Imola (Bo), il crocifisso disunisce

Botta e risposta ad Imola a seguito dell’omelia pronunciata dal vescovo Tommaso Ghirelli durante la messa di capodanno in cui, appellandosi alla libertà di religione, lo stesso definisce “arrogante” la pretesa di rimuovere il crocifisso dalle aule scolastiche.
In una nota, pubblicata su Romagna Noi, i partiti della sinistra imolese (federazione della Sinistra di Imola, Prc e PdCI) si dicono concordi con l’affermazione del principio di libertà di religione, ma al tempo stesso affermano di non comprendere come il privilegio accordato alla Chiesa cattolica di poter esporre il suo simbolo vada in questa direzione, né come possano essere definiti arroganti coloro i quali chiedono che lo Stato sia laico.
Non tardano ad arrivare le reazioni di segno opposto e dalle stesse colonne l’UDC prima, e il PD poi dicono rispettivamente che “il Crocifisso non è solo ed esclusivamente un simbolo religioso, ma è un simbolo culturale forte, che rappresenta l’identità storica, sociale e spirituale del nostro paese” e che “l’omelia del Vescovo interpreta il più diffuso sentimento religioso del territorio e quindi gli animi che si urtano in un momento di dolore per i cristiani”.

Massimo Maiurana

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25 commenti

sauro

Mi ricorda il discorso di un omino che ho letto su http://interessati.blogspot.com/

Dice : Perchè sia chiaro a tutti: a juventini, interisti, romanisti, laziali, palermitani e napoletani, nonchè bolognesi, sampdoriani, genoani, bresciani, catanesi, leccesi, baresi, fiorentini e udinesi…..

INTERESSA UNA SOLA COSA: CHE IL MILAN VINCA, COSI’ I PARLAMENTARI SONO FELICI……..
Quindi il milan che vince fa bene al paese.

moreno03

“il Crocifisso non è solo ed esclusivamente un simbolo religioso, ma è un simbolo culturale forte, che rappresenta l’identità storica, sociale e spirituale del nostro paese” e che “l’omelia del Vescovo interpreta il più diffuso sentimento religioso del territorio e quindi gli animi che si urtano in un momento di dolore per i cristiani” Che arrampicate sugli specchi per difendere l’indifendibile…

Ciccio

“vogliamo libertà di religione, quindi appendete i crocefissi nelle aule”

logica ferrea…

Io ero Sai

Oramai solo i comunisti e i radicali sono Laici (e non tutti!)

Jeeezuz

Comunisti laici? Suvvia, forse qualcuno della base, non certo la dirigenza.

cacciatorediTroll

io sono comunista e simpatizzante di lotta comunista e ti assicuro che siamo laici e molto di più

Maurizio

Il vescovo che si appella alla libertà di religione per mantenere il crocefisso in aula è una contraddizione paradossale: non è lui a doverlo dire; si appella ad una norma che giustifica l’esatto contrario; dimentica che la legge prevede la laicità dello stato; con arroganza, definisce arrogante chi pretende il rispetto della legge e dei suoi principi. Sarebbe pazzesco, se non fosse inquietante il fatto che qualcuno lo stia persino ad ascoltare.

Triceratops

E’ veramente un’indecenza che non ci sia un crocifisso in ogni scuola.
Anzi, rilancio, è un’indecenza che non ce ne sia uno in ogni casa, anzi, cosa dico, in ogni camera, uno in cucina, uno in salotto, un altro in bagno. Voglio gli occhiali con il crocifisso! Crocifissi ovunque, perché è proprio così che cresce il sentimento religioso. Nel bene, ma specialmente nel male 😉

spapicchio

E’ arrogante, al contrario, la pretesa di imporre il crocifisso affisso nelle aule della scuola pubblica statale, che per sua natura è laica od al massimo ispirata ai valori cristiani (non cattolici).
A me pare che questa tipica forma comportamentale denoti una preoccupante alterazione nel senso di superbia ed alterigia ideologica da parte di questi gerarchi cattolici; sicuramente i troppi soldi immeritati, che ricevono, comportano anche questi effetti.
Nella scuola pubblica vigono infatti i valori fondamentali della libertà di coscienza e dell’etica civica nonconfessionale, a differenza della scuola confessionale romana cattolica, dove possono mettere crocifissi dappertutto, eccetera, come sappiamo qui all’UAAR.
Ma vallo a spiegare a questi gerarchi ed a questo vescovo: ci vuole una legge chiara e definitiva, per farli smettere da questa arroganza, dovuta alla loro presunzione e superbia.

Bright77

“il Crocifisso non è solo ed esclusivamente un simbolo religioso, ma è un simbolo culturale forte, che rappresenta l’identità storica, sociale e spirituale del nostro paese”
Non possiamo mica dire che abbiano torto,visto che a parte qualche punta di diamante siamo e per il momento continiuamo a restare un paese arretrato culturalmente e scentificamente……..
E’ proprio questo che bisogna combattere e cioè far passare la nostra arretratezza come valore culturale forte(sic).

Ciccio

ma almeno qualche politico che si renda conto della palese contraddizione nelle parole dei gonnelloni esiste!! peccato che siano esponenti locali e non nazionali a dire cose come queste e peccato che un partito (finto) laico (il Partito dei Deficienti) vada dietro al clericume e ad una alleanza con l’udc senza rendersi conto che perderà solo consensi e danneggerà noi tutti.

MichleB.

Il meretricio elettorale del PDmenoL lo sta coprendo di ridicolo ed allontanando dalla gente che chiede programmi e prese di posizione. Credo e spero che alle prossime politiche prenda una legnata sonora.

Federico Tonizzo

“appellandosi alla libertà di religione, lo stesso definisce “arrogante” la pretesa di rimuovere il crocifisso dalle aule scolastiche.”

Per ovviare all’arroganza del clero cattolico, e per favorire la libertà di pensiero, io desidero la rimozione del crocifisso da tutti i luoghi pobblici.

MichleB.

…”un simbolo culturale forte, che rappresenta l’identità storica, sociale e spirituale del nostro paese”…
anche la pizza, allora. Perchè non la pizza?

Paul Manoni

Secondo me e’ inutile andare a sindacare cio’ che dice un Vescovo, riguardo alla libertà di religione…Cosa vi aspettavate che dicesse a riguardo del crocefisso!?
E’ molto piu’ grave e nauseante un Consiglio di Stato baciapile che definisce il crocifisso, “simbolo di laicità” se e’ per questo.

Relativamente alle dichiarazioni di UDC e PD, posso solo dire che se come partiti si ritrovano nel fango piu’ totale, impantanati a costruirsi, distruggersi e ricostruirsi ancora all’infinito, mentre il nano bunga-bunga se la ride, e’ proprio per la scarsissima onestà intellettuale che usano nell’affrontare il loro ruolo di opposizione.
Parlare di “Libertà di religione” e dire che sia giusto piantare un “unico” simbolo religioso, il crocifisso, in faccia ai “diversi” alunni che frequentano le scuole, dimostra proprio lo scarso acume di questi partiti politici.

tonii

l’unica è agire dal basso e sistematicamente eliminare questi simboli senza essere visti. in italia non c’è possibilità di avere giustizia, facciamocene una ragione e operiamo di conseguenza…

Fiorenzo Nacciariti

@tonii

Sono assolutamente contrario ai sotterfugi, il sotterfugio per avere quanto ci è negato illegalmente è un’umiliazione, una sconfitta per la democrazia, per la legalità e per chi lo mette in atto.

Non c’è dubbio che togliere i crocifissi o autorizzarci a esporre anche i nostri simboli è un nostro diritto.
Nel caso che la Grande Camera ce lo negasse, difficilmente riuscirebbe a farlo senza sputtanarsi agli occhi del Mondo.

Ormai in estinzione, il ripopolamento del crocifisso cominciò a seguito di una circolare del ministro Moratti del 2002 che richiamava norme fasciste, definite norme regolamentari senza forza di legge da un’ordinanza della Corte costituzionale, dichiarate abrogate a norma dell’art. 15 delle preleggi da una sentenza della Corte di cassazione – e già queste due sole cose basterebbero a dire che il mantenimento dei crocifissi dozzinali (quelli messi lì solo per marcare il territorio alla moda del cane che alza la gamba) negli uffici pubblici sono una inaccettabile illegalità – per cercare di caratterizzare lo Stato italiano come stato in cui la religione cattolica e i suoi aderenti hanno diritto a privilegi.

Sulla battaglia del crocifisso negli uffici pubblici si gioca l’affossamento dell’art. 3 della Costituzione!

Infatti tutti quelli che hanno partecipato a tale battaglia per la laicità dello Stato italiano (Smith, Lautsi, Tosti, …, e nel suo piccolo anche il sottoscritto) quando hanno fatto le richieste di rimozione del crocifisso hanno sempre richiesto (in subordine per ovvi motivi) di esporre i loro simboli (versetti del corano, logo UAAR, candelabro ebraico) e questi, quando sono stati esposti, sono poi stati tolti con furore dagli integralisti cattotalebani, oppure le amministrazioni hanno ignorato le richieste.

Quindi, sono facilmente sbugiardabili i crocifissati, il diniego a mettere altri simboli mostra inequivocabilmente che essi mirano ad affermare che non intendono rispettare l’art. 3 della Costituzione italiana e gli articoli 9 e 14 della CEDU.

E quindi la vicenda del crocifisso in se passa in secondo ordine. Le folle tumultuanti che si sono viste nei pressi della casa della famiglia Albertin e negli studi televisivi a minacciare e a insultare dicendo che loro sono tanti quindi possono compiere gli abusi che vogliono e imporre i crocifissi nei luoghi pubblici anche in assenza di norme di legge in tal senso (che non possono esistere perché verrebbero subito dichiarate incostituzionali se prevedessero l’esposizione del solo crocifisso) sono il banco di prova per provare:

1) che il regime che occupa lo Stato italiano è una marionetta che di fronte all’arroganza delle folle non sa difendere i diritti dei singoli, come invece ha dimostrato di saper fare il governo degli Stati Uniti d’America che 50 anni fa difese (con l’uso della forza) il diritto della piccola bambina nera Ruby Bridges di andare alla scuola “dei bianchi” nonostante le minacce di una moltitudine di giovani dimostranti razzisti. GIÀ PROVATO (vedi ricorso del governo italiano alla Grande Camera);

2) la tenuta della Corte europea dei Diritti Umani e delle libertà fondamentali nei confronti dei gruppi di pressione bercianti o mafiosamente silenti. La Corte potrà infatti fare una sentenza giuridica e nel caso di ribaltamento della frittata dovrà spiegare con quale miracolo è riuscita a stravolgere le argomentazioni della sentenza di primo grado (senza poi farsi ridere dietro dalla storia giuridica). Oppure fare una sentenza politica, dicendo chiaramente che per ragioni di ordine pubblico (intimidazioni da parte delle folle bercianti nei confronti dei ricorrenti) e meglio smussare, annacquare, lasciar perdere (come suggerisce qualche esopica volpe nell’ultimissima precedente sul caso Trieste); in questo caso la Corte sarebbe trasparente, ma dimostrerebbe che il Consiglio d’Europa non è l’America ma un agglomerato marionetta al pari del regime che occupa lo Stato italiano. VEDREMO.

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