Il bene della banalità

Adele Orioli*

Adele Orioli

Per gli appassionati di astrologia, tra i quali non mi annovero e che dubito di trovare tra i lettori di questo sito, dipenderà sicuramente dalla mia data di nascita. Per molti altri è più semplicemente questione di indole. Ma, e arrivo al punto, su di me la routine, l’ovvietà e la banalità hanno sempre esercitato un certo fascino, una certa dose di tranquillità piana che, in qualche modo, trovo e ho trovato negli anni rassicurante.
Che siano tempi strani, per non dire cupi, è fuor di dubbio, e tra le poche copertine di Linus offertemi dalla banalità sono rimaste giusto le scomparse mezze stagioni (e non è un ossimoro…). Perchè per il resto, mi manca Monsieur de La Palice, quel tipo a cui per un errore di trascrizione dedicarono un’ode funebre che declamava “se non fosse morto, sarebbe ancora vivo…”. Mi mancano sempre più spesso, sempre in più occasioni quelle banali, sì, banali e ovvie certezze, certezze proprio perchè banali e ovvie, tanto quelle piccole tanto quelle grandi. Non mi avventuro in facili esempi della nostra più o meno recente vita politica, per quanto a sparare sulla Croce Rossa siano pur sempre cinquanta punti, tipo “se non fosse il ministro dell’interno, non si sarebbe notato il suo stare a Varese il due giugno”… Mi basta un’occhiata alle Ultimissime su questo sito per cominciare a pensare che adesso persino la fetta di pane imburrata comincerà a cadermi dalla parte “giusta” (sbagliata?).
Non è più ovvio, non è più banale (ma, accidenti, lo è stato! non pienamente realizzato, certo, ma pienamente e incontrovertibilmente stabilito) che i diritti umani siano indisponibili. Non elenco neanche tutti gli altri importantissimi in-: intrasmissibili, incomprimibili… Basterebbe pensare all’indisponibilità. Ci sono, i diritti umani fondamentali, stanno là, che lo si voglia o no, per il semplice fatto di essere. Di essere esseri umani. Neppure volendo ci si può rinunciare, insomma. Figuriamoci se possono venire tagliuzzati, conformati, auto o etero ridotti. E, La Palice aiutami tu, non sono in balia di alcuna “maggioranza”, parolina magica che ultimamente sembra poter sbloccare qualsivoglia porta, fosse anche a colpi di ariete e catapulte. E checché la “maggioranza”, quale essa sia, ne dica, i diritti umani non sono sottoponibili a riduzioni, ripensamenti, revisioni o interpretazioni, né per emergenza né per contingenza.
Un qui parziale esempio dalla vicenda del crocefisso. Tralascio i 101 e più motivi per cui la sentenza CEDU ha correttamente deciso contro la presenza di simboli religiosi nei luoghi di formazione di uno stato laico – che si dice laico, quantomeno. Mi interessa piuttosto partecipare lo scoramento, la sindrome abbandonica da assenza di logica che mi ha colto, per non dire invaso, alla lettura delle argomentazioni che il Governo italiano ha portato nel ricorso contro la senteanza di cui sopra e che si deciderà a breve. Cito, tragicamente testuale: “Questa differenziazione dello status giuridico delle comunità religiose, consistente nel concedere uno status speciale per alcune chiese tradizionali, collocate da secoli sul territorio, fa riferimento ai sentimenti religiosi della stragrande maggioranza della popolazione, e non è di per sé in contrasto con il principio uguaglianza delle confessioni stesse.”  Traduzione: ci sono quelli uguali e quelli più meglio uguali degli altri perché sono di più. Altro modo per dire che l’uguaglianza non può venire considerata violata se a calpestarla e a buttarla alle ortiche è la maggioranza. Ah beh.
Proseguo: “la parità dei diritti, in effetti, deve mantenere le differenze tra le Chiese, perché lo Stato non cancella le differenze tra chiese perché, e, se lo facesse, violerebbe clamorosamente il principio di neutralità in materia religiosa”. Dunque, riepilogando: lo stato per essere neutrale deve trattare meglio la religione che sta più simpatica alla maggioranza. Nero su bianco, senza pudori, anzi, con ostentazione a rivendicare un diritto: IL diritto, anzi, l’unico che sembra resistere al revisionismo relativista puro di perlomeno due secoli di conquiste ed elaborazioni. Il diritto, appunto, della maggioranza. Ma non era ovvio, banale che “parità di diritti” volesse dire “uguali diritti”, senza differenze? Pare di no, non più.
Un altro brano: “ le esigenze religiose non sono certamente un affare privato degli individui, come potrebbe opinare una certa interpretazione del principio di neutralità ostile alla religione”. Opinare? Come, opinare? Ma se la religione non è un affare privato, non diventa un affare pubblico? E se diventa un affare pubblico, lo stato come può essere laico? Niente da fare, il povero La Palice, “ciò che è neutrale non può essere ostile e/o favorevole”… spazzato via in un soffio.
Mi fermo qui; sarò démodé, poco innovativa o aperta al cambiamento, che dire. Sarò di quella banalità che è ormai così eccentrica. Ma continuo a voler pensare che la democrazia sia sì un sistema di distribuzione del potere, che però mai conferisca ai più, ai più forti o ai più prepotenti, alcuna facoltà che vada oltre, per l’appunto, alla gestione di tale potere.
Lapalissiano? Magari…

* Coautrice di Uscire dal gregge, responsabile delle iniziative giuridiche UAAR

NB: le opinioni espresse in questa sezione non riflettono necessariamente le posizioni dell’associazione.
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52 commenti

libero

Per fortuna gli italiani sono ogni giorno sempre più laici nei comportamenti e nel pensiero, anche se la politica oligarchica pensa di non tenere conto delle nostre opinioni, prima o pi dovrà farlo, con buona pace della CCAR, che peraltro lo sa bene.

Stefano Grassino

Più che laici, credo che gli italiani (la i minuscola è voluta) siano ogni giorno sempre più opportunisti se non meretrici e non di quelle che si vendono a prezzi dignitosi: tutt’altro. Una piccola minoranza, sempre più agguerrita come lo siamo noi ed altre realtà ma sempre minoranze e niente più, tentano di muoversi. Gli italiani “brava gente” nella stragrande maggioranza, la rivoluzione la faranno solo se gli leveranno l’auto, il cellulare ed il pallone, manco il pane tanto sono intelligenti; non parliamo poi della cultura che lì possiamo solo metterci a piangere……………………..

Gigetto il miscredente

Concordo, Grassino Nelle discussioni sul crocefisso nei luoghi pubblici, i cattolici, quando non sanno più come rispondere ai miei distinguo, mi fanno: – ” Ma in fondo che fastidio ti da? E’ lì da 2000 anni ” – Un pò come non togliere un enorme masso che ho davanti a casa per avere più spazio. Quello è un residuo morenico dell’ultima glaciazione, altro che 2000 anni. E mi da molto, molto fastidio!

michele

D’accordissimo con grassino sugli unici motivi per cui gli italiani potrebbero fare la rivoluzione 🙁

libero

L’aumento della laicità nei comportamenti degli italiani è veramente grande, se facciamo il confronto con gli anni 70, allora erano stati vinti i referendum su divorzio e borto, eppure il 94% degli italiani ancora si sposava in chiesa e c’erano poche coppie di fato e pochi figli nati fuori dal matrimonio, inoltre negli anno 70 i fedeli alle messe erano il doppio di oggi e forse più.
Oggi la situazione è decisamente cambiata verso una grande secolarizzazione di massa, direi galoppante specialmente nei giovani e con il tempo non si potrà non tenerne conto, sarà questa la vera vittoria.

Leonzio da Decimo

Beato il gatto!

Ma se le motivazioni sono queste, e nella corte europea c’è ancora gente con un po’ di buon senso, ben venga il ricorso; tarderà qualche settimana a venire emessa la sentenza: devono almeno smettere di ridere prima di pronunciarla, ma dovrebbe venire puntualmente cestinata.

Angela

Complimenti per il/la gattone/a. Somiglia molto alla mia e mi fa piacere sapere che anche tu adori i gatti (ma spero anche gli altri animali).

Giorgio

Scusa Rasputin, ma secondo me hai scarsa conoscenza degli uni e dell’altra.

POPPER

Brava Adele, mi è piaciuta la tu frase:

“Ma non era ovvio, banale che “parità di diritti” volesse dire “uguali diritti”, senza differenze? Pare di no, non più.”

Vi sono stati messi artificiosamente tanti distinguo, per quanto riguarda la natura della democrazia e dei diritti di culto, quante sono le differenze tra le religioni, per cui, molti cattolici gridano al relativismo, al pericolo che certi diritti di culto siano egualmente trattati allo stesso modo, si sentono privilegiati o attaccati a seconda che la classe politica stia a destra o a sinistra o addirittura l’opinione pubblica stia mutando parere sulla chiesa cattolica e opti per uno stato laico neutrale e, perciò, ricorrono alle manifestazioni pro Benny16 o in difesa della vita, della famiglia naturale ecc….ecc… contro ogni manifestazione libera del pensiero laico.

Loro si sentono più eguali dei laici, più eguali di altri diritti di culto, più numerosi, anche se solo in teoria, ma per questo pretendono di identificare ancora l’Italia con il patrimonio culturale e storico cattolico, questo è un maldestro modo di appropriarsi indebitamente della storia Italiana ignorando che essa ha molte diverse tradizioni storiche e culturali sopravvissute all’inquisizione cattolica.

Ma come ha detto Fini ultimamente: non esiste la “padania” egli aveva solo dato eco all’Istituto Geografico Italiano che negava di fatto l’esistenza geografica di questa fantonatica area politica leghista, quindi, anche in questo caso i diritti dei padani non sono più eguali dei diritti del resto dei cittadini Italiani, seppure nell’estremo Nord’Italia alcune zone si sentono più svizzere o più tedesche o più austriache; Si vorrà forse dividere in nostro “bel paese” in sensazioni identitarie e in aree politiche? spero proprio di no!

La questione della religione privata e di quella pubblica è controversa, la chiesa cattolica non vede di buon occhio una religiosità privata disincarnata da quella pubblicamente e folkloristicamente ostentata dal vaticano, dalle diocesi e dalle parrocchie, tuttavia dagli anni sessanta sono andati sviluppando molte differrenziazioni a tal proposito, perisno nella chiesa cattolica, e il fascino di una propria intimistica religiosità si è fatto strada, ha preso le distanze dall’ufficialità del vaticano, per cui si sentono moltissime persone affermare: io credo in Gesù ma non nella chiesa o nel papa, quindi, una spiritualità individuale autonoma che ha abbandonato la religiosità della messa, delle processioni, dei raduni in piazza San Pietro ecc…ecc… non più cattolici di fatto, a cui invio l’invito di sbattezzarsi per essere ancora maggiormente coerenti con le proprie idee, in un certo senso anc’esse anticlericali.

Paul Manoni

Ma che gattoni e gattone…! 😉
Bello il gatto, ma bellissima la sua padrona!
…E anche terribilmente fine ed arguta, nella logica del commento, al ricorso dello stato alla Grande Camera, sulla questione del crocifisso nelle aule scolastiche.

Concordo in pieno con Adele, su tutta la linea. 😉

A braccetto con gli ex di “Avvenire”, se lo Stato italiano ha prodotto, solo ed esclusivamente un “Vogliamo il crocefisso, perche’ si!”…o perche’ la neutralità e la laicità, non premiano la confessione della maggioranza dei cittadini, significa che ci sono buonissime probabilità che la sentenza sia confermata.

Brava Adele, grazie di tutto. 😉

luca trentini - bologna

La battaglia per la laicità dello Stato, in Italia, assomiglia purtroppo alla resistenza della tribù di Asterix…
Vedremo se la Grande Chambre ci fornirà un pò di pozione magica…

Giagaz

Io sò che uno stato è tanto più democratico quanto riesce a garantire i diritti delle minoranze. Questo ho imparato dai più grandi libri della tradizione politica occidentale.

maxalber

Non sapevo che Adele fosse “gattolica”.
Il che non riduce minimamente (a me che sono “canonico”) la comunanza di visione e di intenti.
Ma questo era lapalissiano….

Augusto

Napolitano è intervenuto sul tema, sollecitato da un esponente dell’integralismo religioso, e ci ha confidato che in questa materia devono decidere gli Stati, che meglio interpretano la sensibilità popolare. Che tristezza, chi resta prigioniero a vita del compromesso sull’articolo 7 della Costituzione.

Maurizio_ds

Ottimo intervento, complimenti.

E complimenti anche per il gatto, anche se sono allergico al pelo di gatti e cani per cui preferisco non avvicinarmi troppo.

POPPER

almeno su di te non ci sarà la tatwa islamica, a loro manca solo di farla anche contro i gatti, i criceti, i furetti, il wwf, ma non la fanno con certi insetti però che sono altrettanto fastidiosi e immondi. Ah Ah Ah.

Sal

Il fatto è che certi ecclesiastici di rango, pensano che tutti siano pecore, evangelicamente parlando e non hanno realizzato che le percore appartengono falsamente solo a quella classe di politici intrallazzatori e opportunisti (la cricca o la casta) che quardando solo il proprio orticello, non si accorge che i tempi cambiano e che il mondo gira. Sono pecoroni più che altro, ma come sempre fra loro si capiscono.
E’ con la gente noramle che fanno fatica a connettere, perchè per loro questi non esistono. Come fai a dialogare con uno che non c’è sembranop dire.
Quindi auguri a lor signori e si accorgeranno che ancora c’è un giudice a Berlino.
Sono certo che renderà loro ciò che si meritano.

POPPER

Caro Sal, avanza sempre di più l’anarchia spirituale di chi, pur credendo in gesù, non aderisce più ad alcuna forma di religiosità e ciò potrebbe essere una specie di arbitrarietà individuale che interpreta di conseguenza la Bibbia in modo diverso da come lo fanno i teologi catotlici, protestanti ecc…ecc…., quindi una forma autonoma di visione del mondo, dela vita e dell’universo, magari anche accettando in parte la teoria dell’evoluzione, non mi meraviglierei.

Ho assistito ad un fanciullo che non credeva in dio ed aveva ugualmente genitori molto spirituali, quindi, non avevano indottrinato il figlio, ed erano del parere che avrebbe appreso meglio di Gesù lasciandolo libero di interessarsene lui stesso senza intermediari.

Ebbene questo potrebbe essere una forma di pedagogia molto intelligente: l’autonomia spirtuale dei genitori si è imposta rispetto alla religione sacramentale e teologica, quindi, niente più pecorelle da tosare o da programmare fin da piccoli, niente più obbligi moralisti o istiganti il sovvertimento dell’ordine democratico e civile, niente più discriminazioni causate dalla cultura omofobica e xenofoba, il fanciullo cresce nel rispetto delle altre individualità e della Costituzione, è cittadino italiano e non è suddito di uno reame teocratico assoluto che nememno riconosce la Dichiarazione universale dei diritti.

Preferisco che vi sia questa anarchia spirituale individualistica, rispettosa delle altre individualità, piuttosto che una religione pubblica ostentatrice di idolatriche feste a statue e ad ostie in ostensori d’oro, con paramenti finamente decorati e che sono un ennesima forma di pagliacciata folkloristica.

skarn

Non riesco però a dirmi completamente d’accordo sul fatto che la religione debba essere fatto privato.

Ossia, la religione fa parte della persona e non si può chiedere ne ad un politico ne ad un insegnante etc. di scordare in cosa crede.

Se vogliamo vivere in una società tollerante dobbiamo smettere di pretendere che gli altri rinneghino le proprie convinzioni e la propria natura per fare piacere a noi.

Per esempio nel caso dell’insegnante quello che si può pretendere è che non faccia differenze tra i bambini sulla base della religione.

Da un medico o da un farmacista, si può pretendere che rispetti la legge, garantendo il diritto all’aborto, e vendendo pillole varie e preservativi.

La religione è un fatto pubblico come lo è tutta l’etica della persona.

Quello che manca è il senso di saper distinguere tra la carica e la persona che la ricopre, per cui chiunque ha un incarico è convinto di esserne proprietario, e di poter fare ciò che vuole.

Roberto Grendene

privato non e’ inteso come “da nascondere” ne’ “da rinnegare”

chi afferma che la religione non e’ un fatto che riguarda l’individuo e le sue scelte dice che e’ un fatto di interesse pubblico, che lo stato deve tutelare (leggi privilegiare) e promuovere (leggi mantenere con le tasse e discriminando chi vive e promuove invece una vita senza religioni)

La salute, l’istruzione, la sicurezza, l’acqua potabile, le fognature, l’ambiente… queste sono esigenze pubbliche, su cui lo stato puo’ intervenire con leggi specifiche e con finanziamenti

skarn

Temo di essermi un po’ ingarbugliato…

Quello che voglio dire io è che la religione è una cosa strettamente indivduale, ma che non è pensabile eliminarla dagli spazi comuni come taluni vorrebbero.

Anzi lo spazio pubblico dovrebbe accogliere tutte le convinzioni religiose a partire da atei e agnostici per arrivare persino ai cattolici.

Che è un punto di vista estraneo sia ai sostenitori del monocolore cattolico con inclusa sudditanza di tutti gli altri, sia a chi pretenderebbe di eliminare tutte le visioni non completamente materialiste del mondo.

firestarter

skarn,

mi spieghi come garantire in un tribunale l’accoglienza di tutte le convinzioni religiose? dove li appenderesti tutti i simboli, prevedendo di lasciare un opportuno spazio vuoto per il grande unicorno rosa invisibile?

Roberto Grendene

@ skarn

mai io non ho la pretesa di eliminare la religione dagli spazi comuni

voglio semplicemente che gli spazi comuni non siano caratterizzati dalla religione imposta/sostenuta/privilegiata dallo stato

quindi libero l’individuo di promuovere il proprio culto, di vestirsi con gonnelloni neri, di portare crocifissi addosso, ma da evitare che lo stato promuova il culto, addobbi le proprie scuole e tribunali con simboli di una religione, che spenda soldi pubblici per mantenere e dare proprieta’ immobiliari alle religione.

POPPER

caro karn tu scrivi:

Per esempio nel caso dell’insegnante quello che si può pretendere è che non faccia differenze tra i bambini sulla base della religione

Lo stato lo ha fatto, in una scuola e forse anche in più scuole, ad acluni bimbi che dovevano fare la prima comunione è stato tolto il disturbo di fare dei compiti a casa, mentre agli altri bambini no, dovevano farli. E’ successo davvero sai!

sabre03

Skarn non ha poi tutti i torti nel senso che è da preferire una religione od un ateismo visibili perchè ci si interroghi, i giovani soprattutto, sul problema di fondo: la necessità per una società di elaborare un’etica di riferimento e di avere consenso sui suoi contenuti mutabili nel tempo.
Ovviamente appendere tutti i simboli, oggi pochi, domani tantissimi è una idiozia ragione per cui si chiede di toglierli.
C’è però da dire che se per la nostra costituzione la persona è libera di credere all’entità X le diverse confessioni religiose NON SONO uguali davanti alla legge…..
Questo perchè, (al di là della furbizia dei costituenti cattolici che nel 1948 hanno voluto fosse stipulata una intesa con lo Stato per ciascuna confessione nuova confidando nel fatto che lo Stato essendo cattolico si sarebbe guardato bene dal farle!) dire credo nel dio X o nella dea Y non ha alcun senso. Ciò che ha senso sono le scelte etiche conseguenti che non possono essere in contrasto con il nostro ordinamento. Se la dea Y e dunque il culto promosso dalla confessione religiosa della dea Y promuovesse l’omicidio dell’infedele quel culto non avrebbe titoli per esistere. Allo stesso modo se il culto del dio X pretendesse che i suoi fedeli fossero nudi per strada fosse pure per diffondere un messaggio di purezza e di non violenza……
In altri termini ci siamo accordati affinchè fossimo liberi di credere ma con riserva: chi è il dio X? Cosa vuole? Quale la sua etica? E’ in contrasto col nostro ordinamento? SI? NON è ammesso.
Questo è il limite alla libertà che ci siamo dati

sabre03

Ma l’ateismo ha titoli?
Si la corte costituzionale ci ha dato l’ok nel 1979……. per cui può avere un suo simbolo appeso accanto al crocifisso non potendo quest’ultimo rappresentarci in alcun modo….. La radice di chi crede NON è quella di chi pensa

sabre03

e l’intesa con lo stato italiano?
Non ne abbiamo bisogno non essendo l’ateismo una religione….
la sua etica infatti è differente per ciascuno di noi va da quella du un Pera a quella di un Onfray nel senso che è dinamica, flessibile, di confronto, di mediazione, relativistica ecc ecc ecc; insomma si accorda benissimo con quella che si rinviene per deduzione dalla Costituzione italiana a sua volta modellata sulla carta dei diritti d’uomo del 1948 non ratificata dal Vaticano…
Per assurdo è proprio il cristianesimo a dover dare patenti di legittimità sia sui contenuti che sul metodo di elaborazione della sua etica
non relativistica

Bruno Gualerzi

Mi associo ad Adele come vero e proprio cultore della banalità. La mia specialità è la ‘scoperta dell’acqua calda’! E’ un’operazione che tutti dicono di disprezzare… ma poi si scopre che la dosprezzano perchè non sanno più come si fa.

Flaviana

Acuta osservazione, Bruno, non e’ semplice diventare scopritore di acqua calda.
( gran bel micione, indubbiamente)

Giorgio

It requires a very unusual mind to undertake the analysis of the obvious.
(Alfred. N. Whitehead)

Arte Immagine

Complimenti ad Adele Orioli, un intervento da diffondere.
Lo farò.

Lorenzo Galoppini

@ skarn

Io mi rifaccio a quello che ha scritto Adele: se la religione diventa un affare pubblico, come può lo stato essere laico?

L'ateoTriste

Ma esiste ancora la Orioli? Dopo le figuracce collezionate in televisione ha ancora il coraggio di presentarsi??

Ogni parola che esce dalla sua bocca contro il crocefisso ha il risultato di farne comparire uno in un’aula scolastica prima sguarnita…

Voi sapete vero che la Corte Europea non c’entra nulla con l’Unione Europea vero?

Il Commissario europeo alla Giustizia, Jacques Barrot, che, in merito alla presenza di simboli religiosi in edifici pubblici, ha dichiarato: «vige il principio di sussidiarietà, e dunque ricade interamente nelle competenze degli Stati membri. La Corte Europea per i diritti dell’uomo non è un’istituzione europea. Inoltre non vi è alcuna normativa Ue che regoli la materia e anche le norme comunitarie contro la discriminazione escludono il riferimento ai simboli religiosi attribuendone la competenza agli Stati membri» (da Informati Subito.it).

Stefano Grassino

Esiste ancora l’ateo triste amico del becero sgarbi, del patetico don pieracci, dell’istigatore a delinquere del sindaco di Cittadella?

Stefano Grassino

Caro bruno, peccato che la storia non si possa fare con i se perche sarebbe bello vivere se le persone, pur pensandola in modo differente, fossero in buona fede; se fossero educate; se non cercassero la rissa; se avessero l’intelligenza e l’onestà d’intenti, lo spirito del dialogo e del confronto; la capacità di ingoiare la propria parte di rospi e quella di saper ascoltare nonchè quella di mettersi alla pari del prossimo, senza pontificare e pretendere di avere verità alcuna in mano, lasciando al tempo la verifica dei fatti che devono seguire alle teorie. Come vedi, la storia, la nostra millenaria storia è fatta purtroppo di tutto fuorchè di buonsenso ed i risultati sono sotto i nostri tristi occhi.

hexengut

eh…troppi ce ne stanno, di ‘sta genia; ma, senza sovraffollare la Siberia, basta un bel corale vaffa

firestarter

ateotriste (se le emozioni si possono ancora applicare a chi ha un cervello subgallinare),

hai detto bene: qui si parla di diritti dell’uomo, non di corte europea. Tu comunque da buon subumano non ti meriti un c.

hexengut

temo che i problemi di fondo siano, al vertice delle istituzioni e secondo il modo ormai dominante nel paese, ricattabilità e ricatto; altrimenti non trovo altre spiegazioni plausibili

Nicoletta

Ciao,
sono la cassiera del circolo di Terni 🙂

Il tuo testo mi ha fatto tornare in mente una recente situazione in cui mi sono trovata a provare incredulità per affermazioni contraddittorie e mistificazioni simili a quelle che hai riportato.

Lavoro all’Università di Perugia come informatica; nell’Aprile di quest’anno vi si è svolto questo seminario:
http://unipg.it/convegni/CEDU-2010/locandina.pdf.

Ho partecipato distribuendo questo volantino prima dell’incontro:
http://www.valeriobruschini.info/?p=208.

ed ho poi scritto la seguente email dopo l’incontro, email indirizzata ai relatori ed alla quale non ho mai ricevuto risposta, da nessuno di loro:

***

Buongiorno,
ero presente al seminario intitolato “Simboli religiosi e diritti: il crocifisso al cospetto dei giudici di Strasburgo”.
Lavoro all’Università degli Studi di Perugia come tecnica informatica; sono laureata in una materia scientifica.
Innanzitutto, ringrazio le professoresse Cassetti e Talamanca (di cui non sono riuscita a
trovare l’indirizzo email) per aver organizzato il seminario, e per avervi invitato il professor Mirabelli.
Penso che sia stata un’importante occasione di approfondimento, che, come è stato
condivisibilmente fatto notare, avrebbe meritato un ben più numeroso pubblico.

Scrivo questo messaggio poiché non mi è stato possibile intervenire per alcune domande ed
osservazioni, al termine delle esposizioni dei relatori, a causa della mancanza di tempo.
Vi ringrazio anticipatamente per l’attenzione che potrete dedicarmi.

Per la professoressa Cassetti:

1) Perché non attendere il giudizio definitivo, che proverrà dalla CEDU nei prossimi
mesi, cosa che avrebbe permesso di esaminare l’iter della “questione crocifisso nei
luoghi pubblici” nella sua completezza?

2) le relatrici ed il prof. Mirabelli hanno espresso una sostanziale concordanza di
opinioni, sulla sentenza CEDU oggetto del seminario: non sarebbe stato (ancora) più
interessante se fosse stato presente anche un punto di vista discordante, in modo da
avere un confronto ed un dialogo a più voci?

Per tutti i relatori:

3) Laicità.
Il Papa parla di “sana laicità”.
Nel seminario si è parlato di “laicità all’italiana” e di “laicità positiva”.
Come cittadina italiana che cerca quella parola nel vocabolario, trovo che quelle tre
“sagomature” di significato si potrebbero ricomprendere in una unica, quella di “laicità
passiva”, ovvero una laicità che lascia invariata la situazione di uno Stato che promuove
simboli religiosi nei suoi spazi (… etsi laicitas non daretur?).
Per contro, una “laicità attiva” sarebbe quella che rivendica un ruolo
riconoscibile, quindi tale da mettere in discussione lo status quo.

Quante laicità possono esserci, a questo punto, ma soprattutto, chi decide quale interpretazione deve prevalere?

4) Neutralità e “normalità”.
Se, come è stato ripetuto, rimuovere il crocifisso dai luoghi pubblici non sarebbe segno
di neutralità bensì di una “scelta di parte”, com’è definibile la situazione attuale?
Forse una “neutralità secondo tradizione”?
Oppure una “normalità italica”?

Penso che giustificare la presenza di un simbolo con il fatto che è già presente sia una
forma di ragionamento circolare, e, in quanto tale, di nessuna validità/utilità logica.
Diversamente, se la giustificazione di quella presenza fa riferimento a volontà ed
orientamenti della maggioranza della popolazione, non vedo come possano venir
rappresentati e rispettati i sentimenti e le idee di minoranze come gli atei (peraltro in
aumento, secondo le statistiche) o dei fedeli di religioni che non prevedano l’ostensione
di simboli.

***

Un saluto,
Nicoletta

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