Quaresima per atei?

Il nostro intervento sulla Sunday Assembly, la ‘chiesa’ atea britanica, ha dato vita a una discussione interessante. Che vale la pena continuare, anche perché il tema dell’approccio ateo alla religione è uno dei più dibattuti, di questi tempi, anche all’interno delle pagine culturali.

In particolare, l’interesse sembra ruotare intorno alla “proficuità”, per i non credenti, di far proprie alcune pratiche religiose. Ci si chiede possano essere concretamente utili o convenienti, sebbene spogliate da riferimenti fideistici. Per i cristiani siamo in periodo di quaresima. E sorprenderà qualcuno sapere che esiste un gruppo di atei che la osserva.

Come scrive Religion News, un gruppo di giovani non credenti sta volontariamente rinunciando all’alcool, ai prodotti animali e a certi utilizzi di internet e del cellulare nel periodo di quaresima. Tutto ciò, ispirandosi esplicitamente a Religion for Atheists di Alain De Botton. Non è la prima volta: già l’intellettuale ateo Julian Baggini lo scorso ottobre aveva provato i dieci giorni di digiuno degli hindu durante la festività di Navratri. Ritenendo, sulla scorta di una lunga tradizione religiosa, che fosse un esercizio di autocontrollo.

Ma in realtà cosa stanno facendo questi giovani? Una dieta vegetariana e una disintossicazione dalla tecnologia: cose perfettamente lecite e che già fanno tanti altri. Però proprio in un determinato periodo caratterizzato religiosamente. Una di loro, Chelsea Link, apprezza l’idea che ci sia un periodo in cui rinunciare alle bevande alcooliche per “rompere con le vecchie abitudini”. “Non lo facciamo perché ce l’ha detto Dio”, spiega, “lo facciamo perché ci dà dei benefici”. Un altro, Vald Chituc, spiega che per migliaia di anni le religioni hanno fornito regole per “vivere come buoni esseri umani”, quindi “ha senso che abbiano compreso alcune cose che da cui può imparare chi tra noi sta provando a vivere una buona vita laica”. Chituc è tra gli animatori del blog NonProphet Status, che ha invitato alla quaresima ed è tenuto da alcuni giovani redattori atei.

non prophet

Tra gli umanisti c’è dibattito: altri non sono d’accordo nell’integrare pratiche religiose, ritenendole non solo uno scimmiottamento ma anche una forma di sudditanza. E hanno criticato la scelta di questi giovani. È intervenuto anche Tom Flynn, direttore esecutivo del Council for Secular Humanism. Egli ritiene che la quaresima sia “una delle caratteristiche più anti-umaniste del cristianesimo”, che colpevolizza la persone e le spinge a sacrifici per “purificarsi”. Non credendo nel peccato, non capisce perché fare la quaresima. Se una persona ha fatto del male, aggiunge, “è ridicolo immaginare che il modo migliore per provare a rimettere le cose a posto sia accollarsi una privazione arbitraria e che non c’entra nulla”. Rinunciare alla carne non ha senso, occorre rivolgersi a chi è stato danneggiato per scusarsi o fare qualcosa di concreto.

Così commenta la pratica di Chituc: “è più come se stesse prendendo in prestito il meme del sacrifico dalla quaresima come strumento a portata di mano, per rendere a se stesso più facile provare un po’ di auto-privazione terapeutica che voleva da tempo affrontare”. Ma perché prendere proprio un lasso di tempo arbitrariamente deciso dal cristianesimo sulla base di credenze irrazionali, si chiede Flynn? “Uno dei grandi vantaggi di essere laici”, continua, “è non avere alcun bisogno di essere legati a calendari tradizionali che ci dicano quando fare festa, sacrificarci o fare qualunque altra cosa”. Si può diventare vegani quando e per quanto si vuole.

Intanto ai digiunatori laici si è unito Chris Stedman, autore di Faitheist, libro in cui racconta il suo passaggio dal cristianesimo all’ateismo, senza però rinunciare a una certa attitudine che potrebbe essere definita ‘religiosa’. La parola è intraducibile e lui spiega che gli è stata affibbiata quando, dopo che si era allontanato da una comunità cristiana integralista in quanto gay, aveva cercato di avvicinarsi a un gruppo di atei militanti. A suo dire, per aver fatto presente quanto le convinzioni religiose avessero avuto importanza nell’attività svolta da Gandhi e Martin Luther King.

Stedman è impegnato nel movimento ‘interfedi’, altro tema “caldo” nel mondo ateo Usa: l’obiettivo del movimento è quello di trovare una base morale comune con i credenti più aperti e disponibili al dialogo — di certo, non quelli integralisti o che diffamano gli atei — per costruire un mondo migliore. Stedman critica quegli atei che considera poco rispettosi e aperti e altri umanisti, dal canto loro, contestano il suo approccio troppo accomodante ed ‘ecumenico’.

Le dottrine religiose in materia di cibo sono un’indiscutibile tradizione religiosa, ma più forte della religione stessa. Persino il sociologo Phil Zuckerman, ateo dichiarato e autore di Society without God e Faith No More, si dichiara “un ebreo culturale” e le osserva. Si possono definire comportamenti del genere come “religione senza Dio”? Proprio Religion Without God si intitola un libro di prossima uscita dell’influente filosofo e giurista statunitense Ronald Dworkin, deceduto il mese scorso e anch’egli non credente. In un estratto pubblicato postumo sul New York Review of Books tratteggia un’idea di “religione” che a suo dire può mettere d’accordo credenti e non credenti. Basata su una comunanza di sentimenti ed emozioni, una connessione profonda e sublime con l’universo e un senso etico-valoriale che dà significato alla vita umana. Non a caso, cita come esempi di non credenti “religiosi” lo scienziato Albert Einstein e il poeta romantico Percy Bysshe Shelley (autore de La necessità dell’ateismo).

Non è però corretto dire che esiste una irriducibile dicotomia tra atei ‘giovani’ a là De Botton e ‘vecchi’ che disprezzano la religione. È una visione fin troppo manichea e anche caricaturale, considerando che certe reazioni positive o negative non solo hanno un ricco ventaglio di sfumature, ma prescindono dall’età e fanno più riferimento ad attitudini caratteriali dei singoli non credenti e ai rapporti che hanno avuto (o meno) con una qualche religione. Il pensiero umanista è variegato e fecondo, perché basato sulla libera discussione critica e non su dogmi cui attenersi. Autodeterminarsi è uno dei tanti aspetti positivi della non credenza. I digiuni quaresimali atei sono atteggiamenti criticabili? Ogni ateo che ha fatto scelte differenti è ovviamente libero di criticare tutti costoro. E sappiamo già che molti lettori lo faranno.

Ma non si vede perché l’Uaar dovrebbe fare altrettanto. In fondo, nelle nostre tesi scriviamo:

L’Uaar si distingue dalla maggior parte delle religioni, sette o conventicole anche perché non aspira a “omogeneizzare” il pensiero dei suoi aderenti. Anzi, è contraria a ogni forma di pensiero unico, in qualsiasi campo lo si voglia imporre. Vi sono molti modi diversi di vivere l’agnosticismo o l’ateismo, e l’Uaar li rispetta tutti.

Di più: ribadisce che un ateo non è assolutamente “meno ateo” se sceglie di praticare il digiuno quaresimale, dato che non esiste un canone per l’ateismo e l’agnosticismo e questi non sono dei dogmi. È semmai il cattolico a non essere considerato un “vero cattolico” dalle gerarchie ecclesiastiche, se decide di non rispettarlo. Come qualsiasi altro fedele di religioni deve attenersi a certi principi dogmatici e a determinate pratiche per essere tale. L’ateo è inevitabilmente più libero del fedele. Lo scopo dell’Uaar è di avere una società priva di discriminazioni basate sulla religione. E questo è uno scopo condivisibile sia dagli atei che vedono con orrore ogni pratica religiosa, sia da quelli che le seguono non solo per tradizione, ma addirittura per scelta.

E comunque, è utile avere un blog dove discutere di queste cose.

La redazione

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