Sondaggio mondiale: “Aumentano atei dichiarati e non religiosi”

La crescita dei non credenti a livello mondiale è ormai evidente, grazie alla secolarizzazione. Nonostante ci sia ancora un diffuso stigma sociale nei loro confronti, sempre più persone affermano pubblicamente di essere atee o agnostiche. Diversi studi hanno evidenziato il fenomeno, tra gli ultimi quello del NORC Institute.

A confermare il trend arriva anche la recente ricerca commissionata da RedC Opinion Poll, che fa capo a WIN-Gallup Internationa: 50mila persone intervistate in 57 paesi. Rispetto al 2005, l’indagine ha evidenziato un aumento globale del 9% di persone che non hanno problemi a dichiararsi atee. Che abbia ragione Nigel Barber, quando scrive che entro il 2038 l’ateismo supererà la religione?

Il paese dove c’è una maggiore percentuale di atei è la Cina (47%); seguono Giappone (31%), Repubblica Ceca (30%) e Francia (29%). Nei paesi occidentali della top ten, quali Germania, Olanda, Austria, Islanda, Australia e Irlanda, si aggira intorno al 10-15%.

Indicativo il dato dell’Irlanda, dove coloro che si definiscono ‘religiosi’ risulta sceso dal 59% al 47%. Mentre i ‘non religiosi’ salgono dal 23% a 44%. Probabile effetto dello scandalo pedofilia che ha travolto il clero locale e la perdità di credibilità della Chiesa per come ha gestito (e soprattutto coperto) gli abusi sessuali. Il paese che secondo la ricerca è più religioso è il Ghana, ma non mancano quelli dell’Europa dell’est (Macedonia, Romania) e del Sud America (Perù e Brasile). Il calo di aderenza alla religione è sensibile in tutto il mondo.

Il dato italiano sembra risentire della pervasività della Chiesa cattolica negli spazi pubblici e della messa all’angolo di chi espone punti di vista alternativi. In Italia la crescita di coloro che fanno pubblicamente coming out ateo è infatti meno marcata. Il nostro è sempre meno un paese che può essere identificato come ‘cattolico’, come è emerso da una recente ricerca del Cesnur sulla Sicilia centrale.

Nella scala di religiosità globale elaborato dai ricercatori, l’Italia ha il 73% di persone che si dichiarano religiose. Per la cronaca, si colloca tra Arabia Saudita e Argentina. Secondo il sondaggio RedC, comunque, ben il 15% non si dichiara religioso, percentuale a cui va aggiunto un’8% di atei dichiarati. E non bisogna dimenticare, come risulta da diversi altri studi, che da noi il fenomeno della desiderabilità sociale è assai marcato: ai questionari si tende a dare le risposte che sono considerate socialmente accettabili.

Nella sintesi mondiale, è interessante notare come secondo la ricerca il 23% della popolazione si dichiari ‘non religiosa’ e un altro 13% ‘atea convinta’:  E come non solo la stabilità economica ma anche un maggior grado di istruzione siano legate a una maggiore propensione a definirsi non religiosi o atei. Globalmente, infatti, se ‘solo’ il 7% di coloro che non hanno titolo di studio secondario si dichiara ateo e il 20% non religioso, la percentuale cresce con il diploma (rispettivamente 10% e 23%) e con l’università (19% e 24%). Altro dato interessante: è tra i poveri che il grado di religiosità è più spiccato (fino al 66%), mentre declina tra chi ha un reddito medio-alto (intorno al 50%).

Insomma, sempre meno persone hanno paura a manifestare la propria incredulità o a dichiararsi apertamente atee. I segnali sono incoraggianti, ma c’è ancora tanto da fare per far uscire i non credenti dal loro guscio, specie in paesi come l’Italia. L’Uaar esiste anche per dare voce e difendere i diritti di questi individui. Mettendo a disposizione anche una sezione riservata a chi non ha alcun problema a raccontare pubblicamente le ragioni della propria incredulità.

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