Corte Costituzionale su aborto: “può decidere solo la donna, anche se minore, non il giudice”

Rese note le motivazioni della sentenza con la quale la Corte Costituzionale il 20 giugno scorso ha rigettato la questione di legittimità costituzionale sollevata dal giudice tutale del tribunale di Spoleto. Oggetto del contendere, l’articolo 4 della legge 194, che consente alla donna l’interruzione di gravidanza. Il caso, quello di una minorenne che si era rivolta al consultorio per poter scegliere di abortire senza consultare i genitori. E il magistrato si era rivolto alla Consulta facendo leva su una recente sentenza della Corte di giustizia europea contro i brevetti sugli embrioni per farne valere l’intoccabilità.

La Corte Costituzionale ha ribadito che sull’aborto ha il diritto di decidere solo la donna interessata. Al giudice spetta solo la “verifica in ordine all’esistenza delle condizioni nelle quali la decisione della minore possa essere presa in piena libertà morale”. Come già nella sentenza 196 del 1987, il magistrato non può pretendere di estendere i propri poteri perché il suo provvedimento “ha contenuto unicamente di integrazione della volontà della minorenne, per i vincoli gravanti sulla sua capacità di agire”. Il giudice rimane “quindi esterno alla procedura di riscontro, nel concreto, dei parametri previsti dal legislatore per potersi procedere all’interruzione gravidica”. Al limite, interviene “nella sola generica sfera della capacità (o incapacità) del soggetto”. Nemmeno quando è espressa la volontà dei genitori di minori o di chi ne fa le veci, il giudice ha “potestà co-decisionale”, perché la decisione è “rimessa soltanto alla responsabilità della donna”. Meno che mai il giudice può ergersi a paladino di un presunto ‘diritto alla vita’ dell’embrione.

Si tratta di un pronunciamento importante perché riconferma il diritto all’autodeterminazione della donna, anche minore, su un tema così delicato. Una libertà che oggi, dopo decenni di lotte per l’emancipazione femminile, viene in questi ultimi anni fortemente limitata proprio dalla pesante infiltrazione del clericalismo negli ospedali. Dove ormai la percentuale dei medici obiettori ha raggiunto livelli altissimi e i pochi che acconsentono all’aborto sono in calo.

Per questo, bisogna ancora vigilare per garantire il pieno esercizio delle donne per avere accesso all’interruzione di gravidanza e alla contraccezione, spesso negate nel nome dell’obiezione di coscienza su cui insiste molto in Italia la Chiesa cattolica. E risvegliare la consapevolezza su questo tema tra le più giovani. Anche l’Uaar, come ha fatto durante il tam tam della campagna #save194, continuerà a fare la sua parte per salvaguardare il diritto delle donne di scegliere.

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