A proposito della scomparsa delle stimmate di padre Pio

Nel corso di un programma trasmesso qualche tempo addietro da TelePadrePio padre Marciano Morra, Segretario Generale dei Gruppi di Preghiera di Padre Pio, ha descritto come e quando sarebbero scomparse le stimmate sul corpo di Padre Pio: “le stimmate dei piedi e del costato sono scomparse un anno e mezzo-due anni prima della morte di padre Pio” come testimoniato da un confratello che lo accudiva; “le stimmate sulle mani scompaiono due mesi prima della morte” come testimoniato anche da alcune foto; “quando padre Pio muore cade nella bara l’ultima crosticina della mano sinistra”. Dunque, le stimmate ”si sono guarite piano piano [ma] il mistero delle stimmate di padre Pio consiste proprio qui […] nella scomparsa”: la guarigione di tali lesioni in un anziano con cattiva circolazione vascolare sarebbe infatti un evento inspiegabile, perché esse avrebbero potuto più facilmente esitare in cancrena.
Tali affermazioni possono sorprendere, in quanto comune credenza vuole che le stimmate siano scomparse ‘miracolosamente’ alla morte del frate, o per lo meno nelle sue immediatezze. Così infatti si legge in qualche testo sul frate di Pietrelcina: “nei due o tre giorni che precedettero il trapasso, le piaghe cessarono di gemere, non avevano più nulla da dare; i loro lembi si riavvicinarono, si rimarginarono, diventarono impercettibili”. [Peroni L.: Padre Pio da Pietrelcina. Borla, 1991, p. 565] “Al momento della sua sepoltura, i confratelli di Padre Pio rimasero stupefatti. Non c’era più alcuna traccia delle stimmate! Al posto delle piaghe aperte e sanguinanti, così spesso esaminate lungo cinquant’anni, non erano rimaste che sottili croste, che ben presto si staccarono. La pelle, sulla zona delle piaghe, era «liscia come quella di un neonato». Riconosciamo che alcuni rimasero perplessi, o addirittura scandalizzati. Per mostrarlo alla folla, si rimisero a Padre Pio le sue spesse calze e i mezzi guanti di lana. Ma furono i medici che lo curavano e lo conoscevano da anni a restare più disorientati. Le piaghe non cicatrizzano su un cadavere! E non c’era nulla neanche all’interno delle piaghe, quelle «trafitture da parte a parte» i cui frequenti e indiscreti esami tanto l’avevano fatto soffrire.” [Winowska M.: Il vero volto di padre Pio. San Paolo, 1988, pp. 184-185] “subito dopo la morte, dalle mani del frate, dai piedi e dl costato, sono scomparse per incanto le cinque piaghe della Croce e le profonde ferite delle stimate”. [Ruffo F.: Padre Pio da Pietrelcina. Brancato, 2000, p. 91]
Piuttosto ambiguo appare invece qualche racconto degli stessi frati cappuccini: “Come è noto, le stimmate di Padre Pio scomparvero definitivamente alla sua morte, la notte del 23 settembre 1968. Le piaghe avevano iniziato a chiudersi già nei mesi precedenti a cominciare da quella dei piedi e del costato. La notte del trapasso era presente tra gli altri il fotografo del Convento, padre Giacomo Piccirillo, che fotografò le mani, i piedi ed il costato a testimonianza della scomparsa delle piaghe.”
In realtà le cose andarono proprio come sostiene padre Marciano. Ma non è notizia recente, in quanto già nel 1984 era noto un più che credibile resoconto della sparizione di quelle piaghe, per bocca di Padre Pellegrino da Sant’Elia a Pianisi, testimone diretto degli ultimi anni di vita e della morte di Padre Pio: “Dopo un po’ portammo la salma sulla veranda attigua alla cella. Io e il dottor Sala cominciammo a prepararla e a vestirla. C’era­no anche il superiore, padre Raffaele, e padre Mariano. Appena scoprimmo il corpo di padre Pio, ci accorgemmo che le stigmate erano sparite. Avevo visto spesso le piaghe delle mani di padre Pio: una ferita profonda, al centro del palmo, coperta di incrosta­zioni sanguigne. Una sola volta, nel 1958, avevo visto la ferita del costato. Padre Pio aveva perduto un bottone della maglia che aveva addosso, e mi pregò di riattaccarglielo. Fu costretto a scoprirsi: la piaga del costato era lunga sei, sette centimetri e larga due o tre. Mi sembrava molto profonda, ma non versava sangue. Negli ultimi anni, tuttavia, le stigmate delle mani e dei piedi erano andate progressivamente attenuandosi, fin quasi a scom­parire. Inizialmente sui piedi erano rimaste delle ecchimosi, che ricordo di aver visto mentre il Padre faceva un pediluvio. Poi, però, rimanendogli accanto, mi accorsi che non ce n’era più traccia. Le estremità rimanevano tuttavia molto dolenti: bastava sfiorarne leggermente il dorso con un dito perché sul viso del Padre apparisse una smorfia di dolore. L’uso della sedia a rotelle si rese necessario perché negli ultimi anni padre Pio non riusciva più a mettere i piedi a terra. Quanto alle mani, le persone che frequentavano più da vicino padre Pio si accorsero che negli ultimi mesi di vita sul dorso non c’erano più le incrostazioni sanguigne. Guardando le pezzuole che il Padre adoperava per la ferita del costato, notai lo stesso fenomeno. Il 22 settembre, mentre il Padre celebrava la sua ultima Messa, dalle sue mani erano cadute delle scaglie quasi perfetta­mente bianche. Mentre il dottor Sala ed io preparavamo il corpo, dopo la morte, dalla mano sinistra cadde l’ultima scaglia. Esaminammo attentamente i piedi, il costato, le mani: la pelle era fresca come quella di un bambino. Dove c’erano state le ferite, non si vedeva niente, neppure l’ombra di una cicatrice. Padre Giacomo fece un servizio fotografico e il dottor Sala stese una relazione scientifica. La scomparsa delle stigmate ci lasciò perplessi. Il dottor Sala disse subito che quel fatto era un miracolo superiore alle stesse stigmate, perché si era verificata la rigenerazione di tessuti necrotizzati. Non sapevamo, però, quale decisione prendere. In attesa di riferire ai superiori, il padre guardiano stabilì che su quell’avvenimento si mantenesse il silenzio e che la salma di padre Pio fosse esposta con i mezzi guanti e le calze, in modo che la gente potesse vederlo come era da vivo” [In: Allegri R.: Padre Pio. L’uomo della speranza. Mondadori, 1984, p. 216-218]
Che le stimmate fossero già scomparse ben prima della morte viene comunque ignorato in molte delle biografie sul frate, più interessate a dimostrazioni teologiche. Come dimostra questo brano: “Il superiore del convento ed i confratelli, in lagrime, gareggiarono al fine di prestare, al corpo esanime del Padre, i pietosi uffici. Tutti erano ansiosi di poter finalmente esaminare o quanto meno osserva­re da vicino le stimmate, «i segni della Passione» che avevano stam­pato Cristo in Padre Pio. Ma quel corpo, ricomposto nella veranda, offrì loro ancora un pro­digio, forse il più grande: le ferite delle mani, dei piedi e del costato erano completamente rimarginate. Anche le gambe ed i piedi non si presentavano più gonfi e tumefatti. Nessuna traccia di coaguli ematici, di cicatrici, di reazioni infiam­matorie. Furono scattate molte fotografie per documentare l’eccezionale even­to definito da un medico presente «fuori da ogni tipologia di com­portamento clinico e di carattere extra naturale». È noto, infatti, che ogni ferita profonda lascia sempre una cicatrice. Nei punti in cui per cinquant’anni c’erano state piaghe visibili e ben delineate, la pelle si presentava uguale a quella di ogni parte del cor­po, morbida, elastica, mobile. Il professor Sala, illustre clinico, scrisse che «alla pressione digitale non si evidenziavano più sprofondamenti di ossa o cedimenti delle stesse». Le stimmate erano state impresse in Padre Pio quale mezzo di per­sonale partecipazione, in forma cruenta, alla Passione di Cristo. Esauritasi con la morte detta funzione, quei segni non avevano più motivo di rimanere in quel corpo. La scomparsa delle piaghe e la rigenerazione della carne nelle mani, nei piedi ed al torace di Padre Pio, era il segno che Dio aveva gradito l’immolazione e, in quel corpo martoriato, poneva ora un germe di resurrezione! Un’ipotesi, ma teologicamente attendibile anche perché, un princi­pe della Chiesa, tre anni dopo, nel corso della solenne inaugurazio­ne della monumentale Via Crucis a San Giovanni Rotondo, la confermò. Il Cardinale Corrado Ursi, Arcivescovo di Napoli, il 25 maggio 1971 disse, tra l’altro: «Padre Pio fu piagato nel corpo, come Cristo, per distruggere mali e sofferenze del mondo contemporaneo, ma subito dopo la morte la sua carne, nelle parti colpite dalle misteriose ferite, rigerminò, ap­punto per indicare la certezza della resurrezione finale, il rinnova­mento dell’umanità, che lui in certo modo rivestiva, e anche per mostrare le credenziali della sua speciale missione avuta da Dio per il bene dei fratelli da richiamare alla salvezza».” [Padre Pio e i suoi miracoli. CEA Editore, 1996, pp. 117-118]
L’unico dubbio, se mai ve ne fossero, verterebbe dunque sulla presenza della stimmata sulla mano sinistra della quale si afferma: “Sul corpo del venerato Padre Pio le stigmate rimasero aperte, fresche e sanguinanti per mezzo secolo (1918-1968). Ma, verso la fine della sua vita, cominciarono a chiudersi. Le prime a rimarginarsi furono quelle dei piedi e del costato, probabilmente circa due anni prima della morte. Nell’estate (luglio-agosto) del 1968, non si vedevano le piaghe alle mani, almeno sui dorsi. Durante la celebrazione dell’ultima Messa (22 settembre 1968), era ancora visibile la stigmata nel palmo della mano sinistra. In meno di 24 ore, anche questa scomparve completamente. L’ultima rilevanza crostosa dalla faccia palmare sinistra cadde al momento della morte.” [http://www.sanpiodapietrelcina.org/stigmate2.htm] Questa ipotesi è stata ripresa anche in un recente documentario RAI della serie La storia siamo noi, secondo il quale la stimmata alla mano sinistra era ancora presente (per come dimostrerebbe un celebre filmato) in occasione dell’ultima messa (16 settembre 1968), celebrata da padre Pio sedici ore prima della morte.
Ma su questi fatti o presunti tali si sono scatenate polemiche e dietrologie; il che non appare strano in base agli enormi interessi che circondano la figura di padre Pio. A tal proposito è il caso di rileggere un illuminante articolo di parecchi anni addietro: “che le stigmate fossero scomparse durante l’ultima messa si e’ saputo solo nel ’91, quando a Mixer è stato trasmesso un filmato fino a quel momento inedito, e trovato proprio da Malatesta. In quel filmato si vede chiaramente che durante la celebrazione dell’eucarestia le stigmate vanno scomparendo. Ma purché fino a quel momento nessuno aveva detto come e soprattutto quando le stigmate erano scomparse? Malatesta dice che ci fu una congiura ordita da tre frati. Dei quali fa i nomi: padre Clemente di Santa Maria in Punta, “definitore provinciale”, in pratica “capo” dei Cappuccini della provincia; padre Carmelo di San Giovanni in Galdo, superiore guardiano del convento di San Giovanni Rotondo; padre Raffaele da Sant’Elia a Pianisi, incaricato dai primi due di interrogare padre Pio sulle stigmate: compito che svolse per quasi tre anni, dal ’66 al ’68, per tre volte al giorno. Questi tre, sostiene Malatesta, nascosero la scomparsa delle stigmate per un motivo molto semplice: la rivelazione di quell’evento straordinario avrebbe fatto accorrere a San Giovanni Rotondo legioni di medici da tutto il mondo; ed era questo che i tre non volevano, perché i medici avrebbero scoperto che padre Pio non era stato assistito a dovere durante la malattia, e neppure durante le sue ultime ore. I tre, sempre secondo Malatesta, avrebbero costretto un padre Pio già agonizzante (era sulla sedia a rotelle) a dire quella messa del 22 settembre 1968 perché era la giornata dei “Gruppi di Preghiera”, i quali garantiscono ogni anno enormi entrate economiche (oggi, 60 – 70 miliardi di offerte); e in quel giorno padre Pio avrebbe dovuto “consegnare” l’organizzazione proprio a padre Carmelo. Se padre Pio non fosse stato presente, quel “passaggio delle consegne” non sarebbe stato forse creduto dalle migliaia di fedeli aderenti ai “Gruppi di preghiera”. Ma quella celebrazione della messa – imposta, ordinata – costò cara alla salute di padre Pio. Il quale poi, scrive sempre Malatesta, passò la notte nella sua cella, senza assistenza medica: un assurdo, considerato che era il fondatore del più grande ospedale d’Europa, la “Casa sollievo della sofferenza”, che sta esattamente di fianco al convento. Solo alla fine arrivò un medico, il dottor Sala appunto, ma ci venne a titolo personale. Ecco, per nascondere tutto questo si sarebbe fatta passare sotto silenzio la scomparsa delle stigmate.” [Brambilla M.: Chi ha paura dei segreti di padre Pio. Due biografi: lobby di teologi contro il santo del Gargano. Corriere della sera, 15 gennaio 1997, p. 29]
Del nominato padre Carmelo (che sarebbe dunque corresponsabile di una mistificazione) esiste comunque questa personale ricostruzione: “Poiché la scomparsa delle stigmate restò segreta e nota solo a pochi noi, stimai opportuno lasciare il corpo coperto ai piedi con le calze e alle mani coi mezzi guanti. Non per occultare la verità ma perché in quel momento non era opportuno rendere pubblico il fatto che poteva prestarsi a false affrettate interpretazioni e a motivo di scandalo per i deboli. Così diedi il precetto grave di obbedienza proibendo nel modo più assoluto e permettendo solo di baciarlo sui guanti… Forse qualcuno mi interpretò anche male ma io non mi curai di nulla. [Ad alcuni superiori] svelai la verità la mattina seguente e con gli altri mi salvai dicendo che poiché Padre Pio così andava vestito in vita si era giudicato opportuno di lasciarlo tale anche da morto. Tutti pensavano che le stigmate fossero rimaste come prima e, non vedendo più le piaghe sarebbe occorso una spiegazione e una dilucidazione per tanti motivi impossibile. [Solo più tardi] i miei superiori approvarono nel modo di agire, informati, di non scoprire Padre Pio per motivi di prudenza e cautela in quel momento tanto delicata. Padre Clemente mi richiese una dichiarazione scritta: io mi rifiutai di farla”. [da: www.questotrentino.it/2008/06/padre_pio.htm]
Ma questa testimonianza appare chiaramente invalidata dalle altre che abbiamo preso in considerazione. Tornando a padre Marciano, il suo attuale racconto, che non aggiunge nulla a quanto già noto, conferma ancora una volta quanto un’interessata agiografia abbia lucrato sulla mistificazione o quanto meno sull’equivoco.

Francesco D’Alpa

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