De Pedis in Sant’Apollinare e rapimento Orlandi: “In Vaticano qualcuno sa”

Qualcosa si muove dopo l’interrogazione di Walter Veltroni al ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri, per cercare di far luce sulla strana sepoltura del boss Enrico De Pedis nella basilica di Sant’Apollinare a Roma. Il ministro ha disposto accertamenti, rivelando che la chiesa in questione non è territorio vaticano e che l’ok alla traslazione arrivò direttamente dall’allora presidente della Cei, il cardinale Ugo Poletti. In più, sono emerse pesanti irregolarità – o quantomeno gravi leggerezze – nella documentazione che ha disposto il trasferimento della salma dal cimitero romano del Verano alla chiesa.

Gli inquirenti che si occupano della scomparsa di Emanuela Orlandi tornano alla carica. In Vaticano “qualcuno” sa perché De Pedis è stato trasferito a Sant’Apollinare, dicono. E perché e da chi è stata rapita la ragazza, ormai nel lontano 1983.
Non si ritiene che comunque la tomba dell’ex capo della banda della Magliana possa contenere elementi rilevanti per le indagini, di cui si occupa il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo. La tomba quindi non verrà aperta perché per il procuratore non dovrebbe contenere eventuali resti della Orlandi, oltre a quelli di De Pedis. Tra l’altro, chi segue il controverso caso già sapeva che la basilica non fosse territorio del Vaticano e i dettagli dell’iter per trasferire la salma del boss. Pietro Orlandi, fratello di Emanuela e che da anni si batte per la verità sul caso, esulta. “La posizione dei pm, secondo cui personalità vaticane conoscerebbero la verità su Emanuela è importantissima”, spiega, “ora mi aspetto una risposta dal Vaticano: questo silenzio sta diventando imbarazzante”. Infatti, nonostante l’appello direttamente a Benedetto XVI, non è arrivata alcuna risposta. E lo stesso Orlandi si era detto “deluso”. Ma Orlandi non demorde. Si aspetta “un’azione spontanea” da parte di chi in Vaticano sa e una “risposta ufficiale” della Santa Sede. E non è il solo.

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