Studio sulla generosità: “atei più mossi da compassione rispetto a credenti”

La religione viene comunemente considerata dai propri sostenitori una fucina insostituibile di buoni sentimenti, come compassione ed empatia. Sensibilità che mancherebbero ai non credenti, i quali sarebbero più egoisti e meno generosi, secondo una visione che trova estimatori anche nell’attuale pontefice, Benedetto XVI. E che viene spesso veicolata dai mass media, tramite un’abile propaganda.

Ma continuano invece ad uscire studi che mettono in dubbio questa visione. E a ribaltare una serie di stereotipi che colpiscono gli atei, veicolati dagli integralisti religiosi. Come l’ultima ricerca di Laura Saslow dell’Università di Berkeley in California, pubblicata sulla rivista Social Psychological and Personality Science. Secondo cui le persone molto religiose sarebbero mosse meno da compassione e generosità nell’aiutare estranei rispetto ad atei, agnostici e persone in generale meno credenti.

Da tre distinti esperimenti, con i dati di più di mille persone,  è emerso che la generosità dei credenti è fondata meno sull’emozione e più su fattori quali la dottrina, la comunità o questioni di reputazione. Mentre per gli increduli la compassione – ovvero l’emozione provata quando si vede un altro soffrire e che spinge ad aiutarlo – sarebbe più ‘genuina’, correlata al legame emotivo che si instaura con la persona che ha bisogno d’aiuto.

La ricerca, è bene precisare, non si riferisce a quanto siano generosi gli atei rispetto ai credenti. Appare comunque da altri studi che i non credenti non sono affatto secondi a coloro che seguono una religione, anche da questo punto di vista. Interessante ad esempio il recente boom di donazioni da atei e agnostici su Reddit.

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