Sudan, appello di Amnesty: donna rischia lapidazione per adulterio

In Sudan la legislazione è fortemente orientata dalla sharia, che prevede pesanti pene per chi non segue i precetti islamici. A farne le spese e a rischiare la vita questa volta è Layla Ibrahim Issa Jumul, una ventitreenne accusata di adulterio. Condannata a morte per lapidazione dal tribunale penale di Mayo, a Khartoum, sulla base dell’articolo 146 del codice penale sudanese. Dopo uno dei classici processi farsa, senza difesa adeguata, è stata rinchiusa nel carcere di Omdurman con il figlio di sei mesi.

Già a maggio una ragazza di vent’anni, Intisar Sharif Abdallah è stata condannata a morte dopo una confessione estorta. Il ricorso in appello ha fatto cadere le accuse e ha portato alla sua liberazione.

Amnesty International ha diffuso un appello per sensibilizzare il governo del Sudan e fermare l’esecuzione di Layla, chiedendone il rilascio. Ancora una volta, come accaduto in zone dominate politicamente dall’islam, le leggi teocratiche colpiscono relazioni giudicate immorali e si accaniscono soprattutto contro chi ha una posizione più svantaggiata, quali le donne.

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