazione del “il *tuo* modo di vita offende il *mio* amico immaginario, quindi non è accettabile”. se qualcuno aveva ancora dubbi che dare alle religioni una protezione maggiore a quella delle altre minchiate prodotte dall’uomo avrebbe causato problemi…

fab

Ma mi raccomando, contro queste violazioni dei diritti umani mai una sola sanzione internazionale. Mai.

robby

la romana cattolica,non e altro che la maestra incosapevole del nazismo,ogni giorno osserviamo,intolleranza,oscurita,aggressivita psicologica,e piu tocchi ,iloro simboli piu la rafforzi.bisogna dimostrare ,che la romana cattolica,non e il messaggio del cristo.togliere il croceffiso,e solo un favore che fai ,alla romana cattolica.

roberta

alla faccia della fratellanza….ma non era Gesu’ che stava in mezzo a peccatori e prostitute?
non credo che non avesse tra i suoi discepoli anche degli omosessuali…..
e poi ha detto “amatevi gli uni con gli altri ” senza aggiungere “solo tra etero…”

Spinoza

Tutto normale…del resto, le Filippine sono una nazione cattolica…l’unica nell’Est Asiatico

bismarck

Questa è la prova del nove sulla “sana” laicità propugnata dalla ccar.

Paul Manoni

@Roberto Grendene (15 Novembre 2009 alle 18:36)
SONO PIENAMENTE D’ACCORDO CON TE. 😉

@roberta
Diceva anche:”Date a Cesare cio’ che e’ di Cesare…” 😉
…e soprattutto predicava il principio di poverta’.
Dalla cronaca degli ultimi giorni non mi sembra che razzolino coerentemente.
Non penso che ormai gli interessi piu’ di tanto cio’ che diceva il loro “maestro”.
Cio’ che conta sono solamente (ancora e ancora!)
POTERE E BUSINESS.

Maurizio D'Ulivo

In un Paese che è preda dei vangeli e del corano, al punto di citarli a supporto di una sentenza, è vero che un partito GLBT rappresenta il nemico, meglio ancora il capro espiatorio, da combattere.

Le filippine (che non a caso prendono il nome da un re spagnolo ultracattolico) stanno all’Asia come l’italia sta all’Europa.

Toptone

E ora i vari din don dan che albergano in questo sito staranno finalmente zitti?
Questa è la vera faccia della loro religione.

Sempre luride le sottane di madama la marchesa, specialmente quando fa bordello con lo Stato.

p[ i]

Comunque è straordinario che in un paese come le Filippine non solo esistano dei movimenti gay, ma che addirittura si costituiscano in partito politico. E’ la prima volta che ne sento parlare.

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