Una maestra-suora nella scuola pubblica di mio figlio

Sono Roberto il compagno di Patrizia, la mamma finita sui giornali per la vicenda legata alla maestra-suora della scuola elementare statale Jean Piaget di Roma.
Sono un comune cittadino, che crede fortemente nella laicità dello stato (1). Nelle scuole pubbliche statali a mio parere non dovrebbero essere esposti simboli religiosi (come indicato dalla Corte Europea di Strasburgo), l’insegnamento della religione cattolica dovrebbe essere sostituito da un insegnamento di “storia delle religioni (e delle non-religioni)” e non dovrebbero esserci insegnanti organici a qualsiasi confessione religiosa.
Nella nostra famiglia non siamo credenti e, nonostante la particolarità del nostro paese, sempre più appiattito sui valori del cattolicesimo, cerchiamo di vivere il nostro non-credo con coerenza.
I nostri figli non sono battezzati e noi stiamo avviando le pratiche per lo sbattezzo in modo da non essere più annoverati tra le fila della popolazione cattolica.
Io e la mia compagna non siamo sposati e a causa dell’intromissione vaticana nella politica dello Stato non possiamo avere i PACS come avviene in altri paesi d’Europa.
Rispettiamo sinceramente chi crede (anche se questo aspetto non è stato certo enfatizzato dalla stampa) ma pretendiamo rispetto per la nostra diversità proprio sulla base di quell’articolo 3 della Costituzione che qualcuno ha in questi giorni invocato contro di noi.
Visto che molte cose sono state dette e scritte da persone che non ci conoscono, non conoscono il nostro impegno sociale e non hanno idea delle dinamiche che si sono create nella scuola di nostro figlio, credo sia giusto fare il punto della situazione fornendo il nostro punto di vista a chi volesse conoscerlo.
Dopo aver inutilmente, per giorni, chiesto alla dirigente della “Jean Piaget” di trovare soluzione al caso dei nostri figli che, esonerati dall’ora di religione, hanno trovato nella loro scuola statale elementare un insegnante di italiano suora (organica quindi ad una confessione religiosa (2)), la settimana scorsa abbiamo dovuto chiedere il nulla-osta per spostare i bambini in un altro istituto.
Non potendo ovviamente incidere in alcun modo sulle leggi vigenti che permettono ai religiosi di accedere alle graduatorie statali (passando spesso da quelle di IRC controllate dalla curia), inizialmente avevamo pensato di poter risolvere il problema chiedendo alla Dirigente di spostare la maestra-suora in una classe dove non ci fosse la presenza di bambini esonerati dall’insegnamento della religione, di chiederle di non ostentare l’abito (un simbolo assai più potente di qualsiasi crocifisso), o perlomeno di vigilare sulla laicità dell’insegnamento che sarebbe stato da essa impartito ai nostri figli.
A distanza di pochi giorni invece, nonostante alcune dichiarazioni che esprimono chiaramente le intenzioni della maestra (“nessuno può negare che si scrive 2009 perché è nato Gesù” (3), “a scuola spiegherò tutte le opzioni, Darwin e il Creazionismo”…) non abbiamo avuto alcun segnale dalla Dirigente che anzi, dopo averci definiti “razzisti laici”, “demagoghi” o “laici di carta” e dopo essere piombata in classe con la vice-preside per ottenere da un gruppo di bambini di 7 anni “un’investitura popolare” nei confronti della suora-maestra, ci ha detto che la situazione non sarebbe cambiata e che se non ci stava bene potevamo cambiare scuola.
Dopo questi fatti, a parer nostro piuttosto gravi e lesivi nei nostri confronti e nei confronti dei nostri figli, assieme ai genitori di un altro bambino della classe esonerato dall’IRC, abbiamo preso così la decisione, sofferta, di cambiare istituto ai bambini.
Dopo aver frequentato per due anni la loro classe, i nostri figli dovranno cambiare amici, abitudini, insegnanti.
Siamo tristi ed arrabbiati per come siamo stati trattati. Evidentemente in questo paese non è possibile chiedere garanzie di aconfessionalità della scuola pubblica, ne tanto meno ci si può aspettare che il diritto di bambini non appartenenti alla religione dominante venga tenuto in considerazione.
E come era chiaro dall’inizio, alla fine della vicenda, a chi ha osato prender posizione di fronte all’ennesima intromissione della chiesa nello stato, viene fatta l’allettante offerta “o mangi la minestra o salti dalla finestra”. ovvero o ti sta bene o te ne vai.
Non ci stupisce l’atteggiamento di molti genitori, che inizialmente arrabbiati quanto e più di noi per la presenza, inaspettata in una scuola pubblica, di una religiosa che insegna italiano, ci hanno poi lasciati soli col “nostro” problema non appena il clima si è surriscaldato per la presenza, spesso aggressiva, dei media (come se la laicità delle istituzioni fosse un problema esclusivo dei non-cattolici).
Né ci stupisce la levata di scudi di tanti bempensanti, che sulla rete invocano la legge Mancino contro chi vorrebbe garanzie di laicità nello stato e nella scuola e magari chiudono un occhio di fronte alle tante leggi xenofobe e razziste o di fronte ai pestaggi ed alle continue discriminazioni che colpiscono i migranti, gli omosessuali, i diversi della società. Gli stessi bempensanti piccolo borghesi che dimenticano o fingono di dimenticare i molteplici intrecci tra Vaticano e regimi totalitari (dal terzo Reich, alla Spagna, ai regimi sudamericani).
Sulla rete ho letto dichiarazioni di molti cattolici infervorati contro i “bruti miscredenti” che hanno messo in discussione la povera suora (di cui, come più volte dichiarato, abbiamo il massimo rispetto) ed è certo facile nell’Italia di oggi, prendere una simile posizione.
Mi chiedo però: chi ha subito una discriminazione?
Il principio della laicità della scuola è stato rispettato?
E se al posto della suora ci fosse stato un mullah (non quindi una semplice insegnante velata, ma un docente che è anche un esponente di un organizzazione religiosa (come è appunto una suora, cfr. n. 2)) a impartir lezioni ai vostri figli di 7 anni sarebbe stato diverso per voi?
Non saranno i crocifissi, le suore nelle scuole, l’intreccio sempre più stretto fra stato e chiesa a tener lontana l’intolleranza e ad impedire le guerre di religione cavalcate anche da molti nostri politici.
L’unica barriera verso ogni forma di integralismo è a nostro parere la laicità delle istituzioni, laicità spesso citata ma mai veramente ricercata e praticata.
La Costituzione dice che lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ambito, indipendenti e sovrani. E’ davvero così?

Roberto Villani

1. Il termine ‘laico’ nell’accezione moderna del termine ha significato di “aconfessionale”, ossia di slegamento da qualsiasi autorità ecclesiastica di confessione religiosa. Nel linguaggio politico il laico è chi propende per una netta separazione della vita delle istituzioni dall’influenza delle confessioni religiose, ossia per indicare chi si ispira ai valori della laicità. Per estensione ‘laico’ è anche chi desidera una minore influenza delle confessioni religiose nella società.
2. Il termine laico è usato in ambito religioso per indicare colui che, appartenente alla moltitudine dei fedeli, non è appartenente alla gerarchia del suo clero, la comunità chiusa. Il clero è quella parte di fedeli che, nell’ambito di una religione, ha un ruolo distinto e spesso direttivo o anche semplicemente retribuito.
3. Laddove per i cristiani Gesù è il figlio di Dio, ma per gli Ebrei ed i Mussulmani un profeta e per altri ancora un personaggio storico e uno dei primi veri rivoluzionari.

P.S. In appendice vi posto un commento dal sito dei Cattolici Romani. Potrà sembrarvi strano, ma io sono pienamente d’accordo con molte delle cose scritte dal Sig. Pietro. Ed è proprio per questo motivo che credo che nella scuola statale non possano esserci insegnanti organici ad una qualsiasi confessione religiosa.
Pietro P. 10-12-09 h.20.58
La mia solidarietà a Suor Annalisa…….si ! ….. Ma in parte…… Perché è alquanto vergognoso che una suora dica di NON MOSTRARE IL CROCIFISSO…..sarà secondo me l’ennesima strumentalizzazione giornalistica ed è molto più riprovevole sentire che si dica che la suora è cittadina italiana ecc……. No ! La suora è prima di tutto suora ! E su questo non ci piove ! Ed è legata a degli obblighi verso i suoi superiori e a delle promesse da rispettare davanti a Dio e alla Chiesa ! Poi, in secondo luogo abitando in territorio italiano di conseguenza è cittadina italiana ..ma non si può certo dire che sia laica… ! La suora è una religiosa e in quanto tale DEVE manifestare ciò che veramente è….altrimenti se ci si nasconde dietro la falsa teoria di non ostentare segni religiosi perché lo stato ( purtroppo … ) si professa laico non adempie quella che PRIMARIAMENTE è la sua missione !

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