Studio internazionale: “In vent’anni diminuita la fede in Dio, specie tra i giovani”

Un’indagine del NORC Institute della University of Chicago, che rielabora di dati di varie ricerche su trenta paesi, rileva come la fede in Dio vada mediamente diminuendo, soprattutto tra i giovani. Dato generalizzato è la maggiore percentuale di credenti tra gli anziani. In media infatti il 43% degli over 68 è certo dell’esistenza di Dio, mentre negli under 27 ciò è ritenuto vero solo dal 23%. Il dato alto tra gli anziani, spiega il direttore del General Social Survey del NORC, Tom W. Smith, forse è una “risposta all’approssimarsi della morte”.

Secondo le stime della ricerca, dal titolo Belief About God Across Time and Countries e che segue altre due precedenti del 1991 e del 1998, l’ateismo è in crescita e la gente tende ad allontanarsi dalle religioni organizzate, magari all’insegna di una spiritualità slegata da vincoli familiari e tradizionali. Nella maggior parte dei paesi esaminati il processo di secolarizzazione va avanti, cala la fede in Dio e si registra un aumento dei non credenti, anche di coloro che perdono la fede. Inoltre, le percentuali della fede in Dio appaiono più basse di quanto ci si aspetti, come la frequenza ai riti religiosi.

La religiosità aumenta in paesi pochi paesi, come Russia, Slovenia e Israele. Di fatto, dove il governo la impone, supporta in maniera attiva le confessioni religiose o dove ci sono conflitti e persecuzioni in nome della fede. Ed è alta nei paesi in via di sviluppo, mentre soprattutto nel Nord Europa cresce la percentuale dei non credenti. Negli Usa, sebbene rimanga una forte impronta religiosa, emergono i non credenti.

Anche l’Italia segue questa tendenza, con un sensibile aumento di atei e agnostici e declino dei credenti, sebbene la fede – come in altri paesi – rimanga soprattutto un fenomeno identitario. Nel 2008, secondo la ricerca, non crede in Dio il 5,9% della popolazione, mentre non ha dubbi sull’esistenza di Dio il 41%. Coloro che non credono e non hanno mai creduto sono il 7,4%, mentre quelli che hanno sempre creduto sono il 72,1%. Circa il 54% la quota di coloro che credono in un Dio ‘personale’, sempre più slegato dai culti tradizionali.

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33 commenti

Sergio

Se non sei più obbligato a credere, se non sei minacciato di morte – morte fisica e dannazione eterna – la fede in Dio diventa un optional e l’organizzazione che traeva il suo potere da quella fede vacilla.
La fede non ci è stata «proposta», come argomentava spudoratamente fra pallino, ma «imposta». Tutto è possibile, anche che l’imposizione e l’inquisizione ritornino (si può benissimo ipotizzare che i non credenti e atei italiani vengano schedati anche dagli islamici e all’occasione fatti fuori – sono infatti nemici di Dio).

Dovevamo andare tutti i santi giorni a messa alle sei e mezzo di mattina – per anni, per decenni. La domenica razione doppia, pontificale delle dieci. E rosari, esercizi spirituali, litanie, processioni, prediche, pellegrinaggi, benedizioni, confessioni, e Mira il tuo popolo, bella Signora ecc. Maronna santa, che barba. Tutto ciò si chiamava “educazione religiosa” – cioè condizionamenti pesantissimi di cui non ci si può liberare facilmente. Difatti fra pallino e florenskij sono rimasti presi nella rete (e ne sono felicissimi, e ci commiserano).

La religione organizzata come optional non può funzionare. L’islam non è un optional: è come il cattolicesimo di qualche secolo fa che ti ammazzava se non filavi dritto. L’islam è una religione ancora viva, il cristianesimo è morto o morente (ma attenzione ai colpi di coda dei moribondi).

PINK

Aggiungo pure un mio timore:
è possibile anche generare una guerra tra religioni per giustificare una repressione violenta, i giochetti sono semplici e noi ci cadiamo sempre come per mature !

faber

La tendenza evidenziata nella ricerca mi sembra coincida con la percezione che è possibile ricavare dalla società. Aggiungo che ritengo che in futuro il trend segua un andamento esponenziale piuttosto che lineare e spiego brevemente il perché: la crescita dei non-credenti è da intendere anche in termini di accettazione sociale degli stessi. In molti contesti, anche democratici e liberi da costrizioni religiose, il desiderio di affermazione all’interno della società spinge al conformismo, all’evitamento di comportamenti e/o esposizione di idee che, seppure lecite e consentite dalle istituzioni, possano risultare sgradite. Un esempio abbastanza semplice: se mi ritrovo in una cena in cui tutti i commensali sono palesemente di una determinata fazione politica, opposta alla mia, difficilmente sceglierò di intervenire in un’eventuale discussione in proposito. Ma se al tavolo c’è qualcuno che la pensa come me, anche se in minoranza, sarò più portato a difendere le mie idee.
L’ateismo è stato (e in molti casi ancora è) oggetto di pregiudizi sociali fortissimi anche nelle società più democratiche. Questo ha portato molti a scegliere “la via più comoda”, di dichiararsi dei credenti non praticanti o altre idiozie simili. Il diffondersi nella società di una visione differente dell’ateismo inevitabilmente porterà allo scoperto molte di queste persone. Ecco perché è bene diffondere il più possibile questi dati. Ed ecco perché al tempo stesso è così difficile divulgarli sui media main stream!!!

Agnostico

Si scopre l’acqua calda…..anzi si certifica l’acqua calda…….
Che la religione sia in crisi anche in Italia è un dato assodato…….

Nella ricerca CENSIS del 2011 sui valori degli Italiani alla domanda: “Lei crede che esista una sfera trascendente o spirituale che va al di là della realtà materiale?” solo il 65% ha risposto di credere fermamente.
Peccato che poi solo il 21,5% del campione ha affermato che la tradizione religiosa è un valore che accomuna gli italiani, solo il 15,7% vede nella fede religiosa un valore per migliorare la convivenza ed addirittura solo il 3,7% vede nella propria appartenenza religiosa la radice della propria identità personale.
Sempre il CENSIS rilevava che solo 1/3 degli Italiani frequenta abitualmente luoghi di culto. 
Poi diciamoci la verità. Dichiararsi atei o agnostici in Italia è ancora molto difficile. Si ha quasi paura di essere visti come degli alieni. 
Comunque siete sicuri che gli anziani siano più religiosi perché arriva l’approssimarsi della morte?
Gli anziani di oggi sono i giovani di ieri e sono persone che si sono formate in una società più religiosa, più clericale, più arretrata economicamente e culturalmente. Gli anziani di domani avranno vissuto una società diversa dagli anziani di oggi e quindi non si capisce perché dovranno essere più credenti.

faber

Be la paura della morte indubbiamente gioca un ruolo importante però sono d’accordo con te sul fatto che l’educazione ricevuta e il contesto in cui si è cresciuti siano diversi tra giovani e anziani attuali. In ogni caso direi che una delle due cose non esclude l’altra. Probabilmente ad incrementare la percentuale di anziani credenti contribuiscono entrambe le componenti.

gmd85

Si, ma la domanda sul trascendentale non è per niente precisa. Troppo aleatoria. Credere in una sfera non materiale, non necessariamente significa credere in dio. Doveva essere più diretta. Così posta solleva i conduttori della ricerca dalla responsabilità di dover affrontare il tema in maniera più aperta e onesta.

nightshade90

vero, gli esseri umani non sono mai stati meno dei 7 miliardi di oggi…o dei 6 miliardi del 2000, o dei 5 miliardi del ’87, o dei 4 miliardi del ’75 o dei 3 miliardi del ’61 o dei 2 miliardi degli anni ’20 o il milirado di inizio ‘800….

è chiaramente palese a tutti come la popolazione stia diminuendo in modo esponenziale, al punto da diventare un vero problema demografico….

nightshade90

in modo esponenziale? possibile, il problema è riuscire a osservare gli sviluppi a secondo ordine nei pressi di 0, per riuscire a capire se ciò sta effettivamente avvenendo o rimane stazionario in quell’intorno….

Mario 47

Concordo con Faber (1.41): il trend sarà esponenziale.

Nei miei primi 20 anni di vita, prima di consolidare il mio non bisogno di alcun dio, ho avuto contatti con:
– una famiglia di ebrei
– una famiglia mista (battezzato non credente, ebrea non credente, figlia ebrea credente
– un famiglia mista (valdese credente, cattolica credente, figli educati valdesi).
Nel corso scolastico fino all’università tutti i miei compagni di classe frequentavano l’ora di religione (l’esenzione era esclusivamente per appartenenti ad altre religioni ufficiali.

Mie figlie (non battezzate – 1977 e 1980) hanno avuto ed hanno ora numerosi compagni ed amici non battezzati, esenti dall’IRC, sbattezzati etc..

Di fatto sta crescendo, in numero e in libertà dal condizionamento cattolico, una piccola comunità libera dall’impressionante imprinting cattolico che nei primi anni di vita tutti i miei coetanei – ancorchè figli di non credenti, come nel mio caso – hanno subito. Per i loro figli – salvo occasionali conversioni – la religione sarà un corpo estraneo.

mario

nightshade90

segnalo un errore nell’ultimissima

“La religiosità aumenta in paesi pochi paesi”

probabilmente c’è un “paesi” di troppo

RobertoV

E’ normale che quando la gente non venga più costretta come in passato a credere con tribunali delle coscienze, leggi ed omologazione, fatto che aveva portato ad ottenere anche dati fasulli vicino al 100% di “adesione” ad una religione, vi sia oggi in una democrazia un riequilibrio delle credenze. Già in passato se le persone fossero state libere avremmo osservato la distribuzione delle filosofie di vita su vari credi e sulla non credenza: non va dimenticato che già tra i Romani c’era gente che non credeva. Ed in un mondo libero, dove c’è informazione, crescita del livello culturale e confronto, è normale che le situazioni precedenti si riequilibrino e si osservi un’erosione dei credi religiosi, anche grazie all’indebolirsi dei concetti identitari: in uno studio su Le Scienze si parlava dei bambini che già dall’età dei 2 anni tendono a conformarsi alla maggioranza, non per nulla le varie religioni hanno sempre dato grande importanza alla ”educazione” dei giovani e a evitare che arrivassero a contatto con altre realtà (40 anni fa ero rimasto stupito quando avevo conosciuto il primo bambino che non aveva fatto la comunione perchè all’epoca la facevano tutti. Avevo fatto la considerazione: ma allora si può non fare la comunione?)
La perdita del conformismo e la possibilità di scegliere con sempre più possibilità di informazione e confronto, riducendo la demonizzazione degli altri, porta inevitabilmente a dividersi su più visioni come per i partiti politici. Io non credo alla scomparsa delle religioni, ma in un loro pesante ridimensionamento che può essere evitato solo abolendo la democrazia.
La stessa chiesa cattolica senza un controllo centrale repressivo si sarebbe già divisa su più chiese come tutte le indagini sui suoi fedeli testimoniano: solo il 10-20%, a seconda dello stato occidentale considerato, rappresenta lo zoccolo duro dei fedeli incondizionatamente con la loro chiesa, più tra le persone più anziane.
In Austria una recente indagine ha evidenziato come a fronte di un 70 % di cristiani (64% i soli cattolici) e di un 17% che si dichiara ateo, solo il 40% crede in una vita dopo la morte, il 59% crede che gli animali abbiano un’anima (43% tra gli uomini e 75% tra le donne), il 34% che anche le piante abbiano un’anima, il 12% crede che esista più di un dio.
Solo il 19% crede che dio abbia creato la terra (ma solo il 4% tra i giovani sotto i 30 anni).
Solo il 34% crede che Gesù sia il figlio di dio, ed il 24% che la Madonna ne sia la madre. Solo il 30% crede che Cristo sia risorto. Solo il 10% crede nel diavolo.
Il 15% (soprattutto tra i giovani) è contro le religioni e ritiene che il mondo sarebbe migliore se non si credesse.

Mattia

Tenere presente che quando muore una persona anziana, al 99% è morto un credente.
Per ogni nascita invece, al 75% è nato un ateo.

Tempo 10 anni e i credenti saranno in minoranza nella maggior parte dei Paesi “evoluti” del mondo…

dissection

Il problema, secondo me, è che il vatic.ano ha trovato una o più maniere e continua a fare di tutto per andare avanti a fare quel che ha sempre fatto NONOSTANTE i credenti, non credenti, credenti pentiti, esausti, agnostici atei e quant’altro. Anche se d’un tratto sparissero per magia tutti i suoi “fans” (meravigliosa visione), continuerebbe comunque a sostenere la sua legittimità, potestà, eccetera.

cesares

Come il progresso della scienza lascia intravvedere la possibilità di sconfiggere il cancro, così l’affermarsi di una società più laica e tollerante (pur tra mille difficoltà) lascia sperare che anche il cancro della religione, almeno nel mondo occidentale, venga debellato o ridotto a relitto folkloristico.

Da un quotidiano on line cattolico ricavo questa interessante statistica che, oltre a dimostrare una verità evidente a qualsiasi persona di buon senso (gli dei sono plasmati dagli uomini a loro misura) fa sperare che la religione, se proprio deve sopravvivere, rimanga solo come dottrina morale individuale, tollerante verso tutte le altre (il famoso relativismo che fa diventare matto il papetto) e non pretenda di imporsi come guida delle scelte politiche che spettano invece solo ai parlamenti.

http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2012/4/19/USA-Credere-in-Dio-Meglio-l-etica-cosi-cambiano-i-religiosi-Stati-Uniti/269479/

Leo

Quanto siete irrazionali, voi “razionali” dell’UAAR!! Che cosa c’entri il cancro e la scienza con la religione lo sapete solo voi! La società “laica e tollerante” preconizzata dall’illuminismo (per l’appunto laico e tollerante) ha prodotto quanto di più intollerante sia mai esistito storicamente contro il cristianesimo, con le persecuzioni contro il clero ed i cristiani nel periodo della rivoluzione francese e, a seguire, con le persecuzioni anticristiane delle dottrine atee del nazionalsocialismo e del comunismo, figlie anch’esse della “tolleranza” illuminista. Insomma: tolleranti sì (forse), ma non con i cattolici. Voltaire docet. Quanto allo studio internazionale citato, c’è un’altra chiave di lettura: http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-loccidente-sta-perdendo-la-fede-non-dovunque–5136.htm. Il declino è piuttosto modesto, e comunque in Italia la maggioranza dei maggiorenni minori di 28 anni crede ed ha un rapporto personale con Dio. Quanto al buon senso, mi basta guardarmi intorno, vedere tutte le meraviglie del creato, dalle più piccole alle più grandi, per concludere che esse non possono essere frutto della casualità, ma in esse vi à la “firma” del Creatore. Sempre il buon senso, mi porta decisamente (ed incontestabilmente) a concludere che se, come uomo (non vi sono altri viventi con una simile prerogativa), ho il dono di poterle contemplare, tutte queste bellezze, e di riconoscerle nella loro perfezione, allora vuol dire che io sono stato creato proprio per questo scopo. E’ proprio il buon senso, su un piano ontologico, a decretare che siamo fatti per riconoscere la presenza di Dio e per amarlo, non per vegetare come voi andate fallosamente dicendo. Con Amicizia!!

Bee

E si vede che tu e buona parte dei qui presenti si distinguono per diverse definizioni assegnate a ciò che tu chiami buon senso. Il mio, ad esempio, mi porta a scartare l’invitante ma allo stesso tempo arrogante e illusoria presunzione dell’ antropocentrismo, di cui tu a quanto pare fai ampio uso. I tuoi mi sembrano sentimenti ed impressioni
soggettive, non senso comune. Ed i sentimenti, si sa, con la ragione c’entrano piuttosto poco. E sarebbe l’ora di smetterla di addossare all’ ateismo le colpe dei regimi dittatoriali, dato che il nazionalsocialismo certo non era dottrina atea, e lo stalinismo deve i suoi crimini soprattutto al suo stato di totalitarismo politico, nella sua natura neanche troppo diverso da una dottrina religiosa

http://www.uaar.it/news/2011/05/18/totalitarismi-e-teocrazie/

Rispetto ai quali il cristianesimo non può comunque vantare una storia secolare molto più dignitosa.

giuseppe

Anche l’Italia segue questa tendenza, con un sensibile aumento di atei e agnostici e declino dei credenti, sebbene la fede – come in altri paesi – rimanga soprattutto un fenomeno identitario. Nel 2008, secondo la ricerca, non crede in Dio il 5,9% della popolazione, mentre non ha dubbi sull’esistenza di Dio il 41%. Coloro che non credono e non hanno mai creduto sono il 7,4%, mentre quelli che hanno sempre creduto sono il 72,1%. Circa il 54% la quota di coloro che credono in un Dio ‘personale’, sempre più slegato dai culti tradizionali.

Con questi dati é ridicolo far festa. Per non parlare di altri studi che indicano un ritorno alla religione dopo la delusione di tanti miti del secolarismo imperante. Dormite bene, non vi fate prendere dal panico.

Kaworu

mi pare che, quando i dati vanno in un’altra direzione, tu faccia festa con molto meno.

ma comunque

Kaworu scrive:
20 aprile 2012 alle 12:25

prevengo i credenti:

aaaaah statistiche truccate, non è vero, gomblotto plutoateogiudaicomassonomosessualcomunstvisitorsiano!

FSMosconi

@Giuseppe

Per non parlare di altri studi che indicano un ritorno alla religione dopo la delusione di tanti miti del secolarismo imperante.

Posso avere la fonte di cotanta sicumera?

Kaworu

sarà qualcosa che non ha letto, che gli hanno detto che dice così, e che leggendolo si vedrà che dice l’esatto opposto 😆

(o qualcosa di pontifessiano)

Leo

Prova a contare le staistiche sull’affluenza delle centinaia di migliaia di persone che vanno a Lourdes, Fatima, Medjugorje, San Thiago de Compostela, Terra Santa ecc… ogni anno, poi vediamo se la religione è veramente iin declino. Con Amicizia!!

Bee

Prova a dare un’ occhiata a quello che dice fab cinque centimetri sotto.

fab

giuseppe, come ti ho spiegato già molte volte, quello che conta è il tasso di crescita, non il livello ottenuto. E sai benissimo che non c’è nessun ritorno alla religione, oltre a quello che appare ogni tanto in qualche titolo fake di periodico ultrapopolare e lavacervelli.

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