Sikh, no riconoscimento per pugnale rituale

Si riapre il dibattito sulla religione sikh, dopo che il ministero dell’Interno ha negato il riconoscimento proprio per il pugnare rituale (kirpan). In Italia infatti non è possibile avere con sé lame potenzialmente pericolose che superino le misure consentite, ma gli uomini sikh hanno l’obbligo di portare i pugnali. E quindi per il ministero sono da considerarsi vere e proprie armi, come sancito anche dal Consiglio di Stato nel giugno 2010.

In Italia i sikh sono circa 60mila e hanno inaugurato l’anno scorso un tempio a Pessina Cremonese. Anche un altro elemento caratteristico di questa religione, il turbante imposto ai maschi, ha creato in passato dei problemi soprattutto negli aeroporti. Secondo il credo sikh, il kirpan va indossato per mostrare simbolicamente di essere un “soldato” della Akal Purakh de Fauj (Armata di Dio) e in linea teorica può essere usato per difendere i deboli dalle ingiustizie quando la legge fallisce, ma non per scatti d’ira o questioni personali.

Ancora una volta ci si chiede se far proprio un approccio multiculturalista che concede privilegi alle varie fedi in quanto tali rispetto ai comuni cittadini, come nel caso del velo integrale per gli islamici, sia davvero funzionale all’integrazione e alla diffusione dei diritti anche nelle comunità di immigrati fortemente connotate da identità religiosa. Un approccio che trova estimatori in Italia soprattutto a sinistra, ma su cui si dovrebbe riflettere viste anche esperienze fallimentari come quella in Gran Bretagna. Dove lo sdoganamento di pratiche ‘tradizionali’ è arrivata al punto di rendere legali i tribunali islamici, a danno delle componenti più deboli come donne e bambini.

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