Pasqua di Passione per lo Ior: rischio “lista nera” sempre più vicino

“Dalla Santa Sede si alza una fumata nera”, scrive Ticino Finanza. Perché Moneyval, ovvero il comitato del Consiglio d’Europa che ha messo sotto esame lo Ior, non ha ottenuto sufficienti garanzie per inserirlo nella cosiddetta white list del Gafi-Ocse. La verifica “sulle pratiche antiriciclaggio adottate dall’istituto di credito dello Stato Pontificio non sarebbero state sufficientemente positive da annoverare San Pietro tra i paesi virtuosi”.

Tutto questo dopo che lo scorso anno Benedetto XVI ha introdotto misure definite, dalla stampa nazionale, come “rigorose”. Possiamo immaginare quanto lo fossero quelle precedenti. E comprendiamo ancora una volta quanto basso sia il tasso di professionalità e indipendenza del giornalismo italiano.

Certo, è stato comunque un giornale, Il Fatto Quotidiano, a far emergere come le nuove misure vaticane fossero, a conti fatti, una mera cosmesi, finalizzata esclusivamente al raggiungimento di una credibilità che, in materia di trasparenza, manca praticamente da sempre. Resta il fatto che di questa imbarazzante vicenda è difficile trovare menzione sui mezzi di informazione. La notizia data da Radiocor è stata infatti ripresa, al momento, soltanto da Borsa Italiana e, in poche righe, sul sito del Corriere della Sera. Che omette di ricordare sia l’inchiesta della giustizia italiana su alcune transazioni dello Ior ancora oggi non pienamente riconducibili al nome di chi le ha realmente disposte, sia alla chiusura del conto dello Ior aperto presso la Jp Morgan di Milano.

Il Vaticano ha ancora qualche mese per correre ai ripari. Quasi sicuramente lo farà: essere internazionalmente conosciuti come una gigantesca lavanderia di denaro sporco non piacerebbe a nessuno. Figuriamoci a chi vanta in ogni occasione possibile la superiorità morale della propria concezione del mondo.

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