La Corte d’Appello del Kentucky, con due giudici a favore e uno contrario, ha recentemente dato torto all’associazione American Atheists in una causa contro il locale Department of Homeland Security. Il Kentucky aveva infatti approvato una legge in cui si diceva che non era possibile proteggere lo Stato senza l’aiuto di “Dio onnipotente” e che promuoveva questa idea nelle pubblicazioni e negli incontri ufficiali.
La Franklin Circuit Court aveva dato ragione all’associazione statunitense, ma la Corte d’appello ha ribaltato la sentenza. American Atheist esprime delusione per la decisione, ma il presidente Dave Silverman dice: “siamo incoraggiati dal fatto che uno dei tre giudici della corte concorda sul fatto che usare un ente governativo per promuovere un dio specifico è illegale”. E annuncia un ricorso: “continueremo questa battaglia per proteggere la nostra Costituzione e la separazione tra Chiesa e Stato”. Il direttore di American Atheists, Edwin Kagin, evidenza il “pungente” parere dissenziente del giudice Shake. Aggiunge che certe norme “vanno oltre il semplice riconoscimento del ruolo storico della religione e richiedono invece l’affidamento a Dio Onnipotente per garantire la sicurezza della comunità”. “Mi chiedo come si sarebbe sentita la maggioranza se lo statuto avesse richiesto l’affidamento ad Allah per la sicurezza”, dice. Blair Scott, direttore delle comunicazioni di AA, trova “assurdo” che secondo la Corte “la legislazione si limita retoricamente a fare riferimento alla credenza diffusa nella potenza di Dio”. “È veramente questo che vogliono i credenti: retorico riferimento alla potenza del loro Dio?”, si chiede, “Ancora una volta vediamo che il
sostegno della religione da parte del governo serve solo a sminuirla”.
Massimo Maiurana
