Come il giovane Ateo diventò Aristide

Il Resto del Carlino ha pubblicato un’intervista a un centenario, il signor Arride Zanchini, presidente onorario dell’associazione nazionale combattenti e reduci di Ravenna. Zanchini, tra i vari episodi della sua lunga vita, ricorda anche quanto segue:

Mio fratello fu chiamato Ateo, proprio così. Nacque tre anni dopo di me. Mio padre Aristide morì in guerra che avevo sei anni. Mentre mia madre, che invece si chiamava Pasqua, lavorava nei campi alla Bassona per mantenerci, toccava a me, tutto il giorno, accudire Ateo. Anni dopo, col parroco Luigi Mazzotti, io e mia madre lo portammo in seminario a Ravenna. Quando il rettore sentì il nome, Ateo, saltò dalla sedia. ‘Ci pensiamo noi’, disse don Luigi. E poco dopo gli fu cambiato il nome e Ateo diventò Aristide, come il papà.

Raffaele Carcano

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44 commenti

Federico Tonizzo

Volevo dire:
E meno male che non lo hanno rinominato Teo !!!

bruno gualerzi

Chi mai oggi (parlo ovviamente prima di tutto per me) avrebbe il coraggio di chiamare Ateo un proprio figlio? Cosa vorrà dire?

Roberto Grendene

io quel coraggio non lo avrei

come non lo avrei di chiamarlo “Cristiano”, o “Muhammad”

imporre una ideologia marchiando un altro essere umano appena nasce mi sembre crudele

(poi chiaro che “Cristiano” e “Muhammad” sono diventati nomi come gli altri, ognuno nel suo contesto)

bruno gualerzi

Naturalmente sono d’accordo… solo mi chiedevo come, perchè, questo ‘coraggio’ invece alcuni l’anno avuto. Perchè, siamo sinceri, ce ne voleva…

Manlio Padovan

A Bruno Gualerzi.
Mi piacerebbe sapere se quel coraggio, vero e proprio coraggio, senza virgolette, avrebbe potuto essere di persone appartenenti al ceto borghese.
Io sto diventando sempre di più insofferente verso la cultura e la prassi borghesi; credo che una rivisitazione seria della antica cultura europea popolare e contadina. durata millenni e distrutta prima dall’umanesimo e poi dal rinascimento, sì il tanto decantato Rinascimento, ci darebbe enormi soprprese.

Roberto Grendene

@ bruno

come già detto ce ne voleva

ma e’ sempre questione relativa: se tale nome avesse fatto presa, non sarebbe stato piu’ una opera “coraggiosa” (o da fanatici) attribuire quel nome
un po’ come “Cristiano” oggi, nome che magari anche genitori di famiglie di non credenti danno a loro figli

beninteso, poi le mode passano: conoscevo un anziano chiamato “Imperio”, frutto di un clima che poi finì

bruno gualerzi

@ Manlio Padovan
“Mi piacerebbe sapere se quel coraggio, vero e proprio coraggio, senza virgolette, avrebbe potuto essere di persone appartenenti al ceto borghese”

Nel caso riportato certamente si trattava di famiglia proletaria che viveva in una zona dove il pensiero anarchico era molto diffuso… ma – e qui probabilmente ci sarebbe voluto molto più coraggio – poteva essere anche la scelta di un appartenente al ceto borghese dal quale per altro aveva evidentemente deciso di non farsi più rappresentare.

In quanto alla tua ipotesi che una secolare cultura contadina e popolae sia stata distrutta da Umanesimo e Rinascimento, e che perciò meriterebbe di essere rivisitata, non saprei cosa dire. Personalmente ho provato (accenandone in un libriccino… senza alcuna pretesa ‘scientifica’, per carità!) a rivisitare la storia in chiave espressamente atea. Utilizzando questo punto di vista, ho posto in primo piano una ‘civiltà’ dominata, ancora oggi nonstante tutto, da un pensiero magico-religioso che una cultura contadina e popolare – pur reagendo a volte anche violentemente alle angheria cui questa ‘civiltà’ la sottoponeva – non aveva certo i mezzi culturali per poterla contestare. Anzi, spesso ne era il veicolo privilegiato proprio in quanto la classe più indifesa da tutti i punti vista; economico, politico e naturalmente culturale.
Naturalmente ci sono anche tanti altri punti di vista coi quali ‘leggere’ il passato.

Federico Tonizzo

@ Bruno Gualerzi:
“conoscevo un anziano chiamato “Imperio”, frutto di un clima che poi finì”…

Mia madre mi disse che proprio durante “quel” clima seppe di una famiglia che aveva chiamato la figlia “Italia Imperia Vittoria”.

Federico Tonizzo

ops, il
“conoscevo un anziano chiamato “Imperio”, frutto di un clima che poi finì”
era di Roberto Grendene…
Beh, in fondo si scrive per tutti…

Chiericoperduto

Ho letto di un’immigrato africano, residente in nord Italia, che al proprio figlio ha messo nome “Silvio berlusconi” per riconoscenza all’Italia per averlo accolto e inserito.
Bastava chiamarlo Italo..

Paolo

Che tristezza, povero bambino 🙁 sia per il nome originale sia per la (rivoltante) storia seguente.

Kaworu

pensa a quelli/e che si chiamano crocefisso/a, addolorata e via discorrendo… che non cambiano nemmeno.

dal punto di vista dei nomi, dal lato credente va peggio 😆

Batrakos

Solitamente nomi del genere venivano da ambienti libertari -mentre in ambito comunista esistevano finanche nomi come Stalino- ma è oggettivamente pesante come dice bene Grendene sopra.
Tra i nomi di questo genere il più ganzo secondo me è Libero, anche se oggi c’è un giornale omonimo che con la tradizione del libero pensiero c’entra ben poco.

Kaworu

a essere sincera quel genere di nomi li ho visti solo in emilia romagna (ma lì andavano e vanno anche nomi tipo Archivia e altri, inventati o poco ci manca) 😉

tra nomi “comunisti” e nomi “devoti” non so cosa sia peggio.

forse nomi come “Tiffany Caruso” e affini.

bruno gualerzi

@ Kaworu
Nomi come Lotta, Libertà, Nullo, di chiara matrice libertaria credo non manchino anche fuori dell’Emilia-Romagna.
Piuttosto, avendo fatto per un certo periodo l’impiegato in una grande azienda agricola reggiana gestita ancora a mezzadria (parlo degli anni ’50-’60), non mancavano i figli di mezzadri ‘battezzati’ (già, battezzati? Non ho indagato) Lenino e Stalino. Non so che fine abbiano fatto, se i loro titolari l’abbiano conservato o meno… è certo che non ne ho più sentito parlare.

Kaworu

@bruno

non saprei, parlo della mia esperienza 🙂

così come in veneto ho sentito abbondanti juri e altri che al momento non mi vengono, ma che fuori da certe zone geografiche non ho sentito (del resto è come una “crocefissa”. in lombardia sarebbe rara, in sicilia magari no).

di sicuro un genitore dovrebbe pensare anche a chi quel nome lo porta 😉

pacamanca

Ho un’amica chiamata Syrléa che dice sempre che mamma sua probabilmente era ubriaca quando ha inventato quel nome, ma che almeno ha l’immenso vantaggio di non avere una santa dello stesso nome 😉

Kaworu

il vantaggio di avere un nome adespta 😀

il mio casualmente lo è 😆 (vabbè è di un’altra divinità, ma lo apprezzo decisamente di più)

Roberto Grendene

Conosco da molto vicino un caso di due sorelle, la prima chiamata Paola la sedonda Nadia

Il parroco accettò il primo nome, ma non il secondo (era russo)

La cosa surreale è che al matrimonio fu chiamata col nome contenuto nell’atto del battesimo (Valeria) con tutta la gente in chiesa (me compreso, avrò avuto 10 anni) dispiaciuti perche’ il prete sbagliava il nome della sposa

Southsun

Colpa dei genitori che non piantarono il prete dov’era a biascicare le sue formulette magiche e a giocare con l’acqua fresca.

Stessa cosa il giorno del matrimonio: o Nadia (il vero nome) o a sposarsi dal Sindaco.

Coerenza e coraggio nelle proprie azioni, ci vogliono. I conigli pavidi sono gli animali preferiti dalla Chiesa.

Semmai avrò un figlio lo terrò lontano da siffatte pantomime.

annina

La cosa più rivoltante è che la mamma lo abbia portato in seminario!!!!!!! Se il povero papà fosse stato vivo il nostro Ateo sarebbe rimasto tale non solo di nome ma pure di fatto!

Fri

ma sai, una volta i bimbi si portavano in seminario per dargli la possibilit’a di studiare, visto che i preti ne avevano il monopolio

Kaworu

e tu perchè continui a cambiare nick?

almeno non farti sgamare così palesemente con le tue rime da asilo mariuccia…

Fri

sempre gentili ed educati voi cattolici, vero? e’ questo che vi insegnano quando andate al catechismo?

Southsun

@ Sicut.

Non parla da cretina visto che è atea. Qui di cretina ci sei solo tu, credina.

Kaworu

è un troll, il solito ossessionato dalla hack e dalle rime.

settimana scorsa era C e rios (devo scriverlo staccato se no vien bloccato)

schiaudano

Mi mandano ai matti ‘ste rimette del cazzo, da terza elementare, alla padre Livio!

nightshade90

ma sai annina, probabilmente il ragazzo avrebbe continuato a portare tale nome (e dubito fortemente che si sarebbe mai posto il problema, salvo bigotti come il prete che glielo facciano pesare), quanto al credo, credo che sia impossibile dirlo, visto che tocca solo al ragazzo e a nessun altro scegliere la sua fede (quindi anche nel caso fosse cresciuto da genitori atei si spera che non gli facciano pressioni o propaganda fer farlo diventare come vogliono. cosa che invece temo sia avvenuta in senso opposto in questo caso, visto che dubito che una persona così intollerante da non sopportare il nome del figlio e farglielo cambiare sarebbe disposta a lasciargli libera scelta su cosa diventare…)

annina

Credessi nel paradiso o nell’inferno direi: povero babbo, chissà come soffrirà da lassù/laggiù vedere il suo povero bimbo ridotto a studiare dai preti!
Ma poi s’è fatto prete?
E comunque era battezzato, penso, sennò il parroco se ne fregava di farlo studiare no? Mah…che strana storia, comunque!

Otto Permille

Conoscevo, nel mantovano una vecchia signora che si chiamava Acetilene. Erano nomi anarchici o “scientisti” che dovevano ricordare i valori del progresso. A parte questo, anche il nome Acetilene no suona male. Si deve dire che era più facile variare il nomi con nomi femminili. Con i nomi maschili si ha qualche difficoltà in più.

a-ateo

certe che sbattezzarsi senza snominarsi è una cosa tipicamente italiana, cioè fatta a metà….

Kaworu

guarda che il nome è registrato all’anagrafe.

e non è raro che il battesimo imponga altri nomi. per cui come dire, chi se ne frega?

marco

un po’ per celia e un po’ per non morire: a me piacerebbe cambiare nome in Albedo…

Southsun

Ciumbia che nome! Un marchio a vita nell’Italietta miserrima dei pretoni ricconi.

Comunque, sempre meglio “Ateo” di “Pomponio” o “Doloretta”….

Ratio

Bisognerebbe poter cambiare il proprio nome quando si diventa maggiorenni.

cesares

Una decina d’anni fa un giornalista romagnolo pubblicò un libro sui nomi più strani appioppati in Romagna, tutti rigorosamente verificati sui registri anagrafici comunali.
Alla fede anarchica-socialista riportavano i nomi dei tre fratelli Rivo Luzio Nario e delle tre sorelle Dinamite (Dina) Bomba e Strage.
Indicavano invece una fiducia positivistica nel progresso Carburo e Acetilene (citata in un post precedente).
Usava anche chiamare i figli con l’ordinale numerale (Primo, Secondo, Terzo ecc.) Arrivato a Decimo uno chiamò l’undicesimo figlio Daccapo.
Un tale che voleva un figlio maschio ed ebbe una femmina la chiamò Antavleva (in dialetto romagnolo, non ti volevo)
Spesso si dava il nome del santo riportato dal calendario il giorno della nascita. Un bambino nato il 2 novembre fu chiamato Comdef (Coomemorazione dei Defunti)
Uno che non sapeva che nome dare al figlio appena nato si ripropose di chiamarlo con il primo nome che avesse letto in strada. Così lo chiamò Oleoblitz.
Purtroppo non ho ritrovato il nome del’autore e il titolo del libro, ma quello che ho riferito è assolutamente vero
Personalmente ricordo che molti anni fa ho letto su un manifesto funebre il nome Bengasi (riferimento alla campagna coloniale in Libia del 1911) e un mio caro amico d’infanzia, che tutti chiamavamo Max, si chiamava in realtà Marx, a testimonianza delle idee politiche della famiglia. Ricordo anche il nome Menotti, affibiato non in memoria del famoso Ciro, ma di un figlio di Garibaldi. Anche la tradizione garibaldina era molto viva in Romagna.

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