Arabia Saudita, tatuatore condannato a duecento frustate

Condannato a duecento frustate dalla polizia religiosa saudita un tatuatore di origine libanese. Per nove anni avrebbe svolto a domicilio questa attività, che è considerata illegale in Arabia. Ma è stato scoperto da un agente della Commissione per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio che si è finto autista di un presunto cliente.

Inoltre l’uomo faceva l’estetista e aveva molte clienti donne, in un paese teocratico dove maschi e femmine vengono rigidamente separati. È stato quindi punito dalla corte sulla base della sharia, perché secondo l’islam i tatuaggi permanenti alterano la creazione divina e quindi vengono tradizionalmente condannati. Il tribunale ha scelto una condanna esemplare che faccia da esempio, a ulteriore conferma dell’integralismo religioso che domina l’Arabia Saudita.

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