Comacchio (FE), no prima comunione a bambino disabile

Da Porto Garibaldi, frazione a Comacchio in provincia di Ferrara, arriva il caso di un parroco che non ha dato la comunione ad un bambino, perché disabile. La famiglia ha fatto frequentare il corso per la prima comunione al figlio, ma infine don Piergiorgio Zaghi non ha ammesso il ragazzino alla comunione. Dicendo che non era capace di intendere e volere. Il parroco aveva manifestato le sue perplessità alla famiglia fin dall’inizio, ma questa aveva insistito per far frequentare il corso. Durante la cerimonia, era presente assieme a tutti gli altri anche il bambino con disabilità, che però al momento clou non ha ricevuto l’ostia. La cosa ha indispettito altre famiglie presenti, che hanno scritto al parroco.

Il vicario della diocesi di Ferrara-Comacchio, monsignor Antonio Grandini, nega che ci sia stata discriminazione e parla di “caso montato dalla famiglia”. Lo stesso padre avrebbe “riconosciuto che il figlio è totalmente incapace di intendere e volere e quindi non in grado di distinguere tra un pezzo di pane e un’ostia”. Tra l’altro la coppia non è nemmeno sposata con matrimonio religioso, quindi non si poteva tentare l’escamotage della “comunione nella fede della famiglia” e si ripiegherà su un altro tipo di ritualità.

Nei mesi scorsi una situazione simile c’era stata in Gran Bretagna, nei confronti di un bambino affetto dalla sindrome di Down.

Questi avvenimenti suscitano alcune riflessioni. La prima è che molto, troppo spesso, i riti religiosi soprattutto cattolici vengono considerati momenti imprescindibili nella vita dei bambini, cui ci si adegua per conformismo e non per fede. E che a volte anche coppie non credenti o comunque non cattoliche persino pretendono, per non escludere i figli da occasioni che coinvolgono gli altri coetanei, o per adeguarsi alle proprie famiglie d’origine. L’altra è che i parroci si premurano di ricordare che per accedere a determinati sacramenti bisogna essere capaci di intendere e volere, ma non hanno nessun problema a battezzare neonati di pochi mesi. Va ricordato che il battesimo è un atto che ha conseguenze canoniche, in quanto ‘trasforma’ i bambini in sudditi della Chiesa cattolica.
AGGIORNAMENTO DEL 12 APRILE 2012. Forse la curia potrebbe ora ripensarci, dando la comunione al bambino. Il portavoce della diocesi, mons. Antonio Grandini, sembra cambiare versione. Prima sosteneva il parroco, don Piergiorgio Zaghi, facendo riferimento alla incapacità di intendere e volere del ragazzino. Ora dice invece non c’è mai stata la volontà di negarla e che potrebbe essere data in futuro. Fino ad ora non è stato possibile, nonostante l’assistenza, in quanto il bambino avrebbe rifiutato la particola, rigurgitandola. E critica l’atteggiamento dei genitori, che “sono partiti in quarta” nel divulgare la notizia.
La madre dal canto suo spera in un “ripensamento”, visto che anche i compagni “hanno dimostrato di tenerci” alla comunione del ragazzino disabile. Sul fatto che non possa capire il “mistero del sacramento dell’Eucarestia”, aggiunge che “anche un bimbo di 10 anni ‘normale’ non possa comprenderlo fino in fondo”. La famiglia annuncia l’intenzione di portare il caso fino alla Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo.
Le forze politiche, in vista delle amministrative, non commentano la vicenda. Fa eccezione Rifondazione Comunista, che chiede ai cattolici di “stigmatizzare con nettezza un atto discriminatorio grave e offensivo” e al clero di “porre rimedio” con “scuse ufficiali e permettendo al ragazzo di ricevere al più presto il sacramento”.

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96 commenti

Kaworu

ma non è (molto) vecchia questa notizia?

se non lo è, non è la prima volta che succede.

strano che facciano il battesimo ai lattanti e non a dei maggiorenni dopo un’attenta valutazione cognitiva…

Le perle ai porci

Non è la prima volta che succede, e ogni volta si nota un po’ di più l’abissale distanza tra ciò che è scritto nei Vangeli (“prendete e mangiatene tutti”) e quello che fa la Chiesa (“prendi solo se sei come dico io e fai quello che ti dico io”). La coerenza è il loro forte.

fab

Facessero lo stesso favore anche a tutti gli altri incapaci di intendere e volere che si mettono in coda (molto corta, ormai).

Kaworu

mah, mia nonna ha una demenza vascolare ormai molto avanzata e fondamentalmente non “c’è” più da diversi anni…

eppure il prete le infila in bocca l’ostia (col rischio che si soffochi, e si prende pure male se gliela si leva dopo che s’è appiccicata al palato) comunque, ogni volta che va a prendere i soldi/panettone/colomba (che vada per quello è palese, perchè se non c’è l’obolo dice che “allora ci vediamo domani”).

whichgood

Caro bambino Gesù, quando sarò grande andrò dal parroco e gli dirò che tu sei soltanto un pretesto per sostenere le sue pulsioni distruttive e le sue ansie di potere, soldi e vita facile.

whichgood

Per la comunione ci vuole la consapevolezza ma per altre cose il prete non discrimina, anzi, meglio se i bambini non capiscono…

whichgood

Già, chissà se qualche mano divina gli fa firmare un falso testamento anche…

Federico Tonizzo

E infatti quello che dici è un pericolo, nei momenti in cui i parenti non ci sono… 🙁
Da qualche parte deve pur essere arrivato, alla “chiesa”, il 20-25% degli immobili situati in Italia… 🙁

chiericoperduto

Anche molti anziani a cui viene data l’ “estrema unzione” hanno poche probabilità di “capire”…
se capissero molti alzerebbero il gesto delle corna.

Agnostico

La Chiesa è la regina dell’incoerenza e dell’ipocrisia.
È contro il divorzio ma foraggia la Sacra Rota ed i suoi annullamenti religiosi.
Rifiuta la comunione ad un bambino perché incapace di intendere e di volere ma battezza bambini che non sanno niente del sacramento del battessimo.
Inoltre pensate che all’età di 8 anni un bambino sia consapevole del rito della comunione?

Diocleziano

Che incongruenza! Rifiutano un sortilegio perché, secondo loro, l’individuo non è in grado di comprendere, e poi fanno di tutto per rincogIionire chi invece capisce benissimo.

Concettualmente questo episodio è una infamia e non mi dilungo a spiegarlo.

giulio

Secondo me è buona norma che un rito sia praticato a chi ne capisce il senso, il che vuol dire che quel prete può aver ragione sulla comunione al disabile, ma allora tutta la Chiesa ha torto sul battesimo.
Trovo ridicolo il ricorso alla CEDU perchè non sono in gioco i diritti umani, non è un diritto ricevere la Comunione, o meglio lo è nei confronti del potere coercitivo dello Stato ma non lo è nei confronti della discrezionalità della Chiesa.
E a parte tutto, siamo di fronte al solito conformismo italico per cui bisogna a tutti i costi fare la Comunione per non sentirsi diversi dagli altri.

Amph

Non sono d’accordo su quanto affermi. La Chiesa è un apparato, che lo si voglia o no, che è un incrocio tra un elefante e un polipo. Per un bambino hanno inventato/ripreso da altri riti delle specifiche tappe (battesimo/comunione/cresima) che, da adulti sono palesemente delle sciocchezze inutili, ma che da piccoli possono essere importanti, per un senso di appartenenza ad un gruppo di coetanei. Sostanzialmente siamo o no mammiferi con forte spirito sociale e gerarchico? Se la Chiesa, in tanti secoli, si è dipinta l’immagina truffaldina di sostituto e detentore di riti sociali, che se ne assuma anche gli obblighi. Hanno obblighi anche i più ridicoli club bocciofili, per dire. Ridicolizzare il “conformismo”, italico poi, quando è invece presente in ogni popolazione conosciuta, la ritengo una faciloneria. Potessi tornare indietro mi batterei per non fare né cresima, né comunione. Ma questo lo dico ora, che sono adulto.

giulio

La società è cambiata, non è più obbligatorio fare i sacramenti cattolici, e ci sono già frotte di bambini che non li fanno e a quanto pare crescono lo stesso, quindi mi pare che anche la CCAR non abbia più alcun obbligo in tal senso.
Inoltre il tuo ragionamento potrebbe far sembrare un’abuso psicologico la decisione dei genitori atei di non far fare i sacramenti ai figli, visto che per te è così importante per un bambino fare la comunione.

Mauro Ghislandi

Ops, anche io non sono in grado di distinguere tra un pezzo di pane e un’ostia. Sono incapace di intendere e di volere?

Pierluigi

beh non esagerare, un’ostia è un po’ diversa da un pezzo di pane!

Mauro Ghislandi

Le differenze organolettiche riesco a coglierle anch’io, ma non credo che il parroco si riferisse a quelle.

Kaworu

di un… sostituire alla parola “perla” una lettera. aiutino: è una vocale.

scommettitore

Non c’è niente di male a fare un po’ di confusione fra un pezzo di pane e l’ostia , pensa che un sacco di gente pensa che sia una bistecca e confonde il vino con il sangue…

Stefano Grassino

Scusate ma io vedo questo accadimento sotto un altra luce. La chiesa si dichiara portatrice della parola del Cristo, di colui che si è fatto crocifiggere per togliere i nostri peccati. Ammettiamo che sia vero e dunque riconosciamo quello che per principio risulterebbe un grandissimo gesto d’amore. Io domando a quel sacerdote: se al posto tuo ci fosse stato Gesù ad officiare il rito, avrebbe rifiutato l’ostia ad un suo fratello a cui la vita aveva riservato sì crudele destino. Credo di no. Credo che lo avrebbe preso a se prima ancora di tutti gli altri fedeli, caro uomo di chiesa e non di fede perché qui sta il punto: voi officiate meccanicamente, senza applicare minimamente quei principi in cui dite di credere ma solo a parole; nei fatti siete solo dei freddi individui che applicano fredde regole, lasciando a casa basilari sentimenti che ogni essere umano dovrebbe avere sempre in se. Le auguro di dormire notti serene e credo che ci riuscirà; solo coloro che hanno un “anima” possono avere gli incubi.

Elena

Ma un neonato battezzato ad un mese di vita, invece, è capace di intendere e di volere? Chiedo…

Kaworu

la scappatoia è che il padrino garantisce per lui (o si assume la responsabilità, vabbè). se non ricordo male.

mi domando come mai queste robe non valgano chessò… per l’iscrizione alla bocciofila o a un partito.

watchdogs

mi dirai, ma uno che mangia un’ostia e crede che sia il corpo di cristo, è capace di intendere e di volere?

Ale papista

Certamente si,invece chi crede che Dio non esista assolutamente no.

Kaworu

ah ecco, siamo già in fase “sdoppiamento di personalità”, aluccio?

fab

E infatti, sbatti in piazza continuamente la tua proverbiale capacità di intendere e volere, bestia.

calogero

Con tutto il rispetto per i disabili veri, mi chiedo se non avere capacità di intendere e volere non sia una necessità per accedere alla comunione con rito cattolico. Solo un incapace mentale, infatti, crede, accetta e condivide che ingoiando quella farina azzima ci si possa comunicare spiritualmente con una divinità! A che scopo, poi, lo vorrei proprio sapere …

whichgood

Hai perfettamente ragione, fosse un dolce prelibato allora potrei capire il significato simbolico ma quel ostione insipido è soltanto un aborto della ragione. Vorrà dire che anche il loro dio è insipido ?

Fabio

“Solo un incapace mentale, infatti, crede, accetta e condivide che ingoiando quella farina azzima ci si possa comunicare spiritualmente con una divinità!”

E di certo questo non è un Cattolico; infatti, da Cattolico, ti dico che è illecito (o meglio è anatema) credere che la comunione sia solo SPIRITUALE; la fede è nella presenza REALE.

Rainbow Eyes

“E di certo questo non è un Cattolico; infatti, da Cattolico, ti dico che è illecito (o meglio è anatema) credere che la comunione sia solo SPIRITUALE; la fede è nella presenza REALE.”

Allora state messi peggio di quanto si possa pensare. Poverini…

Southsun

@ Fabio.

Siete messi peggio dei pagani, allora.

La cosa tragica è che – pur detestandoli – non vi rendete conto che ne ricalcate i riti.

fab

Fabio, mettiti anche a credere che sto scrivendo in sanscrito, va’.

FSMosconi

Devono aver applicato il “caro” vecchio Levitico 21:17-21. 🙄 🙁

paniscus

Io comunque continuo a non capire che cosa spinga delle persone (presumibilmente sincere e in buona fede) a sbracciarsi tanto per supplicare o rivendicare il diritto di ottenere considerazione da qualcuno che non si è fatto scrupoli di umiliarle e rifiutarle.

Non so, mi fa pensare a quei casi drammatici di “donne che amano troppo”… che continuano a stare con un uomo che le picchia, le insulta e le trascura, eppure sono convinte di non poter vivere senza di lui, e si sperticano di moine e di suppliche per non essere lasciate.

Ma boh…

Lisa

Rainbow Eyes

Strano… nemmeno i neonati sono capaci di intendere e volere, eppure il battesimo glielo danno (anzi, glielo impongono) ugualmente, e senza farsi troppe p.ippe mentali. Come mai al signor prete gli è venuto questa improvvisa “crisi di coscienza”? Sarà forse un malcelato disprezzo per i disabili?

Ottone

Questo caso va oltre il ridicolo. In ogni caso da qualunque parte la si guardi è la cosa più ridicola che poteva capitare. Non saprei chi internare in manicomio.

Paul Manoni

A meno di tre mesi di vita, quando si viene PEDOBATTEZZATI ed avviati a far parte del gregge, ovviamente per tradizione non certo per fede, si e’ capaci di intendere e volere!?
Ipocriti…! 😕

Congo

Avevo sempre considerato che i cattolici considerassero la comunione come una sorta di “medicina” di cui chi la riceve sa ben poco, ma che in qualche modo ha degli effetti. Effetti sul piano spirituale in questo caso.
Se però bisogna essere capaci di intendere e di volere vuol dire che gli effetti (se ci sono) sono solo sul piano psicologico.
E’ quello che penso da diversi anni, ma sentirlo dire così chiaramente anche da un sacerdote mi fa un certo effetto.
Gli omeopati per esempio dicono che la loro acqua funziona sempre e comunque, indipendentemente se capisci o non capisci, tanto che rifilano prodotti omeopatici pure agli animali.
Una cosa che funziona se ci credi mi pare che sia ben poca cosa…

Batrakos

A me sembra pura, e vergognosa, antipatia del prete verso i disabili .
Non credo che, se uno non ha per motivi fisici gli strumenti per capire quello che sta facendo, gli possa essere vietato un sacramento importantissimo per la religione cattolica dal momento che il ragazzo non è in nessun modo colpevole della sua mancata comprensione.
Altrimenti si arriverebbe a dire -come facevano un tempo per gli indios, Sepulveda, e poi per i neri, Las Casas- che alcune categorie non hanno l’anima razionale e dunque non sono propriamente umane…posizione inaccettabile tantopiù se si considera ‘persona’ un embrione.
Con tutta la mia sottostima verso il cattolicesimo, non credo che la posizione di questo prete sia in linea con l’ortodossia, almeno su questo singolo punto…

simon

Dunque Ela, persona, seria ritiene che Bartolomeo Las Casa abbia sostenuto che i neri (non so quanti neri ci fossero in America Latina nel 1500) non possiedano l’anima razionale. Le sarei grato se mi indicasse dove, in quanto proprio Las Casa si oppose alla pratica del Requierimento, sostenendo che il Vangelo andasse predicato e solo se liberamente accettato di giungesse al riconoscimento della sovranità del Re di Spagna. Gli indios infatti erano per Las Casas uomini liberi e non sudditi del re di Spagna in quanto mai stat soggetti all’impero romano. Per questa ragione una guerra contro gli indios non aveva alcuna giusitificazione ed era da considerarsi bellum iniustum. Las Casas non ebbe successo con le sue idee e prevalsero quelle opposte.
Ma questo é un blog dove ciascuno può dire qualunque cosa. In effetti non si impedisce di dare la comunione ai neonati (come il battesimo) purché sussista la fede dei genitori al posto di quella del bambino. Se poi Ella ha la bontä di leggere su Avvenire on-line come le cose sono andate davvero sarà più benevolo con quel prete.

manimal

ah, beh.. in effetti, se sussiste la fede dei genitori, cambia tutto!

caso curioso che le idee di Las Casas non ebbero successo…

Batrakos

Simon.

Forse non avrà esplicitamente detto dell’anima razionale ma evidentemente non conosci come Las Casas si volse verso i neri. Egli di persona si rese garante di due navi di tratte di schiavi dell’Africa verso l’America proprio perchè per la costituzione fisica dei neri molto più rfobusta essi erano più adatti ai duri lavori di schiavitù, per cui, seppure non avrà detto esplicitamente la cosa, se gli indios dovevano essere sollevati dalla schiavitù perchè dotati di anima umana (razionale), seppure allo stadio di sviluppo inferiore a quella europea, non si vede come mai per i neri non valesse.
Io lo lessi su un testo di Alberto Burgio più di quindici anni fa all’università, che allora si chiamava ‘Storia del razzismo moderno’ e che nella bibliografia attuale non trovo stampato.
Ora spulciando in rete trovo sia questo link che quello di wikipedia

http://www.ossin.org/analisi-e-interventi/tratta-negriera-marcel-dorigny-schiavitu.html

http://it.wikipedia.org/wiki/Schiavismo_nelle_colonie_spagnole_del_Nuovo_Mondo

In entrambi (quello di wiki indica anche il riferimento bibliografico) si dice che consigliò inizialmente di usare i neri al posto degli indios perchè fisicamente più atti e che poi si pentì e che dunque l’accusa di sostituzione di manodopera schiavista da quella indigena a quella nera va nettamente ridimensionata, ma evidentemente non è che mi sono inventato nulla, semplicemente ho esagerato ad accentuare un riferimento, ma mi pare che tu, che accusi gli altri di dire le cose senza riferimenti, la questione spinosa di Las Casas coi neri non la conoscessi proprio, visto che sei caduto dalle nuvole e hai parlato solo di indios…

Batrakos

Simon.

Ho un commento in approvazione per via dei link a cui rimando per i riferimenti da te chiesti.

whichgood

I genitori si meritano questo trattamento da parte della Chiesa e da chiunque per imposizione della fede e indottrinamento di una persona non autosufficiente.

watchdogs

Questi avvenimenti suscitano alcune riflessioni. La prima è che molto, troppo spesso, i riti religiosi soprattutto cattolici vengono considerati momenti imprescindibili nella vita dei bambini, cui ci si adegua per conformismo e non per fede. E che a volte anche coppie non credenti o comunque non cattoliche persino pretendono, per non escludere i figli da occasioni che coinvolgono gli altri coetanei, o per adeguarsi alle proprie famiglie d’origine.

su questo però va detto che gli insegnanti, i genitori degli altri bambini, la società in generale, sono tutti molto bravi a far sentire emarginato il figlio di non credenti o non cattolici che non partecipa a quei riti…

paniscus

“su questo però va detto che gli insegnanti, i genitori degli altri bambini, la società in generale, sono tutti molto bravi a far sentire emarginato il figlio di non credenti o non cattolici che non partecipa a quei riti…”
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Ragazzi, ma quando mai? Non so se ci siano differenze tanto profonde tra un ambiente sociale e l’altro, ma io ho l’impressione che questo non sia più vero da anni.

A me, francamente, nessuno (a parte amici stretti e persone con cui sono in confidenza) ha mai chiesto se i miei figli fossero battezzati o no, io stessa non ho idea di quali compagni dei miei figli vadano in chiesa e quali no (a parte quelle famiglie che conosco meglio, e con cui se ne parla liberamente per tutt’altre ragioni)… ed è considerato perfettamente naturale che alcuni vadano al catechismo e altri non ci vadano, e che alcuni seguano religione a scuola e altri no.

E ci mancherebbe pure che gli insegnanti (che mediamente sono laici quanto me) si permettessero di fare osservazioni su questo…

In definitiva, può anche darsi che io viva geograficamente e socialmente in una sorta di isola felice, e che la mia realtà non sia rappresentativa della media… ma francamente tutte queste discriminazioni non le vedo proprio.

Io sono abbastanza convinta che la “paura che il figlio sia discriminato” sia una reazione caratteristica di quella vasta categoria che io chiamo dei “laici irrisolti”.

Ossia, quelli che personalmente non sono credenti, ma che vivono la propria situazione come se fosse imbarazzante e sconveniente, che in fondo si sentono quasi in colpa a non essere credenti, e sono ancora condizionati dal pregiudizio diffuso che “a non essere credenti ci sia qualcosa che non va”.

In definitiva, la paura del “doversi sentire diverso dagli altri” è tutta dell’adulto, che poi la proietta sul figlio quando invece questo, magari, non si sarebbe mai posto il problema.

Chi è convinto serenamente della propria laicità e riesce a darne una testimonianza coerente nella vita pratica, nonché a spiegarla ai figli senza complessi, questo problema se lo pone molto meno.

A meno di non vivere in un ambiente ECCEZIONALMENTE bigotto, in cui tutti, ma proprio tutti, seguono le stesse convenzioni in maniera identica, e chi non lo fa rischia davvero di essere l’unico (caso in cui può effettivamente essere opportuno porsi il problema, ed eventualmente scendere a qualche compromesso)…

…beh, in qualsiasi altra situazione di pluralismo minimamente civile, il laico tranquillo e disincantato, le discriminazioni, se anche ci fossero, nemmeno le vede.

Lisa

Marco Uno

Ma non c’é una regola???

Se in questi casi si può somministrare, allora il prete deve farlo.
Se non si può allora i genitori non devono nemmeno chiederla.

Possibile che la cosa sia lasciata a discrezione?
Vorrei capire.

whichgood

L’unica regola ferrea è il principio di sussidiarità all’italiana, il resto è chiacchiera da parrocchia.

paniscus

Ma infatti l’aspetto più odioso della pervasività cattolica nella vita sociale italiana è proprio questo: il fatto che (nonostante, in teoria, la dottrina abbia delle regole ferree che stabiliscono quasi tutto nei minimissimi dettagli), nella realtà quasi tutto sia lasciato a discrezione dei singoli preti, delle singole parrocchie, dei singoli vescovi, e dei singoli baracconi di furbacchioni e/o superficiali che ci marciano.

A me è capitato tante volte di discutere con gente che sinceramente non capiva perché il proprio parroco negasse la comunione ai conviventi, o impedisse di fare da padrini ai divorziati, “quando invece il prete della parrocchia di miacuggina lo consente senza problemi”.

Per cui, la gente percepisce il messaggio che non esistano regole fisse e che ogni prete fa quello che vuole, cosa che invece non sarebbe affatto prevista dalla dottrina cattolica.

E questo è un problema VERO per la religione, che dovrebbe preoccupare i cattolici molto prima che gli anticlericali. Invece non sento quasi mai nessun cattolico indignarsi per questo, tranne quei quattro gatti di ultratradizionalisti anticonciliari, che saranno pure folkloristici ed estremisti, ma mi sembrano gli unici ad essere coerenti.

Al massimo la gente si indigna perché percepisce come un affronto personale il fatto che un certo sacerdote non conceda un certo sacramento in determinate condizioni, quando invece quello della parrocchia accanto lo consentirebbe… e allora lo accusa di “essere un bigottone reazionario discriminatore che non ha capito niente di cosa dovrebbe essere la vera fede”.

Ma ci fosse mai un cattolico che si indigna perché la chiesa non fa nulla per mostrare delle regole chiare e univoche, come ci si aspetterebbe da un’istituzione che pretende di avere in mano una verità assoluta!

Lisa

B'Rat

Paniscus,
capisco bene il suo “sfogo”, ma a me la situazione sembra più complessa.

Si chiede come mai ogni prete sia libero di fare quel che vuole o quasi. Beh, intanto perché non è che il Vaticano possa spiare le menti di tutti i sacerdoti, viene da pensare. E poi c’è il fatto che almeno nei tempi moderni la Chiesa di solito non tende ad un atteggiamento “sfondare le porte”, ma è più appunto “curiale”, e accomodante… e quelle volte che lo è un po’ meno, fosse anche solo un ammonimento scritto ad un parroco alla “Don Gallo”, ecco che i media si buttano a pesce a denunciare oscurantismo e mentalità tirannica, e le assicuro che i fedeli spesso, per quanto si cerchi di “educarli”, seguono a baccalà… Eppure l’impulso “intimo” della Chiesa è quello di affermare almeno al proprio interno le proprie leggi e priorità (e cattolici che si indignano per una non adeguata fermezza ci sono, le assicuro). Alla fine credo che ogni vescovo e capo-dicastero cerchi di camminare su questo fine equilibrio in modo più o meno deciso, secondo la propria indole.

Nathan

Mi ha colpito la presa di posizione di Rifondazione Comunista, che si è sentita in dovere di emettere un comunicato sul fatto. Magari hanno pure ragione nei contenuti, ma che centra un partito politico con le modalità di amministrazione di un sacramento cattolico?
La cosa si può tollerare solo se pensata come una provocatoria rappresaglia per tutte le continue ingerenze della chiesa cattolica nel processo di elaborazione delle leggi civili. Forse se molti partiti politici prendessero posizione sugli argomenti teologici, o sulla disciplina della chiesa, o chiedessero che nelle chiese venga esposto obbligatoriamente il vessillo nazionale e magari il ritratto del presidente, allora capirebbero un po che significa laicità e non interferenza.

manimal

trovo che rifondazione comunista di tutto dovrebbe occuparsi meno che di sacramenti. soprattutto di questi tempi.

gmd85

Uhm, a questo punto, è lecito chiedersi se un infante è capace di intendere e di voler quando viene sottoposto al pedobattesimo.

dario colombera

L’umanità ha raggiunto l’apice della demenza, via c.c. .In quanto all’intervento comunista, io non mi sono mai accorto che in Italia ci fosse una sinistra. Ci sono stati singoli uomini di sinistra, ma un intero partito, mai.

Agnostico

Vorrei per un attimo fare l’“avvocato del diavolo” anzi l’“avvocato del prete” su quattro punti.  
Leggendo gli articoli pubblicati da Il Fatto Quotidiano mi sembra che la situazione sia molto complessa e particolare ed il prete potrebbe avere anche le sue ragioni per aver fatto questo gesto e credo che – avendo ammesso il bimbo al catechismo – non ci fosse nessun proposito di offenderlo: quindi andrei cauto con eventuali condanne morali.
La Chiesa ha le sue regole ed è – nel proprio ordineindipendente e sovrana (per usare le parole della Costituzione) e quindi – per usare le parole riprese da Cavour – “Libera Chiesa in libero Stato“.
Spetta agli uomini di Chiesa cambiare queste regole ed ai fedeli spetta di accettarle, criticarle o rifiutarle ma sicuramente ricorrere alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo – come paventato dalla madre – è uno “sconfinamento di ordine“.
Una persona esterna alla Chiesa – soprattutto se atea ed agnostica – dovrebbe disinteressarsi dell’atteggiamento della Chiesa e delle sue regole ma dovrebbe preoccuparsi che queste regole non incidano nello Stato laico in cui si vive. Perciò – ad esempio – non mi preoccupo che la Chiesa cambi atteggiamento sugli omosessuali (e neanche mi interessa che cambi atteggiamento) ma mi preoccupo che lo Stato non si allinei sulle posizioni della Chiesa (come spesso avviene purtroppo).
Se la Chiesa deve essere estranea dagli affari dello Stato allo stesso modo anche le parti sociali non dovrebbero intromettersi in questioni prettamente religiose. Per questo motivo non capisco perché Il Fatto Quotidiano si meravigli del silenzio dei partiti (perché avrebbero dovuto intromettersi in questioni prettamente religiose?) e – per lo stesso motivo – non capisco come mai come Rifondazione si indigni per qualcosa che riguarda solamente la sfera religiosa ma non quella civica.

Ps: complimenti per la prontezza nell’aggiornare le notizie…. 

whichgood

Se questo fosse un paese normale dove lo “sconfinamento di ordine” non si verificasse non ci sarebbe da dire nulla, chi vuol partecipare ed essere partecipe delle discriminazioni all’interno della Chiesa è assolutamente libero di farlo. Dal momento che la Chiesa mette il naso (e le mani) nella politica, l’economia, la ricerca scientifica e altre centinaia di cose che non la riguardano, vantandosi pure di essere un esempio morale assoluto allora mi sembra non soltanto giusto ma DOVEROSO diffendersi con ogni mezzo civile.

Gradient

“La famiglia annuncia l’intenzione di portare il caso fino alla Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo.”

Personalmente spero che la famiglia perda la causa, così anche per il battesimo si dovrebbe essere capaci di intendere e di volere. Ergo: battesimi soltanto se maggiorenni!

mistergrey

E dunque vossia condannerebbe un’anima innocente all’eternità del limbo?

Mi viene a fare discorsi da Anabattista (con tutto il casino che gli anabattisti hanno fatto in Germania)?

Non lo sa che la chiesa cattolica apostolica romana lava più bianco? 🙂

Amph

@giulio

Per me non è importante che il bambino faccia la comunione. In senso stretto ha la stessa importanza che fare giuramento per le Giovani Marmotte. Per me ha più importanza che non si senta escluso, emarginato, additato. Se e quando avrò un figlio non credo lo farò battezzare. Ma questo non esclude che il prete abbia degli obblighi sociali intrinsechi con tutte i privilegi di cui hanno usufruito, usufruiscono e usufruiranno anche con le tasche dei non credenti. Il minimo che possa fare il prete è cercare di capire che imputarsi per queste cose significa scaricare i problemi sul bambino.
In quanto al presunto abuso da parte dei genitori atei: non vedo nessun abuso, è una scelta obbligata, o danno il consenso ai sacramenti o non li danno. Tertium non datur, come fa ad essere un abuso quando hai solo due opzioni? L’abuso è quando ci sei costretto contro la tua volontà.

Gabriele (dottore)

Se posso dire la mia,
questo sacerdote non ha sbagliato in questa situazione: non ha senso amministrare un sacramento a chi è incapace di intendere e volere!

Molto più grave è stato quel prete che negli USA si è rifiutato di dare l’eucaristia a una ragazza in quanto lesbica durate il funerale della proprio mamma! Quello è stato davvero un gesto disumano: un insulto davanti a tutti durante una cerimonia funebre.

Diocleziano

E dove sta la differenza? Anche il ragazzino è stato ”insultato davanti a tutti”
additandolo come incapace. Cosa si intende per ”capacità di intendere e volere”
riferito alle fantasie della religione? Io non sono diventato ateo a causa di
indicibili tormenti dell’anima: semplicemente non riuscivo a prendere sul serio
quell’apparato di favole. Eppure mi hanno fatto ‘abile’ per i loro sortilegi.

gmd85

@Gabriele

E allora, chiedo ancora: quanto è capace d’intendere e di volere un infante sottoposto al battesimo. Non lo è, eppure nessun sacerdote si azzarda mai a negare il battesimo. Che poi, nell’ottica religiosa, che ci sarebbe da comprendere in un sacramento? Lo si deve capire affinchè questo sia valido? Se è così, stai pur certo che migliaia di imposizioni sono nulle.

Silvia

Io direi che prima di giudicare è meglio informarsi di ciò che si afferma. Ecco qui la versione “originale” della vicenda e come è veramente andata.

Una carezza del sacerdote nel giorno della Prima Comunione doveva essere il gesto dell’accoglienza e dell’attenzione speciale di un’intera comunità a un bambino di dieci anni con gravi disabilità psichiche. Invece su molti canali mediatici è diventato l’emblema dell’esclusione della «vita debole» dal banchetto eucaristico. Una barriera che sarebbe stata alzata dal parroco di Porto Garibaldi, nell’arcidiocesi di Ferrara-Comacchio, durante la Messa del Giovedì Santo quando venti ragazzi si sono accostati per la prima volta al sacramento. «Siamo amareggiati, non ce lo aspettavamo», racconta la mamma alle agenzie di stampa.

La Curia, invece, non parla di sorprese: il percorso era stato concordato con la famiglia che aveva avuto anche un lungo incontro con un sacerdote nel palazzo vescovile. E l’arcidiocesi tiene a sottolineare che non c’è stato alcun rifiuto dell’Eucaristia, che nessuna discriminazione è stata compiuta dal parroco e che il cammino di preparazione continuerà in modo che il ragazzo possa accedere al Sacramento nei tempi opportuni.

E i tempi contano per capire ciò che è accaduto. Spiega la Curia che a fine febbraio i genitori del disabile – una coppia di conviventi – si presentano dal parroco di Porto Garibaldi (che non è quello del paese dove vivono) per chiedere che il figlio possa ricevere la Comunione. Come faranno i compagni di classe, riferiscono. Il sacerdote prende a cuore fin da subito la situazione. Coinvolge i catechisti, sente le insegnanti di sostegno del bambino, acquista dvd e sussidi per una preparazione a misura di portatore di handicap.
La Curia segue con attenzione il caso, mentre si constata che il ragazzo interagisce quando viene sollecitato dalle carezze. La «teologia dell’affetto» viene adottata dalla parrocchia che mette a punto una proposta con un approccio molto graduale e senza scadenze prefissate. Ai genitori viene chiesto di portare il figlio negli ambienti parrocchiali: cosa che avviene, seppur con l’intermezzo di un ricovero ospedaliero. L’intento è farlo sentire parte della comunità.

All’inizio di aprile avviene l’incontro in Curia. Durante il colloquio il sacerdote offre al ragazzo un’ostia non consacrata che lui respinge bruscamente. Ecco allora il suggerimento ai genitori: alla Messa della Prima Comunione il bambino sarà nelle panche insieme con i coetanei; però non riceverà il Santissimo Sacramento ma una carezza del parroco e la benedizione. Secondo l’arcidiocesi, è la via per mostrare che la disabilità interpella la Chiesa, che ciascun portatore di handicap è «persona prediletta» e partecipa come tutti i credenti alla celebrazione, che la parrocchia lo sostiene nella promozione integrale. In attesa che il percorso possa proseguire e compiersi.

Il Giovedì Santo il bambino è in mezzo ai compagni. Vicino ha la madre. E la carezza con la benedizione c’è.
A distanza di qualche giorno, quanto accaduto in quella chiesa sui lidi ferraresi si trasforma in un caso mediatico con tanto di presunto esposto alla Corte europea dei diritti dell’uomo «per violazione della libertà religiosa» (poi rivelatosi una patacca) mentre la madre nega di aver dato mandato a un legale. L’arcidiocesi intanto continua a tendere la mano: nel rispetto della natura del Sacramento, il bambino sarà accompagnato per condividere il «tesoro offerto da Dio» sulla mensa eucaristica.

Giacomo Gambassi
Avvenire.it

neverclean

Evidentemente i media nazionali più importanti sono in mano a anticlericali viscerali, ottocenteschi. O no?

simon

anticlericali o meno purtroppo i nostri gazzettieri non sono granché e le balle che pubblicano a ripetizione ne sono una prova. Le Ultimissime non sono direttamente responsabili in quanto fonti di seconda mano. Ad esempio i gazzettieri scrivono che la mamma del bambino ricorrerà al tribunale europeo di Straburgo. Come sanno bene i razionalisti, i soci Albertin, prima di adire Straburgo hanno dovuto esaurire la giurisdizione italiana (perdendo e poi hanno perso anche a Strasburgo, dopo effimera vittoria) in quanto si può adire il Tribunale del Consiglio d’Europa solo dopo, Ma che ne sanno i vari gazzettieri.

Batrakos

Simon.

Ti rispondo qui sulla parte della tua replica al mio intervento poco sopra relativa all’ultimissima (quella storica è in mod).
Evidentemente la questione è un po’ più complessa di come è stata presentata, ma appunto è la fonte primaria (‘i nostri gazziettieri’ come li chiami tu) che è stata piuttosto disinvolta, e solitamente si tende a non verificare la fonte se non altro per ragioni di mole e lavoro che una meticolosità del genere genererebbe.

Walter

Deprecabile il comportamento dei genitori che vogliono imporre al figlio rituali religiosi (vale comunque per il battesimo o la circoncisione, ecc ecc)! Bambini considerati oggetti a cui si impongono scelte sfruttandone l’incoscienza. Fa sorridere che certi rituali vengano praticati per inerzia, perchè è più difficile dire a parenti e amici che non si vuole e spiegarne i motivi; e quindi ci si omologa, siccome lo fanno tutti ci si adegua. Quasi tutti i fedeli che conosco sono religiosi perchè è più facile essere tale, andare contro la corrente risulta faticoso.

whichgood

Assolutamente d’accordo. Questi in particolare si sono meritati questa discriminazione. Mi vergogno al loro posto soltanto di sentire che fanno partecipe un bambino con problemi mentali a quei riti tribali. Loro, invece di vergognarsi fanno pure appello alla Corte Europea, la supponenza non ha limiti.

giuseppe

La bufala é stata già smontata e nei giornali se ne trova notizia. Tutti i vostri commenti si rivelano inutili.

…..e non c’é nessun ricorso alla corte europea

FSMosconi

Guarda che l’aggiornamento della news c’è stato.
O ci sono anche altri a non averla letta?

Diocleziano

Il Corriere della Sera riporta la notizia in linea con quanto scritto in questa ultimissima.
Al pari di molte altre testate. Attendiamo precisazioni… precise.
La notizia ‘rivista e corretta’ arriva da Avvenire. Posso pensare che sia stata edulcorata
quel tanto che basta a renderla comprensibile al credente medio?
Ci sono anche disabilità indotte…

Bee

1)Se la notizia si rivelasse una completa bufala, la colpa non è della redazione uaar, in quanto essa si limita a riportare le notizie divulgate dai media.

2) Immagino che tu ti riferisca a questo

http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/bimbo-disabile-accoglienza-e-non-rifiuto.aspx

Vi si legge:

“Spiega la Curia che a fine febbraio i genitori del disabile – una coppia di conviventi – si presentano dal parroco di Porto Garibaldi (che non è quello del paese dove vivono) per chiedere che il figlio possa ricevere la Comunione. Come faranno i compagni di classe, riferiscono. Il sacerdote prende a cuore fin da subito la situazione. Coinvolge i catechisti, sente le insegnanti di sostegno del bambino, acquista dvd e sussidi per una preparazione a misura di portatore di handicap.La Curia segue con attenzione il caso, mentre si constata che il ragazzo interagisce quando viene sollecitato dalle carezze. La «teologia dell’affetto» viene adottata dalla parrocchia che mette a punto una proposta con un approccio molto graduale e senza scadenze prefissate. Ai genitori viene chiesto di portare il figlio negli ambienti parrocchiali: cosa che avviene, seppur con l’intermezzo di un ricovero ospedaliero. L’intento è farlo sentire parte della comunità.

All’inizio di aprile avviene l’incontro in Curia. Durante il colloquio il sacerdote offre al ragazzo un’ostia non consacrata che lui respinge bruscamente. Ecco allora il suggerimento ai genitori: alla Messa della Prima Comunione il bambino sarà nelle panche insieme con i coetanei; però non riceverà il Santissimo Sacramento ma una carezza del parroco e la benedizione. Secondo l’arcidiocesi, è la via per mostrare che la disabilità interpella la Chiesa, che ciascun portatore di handicap è «persona prediletta» e partecipa come tutti i credenti alla celebrazione, che la parrocchia lo sostiene nella promozione integrale. In attesa che il percorso possa proseguire e compiersi.”

I conti però non mi tornano molto (senza voler per forza trovare un colpevole forzato nella diocesi). Se è vero ciò che viene detto nell’ articolo era già stato precedentemente concordato con il consenso dei genitori che il bambino non avrebbe ricevuto la comunione (“alla Messa della Prima Comunione il bambino sarà nelle panche insieme con i coetanei; però non riceverà il Santissimo Sacramento ma una carezza del parroco e la benedizione.”) come mai il resto del carlino riporta tali parole della madre?

«Abbiamo intenzione di ricorrere alla Corte europea dei diritti dell’uomo — annuncia — perché così ci hanno consigliato gli avvocati a cui ci siamo rivolti. Non so — ammette, per un attimo titubante —, non sono pienamente convinta perché non volevo che questo diventasse un caso nazionale. Non volevo sollevare tutto il clamore che adesso sento attorno alla mia famiglia». Ma forse ormai è tardi e Claudia questo adesso l’ha capito. «Cercheremo di gestire i giorni che verranno con giudizio. No, non abbiamo intenzione di andare in televisione».

Quello che l’ha «molto amareggiata», naturalmente, è il cuore del problema. «Il parroco sostiene che nostro figlio non è in grado di capire il mistero dell’eucaristia. Ma quale bambino di 10 anni, anche normodotato, può veramente penetrare un sacramento così complesso?», si chiede.

Perché tali parole se si era già detta d’accordo?

Avvenire riporta:

“A distanza di qualche giorno, quanto accaduto in quella chiesa sui lidi ferraresi si trasforma in un caso mediatico con tanto di presunto esposto alla Corte europea dei diritti dell’uomo «per violazione della libertà religiosa» (poi rivelatosi una patacca) mentre la madre nega di aver dato mandato a un legale.”

Ma infatti l’esposto non c’è ancora stato, la madre ha espresso l’INTENZIONE di ricorrere alla Corte europea, e si è rivolta agli avvocati solo per consigli in merito.

serlver

Infatti, il ricorso è stato solo minacciano, la cosa che non si capisce, se veramente le cosa fossero andate per come di avvenire, non si capiscono i virgolettati delle parole della madre citati da più giornali; chi mente?

mistergrey

Sono kazzi loro e la fantasmagorica Rifondazione Comunista dovrebbe occuparsi di cose ben più
importanti.

Suppongo che per la chiesa esistano sacramenti che non necessitano la consapevolezza dell’interessato , come il battesimo, e altri , come la comunione, che non possano farne a meno.

Il primo, mi sembra, toglie il peccato originale e quindi impedisce al pupo, in caso di morte prematura, di rotolare nel Limbo, dove non c’è un kazzo da fare per tutta la santa eternità.

Grazie al secondo il fanciullo entra volontariamente nella comunità dei credenti.

E adesso non mi dite che voglio rubare il mestiere ai teologi. 🙂

Forse il buon curato, poco callidamente, ha interpretato in modo troppo rigido le regole.

Però cosa diremmo se un prete sposasse in chiesa(anche il matrimonio è un sacramento) un oligofrenico con gravi deficit intellettivi?

Sembrerebbe un’abnormità.

Ad ogni modo torno a dire a dire che son problemi loro.Se alla famiglia non va bene,che cambi religione.
In verita questa è un’ultimissima che non dovrebbe interessare l’uaar , in quanto non ha nulla a che vedere con la difesa della laicità.

Ps

Per quanto riguarda l’estrema unzione, si presuppone che il malato , anche se non pienamente in grado di intendere e di volere, sia un cattolico ,se non praticante, nemmeno puramente “anagrafico”( cattolico “anagrafico”come il sottoscritto, battezzato e comunicato come la grande maggioranza degli italiani). Altrimenti è una vigliaccata che in teoria i familiari del moribondo dovrebbero impedire.

simon

e onesto, in quanto la maggior parte dei cattolici italiani (e credo degli scriventi su questo blog) sono ‘anagrafici’ : battesimo (scelta dei genitori), prima comunione (scelta dei genitori con il bambino), cresima (oggi scelta dell”adolescente), eventuale matrimonio in chiesa (ministro del matrimonio non é il sacerdote ma sono i nubenti – in casi particolari il matrimonio canonico é valido anche in assenza del sacerdote, in quanto appunto gli sposi sono ministri e quindi devono essere in grado di intendere e di volere.
Quanto all’eucarestia, come sacramento della iniziazione cristiana, in passatp (remoto) veniva conferita anche in occasione del pedobattesimo, essendo la fede del bimbo sostituita e integrata da quella dei genitori.
L’unzione degli infermi (che non é più estrema, si chiama olio degli infermi) e la confessione richiedono parimenti capacità di intendere e di volere da parte della persona che riceve il sacramento. Credo che la pratica pastorale sia cambiata in ordine all’olio degli infermi. L’ultima tappa dei cattolici anagrafici é quella del funerale in chiesa. E a questo proposito sono stupito della sua generalizzazione. Un tempo dalle mie parti i vecchi socialisti avevano il loro bel funerale civile con tanto di banda e corteo funebre. Oggi più niente, anche chi ha messo i piedi in chiesa l’ultima volta 50 anni prima, l’ultimo saluto, dalle mie parti, lo riceve proprio in chiesa. Forse non sarà il suo caso. Le faccio tanti auguri perché l’ultimo saluto, in chiesa o meno, avvenga il più tardi possibile, tanto più che nel suo caso (per lei intendo) non si tratta di un arrivederci ma piuttosto di un addio assoluto anche se la parola addio suona davvero male per chi a Dio non crede. Ma la fede é un dono e nessuno può fare un dono a se stesso.
Sono d’accordo con lei che questa notizia non concerne la difesa della laicità. Per la verità preferisco il termine neutralità (lo Stato deve essere neutrale rispetto alla diverse opzioni) perché i laici sono propriamente i cattolici battezzati ancorché anagrafici non chierici. Dunque lei come cattolico anagrafico, battezzato e comunicato. é un ‘laico’. Ad esempio quando si parla di apostolato dei laici non si parla dell’apostolato dei soci uaar. Ma lei, cattolico anagrafico batezzato e comunicato laico vuole essere laico anche in modo diverso, cioé non religioso. Qundi meglio Stato neutrale che Stato laico. In Germania la parola laicità (molto diffusa in Francia) é poco usata. Preferiscono neutralità.

sin.night.

Al di là di come si sono svolti i fatti realmente (tra tante fonti non combacianti, non ho certo la pretesa di farmi un’idea precisa), al di là delle regole della chiesa in materia di sacramenti (non le conosco e non mi interessano visto che non ci credo) e al di là della discussione se si sia trattato o meno di discrimininazione, quello che mi chiedo è come si sia giunti al punto di non far fare la prima comunione al bambino solo all’ultimo momento (a giochi ormai fatti, oserei dire).

Se c’erano dei validi motivi (religiosi o di altra natura) per non dare la prima comunione al bambino, il no fermo doveva arrivare ben prima della cerimonia; se invece è andata come la racconta avvenire, forse era il caso di pianificare meglio la gestione della cerimonia, visto che un disguido come quello raccontato del rigurgito andava messo in conto prima… Non fosse altro che poi il bambino disabile e chi gli sta vicino poi soffrono per queste brutte situazioni e, forse, sarebbe il caso di adoperarsi un po’ meglio per prevenirle.

paniscus

Ma a quanto si è capito, non è vero che il fermo sia avvenuto proprio al momento della cerimonia: da diversi giorni era stato concordato con la famiglia che il ragazzino avrebbe presenziato alla cerimonia ma non avrebbe fatto la comunione, riservandosi eventualmente di fargliela fare in un secondo tempo, se avesse maturato una consapevolezza maggiore.

Quindi, la cosa era assolutamente programmata e chiarita in anticipo.

La famiglia inizialmente aveva accettato, poi ci ha ripensato e ha deciso di piantare una grana perché qualche avvocato amico aveva consigliato così…

B'Rat

Vorrei far notare che appunto dire:
Al di là di come si sono svolti i fatti realmente (tra tante fonti non combacianti, non ho certo la pretesa di farmi un’idea precisa) […], quello che mi chiedo è come si sia giunti al punto di non far fare la prima comunione al bambino solo all’ultimo momento (a giochi ormai fatti, oserei dire).
è fare un’osservazione appunto sul merito dei fatti, che pure si era premesso considerare come non bene assodati…

sin.night.

Mi pareva che tutte le versioni (compresa quella di avvenire), pur dandone un’interpretazione moooolto diversa, collocassero il fattaccio al momento durante la cerimonia e che in tutte trasparisse l’intenzione di dare la comunione al bambino, tanto in quella che parla del rifiuto quanto in quella che parla del rigurgito…

Ad ogni modo riconosco l’incoerenza nel post che ho scritto un po’ di ore fa, forse avrei fatto meglio ad andare a dormire. Lezione imparata (soprattutto se le cose sono andate come riportato da paniscus, che mette in dubbio anche quel poco che avevo capito – probabilmente male – della vicenda).

paniscus

Ma è possibile spiegare meglio per quale motivo questo genere di discussioni, che si ripetono abbastanza spesso, finiscono quasi inevitabilmente in una sorta di crociata in cui decine di atei, di agnostici e di anticlericali…

…si sbracciano a sostenere le ragioni di chi pretende a tutti i costi i sacramenti cattolici, a ribadire quanto sia sadico, crudele e ingiustificabile il prete che non li concede, e in definitiva a rivendicare il “Diritto Universale alla Comunione per tutti”?

Non so, a me pare un po’ grottesco, ma sul serio!

Lisa

paniscus

E comunque, io trovo molto più str*nzi i genitori del ragazzino, che ammettono esplicitamente di non essere cattolici, di non condurre vita da cattolici, di non aver aver mai fatto nulla per partecipare alla vita comunitaria della parrocchia, e che però vogliono ugualmente il sacramento “solo per non far sentire il figlio troppo diverso dagli altri”, e pretendono che anche la chiesa e il prete la pensino così.

Io non sono cattolica, non vado a messa, non prego, non mi sono sposata in chiesa, non conduco vita da cattolica, e non sono d’accordo con la maggior parte degli insegnamenti cattolici… e quindi a maggior ragione non mi sogno di pretendere i sacramenti per i miei figli.

Se un giorno vorranno battezzarsi, comunicarsi e cresimarsi per scelta propria quando saranno più grandi, saranno liberissimi di farlo.

Ma di sicuro io non mi sogno di andare adesso a litigare col prete sostenendo che “anche loro hanno il diritto di fare la comunione perché la fanno i compagni di scuola”, e che la chiesa dovrebbe essere obbligata a dargliela senza discutere.

Magari anche se non vanno mai a messa, se non frequentano regolarmente il catechismo, e se in casa vengono educati a principi completamente diversi…

Lisa

Bee

Sì, sono sostanzialmente d’accordo, questo atteggiamento mi fa rimanere piuttosto sconcertato. Facendo l’avvocato del diavolo, mi viene da pensare che, essendo già il bambino affetto da disabilità, non abbiano voluto farlo sentire ulteriormente “diverso”.

Sarebbe stato meglio se avessero realizzato che non c’è nulla di male.

Sinceramente non so da che parte stare in questa storia. Mi pare che vi sia una sorta di velata ipocrisia sia da una parte che dall’ altra.

mistergrey

“Forse non avrà esplicitamente detto dell’anima razionale ma evidentemente non conosci come Las Casas si volse verso i neri. Egli di persona si rese garante di due navi di tratte di schiavi dell’Africa verso l’America proprio perchè per la costituzione fisica dei neri molto più rfobusta essi erano più adatti ai duri lavori di schiavitù, per cui, seppure non avrà detto esplicitamente la cosa, se gli indios dovevano essere sollevati dalla schiavitù perchè dotati di anima umana (razionale), seppure allo stadio di sviluppo inferiore a quella europea, non si vede come mai per i neri non valesse.
Io lo lessi su un testo di Alberto Burgio più di quindici anni fa all’università, che allora si chiamava ‘Storia del razzismo moderno’ e che nella bibliografia attuale non trovo stampato.
Ora spulciando in rete trovo sia questo link che quello di wikipedia
http://www.ossin.org/analisi-e-interventi/tratta-negriera-marcel-dorigny-schiavitu.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Schiavismo_nelle_colonie_spagnole_del_Nuovo_Mondo
In entrambi (quello di wiki indica anche il riferimento bibliografico) si dice che consigliò inizialmente di usare i neri al posto degli indios perchè fisicamente più atti e che poi si pentì e che dunque l’accusa di sostituzione di manodopera schiavista da quella indigena a quella nera va nettamente ridimensionata, ma evidentemente non è che mi sono inventato nulla, semplicemente ho esagerato ad accentuare un riferimento, ma mi pare che tu, che accusi gli altri di dire le cose senza riferimenti, la questione spinosa di Las Casas coi neri non la conoscessi proprio, visto che sei caduto dalle nuvole e hai parlato solo di indios…”

E Las Casas era una “colomba”.

Immaginati cosa dovevano essere i falchi! 🙂

Batrakos

Mistergrey.

Quando si parla di certi argomenti è sempre necessario stare attenti alla situazione storica e alla cultura dell’epoca.
Un cattolico potrebbe dirti che nel 1700 un Voltaire, emblema della tolleranza, era fortemente razzista (e anche investiva sulla tratta di schiavi, se ben ricordo), problema su cui ho avuto un tempo una grossa discussione qua con l’amico Marullo -con cui toccammo anche il discorso Las Casas- e con altri razionalisti. Ovvero: si trattava di un elemento accessorio (e dunque figlio dell’epoca storica) del pensiero voltairiano oppure sostanziale?
Non vorrei tornare su questo discorso OT e su punti assolutamente marginali rispetto al thread, e che forse avevo troppo esasperato (anche se non mi sono inventato nulla…).
Il fatto che Las Casas si sia dispiaciuto del suo iniziale attivo favore all’impiego di manodopera schiavista africana depone a favore della sua sincerità; per cui, secondo me, un Las Casas esce come persona eticamente pulita se si pensa al contesto dell’epoca.

RobertoV

Concordo con questa visione. Il valore di una persona del passato, di ciò che ha detto e fatto non va valutato coi parametri moderni, ma nel confronto con quale fosse il comune sentire dell’epoca, cioè se si è differenziato in meglio rispetto alla cultura in cui è immerso. E le posizioni più avanzate non si presentano su tutti gli argomenti anche per le persone più aperte.
Credo che se avessimo l’opportunità di parlare con quelle persone del passato, anche quelle più aperte, di cui abbiamo ammirazione, rimarremmo profondamente delusi, perchè li troveremmo conservatori rispetto ai parametri moderni.
Il problema si pone quando qualcuno pretende di utilizzare gli esempi migliori, facendo dimenticare tutto il resto.

stefano marullo

Ho già scritto varie volte su Las Casas e Voltaire non vorrei ripertermi. Credo profondamente nella loro buona fede e ci credo molto più per la circostanza che chi li attacca lo fa strumentalmente (un certo Messori per fare nomi)

simon

Gentile signor Batrakos sono ben contento che Ella si sia fatta una migliore opinione di Bartlomé de las Casas, domenicano, vescovo di San Cristobal nel Chiapas (quello del subcomandante Marcos ma anche di Samuel Ruiz, successore di Las Casas). La Chiesa lo aveva dimenticato ma ora é in corso la causa di beatificazione. Come Ella ha notato non conoscevo il fatto che Las Casas avesse suggerito (nel contesto dell’epoca ben inteso) la deportazione di africani verso le Americhe. Ma Las Casas non avrebbe mai potuto sostenere che neri e indios non possedessero un’anima razionale. Al contrario, Las Casas si opponeva ad una evangelizzazione forzata (reducere et subicere) e sosteneva la libertà degli Indios di accogliere o rifiutare la Buona Novella. La questione fu dibattuta nel siglo de oro sotto vari profili e se vuole approfondire (per carità non su Wikipedia, attesa la sia cultura universitaria) le suggerisco : Die kuriale Lehenspolitik im Dienste der europäischen Expansion in: Die mittelalterlichen Ursprünge der europäischen Expansion, Dokumente zur Geschichte der europäischen Expansion, München 1986 (Bd. 1 – hrg. E. Schmitt) ed anche, se vuole, ‘La scoperta delle nuove terre: la natura giuridica degli editti papali alessandrini sotto il profilo del diritto canonico’, in Millenarismo ed età dell’oro nel rinascimento, Atti del XIII Convegno internazionale (Chianciano-Montepulciano-Pienza 16-19 luglio 2001) Firenze, 2003, 467-506.
Cordialiter

MASSIMO

“il figlio è totalmente incapace di intendere e volere e quindi non in grado di distinguere tra un pezzo di pane e un’ostia”

Perchè, durante il battesimo un bimbo di 3 mesi è capace e di volere.
Quanto alla distinzione tra pezzo di pane e ostia, io preferisco il pane, specie con tanto prosciutto crudo dentro.

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