Una proposta dagli Usa: l’Ateismo “+”

Dopo il dibattito innescato dalla rivista Free Inquiry sull’impegno dell’attivismo laico sul versante dell’impegno sociale (ne abbiamo parlato in un’Ultimissima del 16 agosto), nella cyber-community atea statunitense è cominciata un’altra discussione, anche questa dedicata a “perimetrare” i campi di attività. Buon segno: significa che i fermenti sono tanti, e che cresce la voglia di impegno.

La proposta l’ha lanciata Jen McCreight sul suo seguitissimo blog BlagHag, con un primo embrionale post il 18 agosto, incitante a una “new wave” dell’ateismo, seguito da un altro, più articolato, pubblicato già l’indomani. La giovane blogger, nell’intento di andare oltre la succinta definizione di ateismo contenuta nei dizionari, ha adottato l’espressione “Atheism+” (proposta da un navigatore) e ha individuato cinque campi in cui impegnarsi: “preoccuparsi della giustizia sociale, sostenere i diritti delle donne, manifestare contro il razzismo, combattere l’omofobia e la transfobia, usare il pnsiero critico e lo scetticismo”.

Una proposta che ha ricevuto commenti positivi sul suo blog, e che ha ottenuto l’appoggio di un’altra notissima blogger atea, Greta Christina. Che ha a sua volta rilanciato con un altro post in cui ha voluto evidenziare quali implicazioni l’ateismo “+” avrebbe per le organizzazioni atee.

Uno dei primi a risponderle è stato Tom Flynn, proprio il direttore del Free Inquiry, sostenendo che l’ateismo “+” non sarebbe altro, in fin dei conti, che un umanesimo laico interpretato in un senso più ampio e progressista. Un qualcosa che trova già spazio nelle associazioni secolariste, dunque, ma che paradossalmente non sa esprimere compiutamente tutto il potenziale esistente all’interno del mondo dei non credenti. Argomentazioni a cui hanno controreplicato sia Christina, sia McCreight, sottolineando come il “nuovo” approccio vorrebbe includere tutti coloro (e sono tanti) che preferiscono al momento restare fuori da un impegno attivo nelle associazioni atee. Anche un altro popolare Freethought blogger, PZ Myers, è intervenuto in loro appoggio, chiarendo che l’ateismo “+” non deve essere visto in contrapposizione al New Atheism di Dawkins e Dennett: “il New Atheism ha incorporato la scienza nell’ateismo, l’ateismo “+” è una sintesi di giustizia sociale nel New Atheism“. Come ha commentatato Nelson Jones sul New Statesman (un’ulteriore spia dell’interesse che il dibattito sta suscitando), “è il tentativo di creare un movimento che dia la priorità a istanze di eguaglianza, facendolo da un’esplicita prospettiva non religiosa”.

Un dibattito acceso, dunque, ma sempre assai composto, razionale e propositivo. A ben vedere, non è la prima volta che l’attenzione a istanze sociali prende spunto da prospettive non religiose: in fondo, tutte e quattro i grandi movimenti di pensiero dell’Ottocento (liberalismo, socialismo, comunismo, anarchia) sono stati avviati da uomini che non avevano alcun retroterra religioso. L’ateismo “+” si distingue, forse, per l’essere più esplicito.  Quello che è invece sicuro è che ad accendere il propellente sono state due donne.

Sarà questo il futuro dell’incredulità? Nessuno può dirlo, perché nessuno può essere profeta. Del resto, nel mondo incredulo non c’è nessun pastore che indica la strada, e nessun gregge in attesa di indicazioni. La direzione che prenderanno i non credenti impegnati sarà quella che sceglieranno essi stessi, liberamente e democraticamente.

La redazione

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