Dalla Regione Toscana 320.000 euro ai vescovi per assistere gli anziani “fragili”

Per far fronte ai bisogni degli “anziani autosufficienti ma che vivono una condizione di profonda fragilità”, la Regione Toscana, amministrata dal centrosinistra, non ha trovato di meglio che dare in appalto il servizio ai vescovi cattolici. E poiché, evidentemente, i bilanci delle diocesi, che già godono dell’8×1000 e di innumerevoli sussidi, necessitano di ulteriori fondi pubblici, ecco che riceveranno dalla Regione 320.000 euro per svolgere tale compito.

L’accordo in questione è stato sottoscritto venerdì a Firenze dall’assessore regionale al diritto alla salute, Luigi Marroni, e dal presidente dei vescovi toscani, il cardinale Giuseppe Betori. Ne beneficeranno, scrive Toscana Notizie, “parrocchie e associazioni di tutta la Toscana individuate dalla Conferenza episcopale, per realizzare iniziative di aiuto e di aggregazione per le persone anziane fragili”. Marroni, elogiando “la presenza capillare e attenta della Chiesa”, dimenticandosi quanto siano i contribuenti a pagarne i costi, ha sostenuto che l’accordo “esprime in maniera virtuosa il principio di sussidiarietà tra le istituzioni e la società civile toscana”. L’apologetica identificazione Chiesa = società civile ha dovuto paradossalmente venire ridimensionata proprio da Betori, che ha ricordato come la Chiesa ne sia solo “una parte”.

Ancora una volta, dunque, l’applicazione del principio di sussidiarietà si traduce in provvedimenti religiosamente orientati da parte delle Regioni. E quello toscano non è nemmeno dei peggiori: la giunta veneta, quella lombarda e quella marchigiana hanno preferito sostenere direttamente i “religiosi anziani” fragili, rispettivamente con 3.500.000, 600.000 e 200.000 euro.

L’assai celebrato volontariato cattolico è, come si può agevolmente evincere, un volontariato lautamente sussidiato. Ma il problema rappresentato da provvedimenti simili non si ferma alla dimensione economica, che pure contribuisce a far superare i sei miliardi di euro l’anno che dalle casse pubbliche finiscono a quelle ecclesiastiche. Vi sono infatti due altre importanti questioni che sollevano grandi perplessità: la reale possibilità di accesso a tali benefici da parte degli anziani non cattolici (che in Toscana non sono affatto pochi) e l’accesso al finanziamento regionale da parte di organizzazioni non cattoliche ma ugualmente o maggiormente qualificate nell’assistenza agli anziani. Ove mancassero questi requisiti, la delibera toscana risulterebbe palesemente discriminante.

I contributi, scrive Toscana Notizie, “serviranno a sostenere iniziative come la creazione di reti di ascolto, di centri di socializzazione, e il varo di servizi a domicilio capaci di aiutare l’anziano che vive a casa”. Sono tutte iniziative che la Regione Toscana poteva già mettere in campo attraverso le proprie strutture, anziché continuare a sussidiare chi è già pesantemente sussidiato. L’essere ricorsa a esterni (e quali esterni) porta inevitabilmente alla luce una mancanza di capacità amministrativa.

L’associazione

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