Convegno su Costantino in Vaticano: “con la sua vittoria dignità e libertà in Europa”

Nella certosina opera di riscrittura orwelliana della storia da parte della Chiesa cattolica, nel nome del pontificato di Benedetto XVI, non poteva mancare l’elogio all’imperatore Costantino. Inizia oggi un convegno internazionale in Vaticano, con la collaborazione di vari atenei e istituzioni cattoliche, dal titolo Costantino il Grande. Alle radici dell’Europa, dedicato al sovrano dell’impero romano dichiaratosi cristiano.

L’occasione per omaggiarne la figura sono i 1700 anni dalla battaglia di Ponte Milvio, allora nei pressi di Roma, quando nel 312 sconfisse Massenzio. Momento che fa iniziare la “svolta costantiniana”, con la fine delle persecuzioni contro i cristiani. Persecuzioni invero ben limitate e per motivi politici, come evidenziato dalle ricerche più accreditate.

Un processo che secondo padre Bernard Ardura ha portato ad “un’Europa in cui sono sbocciati i valori della dignità umana, di distinzione e cooperazione fra religione e Stato, di libertà di coscienza, di religione e di culto”. Valori che “andranno a far parte integrale del patrimonio umanistico e culturale dell’Europa”, sebbene “avranno bisogno di molti secoli per giungere a maturità”. Ma, assicura il religioso, “sono tutte in nuce nella svolta costantiniana”.

Tolte però le lenti della fede, la realtà storica appare ben differente. Costantino, definito “grande imperatore e geniale politico” e santo per gli ortodossi, si distinse per guerre, violenze, complotti e massacri (anche nei confronti dei suoi stessi familiari). Con Costantino prendono piede iniziative imperiali per favorire, tramite privilegi ed elargizioni di beni, la Chiesa. Per un culto seguito, all’epoca, da meno del 10% della popolazione dell’impero. Fino all’editto di Tessalonica, che nel 380 mise definitivamente fuori legge le religioni pagane e le eresie cristiane, pena la perdita di diritti civili, economici e in alcuni casi la morte. Con una massiccia ondata di repressione e di intolleranza, nel nome del cristianesimo. E ovviamente, ad maiorem Dei gloriam.

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