Cedu boccia ricorso dei raeliani: “Svizzera può censurare manifesti anti-religiosi e anti-sociali”

Il caso dei manifesti del movimento raeliano censurati dalla Svizzera è arrivato fino alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che in ultima istanza ha dato torto ai seguaci di Rael. Il movimento raeliano, confessione religiosa contemporanea che attribuisce la creazione della specie umana all’ingegneria genetica di alieni chiamati Elohim, aveva infatti chiesto di poter diffondere manifesti in cui si leggevano messaggi come “Dio non esiste” e “La scienza infine sostituisce la religione”.

Negli anni Novanta alcune città aveva ospitato cartelloni di propaganda raeliana. Nel 2001 la sezione svizzera del culto ufologico aveva chiesto alle autorità di Neuchâtel di esporre manifesti. Ma la polizia aveva negato il permesso contestando al movimento raeliano di promuovere attività contrarie alla morale e all’ordine pubblico. In particolare, perché il movimento sostiene la “geniocrazia”, un modello politico che si basa sulla selezione genetica e la clonazione dei più intelligenti. Inoltre, il tribunale del cantone di Friburgo ha rilevato che “a livello teorico” il movimento raeliano consentirebbe pedofilia e incesto, nonché il sesso libero. Non si conosce il parere della corte in merito ad altre confessioni religiose le cui gerarchie hanno invece concretamente coperto abusi sessuali su minori. Comunque, anche il tribunale amministrativo e quello federale avevano nel 2005 confermato la censura.

I realiani si sono quindi rivolti alla Cedu, ma il giudizio della Grand Chambre è stato negativo. Non ravvisando la violazione dell’articolo 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, inerente la libertà di espressione. Secondo la Corte, le autorità svizzere possono bloccare certi manifesti perché si tratta di messaggi immorali e anti-religiosi in spazi pubblici.

La Cedu quindi riconosce agli stati margini discrezionali molto ampi per limitare la libertà di espressione, nel caso siano ravvisati contenuti ritenuti anti-sociali. Il problema è che spesso questa forma di limitazione tende a privilegiare le religioni per così dire istituzionali (come il cristianesimo), rispetto a idee e concezioni critiche e laiche. A prescindere di ciò che si possa pensare delle ‘fantascientifiche’ concezioni dei raeliani, desta qualche preoccupazione il fatto che gli stati possano censurare messaggi ritenuti scomodi perché critici verso le confessioni religiose di maggioranza.

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