Comitato Nazionale di Bioetica: “Obiezione di coscienza è diritto costituzionale”

Un nuovo parere del Comitato Nazionale di Bioetica sostiene l’obiezione di coscienza dei medici. Approvato a maggioranza, non all’unanimità, segno di contrasti interni su un tema delicato. L’ente, istituito dal governo con funzioni di consulenza, non è nuovo a pronunciamenti in senso retrivo su tematiche dai risvolti etici, come il fine-vita, testamento biologico. Si vedano i casi di Eluana Englaro e Piergiorgio Welby, nonché per la pillola del giorno dopo, a sostegno dei farmacisti obiettori. Non bisogna dimenticare infatti che il CNB vede la presenza di numerosi cattolici, come il presidente onorario Francesco D’Agostino, in linea con le posizioni della Chiesa cattolica.

La dichiarazione, che sarà resa pubblica nei prossimi giorni, ha una portata ampia, riguardando anche fine-vita, testamento biologico, eutanasia e fecondazione assistita. Secondo il CNB, occorre tutelare l’obiezione di coscienza, sulla base dei “diritti inviolabili dell’uomo”. Questa “disobbedienza” è un “diritto costituzionalmente fondato”. Lo Stato è tenuto a garantire, concede il Comitato, “l’erogazione dei servizi, con attenzione a non discriminare né gli obiettori né i non obiettori”.

In una realtà come quella italiana che vede ormai percentuali bulgare di medici, anestesisti e assistenti sanitari obiettori, la colonizzazione cattolica delle strutture sanitarie pubbliche e il boicottaggio dei consultori. Fenomeni che impediscono di fatto l’esercizio del diritto delle donne di gestire liberamente la propria gravidanza o di usufruire della contraccezione d’emergenza. E dove quindi a subire la situazione sono piuttosto donne e non obiettori, ormai ridotti al lumicino come denunciato dalla Laiga.

Il vice-presidente del CNB, Lorenzo D’Avack, dichiara comunque: “È inaccettabile che in presenza di una legge che legalizza l’aborto, in un ospedale non ci sia nessun medico non obiettore”. In questo caso “deve essere privilegiato il diritto della donna che chiede di abortire, rispetto al diritto dell’obiettore”.

Ma il rischio è che il parere fornisca ulteriori risorse agli anti-abortisti per un attacco alla legge 194. Dopo episodi preoccupanti come la marcia ‘per la vita‘ dei no-choice con il patrocinio del Comune di Roma, il tentativo di scardinare la normativa sull’interruzione volontaria di gravidanza togliendo autonomia alla donna a favore di un ‘diritto’ del concepito.

Come argine laico, si è fatta sentire la campagna via web #save194, cui anche l’Uaar ha dato il suo sostegno. Ma occorre sempre vigilare per difendere il diritto di autodeterminazione della donna, visti i tempi cupi e i cedimenti della politica al clericalismo.

Archiviato in: Generale, Notizie