Matrimoni civili superano quelli religiosi nel Nord Italia

Una recente indagine dell’Istat sul matrimonio in Italia mostra come ormai vi sia una decisa crescita delle nozze civili, tale da erodere il primato di quelle religiose. A dimostrazione di come la secolarizzazione, seppure in maniera meno decisa rispetto agli altri paesi occidentali, si affermi anche in Italia.

La forbice tra nozze in chiesa e quelle in comune va riducendosi: se nel 2008 erano rispettivamente più di 155mila contro 90mila, nel 2011 si arriva a 124mila e 80mila. I matrimoni civili rappresentano ora il 39,2% delle unioni. Se il numero totale di matrimoni è in calo, quelli civili hanno una flessione più contenuta anche perché aumenta sensibilmente (dal 18,8% al 24%) la quota delle prime nozze non celebrate in chiesa, che in valore assoluto superano i secondi matrimoni con rito civile, in linea con la tendenza all’allontanamento dalla dottrina cattolica soprattutto nelle generazioni più giovani. Ma il rito civile viene scelto anche perché sono in aumento i matrimoni successivi al primo, non consentiti in chiesa a meno che il primo non venga dichiarato nullo dai tribunali ecclesiastici. E anche perché aumentano le nozze tra italiani e coniugi di origine straniera.

In particolare, nel Nord Italia i matrimoni civili hanno per la prima volta  sorpassato quelli religiosi, toccando il 52%. Al Centro sono al 47%, mentre al Sud solo al 23%. Quindici anni fa i matrimoni civili erano soltanto il 20% del totale. Le province dove è maggiore l’incidenza del matrimonio civile sono Livorno e Trieste (62,5%), Massa-Carrara (56,5%), Bolzano (56%), Genova e Ferrara (55,7%), Grosseto (55,3%) e Udine (55,1%).

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È indicativo l’estendersi di comportamenti secolarizzati in tutte le fasce della popolazione. Mentre negli anni Novanta i matrimoni civili erano più caratteristici delle coppie con alto livello di istruzione, di recente si diffondono anche tra gli sposi con un titolo di studio inferiore. Segno che il matrimonio civile coinvolge sempre più la popolazione e la società nel suo complesso e non è ormai più qualcosa di ‘elitario’. E la crescita del matrimonio civile sarebbe ancora più forte se non esistesse il privilegio del rito concordatario e se i comuni offrissero spazi consoni e accoglienti per le cerimonie e promuovessero formule in cui le coppie possano autodeterminarsi, come il matrimonio del migliore amico.

Altro fenomeno interessante è l’affermazione delle convivenze, il cui numero è raddoppiato. Evidenziando come il modello matrimoniale cattolico sia sempre più sorpassato. Ormai le coppie che seguono alla lettera i precetti matrimoniali della Chiesa cattolica, come la castità prima delle nozze o il sesso solo a fini procreativi, sono sempre meno.

Eppure l’Italia è l’unico paese dell’Europa occidentale, microstati esclusi, a non riconoscere le unioni di fatto. Quand’è che la politica prenderà finalmente atto dei cambiamenti intervenuti nella società?

La redazione

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