In Francia arriva la morale laica. Laica, non atea

L’insegnamento della morale laica nelle scuole è già una realtà in diversi paesi d’Europa. In particolare in Belgio, dove ha già eroso in modo consistente i consensi dell’insegnamento cattolico. Ora, annuncia il ministro dell’Istruzione Vincent Peillon, dovrebbe arrivare anche in Francia. A quando in Italia?

Il ministro ha annunciato in un’intervista l’introduzione di corsi di etica laica nelle scuole per il 2013. Come punto cardine della “rifondazione” della sistema scolastico. “Morale laica”, ha spiegato il ministro, “significa comprendere ciò che è giusto, saper distinguere tra bene e male, che ci sono tanto dei diritti quanto dei doveri, delle virtù e soprattutto dei valori”. Per proporre una “morale universale fondata sulle idee di umanità e di ragione”. “La capacità di ragionare, di criticare, di dubitare: tutto questo si deve apprendere a scuola”, ha spiegato.  Un’iniziativa quindi in linea con l’impostazione storicamente laica della Repubblica francese, come emerge dalle stesse parole del ministro.

Giudicata positivamente da figure come lo storico protestante Jean Bauberot, l’iniziativa è stata criticata soprattutto da intellettuali cattolici, che la vedono come concorrenziale rispetto alla morale religiosa e che contestano l’invadenza dello Stato. Non è mancata la polemica politica. L’ex ministro dell’Education Nationale dell’Ump, Luc Chatel, ha accusato con un tweet il detentore attuale del dicastero di riecheggiare la parole del maresciallo collaborazionista Philippe Pétain.

I contenuti del progetto sono ancora embrionali, per cui chi c’è anche chi paventa il rischio che venga imposta una morale “di Stato”, piuttosto che un insegnamento che insegni a ogni studenti a “costruirsi” la propria morale. E’ inoltre importante far notare come l’etica laica nelle scuole non sia di certo “atea”, sebbene i detrattori tendano a liquidarla in questo modo. Infatti ha il suo punto di forza nel non caratterizzarsi religiosamente, ponendosi quindi oltre gli angusti confini confessionali.

Questo insegnamento — incentrato sull’uso del pensiero critico, della logica e della razionalità, sul rispetto della tolleranza e dei diritti umani, sul confronto libero ed aperto delle idee — punta a contribuire alla crescita di persone che da adulte siano in grado di effettuare scelte consapevoli. Tutt’altra impostazione rispetto all’insegnamento strettamente religioso, che tende piuttosto a favorire la formazione di ghetti identitari. Come riscontrato in realtà quali le faith schools britanniche.

In Italia invece non esiste alcuna alternativa al monolitico insegnamento della religione cattolica. O meglio, dovrebbe esserci l’ora alternativa, ma difficilmente viene prospettata agli studenti e valorizzata, tanti sono gli ostacoli che vengono frapposti persino dalle stesse scuole. Ai liceali si insegna esclusivamente la storia della filosofia, e mai a usare la propria mente per ragionare filosoficamente. L’educazione civica, che dovrebbe offrire agli studenti alcuni rudimenti accostabili all’etica laica, dopo essere stata svuotata di significato è finita nel dimenticatoio.

Sembra proprio che l’istruzione italiana abbia come obbiettivo quello di non far crescere cittadini consapevoli. L’Uaar, per porre un argine laico, si è attivata con il progetto ora alternativa, che raccoglie esperienze di scuole e genitori e potrebbe fungere da catalizzatore per diffondere nelle scuole l’alternativa all’Irc. Il lavoro da effettuare è comunque enorme.

E’ questo dunque l’ennesimo ambito in cui l’Italia sconta un ritardo veramente consistente nei confronti degli altri paesi europei. Un paese proiettato nel futuro dovrebbe avere a cuore la necessità di formare uomini e donne in grado di pensare e vivere autonomamente e nello stesso tempo di confrontarsi con chi non la pensa come loro. Un paese proiettato nel passato continuerà invece in saecula saecolorum a voler utilizzare la scuola per trasmettere a ogni nuova generazione la religione ereditata dai propri antenati.

La redazione

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