Gran Bretagna, Chiesa anglicana: “Serve più cristianesimo nelle faith schools”

La Chiesa anglicana e in generale il cristianesimo sono in declino in Gran Bretagna. Il fenomeno dell’emergere dei non credenti e l’allontanamento di larghe fette della popolazione dalla religione cristiana e da pratiche come la messa è d’altronde molto marcato, specie in questi ultimi anni.

Tanto che l’arcivescovo di Oxford nonché presidente della commissione istruzione della Chiesa inglese, il reverendo John Pritchard, ha detto esplicitamente durante il sinodo generale di York che ormai è necessario promuovere la religione persino nelle stesse scuole confessionali. Facendo in modo che i programmi delle faith schools mettano in ancor di più in evidenza la religione cristiana e impiegando il clero in una vera e propria opera di “missione” negli istituti religiosi, per poter influenzare meglio i bambini. O meglio, come si dice, per favorire l’evangelizzazione, visto che “la storia cristiana è in pericolo” e rischia di “uscire dalla nostra memoria culturale”, sostiene Pritchard.

D’altronde le faith schools sono oggetto, lamenta il prelato, di “sospetti” o “attacchi da più parti della società”, che ne mettono in dubbio l’efficacia educativa e il pericolo concreto che si riducano in ghetti religiosi. Keith Porteous Wood, direttore della National Secular Society, parla di “disperazione” della Chiesa britannica.

Richy Thompson, esponente della British Humanist Association, fa notare come le faith schools ormai siano sempre più svincolate dal National Curriculum, ovvero gli standard comuni fissati dal governo per l’istruzione, possano rimaneggiare gli insegnamenti puntando ancora di più sull’approccio dogmatico.

Le associazioni di atei e agnostici locali mettono in evidenza come nonostante il declino della fede certe scuole siano lautamente finanziate tramite denaro pubblico. E che l’appello del religioso rischia di renderle se possibile ancora meno laiche, a danno dell’istruzione dei più giovani. Anche di quelli che si trovano a dover frequentare le scuole confessionali spesso per mancanza di alternative o per necessità delle famiglie.

D’altronde in Italia accade anche di peggio, con l’influenza più o meno diretta della Chiesa cattolica sia sulla scuola pubblica (ad esempio, con l’ora di religione cattolica e l’invadenza con benedizioni e messe durante l’orario scolastico), sia su una larga fetta di quella privata, sempre foraggiata da fondi pubblici come già rimarcato. Anche per questi motivi i tanti genitori non credenti che tuttora “in buona fede” mandano i propri figli in scuole confessionali o fanno frequentare l’ora di religione forse dovrebbero riflettere se certe scelte siano davvero utili a livello formativo.

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