Giordania, concessioni del re ma crescono i Fratelli Musulmani

Anche in Giordania aumenta la protesta sull’onda lunga della primavera araba. Re Abdullah ha fatto delle concessioni, con un progetto di legge sulle elezioni recentemente arrivato in Parlamento. Si andrà al voto a fine anno e la campagna elettorale sarà un banco di prova, ma gruppi i gruppi di opposizione invocano ulteriori riforme. Il Parlamento sta inoltre discutendo il bando per i partiti di ispirazione prettamente religiosa. Tra cui spicca Jabhat al-‘Amal al-Islami (Islamic Action Front), braccio politico dei Fratelli Musulmani capeggiato da Hamza Mansour.

La scelta di escludere gli islamisti e il fatto che il sistema favorisca i lealisti e i leader tribali suscita critiche diffuse. E per i tanti che protestano, il partito dei Fratelli Musulmani potrebbe diventare un punto di riferimento politico, promotore di una maggiore democratizzazione. L’IAF sta valutando se boicottare le prossime elezioni, scelta che potrebbe alzare il livello dello scontro. L’arresto di giovani contestatori legati al partito e le lente riforme calate dall’alto non aiutano la corona hashemita a guadagnare consensi.

Il rischio è che si ripeta il copione delle rivoluzioni recenti negli altri paesi arabi, come la Tunisia. Dove regimi personalistici sono crollati sotto i colpi di imponenti proteste di piazza. Ma dove nelle neonate democrazie hanno preso piede partiti di ispirazione islamica, radicati tra la popolazione, che hanno ben presto imposto la limitazione delle libertà e dei diritti in nome della morale religiosa.

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