Aduc: “Pubblicità della Chiesa su otto per mille è ingannevole”

L’Aduc ha recentemente presentato un esposto all’Autorità garante per la concorrenza per “pubblicità ingannevole”, contro la campagna martellante della Conferenza episcopale italiana per orientare le scelte dell’Otto per mille. In particolare con la pubblicità del ‘chiedilo a loro’ dove, denuncia l’Associazione per i diritti degli utenti e dei consumatori, si fa riferimento alle opere caritatevoli della Chiesa, ma senza indicare quanto denaro viene messo a disposizione dei fondi raccolti.

Come emerge dagli stessi rendiconti della Cei, ben poco di questo denaro viene elargito effettivamente in solidarietà. Ma gli spot, contesta l’Aduc, sono fuorvianti perché “lasciano intendere che l’intero contributo (e non una sua minima parte) è destinato agli scopi pubblicizzati”. Per questo l’associazione parla di pubblicità ingannevole, chiedendo l’intervento dell’Authority.

E’ noto come gli spot commissionati dalla Chiesa per raggranellare denari siano quantomeno discutibili per forma e approccio, battendo sul tasto del compassionevole per diffondere l’immagine di una Chiesa buona e caritatevole, evitando accuratamente di fornire dati e cifre. Anche quando i soldi spesi per il puro marketing sono molti di più di quelli concretamente elargiti ai bisognosi, come dimostra la pubblicità ai tempi dello tsunami. Ma un’iniziativa analoga a quella dell’Aduc non ha sortito alcun effetto.

L’Uaar auspica, tramite i suoi canali informativi come Occhiopermille, che la gente sia informata in maniera trasparente e completa. Soprattutto sulle tv pubbliche, pagate da tutti i cittadini a prescindere dal credo, sulle quali però latita un’informazione completa. Ancora meglio sarebbe se lo Stato facesse la sua parte, destinando ad esempio l’Otto per mille che gli spetta per la ricostruzione (come ad esempio, nelle zone colpite da calamità naturali) e facendo pubblicità a se stesso per queste finalità sociali.

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