Il PD di Padova “urtato” dalla presenza dell’Uaar

La pre­sen­za di un ta­vo­lo in­for­ma­ti­vo di un’as­so­cia­zio­ne di pro­mo­zio­ne so­cia­le de­mo­cra­ti­ca a una Fe­sta De­mo­cra­ti­ca può ur­ta­re l’e­mo­ti­vi­tà di una par­te im­por­tan­te del Par­ti­to De­mo­cra­ti­co. L’in­cre­di­bi­le tesi non è sta­ta espo­sta da un qua­lun­que pin­co­pal­li­no, ma da Fe­de­ri­co Os­sa­ri, se­gre­ta­rio pro­vin­cia­le del PD di Pa­do­va. Il re­sto del par­ti­to che ne pen­sa?

La pre­mes­sa. L’Uaar è un’as­so­cia­zio­ne di pro­mo­zio­ne so­cia­le, iscrit­ta nel re­la­ti­vo re­gi­stro na­zio­na­le crea­to pres­so il mi­ni­ste­ro del la­vo­ro: per es­se­re iscrit­ta a tale re­gi­stro deve ave­re uno sta­tu­to espli­ci­ta­men­te im­pron­ta­to a prin­ci­pi de­mo­cra­ti­ci. Il suo cir­co­lo di Pa­do­va ha, con am­pio an­ti­ci­po, pre­sen­ta­to una for­ma­le ri­chie­sta di po­ter ge­sti­re un ta­vo­lo in­for­ma­ti­vo alla lo­ca­le Fe­sta De­mo­cra­ti­ca. Non ha mai ri­ce­vu­to al­cu­na ri­spo­sta. Co­min­cia­ta la Fe­sta, il cir­co­lo Uaar ha pub­bli­ca­to sul suo sito una let­te­ra aper­ta rivolta agli iscrit­ti e agli elet­to­ri del PD.  Il do­cu­men­to si do­man­da­va, tra l’al­tro, se è pos­si­bi­le per “un par­ti­to di gran­de ra­di­ca­men­to, “a vo­ca­zio­ne mag­gio­ri­ta­ria”, can­di­da­to al go­ver­no del Pae­se, con­ti­nua­re a col­ti­va­re, e non solo in os­se­quio a pro­ble­ma­ti­ci equi­li­bri in­ter­ni ma per scel­ta po­li­ti­ca espli­ci­ta, rap­por­ti pri­vi­le­gia­ti con cu­rie lo­ca­li e ver­ti­ci ec­cle­sia­sti­ci sen­za pa­gar­ne il con­se­guen­te prez­zo, e sen­za fare stra­me dei prin­ci­pi in­car­di­na­ti dal­le più avan­za­te de­mo­cra­zie oc­ci­den­ta­li a cui af­fer­ma di ispi­rar­si (sal­va­guar­dia dei di­rit­ti in­di­vi­dua­li e lai­ci­tà del­le Isti­tu­zio­ni, per ci­tar­ne un paio)”. E si chiu­de­va so­ste­nen­do che evidentemente “le di­scri­mi­na­zio­ni non han­no a che fare solo con la me­la­ni­na o con l’o­rien­ta­men­to ses­sua­le”.

La let­te­ra è sta­ta ri­pre­sa dal Cor­rie­re del Ve­ne­to, che ha rac­col­to an­che le di­chia­ra­zio­ni del se­gre­ta­rio provinciale del PD Fe­de­ri­co Os­sa­ri. Che alla ri­chie­sta di spie­ga­zio­ni del­l’Uaar ha ri­spo­sto so­ste­nen­do che “la pre­sen­za di un loro ban­chet­to alla no­stra fe­sta avreb­be po­tu­to ur­ta­re l’e­mo­ti­vi­tà di una par­te im­por­tan­te del par­ti­to”. Im­ma­gi­na­bi­le qua­le. An­co­ra una vol­ta è emer­so il dog­ma cen­tra­le del Par­ti­to De­mo­cra­ti­co: la sal­va­guar­dia a ogni co­sto del­l’u­ni­tà tra ex DS ed ex po­po­la­ri. Os­sa­ri ha in­fat­ti af­fer­ma­to che “ab­bia­mo bi­so­gno di uni­tà e non di ul­te­rio­ri di­vi­sio­ni”. Sen­za di­men­ti­ca­re il be­nal­tri­smo: “cre­do che, in que­sto mo­men­to dif­fi­ci­le per il no­stro Pae­se, i temi che in­te­res­sa­no dav­ve­ro gli ita­lia­ni sia­no al­tri”.

Con­tro­re­pli­can­do, il cir­co­lo Uaar di Pa­do­va si è chie­sto se “una for­za di go­ver­no può ri­te­ne­re tra­scu­ra­bi­li le priorità che toc­ca­no i di­rit­ti in­di­vi­dua­li di cit­ta­di­ni e cit­ta­di­ne: è dav­ve­ro ir­ri­le­van­te par­la­re con la gen­te di unio­ni ci­vi­li, con­trac­ce­zio­ne d’e­mer­gen­za, obie­zio­ne di co­scien­za ne­gli ospe­da­li, fine vita, pro­crea­zio­ne as­si­sti­ta, sale del com­mia­to, scuo­la e ri­cer­ca, fino alla ma­dre di tut­te le que­stio­ni, quel­la che ha a che fare con i mi­liar­di di euro che ali­men­ta­no pri­vi­le­gi ana­cro­ni­sti­ci?”

Per quan­to for­te sia l’in­va­den­za cle­ri­ca­le an­che a Pa­do­va (Se­ba­stia­no Ca­net­ta ed Er­ne­sto Mi­la­ne­si l’han­no ben de­scrit­ta in Cosa loro), un par­ti­to come il PD non può rassegnarsi a fare una scel­ta di cam­po così net­ta. Una scel­ta che, pe­ral­tro, vio­le­reb­be l’ar­ti­co­lo due del suo co­di­ce eti­co, lad­do­ve scri­ve che “le don­ne e gli uo­mi­ni del Par­ti­to De­mo­cra­ti­co con­si­de­ra­no il plu­ra­li­smo una ric­chez­za e scel­go­no il con­fron­to de­mo­cra­ti­co come me­to­do per ri­cer­ca­re sin­te­si con­di­vi­se. Ri­co­no­sco­no e pro­muo­vo­no il prin­ci­pio di lai­ci­tà del­la po­li­ti­ca e del­le isti­tu­zio­ni”­.

L’im­pres­sio­ne è che sia sta­ta la sban­da­ta, un’im­pres­si­onan­te sban­da­ta, da par­te di una dirigenza lo­ca­le. Vi sono coor­di­na­to­ri Uaar iscrit­ti al PD, e al­tro­ve non ci sono pro­ble­mi ad ac­co­glie­re analoghe richieste dei nostri circoli.  L’as­so­cia­zio­ne è apar­ti­ti­ca, come tan­te al­tre as­so­cia­zio­ni che uti­liz­za­no spa­zi pres­so le fe­ste di par­ti­to, qua­lun­que par­ti­to. E’ un’oc­ca­sio­ne per far­si co­no­sce­re, ma è an­che un’oc­ca­sio­ne per quel par­ti­to di mo­stra­re la pro­pria aper­tu­ra men­ta­le.

Non è tut­ta­via la pri­ma vol­ta che l’Uaar in­cap­pa in di­ri­gen­ti PD par­ti­co­lar­men­te cle­ri­ca­li: come di­men­ti­ca­re i di­ri­gen­ti di Va­sto che vo­le­va­no stac­ca­re di per­so­na i nostri ma­ni­fe­sti? E al­lo­ra la do­man­da è le­ci­ta: qual è l’at­teg­gia­men­to che il PD, tut­to, in­ten­de man­te­ne­re nei con­fron­ti dei die­ci mi­lio­ni di non cre­den­ti (una par­te dei qua­li iscrit­to a que­llo stes­so par­ti­to) e del­l’as­so­cia­zio­ne che si bat­te per i loro di­rit­ti ci­vi­li?

Un’ul­ti­ma chiosa, al di là del fatto contingente: ma non meriterebbe, anche il nostro Paese, un ceto politico un po’ meno fragile e ispirato da reazioni pavloviane, ma in grado di portare avanti un’idea alta di società moderna?

La redazione