Tunisia, donne discriminate dalla bozza della nuova Costituzione

“Complementare all’uomo in seno alla famiglia, associata all’uomo nello sviluppo della patria”. A definire in questo modo la donna è la bozza della nuova Costituzione tunisina. Dopo la primavera araba e il cambio di regime, per il gentil sesso è invece ormai già autunno, con l’ascesa al potere degli islamisti.

L’articolo che pone fine alla parità tra i sessi è stato approvato dalla commissione incaricata di redigere il nuovo testo fondamentale. Deve quindi essere ancora approvato dal parlamento: la cui maggioranza è tuttavia controllata da Ennahda, il partito islamista. La mobilitazione internazionale può quindi far molto a sostegno delle organizzazioni che si battono per i diritti delle donne tunisine, come l’Association Tunisienne des Femmes Démocrates.

Il deterioramento dei diritti delle donne conferma una volta di più come l’arrivo al potere di partiti confessionali ha come pressoché automatica conseguenza l’introduzione nella legislazione di più o meno vaste prescrizioni di origine religiosa. Sinora erano stati presi di mira soprattutto gli “infedeli”: un ateo condannato a quattro anni di carcere, un altro a sette anni e mezzo, la regista Nadia El Fani minacciata di morte (l’Uaar le ha inviato un piccolo sostegno per la realizzazione del suo ultimo film). Ma sembra ormai trattarsi soltanto di una questione di tempo: i diritti umani, in uno stato improntato alla legge religiosa islamica, non possono essere garantiti.

Abbattere un regime dittatoriale era una legittima aspirazione del popolo tunisino, ma non si può certo definire democratico un paese che discrimina metà della popolazione.

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