I cappellani militari replicano all’Uaar, ma mancano l’obbiettivo

La denuncia dei costi pubblici dell’”aggiornamento spirituale” dei cappellani militari, fatta dalle Ultimissime Uaar il 22 agosto, non è passata inosservata. È stata infatti ripresa da Riccardo Bianchi dell’Espresso, che ha anche ospitato le repliche degli uffici dell’Ordinariato. Che sono andate completamente fuori bersaglio. Vediamo perché.

La differenza tra il prezzo di mercato della Domus Pacis e quello applicato ai cappellani sarebbe «dovuta all’affitto delle stanze e del salone per i convegni». 16 euro per 200 cappellani fa 3.200 euro al giorno: è un costo paragonabile all’affitto di un cinema a Roma. Senza considerare che, a fronte di una prenotazione di un elevato numero di camere, qualsiasi albergatore indipendente concederebbe forti sconti.

«Non esiste una struttura delle forze armate che possa ospitare così tante persone». Ma figuriamoci: non esisterebbero strutture militari in grado di accogliere duecento persone? La Città militare della Cecchignola, dove tra l’altro ha sede il seminario dei cappellani militari (anche quello pagato dai contribuenti), è per esempio più estesa della Città del Vaticano.

«Non potremmo far dormire in una caserma i relatori non militari». Come ha fatto notare lo stesso giornalista, «potevano farci riposare i religiosi con le stellette, e i relatori ospitarli in un hotel». La domanda sorge spontanea: ma quanti saranno mai tali relatori? Quanto costano? Chi li sceglie? E chi li paga?

L’arcivescovo Ordinario militare per l’Italia nonché generale di corpo d’armata Pelvi «ha tagliato al massimo le spese e ha richiamato più volte alla sobrietà». Interessante. Implica dunque che negli anni passati lo spreco di denaro pubblico era persino maggiore.

«La Domus Pacis è la casa più economica che abbiamo trovato». Non è vero, basta fare un giro su internet. Tra parentesi, se si decide di fare l’aggiornamento spirituale ad Assisi, è pressoché inevitabile a) rivolgersi a una struttura di proprietà cattolica b) trovare prezzi più alti di altre città c) visto che Assisi non è servitissima, innalzare anche i costi di trasporto, che sono a loro volta a carico dei contribuenti. Domanda: mai pensato di cambiare il luogo della riunione?

«Inoltre la formazione è obbligatoria, lo prevede il ministero». L’aggiornamento spirituale è dunque «formazione»? I cappellani forniscono assistenza morale, oppure sono un mero strumento di evangelizzazione cattolica pagato dalle casse pubbliche?

«Chi sta dentro i nostri ambienti sa che queste lamentele sono ridicole». Piace il gioco facile? Chi è all’interno dell’ambiente militare difficilmente protesterà contro le disposizioni di un generale di corpo d’armata. E chi è al di fuori? Dobbiamo «crederci» senza poter verificare, mettendo da parte i criteri di buona amministrazione e trasparenza che dovrebbero sempre contraddistinguere la gestione della «cosa pubblica»?

«I cappellani aiutano tutti i giorni le famiglie dei soldati che hanno problemi di ogni tipo. Queste, però, sono storie che non si raccontano». Pensavamo che la gestione dei problemi delle famiglie dei soldati fosse a carico dell’autorità militare. Sarebbe interessante sapere quando, come e perché avrebbe avuto luogo questa delega. Chissà se si può raccontare.

Come si vede, le risposte fornite dai cappellani militari non diradano affatto, e semmai amplificano, il sospetto che si sia di fronte a un notevole spreco di denaro pubblico che, per quanto (forse) legittimato da norme arcaiche, non è tollerabile in tempi in cui si chiedono durissimi sacrifici a tutta la popolazione. L’Uaar si augura che l’Ordinariato e lo stesso ministero della Difesa forniscano spiegazioni più plausibili. In caso contrario, sarebbe la conferma che è venuto il tempo di intervenire su una struttura, quella dei cappellani militari, autorizzata senza alcun controllo a dirottare fondi pubblici su altre articolazioni della sua stessa confessione.

La redazione