Benedetto XVI e l’onestà di uscire dalla Chiesa cattolica

Un papa pessimista. Qualche ragione ce l’ha, Benedetto XVI: i sondaggi, a livello mondiale, non vanno molto bene per la religione. Anche in passato si è soffermato su questi temi. Ma ora parla sempre più frequentemente dei fedeli che si allontanano dalla Chiesa.

Nel corso dell’udienza generale di mercoledì scorso Benedetto XVI ha infatti affermato:

Gesù sapeva che anche tra i dodici Apostoli c’era uno che non credeva: Giuda. Anche Giuda avrebbe potuto andarsene, come fecero molti discepoli; anzi, avrebbe forse dovuto andarsene, se fosse stato onesto.

Il discorso è proseguito soffermandosi sulla figura di Giuda:

Invece rimase con Gesù. Rimase non per fede, non per amore, ma con il segreto proposito di vendicarsi del Maestro. Perché? Perché Giuda si sentiva tradito da Gesù, e decise che a sua volta lo avrebbe tradito. Giuda era uno zelota, e voleva un Messia vincente, che guidasse una rivolta contro i Romani. Gesù aveva deluso queste attese. Il problema è che Giuda non se ne andò, e la sua colpa più grave fu la falsità, che è il marchio del diavolo. Per questo Gesù disse ai Dodici: «Uno di voi è un diavolo!» (Gv 6,70).

Le parole su Giuda hanno attirato l’attenzione di molti commentatori: uno per tutti, Gustavo Zagrebelsky su Repubblica, che si è soffermato sulla seconda parte del discorso. Dal nostro punto di vista, quello di persone ben poco interessate ai movimenti politici palestinesi di duemila anni fa (se non per come sono descritti in Life of Brian, il capolavoro dei Monty Python), la parte più interessante è invece la prima. Laddove il papa ha fatto capire che sarebbe stato “onesto” abbandonare Gesù, in assenza di fede.

E come peraltro avrebbero fatto anche “molti discepoli”. L’affermazione è abbastanza insolita, perché i racconti evangelici non accennano esplicitamente ad apostasie. Il primo apostata è proprio Giuda. E’ pur vero che le folle quasi oceaniche descritte durante la predicazione sembrano improvvisamente scomparire, al momento della crocifissione. Gesù muore solo e pressoché abbandonato: persino da Dio.

Una sensazione che sembra coinvolgere anche Joseph Ratzinger. Il dubbio che tanta fede sbandierata sia inconsistente l’ha colto alla fine del discorso:

Preghiamo la Vergine Maria, che ci aiuti a credere in Gesù, come san Pietro, e ad essere sempre sinceri con Lui e con tutti.

Persino la sincerità della sua fede sembra aver bisogno di sostegno. Tanto da riprendere il discorso anche oggi, citando le parole di Gesù contro scribi e farisei e il racconto dell’allontanamento da Dio (pressoché immediato) del popolo d’Israele uscito dall’Egitto.

quando il popolo si stabilisce nella terra, ed è depositario della Legge, è tentato di riporre la sua sicurezza e la sua gioia in qualcosa che non è più la Parola del Signore: nei beni, nel potere, in altre ‘divinità’ che in realtà sono vane, sono idoli. Certo, la Legge di Dio rimane, ma non è più la cosa più importante, la regola della vita; diventa piuttosto un rivestimento, una copertura, mentre la vita segue altre strade, altre regole, interessi spesso egoistici individuali e di gruppo. E così la religione smarrisce il suo senso autentico che è vivere in ascolto di Dio per fare la sua volontà.

Il papa ammette che

questo un grave rischio di ogni religione, che Gesù ha riscontrato nel suo tempo, ma che si può verificare, purtroppo, anche nella cristianità. […] Anche l’apostolo Giacomo, nella sua Lettera, mette in guardia dal pericolo di una falsa religiosità.

Per un millennio e mezzo, dall’impero cristiano all’illuminismo, chi ha abbandonato la Chiesa è stato sovente condannato a morte. Al tempo della Controriforma  comportarsi da “disonesti” era una via obbligata: si rischiava seriamente la pelle, a dichiararsi non cattolici. Ancora oggi il Codice di Diritto Canonico inserisce l’apostasia tra i peccati più gravi, perché per il magistero cattolico il battesimo è “un sigillo indelebile”. Ciononostante, fa capire il papa, è “onesto” andarsene. E lo fanno già in tanti.

In effetti, la formalizzazione dell’abbandono della Chiesa cattolica non è ormai più fenomeno marginale. Il gruppo Facebook sullo sbattezzo conta circa 12.000 iscritti, nell’ultimo afoso agosto oltre 3.000 moduli sono stati scaricati dal sito Uaar, sul sito Sbattezzo Counter le risposte uploadate sono ormai oltre 2.100. L’Uaar stima il numero dei cittadini che si sono sinora avvalsi di questa possibilità, ottenuta dall’associazione nel 1999, in circa 25.000: una dimensione paragonabile a quella dei fedeli ebrei e di quelli valdesi.

Cittadini “onesti”, secondo Ratzinger? Se la risposta è sì, sorprende che la Chiesa, che peraltro è stata fondata da un apostata, continui a frapporre ostacoli a chi intende sbattezzarsi, per esempio rifiutando di fornire informazioni a chi non sa qual è la parrocchia di sbattezzo, oppure introducendo (con motu proprio dello stesso papa) ostacoli in sede matrimoniale. E dire che la Chiesa critica i provvedimenti anti-conversione laddove si trova in minoranza.

Alla luce delle parole del papa, dovrebbe invece essere soddisfatta che tante persone se ne allontanano “onestamente”, piuttosto che restare per tradirla dall’interno. Servirebbe anche a essa capire qual è il seguito reale del messaggio cristiano. E servirebbe a tutti un mondo in cui ogni individuo fosse realmente libero di dichiarare esplicitamente come la pensa, se lo vuole. Sarebbe molto bello. Ci vorranno secoli, nella migliore delle ipotesi.

La redazione