‘Newsweek’, per il gay cattolico Sullivan “cristianesimo in crisi, bisogna seguire Gesù”

Il fenomeno del declino del cristianesimo proprio negli Stati Uniti, con la crescita dei non credenti e l’avanzare della secolarizzazione, in questi ultimi anni è oggetto di diversi studi. Non solo diverse pubblicazioni, ma anche i sondaggi rilevano che soprattutto i giovani si allontanano dalla fede e che gli statunitensi sono sempre più insofferenti alla religione in politica.

Un’ulterore riflessione sul tema arriva da Andrew Sullivan, su Newsweek. Questa settimana la rivista ha in copertina un Gesù Cristo metropolitano accompagnato dalla scritta Forget the Church – Follow Jesus. La rilancia in Italia il quotidiano Europa.

Sullivan rappresenta a suo modo le contraddizioni e i conflitti dell’essere allo stesso tempo cristiano cattolico, omosessuale e repubblicano. Gay che, tra l’altro, ha sposato il proprio compagno nel 2007 in Massachusetts. In barba alla dottrina di quella Chiesa di cui si dichiara fedele. E ora lancia un appello per il ritorno a quello che definisce il “vero” insegnamento di Gesù: “più semplice, più puro, apolitico”. Rifacendosi all’approccio di Thomas Jefferson. Cioè il teorico americano della separazione tra Stato e Chiesa, fautore di un personalissimo “cristianesimo” demitizzato, dal quale sono espunti gli elementi più intolleranti e inattuali. Ma anche a figure di santi quali Francesco d’Assisi.

E da credente prende atto della crisi religiosa degli Usa, criticando quella “fede politicizzata” che ha finito per deformare il concetto di “laico” rendendolo “per molti, semplicemente ‘ateismo’”. Anche le religioni organizzate sono “in declino”. Soprattutto la Chiesa cattolica, che ha perso molta credibilità fin dalla proibizione della pillola imposta da papa Paolo VI nel 1968. E che ha ricevuto un colpo secco dallo scandalo pedofilia. Una Chiesa che è, scrive Sullivan, “ossessionata dalla vita sessuale altrui, su chi può sposarsi civilmente e su chi paga per il controllo delle nascite nelle assicurazioni sanitarie”. In declino tra i wasp anche le confessioni protestanti mainline, che hanno ceduto spazio agli integralisti evangelici. In bilico tra quelli che seguono “un vangelo di prosperità, che insegna che vivere una vita da cristiano ti rende ricco e di successo” e gli integralisti che difendono una rigida interpretazione letterale della Bibbia.

Sullivan dice con chiarezza ciò che ormai è “ovvio”, ma “quasi un tabù”, cioè che “lo stesso cristianesimo è in crisi”. Molti di coloro che si professano cristiani e che vanno in chiesa “ora abbracciano un self-help materialistico piuttosto che l’abnegazione ascetica”. Non sorprende che tra i giovani cresca l’ateismo e che si abbandoni il cristianesimo “organizzato” a favore della “spiritualità”, una religiosità fai-da-te tra l’altro già aspramente criticata anche da Benedetto XVI.

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