Libano, marcia per la laicità a Beirut

Il Libano è paese diviso in comunità religiose, come islamici, ebrei e cristiani di vari orientamenti, dove il sistema politico-istituzionale è all’insegna del confessionalismo. Una forma di comunitarismo che ingessa la società, con suddivisione di cariche anche governative proprio in base a quote religiose. E con i diritti civili che dipendono dalla confessione di appartenenza.

Questo stato di cose porta ad una secca limitazione dei diritti individuali specie per le donne, come spiega Nail El Ray sul Guardian, e ad una identificazione forzata con la comunità di fede. Negli ultimi anni si è attivato un movimento a favore della laicità. La prima manifestazione, un vero e proprio Laïque pride, c’è stata nel 2010 a Beirut. E anche domenica scorsa, diverse centinaia di persone sono scese in piazza nella capitale per chiedere uno stato laico.

Come ha spiegato ad Al Arabyia uno degli organizzatori, Yalda Younes, il movimento è nato in maniera spontanea da un gruppo di giovani che non si riconoscevano nel sistema rigidamente confessionale dello Stato. L’obiettivo: fare in modo che “tutti i cittadini libanesi siano trattati ugualmente, in uno stato democratico e laico dove le leggi rispettino tutti i diritti umani”, come “l’uguaglianza tra donne e uomini”. Indispensabile per arrivarci, la “fine del settarismo nelle nostre istituzioni da politica, istruzione, affari, sanità”.

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