Secondo una ricerca realizzata dall’Istituto Iard su un campione di mille giovani sotto i 30 anni dal titolo I giovani di fronte al futuro e alla vita, con o senza fede, commissionata da un’associazione diocesana novarese, la quota di giovani che si dichiarano “cattolici” è scesa dal 67,1% al 52,8% tra 2004 e 2010. I cattolici sono stati suddivisi in varie categorie: gli “intimisti/ritualisti” (che scendono dal 25,9% al 17,4%), i “praticanti” (dal 18,1% al 15,4%) e i “non praticanti” (dal 23,1% al 20%). Cresce la quota di coloro che si dichiarano “credenti” ma che “non si identificano con la Chiesa” (dal 12,3% al 22,8%), dei “non credenti” (dal 18,7% al 21,8%) e degli appartenenti ad altre religioni (dal 2% al 3,1%).
Pur rimanendo alto l’interesse per la religione e i temi del sacro (per l’80%), questo risulta sempre meno legato all’appartenenza religiosa. Da notare inoltre il calo di chi definisce “alta” o “molto alta” la proprio fede (dal 41,1% al 31,8%) e il corrispondente aumento di chi invece la definisce “bassa” o “nulla” (dal 24% al 36%).
In crisi anche la fiducia verso la Chiesa, tanto che il 30% afferma di non aver fiducia in essa come istituzione. C’è meno consenso verso le figure religiose: se quello per frati e suore rimane sul 40-50%, per i sacerdoti cala al 30%, per i vescovi al 20% e per gli imam è solo al 10%. Tra i non credenti (circa il 40%) è diffusa una maggiore fiducia verso i monaci buddisti. Vi è anche una forte insofferenza verso le ingerenze politiche della chiesa in Italia: per il 60% dei giovani – anche per una parte dei cattolici praticanti – la Chiesa non dovrebbe condizionare le leggi dello stato.
Il sociologo Riccardo Grassi, che ha curato la ricerca, afferma: “Il dato è ancora più significativo se rapportato al fatto che, rispetto al 2004, raddoppia la percentuale di chi afferma che negli ultimi 5 anni la propria fede è diminuita e si riduce la percentuale di chi dice che è aumentata. Se dunque nel 2004 si osservava una ripresa di interesse per la fede segnata dal fatto che il numero di giovani che la definivano in crescita era superiore a quello di chi la definiva in calo, nel 2010 il trend si è completamente invertito. Inoltre se nel 2004 due intervistati su tre ritenevano stabile la propria fede, ciò ora vale solo per un intervistato su due”. Anche nel contesto familiare la religione viene percepita come meno importante, tanto che Grassi commenta: “L’importanza della religione si sta indebolendo nel passaggio da una generazione all’altra”. Si accentua il fenomeno della “tifizzazione”, con il consolidamento di gruppi contrapposti pro o contro la Chiesa e aumenta la partecipazione saltuaria a eventi promossi da enti religiosi, “segno dell’affermarsi di percorsi di ricerca del sacro di tipo individualistico” (ad esempio, cala la partecipazione a veglie pasquali o messe, ma cresce quella a pellegrinaggi o processioni).
Secondo Grassi la ricerca rivela un “trend che ha radici più lontane nel tempo, ma che si è accentuato negli ultimi anni e che vede una tendenza sempre più marcata a una gestione privatistica della fede”.
AGGIORNAMENTO DEL 22 APRILE. Avvenire ha commentato ieri la ricerca con un articolo dal titolo Cattolico un giovane su due. La fede abita ancora l’Italia.
