Tunisia, confermata condanna per ateo a sette anni e mezzo di prigione

Confermata la condanna a sette anni e mezzo di prigione per uno dei due atei tunisini, Jabeur Mejri, un cittadino di Mahdia colpevole di aver espresso su internet le proprie idee sulla religione e pubblicato una caricatura del profeta Maometto su Facebook. La sentenza è stata emessa dalla corte d’appello di Monastir. L’altro condannato in contumacia, Ghaz Béji, era a suo tempo fuggito in Grecia e si troverebbe in Romania.

La repressione contro gli atei conferma come in Tunisia, nonostante la ‘primavera araba’, sia ancora lontana la piena affermazione dei diritti e della libertà di espressione. Così ha commentato l’avvocato di Mejri, Ahmed Mslami: “siamo coscienti dell’importanza per il rispetto della cosa sacra, ma il giudizio è particolarmente severo e non è conforme ai diritti dell’uomo”. Ed annuncia il possibile ricorso in Cassazione contro un pronunciamento che “può essere considerato una forma di tortura”.

Henda Hendoud, una blogger tunisina, fa notare come l’opinione pubblica tunisina sottovaluti troppo un caso che è invece è indicativo della situazione del dopo Ben Ali. In una Tunisia dove ormai prendono piede salafiti ed integralisti islamici, governata tra l’altro dal partito di ispirazione religiosa Ennahdha. E sostiene che Ghazi sia stato “picchiato e morso al ventre” da un fondamentalista islamico mentre si trovava in un campo profughi in Romania. Dopo che è stato condotto in ospedale, i rifugiati avrebbero manifestato per impedirgli di tornare al campo una volta ristabilitosi.

Mejri dal canto suo rischia la vita in prigione, perché potrebbe subire angherie e violenze da parte degli altri carcerati o dagli agenti proprio perché condannato per aver “offeso Dio”. D’altronde è noto che secondo la sharia un apostata è di fatto un dead man walking: se arriva la fatwa, specie da un dotto islamico, qualsiasi musulmano ha il diritto di uccidere il blasfemo. Il rischio quindi è che qualche solerte fedele di Allah voglia fare “giustizia”.

Come associazione a tutela dei diritti dei non credenti ribadiamo la nostra vicinanza ai condannati e invitiamo a sensibilizzare sulla vicenda, contro questa ennesima prevaricazione dal sapore integralista. Una pena pesantissima che denota quanto atei e agnostici possano pagare caro anche il tentativo di fare coming out.

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