California, commessa islamica fa causa ad Abercrombie & Fitch: “Licenziata perché indossavo velo”

Hani Khan, una donna di religione islamica, ha fatto causa ad un negozio della catena Abercrombie & Fitch di San Francisco in California perché gli impediva di lavorare col velo. La denuncia è partita col supporto del Council on American-Islamic Relations e del Legal Aid Society-Employment Law Center, facendo leva sulla violazione dei diritti civili e sulla discriminazione basata sulla religione.
Secondo la donna, quando fu assunta nell’ottobre del 2009 le era stato detto che poteva lavorare col velo, se lo abbinava ai colori dell’azienda. Ma dopo quattro mesi, alcuni responsabili le avrebbero chiesto di toglierlo mentre lavorava, ma la donna si era rifiutata: quindi è stata licenziata e ha fatto causa.
L’azienda aveva già patteggiato nel 2004, dopo una causa intentata da lavoratori appartenenti a minoranze (come afro-americani e latinos) oggetto di discriminazione, pagando 40 milioni di dollari.

Valentino Salvatore

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30 commenti

P.C.

Forse sarebbe il caso di approfondire, ma se davvero “le era stato detto che avrebbe potuto lavorare col velo, se lo avesse abbinato ai colori dell’azienda”, penso abbia ragione… non si può dire “mi sta bene se tieni il velo” e poi licenziarla perchè lo fa.

exodus

la ragazza ha pienamente ragione, le aziende non possono avere un comportamento arbitrario fuori dagli obblighi contrattuali

Marco Uno

Non la penso così, e norma che l’azienda chieda di indossare o meno alcuni capi.

Ci sono tute da lavoro, divise da lavoro, in alcuni ambienti si chiede per esempio di evitare gonne troppo corte o canottiere, in molti uffici si impongono giacca e cravatta.
L’azienda deve essere chiara fin da subito, puoi/non puoi, ma tu devi attenerti.

nightshade90

certissimo, ed avresti pienamente ragione. se l’azienda non avesse preventivamente detto alla ragazza che può indossare il velo, e solo dopo avesse cambiato idea.

è come se uno studio notarile, che ha pienamente diritto di pretendere un certo abbigliamenti dai membri, mi assumesse assicurandomi il diritto di vestirmi con la camicia hawaiana (cosa specificata al momento dell’assunzione) e facesse poi marcia indietro pochi mesi dopo. non credo ci siano gli estremi per una denuncia per discriminazioni, ma di sicuro è una violazione dei patti contrattuali precedentemente fatti.

#Aldo#

Un po’ come azzerare gli scatti di anzianità dei dipendenti, insomma…

#Aldo#

…o modificare “in corso d’opera” le norme d’accesso al trattamento pensionistico…

#Aldo#

…o aumentare i carichi di lavoro senza adeguare in modo proporzionato le retribuzioni…

Francesco

Non conosco la situazione reale di questa donna, ma sono contrario in partenza al fatto che una persona possa godere di certi privilegi nel posto di lavoro solo per motivi religiosi.

zat

Non condivido l’ostentazione di qualsiasi simbologia legata al potere di qualsivoglia istituzione, religiosa o statale che sia.
Tuttavia una persona che porta il velo sulla testa o il crocifisso al collo non lede alcuna mia libertà. Non condivido ma rispetto.
Ma questa storia rivela l’ennesiama arroganza dei padroni, per i quali le ragioni del profitto vengono prima della dignità e della libertà della persona.

Fabio

Concordo, chiunque ha il diritto di vestirsi come vuole fede oppure no; entro un certo limite ovviamente, sia da una parte (penso al burca o al pugnale dei fedeli sikh) che dall’altra (penso a chi gira in costume in città).

Personalmente creso che chi tra voi atei si oppone al velo lo fa per il significato che ha e che ritiene sbagliato e non per una questione di etichetta o di divisa. Infatti io indosso una medaglietta con il volto di Cristo e, dal punto di vista estetico, non vedo differenze con un qualsiasi altro ornamento (anelli…).

Shizu

Ti licenziano anche se ti metti un piercing, SAI??? Però se ti licenziano perché ti metti un piercing o tatui il TUO corpo o perché non ti vesti come dovresti fanno bene, se ti licenziano per portare un indumento non appropriato allora va male.
Non so a voi, però a me suona che se ti tingi i capelli di viola e non ti prendono a lavorare sono un poco cavoli loro: CHI TI PAGA HA IL POTERE DI DECIDERE CHI DA L’IMMAGINE DELL’AZIENDA E CHI NO! Da che mondo e mondo un musulmano deve avere l’immunità al licenziamento e gli altri possono essere licenziati per qualsiasi motivo?
Ma basta con questa ignoranza, santo cielo! È stata licenziata come vengono licenziati molte altre persone! Vogliono essere considerati uguali ma mettono sempre le differenze LORO!!!

Reiuky

Non è esattamente così.

Per riprendere il tuo esempio è come se io venissi accunto che ho un pircieng al naso, o un tatuaggio sul braccio o i capelli verdi, e mi dicono che posso tenerli.

Dopo due mesi mi dicono che devo togliermi il tatuaggio al braccio o mi licenziano.

Qui si parla proprio di modifica delle condizioni contrattuali.

Ratio

Se le piace indossare il velo può andare a lavorare in Arabia Saudita dove c’è piena libertà di indossarlo.

histor91

Se ci piace poterci sposare tra gay possiamo andare in Svezia dove c’è peina libertà di sposarsi?

Ratio

Sposarsi tra gay è, secondo me, un diritto, sia in Italia che altrove.
Purtroppo la signora in questione è portatrice di una cultura che nega e disconosce tutti i Diritti Umani, non solo il matrimonio tra gay.
Io non tollero l’intolleranza. 🙂

giulio

In alcuni casi indossare il velo non pregiudica l’adempimento del proprio dovere da parte della lavoratrice. In tali casi non vedo perchè non dovrebbe esserci la libertà di indossarlo.

giulio

Da come viene raccontata la cosa, potreebbe avere ragione la donna, perchè prima il velo va bene e 4 mesi dopo non va più bene?
Come principio generale non credo che il datore di lavoro abbia tutti i diritti, se c’è un motivo RAZIONALE per cui il lavoro va fatto senza velo bene, altrimenti la lavoratrice ha diritto di indossarlo.

Sandra

Hai ragione, ma se guardi la foto della ragazza, ecco, non è proprio il tipo di commessa che ci si aspetta di trovare in un negozio da casual luxury, e in effetti lei sembra fosse saltuariamente nel reparto clienti (e ha rifiutato l’offerta di tornare a lavorare per il negozio “dietro le quinte”). Mi domando come lei stessa combini la propria esigenza del velo come segno di modestia con il fatto di cooperare con un negozio dove la modestia è l’ultima delle priorità, tipo un vegetariano in una macelleria.
C’è un episodio simile, in Inghilterra una commessa fu indotta a togliere il “poppy”, il papavero che gli inglesi indossano un giorno all’anno per ricordare i militari caduti, perché non era parte del codice di abbigliamento aziendale.

“The appearance of our models in the stores is a critical part of the A&F store experience, and therefore it is true that Abercrombie & Fitch has a strict dress code for its store associates.”
http://www.bbc.co.uk/news/uk-england-hampshire-11708637

Reiuky

Ecco, come al solito, che vengono fuori retroscena piccanti…

lo sapevo che era un po’ da prendere con le pinze sta notzia. uff.

teologo cattolico

Da buon cattolico laicista sono contrario ad ogni discriminazione.

nightshade90

laicista tu? se sei laicista, allora io sono un nazicomunista teocratico……

ossimoro a parte (tu e la laicità), concordo con il post.

maxcyberx

non sei più laicista nel momento in cui anteponi l’aggettivo cattolico…

Reiuky

Anche io sono a favore della donna.

Se prima le avevano detto che poteva tenere il velo, non possono dirgli di no dopo diversi mesi. Non avrebbe senso.

Sarebbe esattamente come assumere una ragazza e, dopo qualche mese, imporgli di vestire con una cravatta al posto della gonna. Se non lo si chiarisce sin dall’inizio, non possono imporlo dopo.

Senjin

Detto onestamente se alla firma del contratto hanno concordato che “poteva indossare il velo a patto che lo abbinasse ai colori della divisa” la ditta a torto marcio e quello che ha fatto si configura come violazione di contratto e mobbing. Il punto è che queste cose bisogna farsele mettere nero su bianco sul contratto, altrimenti non c’è modo di provarlo in sede di vertenza.

Io piuttosto mi chiedo se il velo non sia il pretesto per “licenziarla con giusta causa”(*) per altre ragioni più difficili da provare in tribunale. Non sarebbe il primo datore di lavoro a farlo.

(*)inteso in senso legalistico-contrattuale.

maxcyberx

Ma siamo poi così sicuri che il contratto facesse menzione del fatto che era autorizzata a portare il velo? O magari le era stato solo detto visto che, comunque, sarebbe rimasta più che altro in magazzino?
In ogni caso, pretendere di portare il velo negli Stati Uniti mi sa di voglia di apparire eccentrici, altro che obbligo religioso… Anche i paragoni con il crocefisso sono fuori luogo: è+ un simbolo cattolico ma mai e poi mai il catechismo impone di indossarlo…

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