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	Commenti a: Somalia, niente strette di mano fra uomini e donne	</title>
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	<description>Il mondo osservato dall’Uaar</description>
	<lastBuildDate>Mon, 10 Jan 2011 19:47:43 +0000</lastBuildDate>
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		Di: bruno gualerzi		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2011/01/09/somalia-niente-strette-mano-fra-uomini-donne/#comment-450203</link>

		<dc:creator><![CDATA[bruno gualerzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 19:47:43 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.uaar.it/news/?p=21037#comment-450203</guid>

					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://blog.uaar.it/2011/01/09/somalia-niente-strette-mano-fra-uomini-donne/#comment-449664&quot;&gt;bruno gualerzi&lt;/a&gt;.

@ Sandra
&quot;Perché noi non dovremmo estinguerci? Verrà il tempo anche per noi, per nostro intervento diretto o per un meteorite come è giä successo, o per qualche esplosione stellare, o per qualche superbattere evolutosi a sopravvivere a qualsiasi antibiotico&quot;

Scusami se mi cito, ma in un passaggio del mio sito, ripreso da un libretto stampato recentemente, dico esattamente le stesse cose. Anzi tu fai un discorso più esauriente del mio, anche se il concetto è lo stesso. Con però la sottolineature che la specie umana è la sola in grado (si fa per dire) - sulla base delle considerazioni fatte più volte - di autoestinguersi prima del tempo. Ne ha già ora la concreta possibilità in quanto quel bottone non è stato ancora disattivato... sia fisicamente che psicologicamente.

&quot;La realizzazione dell’individuo non è un valore assoluto, ognuno attribuisce un senso diverso.&quot;

Diventa un valore &#039;assoluto&#039; cioè etico - a mio modo di vedere -  non tanto in relazione al senso che soggettivamente ognuno può liberamente dare alla propria esistenza, ma quando questo porta a mettere a rischio la vita degli altri. Della mia vita posso fare ciò che voglio, di quella altrui - razionalmente, cioè eticamente, parlando - no. 

In quanto poi alla situazione planetaria, non sarò certo io a negarne la precarietà. Anzi, credo che proprio da qui bisogna &#039;realisticamente&#039; partire per avere il vero punto di rferimento in base al quale orientare il proprio impegno. Nei limiti entro i quali ognuno può concretamente muoversi, ovviamente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://blog.uaar.it/2011/01/09/somalia-niente-strette-mano-fra-uomini-donne/#comment-449664">bruno gualerzi</a>.</p>
<p>@ Sandra<br />
&#8220;Perché noi non dovremmo estinguerci? Verrà il tempo anche per noi, per nostro intervento diretto o per un meteorite come è giä successo, o per qualche esplosione stellare, o per qualche superbattere evolutosi a sopravvivere a qualsiasi antibiotico&#8221;</p>
<p>Scusami se mi cito, ma in un passaggio del mio sito, ripreso da un libretto stampato recentemente, dico esattamente le stesse cose. Anzi tu fai un discorso più esauriente del mio, anche se il concetto è lo stesso. Con però la sottolineature che la specie umana è la sola in grado (si fa per dire) &#8211; sulla base delle considerazioni fatte più volte &#8211; di autoestinguersi prima del tempo. Ne ha già ora la concreta possibilità in quanto quel bottone non è stato ancora disattivato&#8230; sia fisicamente che psicologicamente.</p>
<p>&#8220;La realizzazione dell’individuo non è un valore assoluto, ognuno attribuisce un senso diverso.&#8221;</p>
<p>Diventa un valore &#8216;assoluto&#8217; cioè etico &#8211; a mio modo di vedere &#8211;  non tanto in relazione al senso che soggettivamente ognuno può liberamente dare alla propria esistenza, ma quando questo porta a mettere a rischio la vita degli altri. Della mia vita posso fare ciò che voglio, di quella altrui &#8211; razionalmente, cioè eticamente, parlando &#8211; no. </p>
<p>In quanto poi alla situazione planetaria, non sarò certo io a negarne la precarietà. Anzi, credo che proprio da qui bisogna &#8216;realisticamente&#8217; partire per avere il vero punto di rferimento in base al quale orientare il proprio impegno. Nei limiti entro i quali ognuno può concretamente muoversi, ovviamente.</p>
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		Di: Batrakos		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2011/01/09/somalia-niente-strette-mano-fra-uomini-donne/#comment-450201</link>

		<dc:creator><![CDATA[Batrakos]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 19:46:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://blog.uaar.it/2011/01/09/somalia-niente-strette-mano-fra-uomini-donne/#comment-449664&quot;&gt;bruno gualerzi&lt;/a&gt;.

Grazie della risposta e sì, era Brecht anche se quella frase poi apre un altro scenario pertinente al discorso e più complesso.

Certamente la domanda che qui ponevo, e da cui eravamo partiti, si basava su una situazione emergenziale ed estrema, quali i regimi.
Ovvio che sarebbe bene non arrivarci.
Poi un conto è il mito dell&#039;eroe di tipo bellico, un conto avere rispetto e portare nel cuore chi, in situazioni estreme, ha avuto il coraggio di essere una grande persona.
E certamente l&#039;homo rationalis che tu prospetti è un ottimo concetto, ma esistono purtroppo situazioni  in cui la irrazionalità unita al monopolio della forza di pochi nega a tutti la possibilità, finchè non si supera quel momento, di una pacata ratio. I cosiddetti rapporti di forza.
E gli individui che si trovano a vivere quel determinato contesto storico, lì si trovano a vivere e in nessun altra situazione spaziotemporale, e per loro non ha senso dire che sarebbe stata una situazione da evitare a monte, giacchè ormai si trovano a valle.

Nemmeno io pretendo che tu sia d&#039;accordo con me e l&#039;importante è esserci capiti nei termini del problema, per cui non solo apprezzo il tuo sforzo, ma ti ringrazio dell&#039;approfondimento e credo che a ben scavare le nostre non siano poi posizioni così inconciliabili se si va al dettaglio storico dal momento che per me in linea generale la tua riflessione di fondo è per molti versi condivisibile.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://blog.uaar.it/2011/01/09/somalia-niente-strette-mano-fra-uomini-donne/#comment-449664">bruno gualerzi</a>.</p>
<p>Grazie della risposta e sì, era Brecht anche se quella frase poi apre un altro scenario pertinente al discorso e più complesso.</p>
<p>Certamente la domanda che qui ponevo, e da cui eravamo partiti, si basava su una situazione emergenziale ed estrema, quali i regimi.<br />
Ovvio che sarebbe bene non arrivarci.<br />
Poi un conto è il mito dell&#8217;eroe di tipo bellico, un conto avere rispetto e portare nel cuore chi, in situazioni estreme, ha avuto il coraggio di essere una grande persona.<br />
E certamente l&#8217;homo rationalis che tu prospetti è un ottimo concetto, ma esistono purtroppo situazioni  in cui la irrazionalità unita al monopolio della forza di pochi nega a tutti la possibilità, finchè non si supera quel momento, di una pacata ratio. I cosiddetti rapporti di forza.<br />
E gli individui che si trovano a vivere quel determinato contesto storico, lì si trovano a vivere e in nessun altra situazione spaziotemporale, e per loro non ha senso dire che sarebbe stata una situazione da evitare a monte, giacchè ormai si trovano a valle.</p>
<p>Nemmeno io pretendo che tu sia d&#8217;accordo con me e l&#8217;importante è esserci capiti nei termini del problema, per cui non solo apprezzo il tuo sforzo, ma ti ringrazio dell&#8217;approfondimento e credo che a ben scavare le nostre non siano poi posizioni così inconciliabili se si va al dettaglio storico dal momento che per me in linea generale la tua riflessione di fondo è per molti versi condivisibile.</p>
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		<title>
		Di: bruno gualerzi		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2011/01/09/somalia-niente-strette-mano-fra-uomini-donne/#comment-450192</link>

		<dc:creator><![CDATA[bruno gualerzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 19:17:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://blog.uaar.it/2011/01/09/somalia-niente-strette-mano-fra-uomini-donne/#comment-449664&quot;&gt;bruno gualerzi&lt;/a&gt;.

Il caso da te prospettato non tiene conto di quanto ho detto più volte: qui ci si trova di fronte ad una situazione ormai compromessa di fronte alla quale il sacrificio della vita per evitare catastrofi future non può che dipendere da una scelta personale, della quale risponderà lui e che gli altri potranno giudicare ma non imporre (del resto, come potrebbero?).
In quanto alla vita che deve essere slvaguardata quando la si vive, stesso discorso: se non posso evitare la guerra non mi resta che accettare di uccidere od essere ucciso. L&#039;importante - nel caso specifico della guerra - è non creare il mito dell&#039;eroe... non per disconoscsre e tanto meno condannare il gesto eroico, ma perchè il suo culto potrebbe dare dignità alla guerra stessa che come tale non ne ha nessuna.  &quot;Beato quel paese che non ha bisogno di eroi&quot; diceva, se non sbaglio Brecht.

Non so naturalmente se la risposta ti soddisfa (ne dubito), ma riconoscimo lo sforzo per motivarla]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://blog.uaar.it/2011/01/09/somalia-niente-strette-mano-fra-uomini-donne/#comment-449664">bruno gualerzi</a>.</p>
<p>Il caso da te prospettato non tiene conto di quanto ho detto più volte: qui ci si trova di fronte ad una situazione ormai compromessa di fronte alla quale il sacrificio della vita per evitare catastrofi future non può che dipendere da una scelta personale, della quale risponderà lui e che gli altri potranno giudicare ma non imporre (del resto, come potrebbero?).<br />
In quanto alla vita che deve essere slvaguardata quando la si vive, stesso discorso: se non posso evitare la guerra non mi resta che accettare di uccidere od essere ucciso. L&#8217;importante &#8211; nel caso specifico della guerra &#8211; è non creare il mito dell&#8217;eroe&#8230; non per disconoscsre e tanto meno condannare il gesto eroico, ma perchè il suo culto potrebbe dare dignità alla guerra stessa che come tale non ne ha nessuna.  &#8220;Beato quel paese che non ha bisogno di eroi&#8221; diceva, se non sbaglio Brecht.</p>
<p>Non so naturalmente se la risposta ti soddisfa (ne dubito), ma riconoscimo lo sforzo per motivarla</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Batrakos		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2011/01/09/somalia-niente-strette-mano-fra-uomini-donne/#comment-450160</link>

		<dc:creator><![CDATA[Batrakos]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 18:11:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://blog.uaar.it/2011/01/09/somalia-niente-strette-mano-fra-uomini-donne/#comment-449664&quot;&gt;bruno gualerzi&lt;/a&gt;.

Gualerzi,

facciamola più spicciola perchè mi pare che ancora non staimo centrando il problema: se uno scienziato non collabora alla politica bellica di un regime sa che lo uccideranno, ma sa che venendo ucciso non gli fornirà un&#039;arma di distruzione di massa ed eviterà la morte di tanti altri.
Se sceglie di non collaborare e morire lui, agisce, visto che citi Schopenauer, per empatia e deve anche avere un grande coraggio.
Ma quest&#039;empatia e il necessario coraggio cozzano, e qui è il cuore della mia critica, con la necessità da te espressa di una ragione volta esclusivamente al presente per cui -stando al tuo modo di ragionare e tirando le conseguenze- sarebbe più razionale un collaborazionista che sacrifica mezzo mondo pur di rimanere in vita lui, perchè il suo sacrificio a nulla gli gioverebbe.
Sarebbe realmente più razionale? Non lo so: so solo che se tutti avessero usato e usassero questo metro di razionalità il mondo sarebbe un luogo ancor peggiore di quello che è oggi; per cui è un discorso che, quanto a conseguenze, supera le scelte individuali pure e semplici.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://blog.uaar.it/2011/01/09/somalia-niente-strette-mano-fra-uomini-donne/#comment-449664">bruno gualerzi</a>.</p>
<p>Gualerzi,</p>
<p>facciamola più spicciola perchè mi pare che ancora non staimo centrando il problema: se uno scienziato non collabora alla politica bellica di un regime sa che lo uccideranno, ma sa che venendo ucciso non gli fornirà un&#8217;arma di distruzione di massa ed eviterà la morte di tanti altri.<br />
Se sceglie di non collaborare e morire lui, agisce, visto che citi Schopenauer, per empatia e deve anche avere un grande coraggio.<br />
Ma quest&#8217;empatia e il necessario coraggio cozzano, e qui è il cuore della mia critica, con la necessità da te espressa di una ragione volta esclusivamente al presente per cui -stando al tuo modo di ragionare e tirando le conseguenze- sarebbe più razionale un collaborazionista che sacrifica mezzo mondo pur di rimanere in vita lui, perchè il suo sacrificio a nulla gli gioverebbe.<br />
Sarebbe realmente più razionale? Non lo so: so solo che se tutti avessero usato e usassero questo metro di razionalità il mondo sarebbe un luogo ancor peggiore di quello che è oggi; per cui è un discorso che, quanto a conseguenze, supera le scelte individuali pure e semplici.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: bruno gualerzi		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2011/01/09/somalia-niente-strette-mano-fra-uomini-donne/#comment-450153</link>

		<dc:creator><![CDATA[bruno gualerzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 17:58:07 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.uaar.it/news/?p=21037#comment-450153</guid>

					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://blog.uaar.it/2011/01/09/somalia-niente-strette-mano-fra-uomini-donne/#comment-449664&quot;&gt;bruno gualerzi&lt;/a&gt;.

@ Batrakos
&quot;usare la razionalità per evitare di trovarsi in certe situazioni mi pare una non-risposta&quot;

Lo sarebbe certamente... se ci fosse una risposta migliore. Per come vedo io le cose infatti è inutile aspettare che gli eventi accadano cercando poi di porre rimedio, Certo che la razionalità non è tutto (credo di averlo detto ripetutamente), ma allo stato delle cose a questo punto della storia umana non vedo niente di più concreto (sì, proprio concreto), che appellarsi alla ragione come ultima spiaggia per la sopravvivenza della specie, cioè degli individui che la compongono. Dico questo non per pessimismo congenito, ma perchè, a lume di ragione, vedo sempre più l&#039;operato degli uomini sfuggire loro di mano mentre nesun reale progresso è verificabile se non si guarda solo in casa propria... e in un mondo sempre più globalizzato le situazioni conflittuali, in atto o potenziali, non solo non sono diminuite, ma si alimentano a vicenda in una reazione a catena sempre meno arrestabile. La guerra, le guerre, sono solo lo sbocco finale, sempre più a rischio di non lasciare superstiti, di questa conflittualità: in questo senso l&#039;ho presa in considerazione.

Il ruolo dell&#039;intellettuale? Se per essere intellettuali  si intende - come io intendo - ricorrere il più possibile a valutare razionalmnete (e ho già ripetuto più volte cosa intendo per razionalità) le situazioni, si può essre tutti &#039;intellettuali&#039;... anzi, da questo punto di vista la razionalità può essere vista come semplice ragionavolezza, alla portata di tutti. Non affermano sempre tutti, quando &#039;ragionano&#039;, che la guerra è solo una grossa follia, una grossa stupidaggine nel senso di totalmente irrazionale e che sarebbe bello se si potesse vivere tutti in pace? E cosa resta di fronte ai fanatismi, religiosi e non, se non puntare sull&#039;istinto di sopravvivenza da risvegliare anche in loro? Talebani, anzi, di più kamokaze, compresi. Certo, se non c&#039;è altra strada, si deve cercare di eliminarli per non esserne eliminati... ma nella chiara consapevolezza che così il problema non è certo risolto, solo rinviato sien die. 
Tu dici che, per evitare la catastrofe futura più o meno annunciata devo farmene carico al presente, mentre se &#039;me ne frego&#039;... ecco, appunto, &#039;se me ne frego&#039; vuol dire che quell&#039;etica basata sulla razionalità non ha luogo. E se questo &#039;non fregarsene&#039; può costare la vita? Qui siamo nel campo delle scelte personali, il cui criterio minimo da seguire è comunque quello di cercare la collaborazione, la solidarietà, di quanti la pensano allo stesso modo, spingendo poi eventualmente il proprio impegno anche nel mettere a rischio la propria vita, cioè una cosa di cui solo io posso disporre ed eventgualmete sacrificare. Ma sacrificare la &#039;mia&#039; vita, non quella altrui... in ogni caso come ultima spiaggia, perchè il sacrificio della vita quasi mai serve veramente a qualcosa. E&#039; servita a qualcosa.

@ Sandra
Proverò a confrontarmi con te più tardi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://blog.uaar.it/2011/01/09/somalia-niente-strette-mano-fra-uomini-donne/#comment-449664">bruno gualerzi</a>.</p>
<p>@ Batrakos<br />
&#8220;usare la razionalità per evitare di trovarsi in certe situazioni mi pare una non-risposta&#8221;</p>
<p>Lo sarebbe certamente&#8230; se ci fosse una risposta migliore. Per come vedo io le cose infatti è inutile aspettare che gli eventi accadano cercando poi di porre rimedio, Certo che la razionalità non è tutto (credo di averlo detto ripetutamente), ma allo stato delle cose a questo punto della storia umana non vedo niente di più concreto (sì, proprio concreto), che appellarsi alla ragione come ultima spiaggia per la sopravvivenza della specie, cioè degli individui che la compongono. Dico questo non per pessimismo congenito, ma perchè, a lume di ragione, vedo sempre più l&#8217;operato degli uomini sfuggire loro di mano mentre nesun reale progresso è verificabile se non si guarda solo in casa propria&#8230; e in un mondo sempre più globalizzato le situazioni conflittuali, in atto o potenziali, non solo non sono diminuite, ma si alimentano a vicenda in una reazione a catena sempre meno arrestabile. La guerra, le guerre, sono solo lo sbocco finale, sempre più a rischio di non lasciare superstiti, di questa conflittualità: in questo senso l&#8217;ho presa in considerazione.</p>
<p>Il ruolo dell&#8217;intellettuale? Se per essere intellettuali  si intende &#8211; come io intendo &#8211; ricorrere il più possibile a valutare razionalmnete (e ho già ripetuto più volte cosa intendo per razionalità) le situazioni, si può essre tutti &#8216;intellettuali&#8217;&#8230; anzi, da questo punto di vista la razionalità può essere vista come semplice ragionavolezza, alla portata di tutti. Non affermano sempre tutti, quando &#8216;ragionano&#8217;, che la guerra è solo una grossa follia, una grossa stupidaggine nel senso di totalmente irrazionale e che sarebbe bello se si potesse vivere tutti in pace? E cosa resta di fronte ai fanatismi, religiosi e non, se non puntare sull&#8217;istinto di sopravvivenza da risvegliare anche in loro? Talebani, anzi, di più kamokaze, compresi. Certo, se non c&#8217;è altra strada, si deve cercare di eliminarli per non esserne eliminati&#8230; ma nella chiara consapevolezza che così il problema non è certo risolto, solo rinviato sien die.<br />
Tu dici che, per evitare la catastrofe futura più o meno annunciata devo farmene carico al presente, mentre se &#8216;me ne frego&#8217;&#8230; ecco, appunto, &#8216;se me ne frego&#8217; vuol dire che quell&#8217;etica basata sulla razionalità non ha luogo. E se questo &#8216;non fregarsene&#8217; può costare la vita? Qui siamo nel campo delle scelte personali, il cui criterio minimo da seguire è comunque quello di cercare la collaborazione, la solidarietà, di quanti la pensano allo stesso modo, spingendo poi eventualmente il proprio impegno anche nel mettere a rischio la propria vita, cioè una cosa di cui solo io posso disporre ed eventgualmete sacrificare. Ma sacrificare la &#8216;mia&#8217; vita, non quella altrui&#8230; in ogni caso come ultima spiaggia, perchè il sacrificio della vita quasi mai serve veramente a qualcosa. E&#8217; servita a qualcosa.</p>
<p>@ Sandra<br />
Proverò a confrontarmi con te più tardi.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Batrakos		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2011/01/09/somalia-niente-strette-mano-fra-uomini-donne/#comment-450091</link>

		<dc:creator><![CDATA[Batrakos]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 16:17:40 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.uaar.it/news/?p=21037#comment-450091</guid>

					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://blog.uaar.it/2011/01/09/somalia-niente-strette-mano-fra-uomini-donne/#comment-449664&quot;&gt;bruno gualerzi&lt;/a&gt;.

Gualerzi,
usare la razionalità per evitare di trovarsi in certe situazioni mi pare una non-risposta, anzi ancor più una giustificazione di chi ha appoggiato certe situazioni per quieto vivere: non esiste mica solo la guerra e la razionalità in alcune situazini non è tutto, ma l&#039;ho già scritto.
Inviterei a prestare maggior attenzione, se ne avrai il tempo, al mio ultimo commento perchè il punto mi pare più dirimente rispetto alla risposta da te espressa.

Sandra,
grazie del consiglio bibliografico: me lo appunto e lo comprerò.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://blog.uaar.it/2011/01/09/somalia-niente-strette-mano-fra-uomini-donne/#comment-449664">bruno gualerzi</a>.</p>
<p>Gualerzi,<br />
usare la razionalità per evitare di trovarsi in certe situazioni mi pare una non-risposta, anzi ancor più una giustificazione di chi ha appoggiato certe situazioni per quieto vivere: non esiste mica solo la guerra e la razionalità in alcune situazini non è tutto, ma l&#8217;ho già scritto.<br />
Inviterei a prestare maggior attenzione, se ne avrai il tempo, al mio ultimo commento perchè il punto mi pare più dirimente rispetto alla risposta da te espressa.</p>
<p>Sandra,<br />
grazie del consiglio bibliografico: me lo appunto e lo comprerò.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Sandra		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2011/01/09/somalia-niente-strette-mano-fra-uomini-donne/#comment-450046</link>

		<dc:creator><![CDATA[Sandra]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 14:23:09 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.uaar.it/news/?p=21037#comment-450046</guid>

					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://blog.uaar.it/2011/01/09/somalia-niente-strette-mano-fra-uomini-donne/#comment-449664&quot;&gt;bruno gualerzi&lt;/a&gt;.

Bruno, Spock è un personaggio di star trek! 
&quot;Tra gli animali la conflittualità porta normalmente a ristabilire un equilibrio in funzione delle risorse disponibili. &quot;

Si stima che il 99% delle specie viventi che hanno popolato il nostro pianeta sia estinto. Le condizioni cambiano, alcune specie si adattano, altre soccombono, secondo lo stesso principio di competizione che ha portato civiltà a nascere, svilupparsi e declinare mentre altre si affacciavano per ricoprire lo stesso percorso. Perché noi non dovremo estinguerci? Verrà il tempo anche per noi, per nostro intervento diretto o per un meteorite come è giä successo, o per qualche esplosione stellare, o per qualche superbattere evolutosi a  sopravvivere a qualsiasi antibiotico... Potrebbe succedere, senza schiacciare quel famoso bottone, per puro caso o per una concatenazione di fatti casuali, indipendenti da noi. 
Il mio pensiero era molto semplice, e cioè secondo me non c&#039;è motivo per cui uno scienziato non si  debba comportare come il peggiore mercenario (per interesse, per avidità, per rivalsa personale), allo stesso modo per cui un semplice operaio decida di opporsi al nazismo cercando di risvegliare le coscienze dei propri concittadini inviando messaggi anonimi (per poi scoprire che per paura erano finiti tutti non letti alla Gestapo) mentre un intellettuale come von Karajan prese la tessera nel 33.
La realizzazione dell&#039;individuo non è un valore assoluto, ognuno attribuisce un senso diverso.
Anche sulla collaborazione tra individui sono d&#039;accordo, e ha senso per noi, che da poco ce lo possiamo permettere: viviamo in società di benessere, organizzate e rette da leggi espressione della cultura, ma non è stato sempre cosi&#039; e nella maggior parte del mondo non lo è. Il comportamento poi è virtuoso a seconda della situazione: per tornare all&#039;atomica, era virtuoso o meno progettarla? 

Bakatros, conosco Spock ma confesso di essere ignorante e non sapere niente di Stirner, ohimè! Ho appena letto due opere di un certo Fallada, in cui è ben tracciata la società tedesca nel 33 e nel 44, due storie diverse. La gente allora aveva preoccupazioni di carattere vitale: il lavoro, la casa, la salute. In questa società si è fatto strada il regime nazista, ma in modo strisciante, tanto che nella storia del 44 una coppia berlinese inizia a porsi domande solo dopo la morte del figlio. E inizia a pensare a una forma privata di resistenza, in fondo cos&#039;hanno ancora da perdere? Se non lo hai letto, Ognuno muore solo, te lo consiglio. E&#039; una lettura angosciante, ti avverto, a me ha ricordato 1984, solo che questa era vera. C&#039;è un elemento di consolazione: che al di là del coraggio o della vigliaccheria degli individui, le dittature, per la loro stessa natura, finiscono per appoggiare su individui mediocri, il che porta alla loro fine. Quando lo status è garantito dalla divisa, l&#039;individuo non conta davvero piu&#039;: chi non ha la divisa è nessuno, ma poco a poco nella divisa finisce per non esserci niente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://blog.uaar.it/2011/01/09/somalia-niente-strette-mano-fra-uomini-donne/#comment-449664">bruno gualerzi</a>.</p>
<p>Bruno, Spock è un personaggio di star trek!<br />
&#8220;Tra gli animali la conflittualità porta normalmente a ristabilire un equilibrio in funzione delle risorse disponibili. &#8221;</p>
<p>Si stima che il 99% delle specie viventi che hanno popolato il nostro pianeta sia estinto. Le condizioni cambiano, alcune specie si adattano, altre soccombono, secondo lo stesso principio di competizione che ha portato civiltà a nascere, svilupparsi e declinare mentre altre si affacciavano per ricoprire lo stesso percorso. Perché noi non dovremo estinguerci? Verrà il tempo anche per noi, per nostro intervento diretto o per un meteorite come è giä successo, o per qualche esplosione stellare, o per qualche superbattere evolutosi a  sopravvivere a qualsiasi antibiotico&#8230; Potrebbe succedere, senza schiacciare quel famoso bottone, per puro caso o per una concatenazione di fatti casuali, indipendenti da noi.<br />
Il mio pensiero era molto semplice, e cioè secondo me non c&#8217;è motivo per cui uno scienziato non si  debba comportare come il peggiore mercenario (per interesse, per avidità, per rivalsa personale), allo stesso modo per cui un semplice operaio decida di opporsi al nazismo cercando di risvegliare le coscienze dei propri concittadini inviando messaggi anonimi (per poi scoprire che per paura erano finiti tutti non letti alla Gestapo) mentre un intellettuale come von Karajan prese la tessera nel 33.<br />
La realizzazione dell&#8217;individuo non è un valore assoluto, ognuno attribuisce un senso diverso.<br />
Anche sulla collaborazione tra individui sono d&#8217;accordo, e ha senso per noi, che da poco ce lo possiamo permettere: viviamo in società di benessere, organizzate e rette da leggi espressione della cultura, ma non è stato sempre cosi&#8217; e nella maggior parte del mondo non lo è. Il comportamento poi è virtuoso a seconda della situazione: per tornare all&#8217;atomica, era virtuoso o meno progettarla? </p>
<p>Bakatros, conosco Spock ma confesso di essere ignorante e non sapere niente di Stirner, ohimè! Ho appena letto due opere di un certo Fallada, in cui è ben tracciata la società tedesca nel 33 e nel 44, due storie diverse. La gente allora aveva preoccupazioni di carattere vitale: il lavoro, la casa, la salute. In questa società si è fatto strada il regime nazista, ma in modo strisciante, tanto che nella storia del 44 una coppia berlinese inizia a porsi domande solo dopo la morte del figlio. E inizia a pensare a una forma privata di resistenza, in fondo cos&#8217;hanno ancora da perdere? Se non lo hai letto, Ognuno muore solo, te lo consiglio. E&#8217; una lettura angosciante, ti avverto, a me ha ricordato 1984, solo che questa era vera. C&#8217;è un elemento di consolazione: che al di là del coraggio o della vigliaccheria degli individui, le dittature, per la loro stessa natura, finiscono per appoggiare su individui mediocri, il che porta alla loro fine. Quando lo status è garantito dalla divisa, l&#8217;individuo non conta davvero piu&#8217;: chi non ha la divisa è nessuno, ma poco a poco nella divisa finisce per non esserci niente.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: bruno gualerzi		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2011/01/09/somalia-niente-strette-mano-fra-uomini-donne/#comment-450017</link>

		<dc:creator><![CDATA[bruno gualerzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 12:10:35 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.uaar.it/news/?p=21037#comment-450017</guid>

					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://blog.uaar.it/2011/01/09/somalia-niente-strette-mano-fra-uomini-donne/#comment-449664&quot;&gt;bruno gualerzi&lt;/a&gt;.

Dimenticavo. Ci sono tante situazioni - come opportunamente richiamavate - in cui c&#039;è poco da &#039;ragionare&#039;, occorre agire, in genere, per istinto... ed è soprattutto quando c&#039;è in ballo la sopravvivenza propria o altrui direttamente messa in discussione. Lo so che sembrerà una risposta ovvia, banale... ma non vedo altra soluzione: usare la razionalità per fare in modo che ci si trovi il meno possibile in queste situazioni.
In guerra, per esempio: se non si riesce ad evitarla, poi c&#039;è poco da fare: &#039;mors tua vita mea&#039;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://blog.uaar.it/2011/01/09/somalia-niente-strette-mano-fra-uomini-donne/#comment-449664">bruno gualerzi</a>.</p>
<p>Dimenticavo. Ci sono tante situazioni &#8211; come opportunamente richiamavate &#8211; in cui c&#8217;è poco da &#8216;ragionare&#8217;, occorre agire, in genere, per istinto&#8230; ed è soprattutto quando c&#8217;è in ballo la sopravvivenza propria o altrui direttamente messa in discussione. Lo so che sembrerà una risposta ovvia, banale&#8230; ma non vedo altra soluzione: usare la razionalità per fare in modo che ci si trovi il meno possibile in queste situazioni.<br />
In guerra, per esempio: se non si riesce ad evitarla, poi c&#8217;è poco da fare: &#8216;mors tua vita mea&#8217;.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Batrakos		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2011/01/09/somalia-niente-strette-mano-fra-uomini-donne/#comment-450016</link>

		<dc:creator><![CDATA[Batrakos]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 12:07:38 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.uaar.it/news/?p=21037#comment-450016</guid>

					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://blog.uaar.it/2011/01/09/somalia-niente-strette-mano-fra-uomini-donne/#comment-449664&quot;&gt;bruno gualerzi&lt;/a&gt;.

Gualerzi, grazie della risposta, ma sul punto diretto per cui l&#039;intellettuale che sceglie di non collaborare rischia consapevolmente di essere ucciso e quindi sarebbe poco razionale perchè sacrificherebbe la sua vita alienandosi per evitare una catastrofe futura che potrebbe anche avvenire dopo la sua morte naturale (e dunque come singolo, come individuo hic et ninc non importargli affatto), argomento che mi sembra essere la  naturale conseguenza dalle tue premesse, non riesco ad individuare la risposta.

Comunque ora devo staccare per un po&#039;, buona giornata anche a te!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://blog.uaar.it/2011/01/09/somalia-niente-strette-mano-fra-uomini-donne/#comment-449664">bruno gualerzi</a>.</p>
<p>Gualerzi, grazie della risposta, ma sul punto diretto per cui l&#8217;intellettuale che sceglie di non collaborare rischia consapevolmente di essere ucciso e quindi sarebbe poco razionale perchè sacrificherebbe la sua vita alienandosi per evitare una catastrofe futura che potrebbe anche avvenire dopo la sua morte naturale (e dunque come singolo, come individuo hic et ninc non importargli affatto), argomento che mi sembra essere la  naturale conseguenza dalle tue premesse, non riesco ad individuare la risposta.</p>
<p>Comunque ora devo staccare per un po&#8217;, buona giornata anche a te!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: bruno gualerzi		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2011/01/09/somalia-niente-strette-mano-fra-uomini-donne/#comment-450012</link>

		<dc:creator><![CDATA[bruno gualerzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 11:53:24 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.uaar.it/news/?p=21037#comment-450012</guid>

					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://blog.uaar.it/2011/01/09/somalia-niente-strette-mano-fra-uomini-donne/#comment-449664&quot;&gt;bruno gualerzi&lt;/a&gt;.

@ Sandra - Batrakos.
(Replico ad entrambi perchè mi pare su tante questioni siate sulla stessa lunghezza d&#039;onda.)

Grazie intanto per gli interessantissimi riscontri che permettono anche a me di mettere alla prova  - o cimunque di precisare sempre meglio - le mie convinzioni. Portate pazienza se mi ripeterò... lo faccio sperando di farmi intendere sempre meglio.
La questione della razionalità.
Qui davvero, per impostare la questione come la vedo io non posso che ripetermi quasi alla lettera (e alla noia (^_^). Premessa delle premesse: per me (ma ovviamente non credo solo per me) parlare di razionalità, di ragione, è lo stesso che parlare ci coscienza, intesa come facoltà di pensare, di riflettere. Ed è ciò che considero un istinto tra gli altri di cui l&#039;evoluzione ha &#039;dotato&#039; l&#039;uomo in funzione - come tutti gli istinti - della sopravvivenza della soecie attraverso la riproduzione degli individui. Caratteristica di questo istinto è rendere l&#039;uomo consapevole dei propri limiti (gli animali, per quanto se ne sa, per come percepiamo il loro comportamento, non hanno alcuna consapevolezza dei propri limti: li vivono e basta). Ora, in considerazione della inevitabile reciproca influenza tra i vari istinti è evidente che la consapevolezza come tale non basta per garantire la sopravvivenza dell&#039;individuo prima della fine naturale (da qui, tra l&#039;altro, la fuga in avanti di tutte le religioni e dei loro surrogati: ideologia e quant&#039;altro vissuti &#039;religiosamente&#039;). E perchè non basta? Perchè altri istinti tendenti a potenziare al massimo le capacità dell&#039;individuo come tale, lo portano a porsi in conflitto con gli altri individui, potenziali concorrenti. (Nota rapida: la condizione umana, come di ogni altro essere vivente, è caratterizzata dal bisogno e dalla necessità di farvi fronte &#039;dandosi da fare&#039;) 
Che ruolo ha allora la ragione, un istinto - ripeto - che come gli altri serve alla specie per la propria sopravvivenza, qual è la sua peculiarità? Rendere consapevoli che la conflittualità (che è certamente congeniata alla condizione umana per le ragioni che si dicevano, ed è del tutto simile in questo agli animali) - può sì &#039;servire&#039; per affermare la propria individualità - ma (ecco il paradosso, o se si vuole la contraddizione... a me piace parlare di &#039;circolo vizioso) - SEMPRE IN FUNZIONE DELLA REALIZZAZIONE DELL&#039;INDIVIDUO, può nello stesso tempo portare l&#039;ìindividuo all&#039;autodistruzione, e quindi potenzialmente all&#039;estinzione della specie. Come? Proprio servendosi della ragione! Di una ragione che definisco &#039;strumentale&#039; in quanto viene applicata - che se ne sia consapevoli o no - all&#039;affermazione dell&#039;individuo, sia che lo si consideri come singolo che come gruppo al quale si trova, o vuole, appartenere. 
Che questo non sia (perchè è un pò sia la ragione che la verifica di quanto provo a sostenere) una sorta di cervellotica fantasia fine a se stessa, lo ricavo da un situazione in cui si è venuta a trovare storicamente l&#039;umanità, per cui la possibilità dell&#039;autoditruzione non è più il ricorrente sproloquio di qualche visionario apocalittico, ma un concreta evntualità in quanto i mezzi - pensati ed elaborati dall&#039;uomo usando la ragione strumentale! - ci sono tutti. Tra gli animali la conflittualità porta normalmente a ristabilire un equilibrio in funzione delle risorse disponibili. Nell&#039;uomo, potenialmente pià attrezzato in quanto dotato di ragione, proprio questa potenzialità può portarlo all&#039;autodistruzione. Per &#039;virtù&#039; propria
Torniamo alla razionalità. Non si tratta... 
come anche nei vostri interventi si sostiene, di una sorta di facoltà di supervisione che &#039;vorrebbe&#039; controllare gli istinti (genericamente le &#039;emozioni&#039;, che giustamente richiamate nei vostri interventi), i quali però spesso &#039;annebbiano&#039; la ragione, le impediscono di vedere le situazioni con la necessaria lucidità, di inserirle in una prospettiva logica ecc. ... e, sì insomma, bisognerebbe essere come quel &#039;dottor Spock&#039; che immagino sia un personaggio fantascientifico...
ma si tratta semplicemente (si fa per dire) di un istinto di sopravvivenza in continua &#039;dialettica&#039; con gli altri istinti, la cui specificità, si diceva, è quella di rendere consapevoli di questa condizione... 
il che non ha niente a che fare con la concezione - più o meno classica, ma anche religiosa - di una razionalità che deve soffocare i sensi, controllare le emozioni, e che in realtà non fa altro che sovrapporsi agli altri istinti pure vitali,... e quindi, in questa veste, altrttanto distruttiva...
ma si tratta di una razionalità che - dicevo - &#039;può&#039; rendere consapevoli di queste situazioni, diciamo, autolesioniste per l&#039;individuo e per la specie, ma che non è nè un &#039;superistinto. nè (ma questo ad amici atei non c&#039;è bisogno di dirlo) un dono divino.
Ecco, inoltre, in che senso considero l&#039;eticità un comportamento vistuoso se e quando si basa su questa consapevolezza (razionalità) che coi nostri simili conviene collaborare... e se non lo facciamo... peggio per noi!
Poi c&#039;è tutto il discorso sulla scienza, che ho fatto tante volte ma che pure andrebbe da parte mia precisato...  però sarà per un&#039;alyta volta (^_^)
Buona giornata.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://blog.uaar.it/2011/01/09/somalia-niente-strette-mano-fra-uomini-donne/#comment-449664">bruno gualerzi</a>.</p>
<p>@ Sandra &#8211; Batrakos.<br />
(Replico ad entrambi perchè mi pare su tante questioni siate sulla stessa lunghezza d&#8217;onda.)</p>
<p>Grazie intanto per gli interessantissimi riscontri che permettono anche a me di mettere alla prova  &#8211; o cimunque di precisare sempre meglio &#8211; le mie convinzioni. Portate pazienza se mi ripeterò&#8230; lo faccio sperando di farmi intendere sempre meglio.<br />
La questione della razionalità.<br />
Qui davvero, per impostare la questione come la vedo io non posso che ripetermi quasi alla lettera (e alla noia (^_^). Premessa delle premesse: per me (ma ovviamente non credo solo per me) parlare di razionalità, di ragione, è lo stesso che parlare ci coscienza, intesa come facoltà di pensare, di riflettere. Ed è ciò che considero un istinto tra gli altri di cui l&#8217;evoluzione ha &#8216;dotato&#8217; l&#8217;uomo in funzione &#8211; come tutti gli istinti &#8211; della sopravvivenza della soecie attraverso la riproduzione degli individui. Caratteristica di questo istinto è rendere l&#8217;uomo consapevole dei propri limiti (gli animali, per quanto se ne sa, per come percepiamo il loro comportamento, non hanno alcuna consapevolezza dei propri limti: li vivono e basta). Ora, in considerazione della inevitabile reciproca influenza tra i vari istinti è evidente che la consapevolezza come tale non basta per garantire la sopravvivenza dell&#8217;individuo prima della fine naturale (da qui, tra l&#8217;altro, la fuga in avanti di tutte le religioni e dei loro surrogati: ideologia e quant&#8217;altro vissuti &#8216;religiosamente&#8217;). E perchè non basta? Perchè altri istinti tendenti a potenziare al massimo le capacità dell&#8217;individuo come tale, lo portano a porsi in conflitto con gli altri individui, potenziali concorrenti. (Nota rapida: la condizione umana, come di ogni altro essere vivente, è caratterizzata dal bisogno e dalla necessità di farvi fronte &#8216;dandosi da fare&#8217;)<br />
Che ruolo ha allora la ragione, un istinto &#8211; ripeto &#8211; che come gli altri serve alla specie per la propria sopravvivenza, qual è la sua peculiarità? Rendere consapevoli che la conflittualità (che è certamente congeniata alla condizione umana per le ragioni che si dicevano, ed è del tutto simile in questo agli animali) &#8211; può sì &#8216;servire&#8217; per affermare la propria individualità &#8211; ma (ecco il paradosso, o se si vuole la contraddizione&#8230; a me piace parlare di &#8216;circolo vizioso) &#8211; SEMPRE IN FUNZIONE DELLA REALIZZAZIONE DELL&#8217;INDIVIDUO, può nello stesso tempo portare l&#8217;ìindividuo all&#8217;autodistruzione, e quindi potenzialmente all&#8217;estinzione della specie. Come? Proprio servendosi della ragione! Di una ragione che definisco &#8216;strumentale&#8217; in quanto viene applicata &#8211; che se ne sia consapevoli o no &#8211; all&#8217;affermazione dell&#8217;individuo, sia che lo si consideri come singolo che come gruppo al quale si trova, o vuole, appartenere.<br />
Che questo non sia (perchè è un pò sia la ragione che la verifica di quanto provo a sostenere) una sorta di cervellotica fantasia fine a se stessa, lo ricavo da un situazione in cui si è venuta a trovare storicamente l&#8217;umanità, per cui la possibilità dell&#8217;autoditruzione non è più il ricorrente sproloquio di qualche visionario apocalittico, ma un concreta evntualità in quanto i mezzi &#8211; pensati ed elaborati dall&#8217;uomo usando la ragione strumentale! &#8211; ci sono tutti. Tra gli animali la conflittualità porta normalmente a ristabilire un equilibrio in funzione delle risorse disponibili. Nell&#8217;uomo, potenialmente pià attrezzato in quanto dotato di ragione, proprio questa potenzialità può portarlo all&#8217;autodistruzione. Per &#8216;virtù&#8217; propria<br />
Torniamo alla razionalità. Non si tratta&#8230;<br />
come anche nei vostri interventi si sostiene, di una sorta di facoltà di supervisione che &#8216;vorrebbe&#8217; controllare gli istinti (genericamente le &#8216;emozioni&#8217;, che giustamente richiamate nei vostri interventi), i quali però spesso &#8216;annebbiano&#8217; la ragione, le impediscono di vedere le situazioni con la necessaria lucidità, di inserirle in una prospettiva logica ecc. &#8230; e, sì insomma, bisognerebbe essere come quel &#8216;dottor Spock&#8217; che immagino sia un personaggio fantascientifico&#8230;<br />
ma si tratta semplicemente (si fa per dire) di un istinto di sopravvivenza in continua &#8216;dialettica&#8217; con gli altri istinti, la cui specificità, si diceva, è quella di rendere consapevoli di questa condizione&#8230;<br />
il che non ha niente a che fare con la concezione &#8211; più o meno classica, ma anche religiosa &#8211; di una razionalità che deve soffocare i sensi, controllare le emozioni, e che in realtà non fa altro che sovrapporsi agli altri istinti pure vitali,&#8230; e quindi, in questa veste, altrttanto distruttiva&#8230;<br />
ma si tratta di una razionalità che &#8211; dicevo &#8211; &#8216;può&#8217; rendere consapevoli di queste situazioni, diciamo, autolesioniste per l&#8217;individuo e per la specie, ma che non è nè un &#8216;superistinto. nè (ma questo ad amici atei non c&#8217;è bisogno di dirlo) un dono divino.<br />
Ecco, inoltre, in che senso considero l&#8217;eticità un comportamento vistuoso se e quando si basa su questa consapevolezza (razionalità) che coi nostri simili conviene collaborare&#8230; e se non lo facciamo&#8230; peggio per noi!<br />
Poi c&#8217;è tutto il discorso sulla scienza, che ho fatto tante volte ma che pure andrebbe da parte mia precisato&#8230;  però sarà per un&#8217;alyta volta (^_^)<br />
Buona giornata.</p>
]]></content:encoded>
		
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