L’Uaar ha paura dell’islam? Una replica al “Giornale”

Il Giornale ha bacchettato l’Uaar per non non aver criticato il raduno degli islamici di Milano, al contrario di quanto fece in occasione della visita del papa di giugno. Come se i due eventi fossero paragonabili.

Massimo M. Veronese ha infatti insinuato che il nostro atteggiamento (diffuso a suo dire anche tra le organizzazioni femministe e omosessuali) sia dovuto alla “sgaggia degli eroi”. Eppure non è così difficile capire che l’Uaar si attiva criticamente nei confronti di una religione soltanto in occasione di comportamenti che minano (potenzialmente o concretamente) i diritti dei cittadini non credenti e/o la laicità dello Stato.

Nel caso concreto, l’Uaar criticò l’Incontro mondiale delle Famiglie sia per i cospicui finanziamenti pubblici ricevuti (quasi dieci milioni di euro), sia per la velleità delle gerarchie ecclesiastiche di imporre a tutti un unico modello di famiglia “vera” che è ormai tale soltanto all’interno della loro dottrina. La realtà è assai più diversificata, e sarebbe tempo che ne prendesse atto anche la legge italiana, sola tra i paesi nell’Europa occidentale a uniformarsi ancora al modello unico di stampo cattolico.

Tuttavia, l’Uaar non ha mai criticato i megaraduni confessionali completamente autofinanziati, siano essi cattolici, dei testimoni di Geova o musulmani. Il nostro punto di vista è molto semplice: i cittadini sono uguali di fronte alla legge indipendentemente dalle loro convinzioni in materia di fede, e le religioni devono essere considerate organizzazioni private che si devono mantenere con i propri mezzi, esattamente come tutte le altre organizzazioni private.

Il Giornale può legittimamente non condividere tale impostazione, ma non può rappresentare in modo falso un’associazione che, talvolta anche economicamente, sostiene coloro che in paesi a maggioranza islamica si battono per le ragioni della laicità, della razionalità e della libertà di espressione, spesso mettendo a repentaglio la propria libertà personale, se non la propria vita.

Non facciamo sconti a nessuno, noi.

Raffaele Carcano, segretario Uaar