Moneyval “promuove” lo Ior, ma rimangono perplessità

L’Istituto Opere di Religione, la ‘banca’ del Vaticano, ha passato l’esame di Moneyval sulla trasparenza finanziaria. Anche se per il rotto della cuffia, complice anche il mutismo del governo di Mario Monti, che ha evitato di aggravare la posizione dell’istituto vaticano. Un atteggiamento verso cui ha espresso perplessità anche l’ente anti-riciclaggio della Banca d’Italia.

Così il Moneyval, l’ente del Consiglio d’Europa che valuta la trasparenza finanziaria internazionale, ha promosso lo Ior. Su 9 delle 16 raccomandazioni del Gafi, il Gruppo d’azione finanziaria contro il riciclaggio. Indicativa della volontà di mantenere una certa segretezza e di minimizzare le intrusioni di autorità esterne, i giudizi di “non” o “parziale conformità” interessano questioni come la segnalazione di operazioni sospette e l’implementazione degli strumenti Onu.

Solo con l’energico intervento di Benedetto XVI volto a portare maggiore trasparenza, tramite l’ormai ex – e silurato perché fin troppo solerte – presidente Ettore Gotti Tedeschi, lo Ior ha iniziato ad adeguarsi alle normative internazionali. Moneyval rileva nel suo rapporto che il Vaticano “in un periodo di tempo assai breve” ha implementato molti di punti richiesti contro finanziamento del terrorismo e riciclaggio di denaro sporco.

Nonostante l’ok per la white list, si “invita la Santa Sede a rafforzare il proprio regime di vigilanza”. Dato che “vi sono tuttavia alcune importanti questioni che devono essere affrontate per poter provare pienamente l’effettività del sistema”. Come ad esempio la necessità di rafforzare le leggi interne sulla vigilanza e i reali poteri e la concreta indipendenza dell’Autorità di Informazione Finanziaria (Aif) del Vaticano. Proprio i punti intorno ai quali era vivo lo scontro interno negli ambienti della Chiesa cattolica vicini al papa.

Tra le 45 raccomandazioni del Gafi, “la Santa Sede è stata giudicata non conforme o parzialmente conforme a 23 (51%) e conforme o largamente conforme alle rimanenti 22 (49%). Quindi, “è fortemente raccomandato” che lo Ior “sia sottoposto nel prossimo futuro alla vigilanza prudenziale di un supervisore indipendente”.

Dalla Santa Sede viva soddisfazione, per bocca monsignor Ettore Balestrero, sottosegretario presso la Segreteria di Stato. Che giudica il rapporto pubblicato “una pietra miliare nel nostro costante impegno di coniugare l’impegno morale con l’eccellenza tecnica”. D’altronde, non si prevede da parte delle autorità italiane un particolare rigore nei confronti del Vaticano, vista la tendenza a fornire supporto e garantire privilegi anche sul fronte finanziario.

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