Azerbaijan, polemiche sul divieto di velo in vigore nelle scuole

Si discute in Azerbaijan sul divieto informale di indossare l’hijab, il velo islamico, in vigore nelle scuole, riporta Eurasianet.org. Dallo scorso dicembre vi sono state diverse proteste e manifestazioni sull’argomento. La costituzione azera tutela la libertà religiosa, e nessuna legge vieta o prescrive un vestiario specifico: il divieto ha origine nell’obbligo per gli studenti delle scuole pubbliche di indossare un’uniforme. Non si estende alle insegnanti, né agli studenti universitari.
Il ministro dell’istruzione Misir Mardanov è contrario a concessioni. “Siamo tutti musulmani e fuori dalle scuole tutti sono liberi di indossare qualunque cosa desiderino”, ha dichiarato a una conferenza. Rabiyat Aslanova, presidente del comitato parlamentare per i diritti umani, sarebbe dello stesso parere: il governo non interferisce nelle scelte di vestiario delle donne dopo che queste raggiungono la maturità, avrebbe dichiarato a un’agenzia stampa. Secondo l’analista politico Zafar Guliyev, invece, il governo è islamofobo. Alcuni attivisti, tra cui un rappresentante del Freedom of Conscience and Religion Defence Centre, sostengono che il divieto viola il diritto costituzionale alla libertà di religione, considerato anche che il velo non può, in aggiunta, apparire nelle foto sui documenti d’identità.
Nelle scuole azere non sarebbero rari problemi per via del velo. Un funzionario avrebbe raccontato come lo scorso novembre una ragazzina di nove anni che portava il velo sarebbe stata separata dalle sue compagne di classe in seguito alla richiesta dei genitori di queste ultime. La bambina avrebbe detto alle altre che, poiché non indossavano il velo, sarebbero bruciate all’inferno.
Secondo il Peace and Democracy Institute,un’organizzazione non governativa, i musulmani praticanti costituiscono il 7% della popolazione nel 2010.

Silvia Righini

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19 commenti

Cassandra testarda

Fa piacere scoprire che in Azerbaijian c’è una legislazione così laica e libertaria in fatto di religione. Dispiace invece che integralisti musulmani, in questo paese come altrove, con l’appoggio di quegli attivisti che estremizzano il principio della libertà religiosa, si affannino tanto per imporre l’uso del velo a bambine e donne (o ne vogliano abolire il divieto).
Verrà mai un giorno in cui anche i credenti capiranno che nessun Dio “clemente e misericordioso”, o onnisciente e onnipotente, si è mai sognato di pretendere che le donne circolino a capo e volto coperto? o di vietare che le donne diano la mano ad un uomo, e altre prescrizioni simili?

fab

Fra l’altro, la libertà religiosa è una contraddizione in termini.

Leonardo

Guarda che hai capito male: in Azerbaijan c’è una legislazione così laica e libertaria che a coloro che vorrebbero imporre o negare (secondo i propri gusti) i vestiti alle donne, proprio non piacerebbe.

Barbara

Eh già Leonardo, anche il divieto di strette di mano tra uomini e donne della Somalia è una violazione della libertà della donna di non stringere la mano ad un uomo, ma facci il piacere!

Leonardo

@Barbara
Il divieto di stringere la mano è una chiara violazione della libertà. Così come lo sarebbe, per esempio, un eventuale obbligo, giusto per reazione.
Fammi tu il piacere: lascia che la gente sia libera di scegliere se stringere o meno le mani, se mettersi il velo o la minigonna, se andare in chiesa o in discoteca, e smettila di pretendere, alla pari degli iman, di decidere tu per gli altri.

Barbara

“ll divieto di stringere la mano è una chiara violazione della libertà.
“… lascia che la gente sia libera di scegliere se stringere o meno le mani.”

E allora com’è?

Anche di decidere di accettare le fustigazioni nella pubblica piazza?

Roberto Grendene

in discussione non c’e’ il fatto di mettersi il velo o la minigonna per la strada o in discoteca

si parla della scuola dell’obbligo: un luogo in cui sei appunto obbligato a stare assieme ad altri, 6-8 ore al giorno, in cui certe norme di convivenza diventano obbligatorie

avere una classe di bimbetti divisa in gruppi con uniformi da leghisti. uniformi da donne islamiche sottomesse, uniformi da cristiani, uniformi da atei militanti non e’ quello che ritengo una scuola laica e fatta per promuovere la libertà di ricerca e lo spirito critico

un passo indietro da parte di qualsiasi furore ideologico sarebbe doveroso nella scuola dell’obbligo, lasciando i bambini uguali agli altri ma liberi di ricercare e esprimersi diversamente dagli altri e dalla loro stessa famiglia

Paul Manoi

E’ successo anche alla figlia della mia compagna! 😯
Ad un compleanno dove era stata invitata insieme ad altre bambine, tra le quali ce n’era una islamica, si mangiavano i noti cioccolatini con dentro ciliegine e liquore. La bambina islamica era terrorizzata dal fatto che le altre mangiavano i suddetti cioccolatini, perche’ qualcuno a casa sua, gli aveva detto che dentro c’era il veleno (liquore), e che mangiarlo le avrebbe uccise!
La stessa bambina, quando venne a casa nostra insieme a tutte le altre, sembrava terrorizzata anche a giocare con il nostro cane!Diceva che:”Noi turchi, non possiamo toccare i cani!”. Capii immediatamente che non si trattava di un “noi turchi”, ma di un “noi mussulmani”. Con estrema pazienza gli spiegai che tutti potevano accarezzare e giocare con un cane, e che le uniche regole fondamentali, erano quelle di non maltrattarli e lavarsi le mani dopo averci giocato. 😉

Comunque. A prescindere da questo mio aneddoto personale, relativamente al velo in Azerbaijan, registro con estremo piacere come anche i paesi moderati, dove nonostante cio’ la cultura islamica continua ad essere forte, la direzione sia quella di tendere ad azzerare alcuni precetti e regole astruse della religione maggioritaria. 😉

Ormai i politici, in combutta con le alte sfere delle varie religioni, si mettono di traverso al volere ed al buonsenso del popolo, solo per la fobia tutt’altro che dimostrata, di perdere la loro identità culturale. Che regni il buonsenso ovunque quindi…Anche in Azerbaijan! 😉

Paul Manoni

Chiedo scusa anche qui. Ho scritto una serie di commenti con un nome errato e diverso dal solito. 😉

Leonardo

@Barbara.
Io non credo proprio che chi viene fustigato in pubblico lo faccia per sua libera scelta, quindi il paragone è assolutamente non pertinente.
@Roberto
Io credo che se si decide di permettere agli scolari di vestirsi come vogliono, allora questi debbano vestirsi come vogliono. Se invece si decide d’imporre una divisa uguale per tutti, allora questa debba essere uguale per tutti, senza deroghe. Trovo che la legge dell’Arzerbaijan, per quanto ho letto, dovrebbe esserci d’esempio.

Barbara

Certo, non è pertinente perché ti costringerebbe a capire cosa si cela dietro l’obbligo di indossare il velo!

lucia

Non per dirimere, ma fino agli anni Trenta del secolo scorso, almeno fino ad allora, poté essere un grave problema per alcuni bambini, sensibili ed intelligenti, presentarsi a scuola con gli zoccoli, in presenza di due o tre bambini che, soli, indossavano delle scarpe. Si potrà stupirsene, ma allora i genitori non erano in grado di azzerare quei condizionamenti: condizionati com’erano essi stessi da inenarrabili sacrifici. E’ storia questa, non buonismo, né fumo o incantesimo.
Non sono in grado di capire io se i bambini di oggi sono parimenti condizionati da altri aspetti discriminanti, ma a scanso di rischi vorrei pronunciarmi a favore di una divisa scolastica e di ogni eventuale divieto che, in mancanza di meglio, azzerasse o attenuasse problemi di quel tipo. E non occorre fare richiamo a libertà o giustizia: basta il concetto di distrazione e disturbo. Se a scuola si va per imparare, se il fine é quello, né il paesaggio visivo, per dirla così, né il paesaggio sonoro, devono risultare disturbanti. E’ chiaro? Persuade? Giudicherei utili in ogni caso, provvedimenti soft che risultassero condivisibilii anche alle mentalità più chiuse: la scuola luogo di apprendimento anche per chi la dirige..:senza crociate, tabù e totem.

paolo

Io sono per il diritto di indossare o non indossare lo hijab. Per i bambini necessariamente devono decidere i genitori, non potendo i bambini decidere per se stessi. Vietare di indossare lo hijab mi sembra laicità malintesa.

Marcus Prometheus

Per millenni anche nelle terre oggi islamiche e dove esisteva il velo perfino prima dell’Islam e perfino dove oggi non si tratta di semplice velo ma di mascheratura completa (burqa o niqab) la cosa ha riguardato solo le donne e le ragazze, NON MAI LE BAMBINE impuberi.
Chi pretende veli di qualsiasi tipo per le bambine impuberi e’ paragonabile ad un nazista che per sua propria goduria ideologica mandasse il figlio bambino in giro in divisa da SS miniaturizzata.
Insomma un utilizzo ideologico del bambino (o della bambina) assolutamente infondato nella tradizione tribale o religiosa del velo.

Gérard

La laicita ben concepita vieta qualsiasi segno religioso nei luoghi publici

paolo

La laicità ben concepita vieta qualsiasi segno religioso CHE CONNOTI RELIGIOSAMENTE luoghi pubblici, ad esempio non dovrebbe esserci il crocefisso sul muro della classe.
Ma questo non vieta il crocefisso addosso alla persona, perchè quello non connotareligiosamente la scuola ma solo la persona che lo indossa.

Leonardo

La laicità ben concepita tutela la libertà religiosa.
Questo significa che da un lato nessun simbolo debba essere imposto a chi non lo desidera (e per questo i luoghi pubblici debbono essere “neutri”), e dall’altro nessuno deve vietare al prossimo d’esporre sul proprio corpo i propri.
“Libera chiesa in libero stato” significa esattamente questo: se viene a mancare una delle due gambe della laicità, questa cade.

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