Il papa ha consegnato ieri ai vescovi del Medio Oriente l’Instrumentum Laboris in vista della loro prossima assemblea, che si terrà in Vaticano. Il documento ammette che il dialogo con l’ebraismo “non è facile”, nonostante sia “evidente la premura e la buona disposizione della Chiesa nei rapporti con l’ebraismo”. Peggio vanno le cose con l’islam: “Le relazioni tra cristiani e musulmani sono, più o meno spesso, difficili, soprattutto per il fatto che i musulmani non fanno distinzione tra religione e politica, il che mette i cristiani nella situazione delicata di non-cittadini, mentre essi sono cittadini di questi Paesi già da ben prima dell’arrivo dell’Islam”. La coesistenza, prosegue il documento, “dipende dal riconoscere la libertà religiosa e i diritti dell’uomo”.
L’Instrumentum laboris si sofferma anche sulla modernità. Il testo si spinge a sostenere che anche la parità “tra credenti e non credenti” è un “segno di immenso progresso dell’umanità”, ma evidenzia che “al musulmano credente la modernità si presenta con un volto ateo e immorale”. D’altronde, “La modernità è anche un rischio per i cristiani. Le nostre società sono allo stesso modo minacciate dall’assenza di Dio, dall’ateismo e dal materialismo, e più ancora dal relativismo e dall’indifferentismo”. Di qui la necessità che musulmani e cristiani debbano “percorrere un cammino comune”. Il documento evidenzia altresì che “negli stati a maggioranza musulmana non c’è laicità, ad eccezione della Turchia” (dove, tuttavia, “pone ancora problemi”), e per questo motivo esprime la speranza che gli stati a maggioranza islamica riconoscano il concetto di “laicità positiva” promosso da Benedetto XVI.
Il testo si conclude ricordando che “la storia ha fatto sì che diventassimo un piccolo gregge”, anche perché i cristiani sono spesso costretti all’emigrazione.
