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	Commenti a: Nuova recensione sul sito: &#8220;Il caso o la speranza?&#8221;, di Mancuso e Flores d&#8217;Arcais	</title>
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	<description>Il mondo osservato dall’Uaar</description>
	<lastBuildDate>Tue, 09 Apr 2013 18:50:01 +0000</lastBuildDate>
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		Di: bruno gualerzi		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2013/04/07/nuova-recensione-sul-sito-il-caso-o-la-speranza-di-mancuso-e-flores-arcais/#comment-694781</link>

		<dc:creator><![CDATA[bruno gualerzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Apr 2013 18:50:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;1°–L’elenco dei problemi che la filosofia ha risolto non è davvero impressionante. Prendiamo ad esempio la questione dell’origine e il destino dell’universo, l’origine della vita, la natura della mente, o il dibattito tra natura e cultura. Gli “errori della filosofia” è un argomento raramente discusso tra gente di “buona compagnia” nel mondo accademico. I filosofi, per contro, sono maestri nell’arte di porre domande a livello concettuale che gli scienziati raramente affrontato. Concetti come il “problema difficile” e il “problema facile” della coscienza, la distinzione tra coscienza fenomenica e coscienza di accesso, tra i contenuti della coscienza, le condizioni causali da rispettare per far si che questa possa esistere … sono problemi affascinanti per i quali gli scienziati dovrebbero pensare più spesso ! Sarebbe interessante sapere quali sono le risposte -da filosofi- su queste tematiche ?&quot;

Che posso dire a questo proposito se non rimandarti a cosa penso io della filosofia ripetuto in vari interventi presenti anche in questo post? Se li hai letti capirai che parlare di &#039;errori della filosofia&#039; per me è un nonsenso in quanto... così come la scienza non intende (almeno questa è la vulgata, anche se mi pare di capire che per te non vale: e anche su questo ho  provato a replicare) affrontare, nel senso di applicarvi il metodo scientifico, questioni che non sono, appunto, passibili di analisi scientifica (problemi etici, politici, quesiti esistenziali ecc.)... al contrario, o comunque diversamente, la filosofia non è in grado in quanto tale di dire parole significative sulle questioni che sono passibili di analisi scientifica. Come quelle che richiami. Certo,  risposte sono state date dai filosofi, e ritenute definitive, ma sempre ridiscusse dalla filosofia stessa a seconda dei diversi orientamenti del pensiero. Quindi non si può tanto parlare di &#039;errori&#039; della filosofia applicando il criterio di giudizio proprio della scienza, ma, eventualmente, di una pluralità di risposte che per altro richiedono sempre ulteriori domande.
Aggiungo poi che &#039;fare filosofia&#039; è tutto meno che seguire canoni prestabiliti (e quando lo fa si fa solo accademia), per cui poi se si entra nel suo spirito ognuno elabora la &#039;propria&#039; filosofia. Io quanto meno la vivo in questo modo. E ne ho ricavato un libro (Pensieri circolari - un&#039;avventura filosofica) che per altro è solo le versione cartacea di un testo presente nel mio sito. Che richiamo perché lì ho affrontato, naturalmente secondo una mia prospettiva, quelle questioni che richiami e tantissime altri. Tutte quelle che mi riusciva di mettere a fuoco.
In quanto poi al fatto che tu ritieni la ricerca scientifica in grado di dare risposte scientifiche anche a quelle questioni che in genere non sono ritenute di sua pertinenza, ho già replicato.

Questo per il punto 1. Per gli altri punti - anche se non saprei come perché credo che il post stia per chiudere - mi riservavo di rispondere in un altro momento, perché ora sono piuttosto stanco. Ma temo che ripeterei sempre le solite cose... e anzi credo di averlo già fatto in altri post per replicare a quanto riprendi anche qui. 

Un&#039;ultima cosa. Ho replicato più sopra ad un tuo intervento in modo sarcastico... ma perché tu non sei andato troppo per il sottile nel presentare i filosofi come dei diffusori volontari di discorsi astrusi per turlupinare il prossimo. Spero - anzi sono sicuro - che non te la sarai presa più di tanto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;1°–L’elenco dei problemi che la filosofia ha risolto non è davvero impressionante. Prendiamo ad esempio la questione dell’origine e il destino dell’universo, l’origine della vita, la natura della mente, o il dibattito tra natura e cultura. Gli “errori della filosofia” è un argomento raramente discusso tra gente di “buona compagnia” nel mondo accademico. I filosofi, per contro, sono maestri nell’arte di porre domande a livello concettuale che gli scienziati raramente affrontato. Concetti come il “problema difficile” e il “problema facile” della coscienza, la distinzione tra coscienza fenomenica e coscienza di accesso, tra i contenuti della coscienza, le condizioni causali da rispettare per far si che questa possa esistere … sono problemi affascinanti per i quali gli scienziati dovrebbero pensare più spesso ! Sarebbe interessante sapere quali sono le risposte -da filosofi- su queste tematiche ?&#8221;</p>
<p>Che posso dire a questo proposito se non rimandarti a cosa penso io della filosofia ripetuto in vari interventi presenti anche in questo post? Se li hai letti capirai che parlare di &#8216;errori della filosofia&#8217; per me è un nonsenso in quanto&#8230; così come la scienza non intende (almeno questa è la vulgata, anche se mi pare di capire che per te non vale: e anche su questo ho  provato a replicare) affrontare, nel senso di applicarvi il metodo scientifico, questioni che non sono, appunto, passibili di analisi scientifica (problemi etici, politici, quesiti esistenziali ecc.)&#8230; al contrario, o comunque diversamente, la filosofia non è in grado in quanto tale di dire parole significative sulle questioni che sono passibili di analisi scientifica. Come quelle che richiami. Certo,  risposte sono state date dai filosofi, e ritenute definitive, ma sempre ridiscusse dalla filosofia stessa a seconda dei diversi orientamenti del pensiero. Quindi non si può tanto parlare di &#8216;errori&#8217; della filosofia applicando il criterio di giudizio proprio della scienza, ma, eventualmente, di una pluralità di risposte che per altro richiedono sempre ulteriori domande.<br />
Aggiungo poi che &#8216;fare filosofia&#8217; è tutto meno che seguire canoni prestabiliti (e quando lo fa si fa solo accademia), per cui poi se si entra nel suo spirito ognuno elabora la &#8216;propria&#8217; filosofia. Io quanto meno la vivo in questo modo. E ne ho ricavato un libro (Pensieri circolari &#8211; un&#8217;avventura filosofica) che per altro è solo le versione cartacea di un testo presente nel mio sito. Che richiamo perché lì ho affrontato, naturalmente secondo una mia prospettiva, quelle questioni che richiami e tantissime altri. Tutte quelle che mi riusciva di mettere a fuoco.<br />
In quanto poi al fatto che tu ritieni la ricerca scientifica in grado di dare risposte scientifiche anche a quelle questioni che in genere non sono ritenute di sua pertinenza, ho già replicato.</p>
<p>Questo per il punto 1. Per gli altri punti &#8211; anche se non saprei come perché credo che il post stia per chiudere &#8211; mi riservavo di rispondere in un altro momento, perché ora sono piuttosto stanco. Ma temo che ripeterei sempre le solite cose&#8230; e anzi credo di averlo già fatto in altri post per replicare a quanto riprendi anche qui. </p>
<p>Un&#8217;ultima cosa. Ho replicato più sopra ad un tuo intervento in modo sarcastico&#8230; ma perché tu non sei andato troppo per il sottile nel presentare i filosofi come dei diffusori volontari di discorsi astrusi per turlupinare il prossimo. Spero &#8211; anzi sono sicuro &#8211; che non te la sarai presa più di tanto.</p>
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		<title>
		Di: enrico		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2013/04/07/nuova-recensione-sul-sito-il-caso-o-la-speranza-di-mancuso-e-flores-arcais/#comment-694775</link>

		<dc:creator><![CDATA[enrico]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Apr 2013 17:54:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://blog.uaar.it/2013/04/07/nuova-recensione-sul-sito-il-caso-o-la-speranza-di-mancuso-e-flores-arcais/#comment-694498&quot;&gt;stefano marullo&lt;/a&gt;.

@ gmd85

E chi si riferiva ad Università italiane.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://blog.uaar.it/2013/04/07/nuova-recensione-sul-sito-il-caso-o-la-speranza-di-mancuso-e-flores-arcais/#comment-694498">stefano marullo</a>.</p>
<p>@ gmd85</p>
<p>E chi si riferiva ad Università italiane.</p>
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		<title>
		Di: gmd85		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2013/04/07/nuova-recensione-sul-sito-il-caso-o-la-speranza-di-mancuso-e-flores-arcais/#comment-694773</link>

		<dc:creator><![CDATA[gmd85]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Apr 2013 17:34:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://blog.uaar.it/2013/04/07/nuova-recensione-sul-sito-il-caso-o-la-speranza-di-mancuso-e-flores-arcais/#comment-694498&quot;&gt;stefano marullo&lt;/a&gt;.

@enrico

E dove starebbe scritto che il carattere e la cultura di un individuo si misuri dal fatto che lavori o meno in prestigiose università? No, perché, da noi, non è che ci si entri molto per merito, sai.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://blog.uaar.it/2013/04/07/nuova-recensione-sul-sito-il-caso-o-la-speranza-di-mancuso-e-flores-arcais/#comment-694498">stefano marullo</a>.</p>
<p>@enrico</p>
<p>E dove starebbe scritto che il carattere e la cultura di un individuo si misuri dal fatto che lavori o meno in prestigiose università? No, perché, da noi, non è che ci si entri molto per merito, sai.</p>
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		<title>
		Di: alessandro  pendesini		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2013/04/07/nuova-recensione-sul-sito-il-caso-o-la-speranza-di-mancuso-e-flores-arcais/#comment-694769</link>

		<dc:creator><![CDATA[alessandro  pendesini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Apr 2013 17:25:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dimenticavo :
Ragionare, significa deliberare e decidere, ma i limiti della ragione umana sono numerosi…..  (A.Berthoz)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dimenticavo :<br />
Ragionare, significa deliberare e decidere, ma i limiti della ragione umana sono numerosi…..  (A.Berthoz)</p>
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		<title>
		Di: alessandro  pendesini		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2013/04/07/nuova-recensione-sul-sito-il-caso-o-la-speranza-di-mancuso-e-flores-arcais/#comment-694767</link>

		<dc:creator><![CDATA[alessandro  pendesini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Apr 2013 17:15:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Bruno &#038; Stefano
Qui sotto due commenti postati ultimamente su questo sito ; ed un commento di Gilberto Corbellini. Sarebbe interessante avere delle risposte  molto chiare in merito. Grazie anticipate

1°--L’elenco dei problemi che la filosofia ha risolto non è davvero impressionante. Prendiamo ad esempio la questione dell’origine e il destino dell’universo, l’origine della vita, la natura della mente, o il dibattito tra natura e cultura. Gli “errori della filosofia” è un argomento raramente discusso tra gente di “buona compagnia” nel mondo accademico. I filosofi, per contro, sono maestri nell’arte di porre domande a livello concettuale che gli scienziati raramente affrontato. Concetti come il “problema difficile” e il “problema facile” della coscienza, la distinzione tra coscienza fenomenica e coscienza di accesso, tra i contenuti della coscienza, le condizioni causali da rispettare per far si che questa possa esistere … sono problemi affascinanti per i quali gli scienziati dovrebbero pensare più spesso ! Sarebbe interessante sapere quali sono le risposte -da filosofi- su queste tematiche ?

2°--Il cervello deforma il mondo secondo le sue regole interne.
–La nostra fede nella percezione specifica e diretta è un’illusione – un’illusione percettiva.
–La conoscenza immaginata, più o meno illusoria, è probabilmente molto più condivisa che la ragione nella specie umana.
–Tutti i pensieri della nostra mente (o spirito) sono soggettivi, e il potere della scienza consiste nella sua capacità di verificare cio’ che puo’ essere considerato coerente in molte soggettività individuali.
P.S. Damasio, J.P.Changeux, J.Ledoux, G.M.Edelman e molti altri neuroscienziati - affermano :”L’idea che abbiamo ben capito che cosa è e che cosa fa il nostro cervello è pura fantasia, anche se è giustificata dal fatto che sappiamo sempre di più rispetto all’anno precedente, e molto più di dieci anni fa. Tuttavia, i problemi che sembrano intollerabilmente e insopportabilmente difficili e misteriosi potrebbe essere risolti dalla neurobiologia. La questione non è se lo saranno, ma quando.”
E, come dice Gilberto Corbellini :
L’atteggiamento scientifico viene normalmente caratterizzato anche con una forma di onestà intellettuale, in quanto basato su un’etica della conoscenza che assume come valore fondante il postulato dell’oggettività. Non che gli scienziati siano miracolosamente più onesti della media. Ma dal momento in cui rispettano i dati empirici, sanno bene che nessun argomento logico o basato sull’autorità renderà vera un’idea. Inoltre, spingono verso la scienza una predisposizione individuale a stupirsi e un’innata curiosità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Bruno &amp; Stefano<br />
Qui sotto due commenti postati ultimamente su questo sito ; ed un commento di Gilberto Corbellini. Sarebbe interessante avere delle risposte  molto chiare in merito. Grazie anticipate</p>
<p>1°&#8211;L’elenco dei problemi che la filosofia ha risolto non è davvero impressionante. Prendiamo ad esempio la questione dell’origine e il destino dell’universo, l’origine della vita, la natura della mente, o il dibattito tra natura e cultura. Gli “errori della filosofia” è un argomento raramente discusso tra gente di “buona compagnia” nel mondo accademico. I filosofi, per contro, sono maestri nell’arte di porre domande a livello concettuale che gli scienziati raramente affrontato. Concetti come il “problema difficile” e il “problema facile” della coscienza, la distinzione tra coscienza fenomenica e coscienza di accesso, tra i contenuti della coscienza, le condizioni causali da rispettare per far si che questa possa esistere … sono problemi affascinanti per i quali gli scienziati dovrebbero pensare più spesso ! Sarebbe interessante sapere quali sono le risposte -da filosofi- su queste tematiche ?</p>
<p>2°&#8211;Il cervello deforma il mondo secondo le sue regole interne.<br />
–La nostra fede nella percezione specifica e diretta è un’illusione – un’illusione percettiva.<br />
–La conoscenza immaginata, più o meno illusoria, è probabilmente molto più condivisa che la ragione nella specie umana.<br />
–Tutti i pensieri della nostra mente (o spirito) sono soggettivi, e il potere della scienza consiste nella sua capacità di verificare cio’ che puo’ essere considerato coerente in molte soggettività individuali.<br />
P.S. Damasio, J.P.Changeux, J.Ledoux, G.M.Edelman e molti altri neuroscienziati &#8211; affermano :”L’idea che abbiamo ben capito che cosa è e che cosa fa il nostro cervello è pura fantasia, anche se è giustificata dal fatto che sappiamo sempre di più rispetto all’anno precedente, e molto più di dieci anni fa. Tuttavia, i problemi che sembrano intollerabilmente e insopportabilmente difficili e misteriosi potrebbe essere risolti dalla neurobiologia. La questione non è se lo saranno, ma quando.”<br />
E, come dice Gilberto Corbellini :<br />
L’atteggiamento scientifico viene normalmente caratterizzato anche con una forma di onestà intellettuale, in quanto basato su un’etica della conoscenza che assume come valore fondante il postulato dell’oggettività. Non che gli scienziati siano miracolosamente più onesti della media. Ma dal momento in cui rispettano i dati empirici, sanno bene che nessun argomento logico o basato sull’autorità renderà vera un’idea. Inoltre, spingono verso la scienza una predisposizione individuale a stupirsi e un’innata curiosità.</p>
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		<title>
		Di: bruno gualerzi		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2013/04/07/nuova-recensione-sul-sito-il-caso-o-la-speranza-di-mancuso-e-flores-arcais/#comment-694746</link>

		<dc:creator><![CDATA[bruno gualerzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Apr 2013 15:15:46 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.uaar.it/news/?p=38055#comment-694746</guid>

					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://blog.uaar.it/2013/04/07/nuova-recensione-sul-sito-il-caso-o-la-speranza-di-mancuso-e-flores-arcais/#comment-694702&quot;&gt;bruno gualerzi&lt;/a&gt;.

@ RobertoV
&quot;Ma trovo comunque difficile che la filosofia possa arrivare a spiegazioni universali, perché è dipendente dal sistema culturale prevalente, che per secoli è stato quello occidentale: chi ci garantisce che le stesse domande se le farebbero anche filosofi orientali o africani e che giungano alle nostre stesse risposte.&quot;

Una considerazione/obiezione (che forse vale anche per tutto il resto del tuo articolato discorso): la filosofia non dà &#039;spiegazioni universali&#039;, pone domande sui problemi universali... e &#039;universali&#039; in quanto di tutti per il fatto che tutti esistono e dispongono della facoltà di pensare la propria esistenza. Che è altra cosa. 
Che esistano filosofie, sistemi filosofici, con la pretesa di dare risposte universali definitive è indubbio, ma basta saperli accostare con mente il più possibile libera, non impegnata solo a stabilire&#039; cosa ha veramente detto il tale filosofo&#039; (esercizio accademico, roba da professori di filosofia, non da filosofi) per rendersi conto come queste risposte in realtà &#039;aprono&#039; verso altri problemi, e risultano preziose proprio per questo. E&#039; il socratico &#039;sapere di non sapere&#039; che dovrebbe sempre orientare la ricerca filosofica. Mentre la scienza affronta e imposta problemi proprio per trovare la soluzione, attrezzata per trovare soluzioni che, per sempre rivedibili che siano, rappresentano comunque un punto fermo... i problemi posti dalla filosofia sono tali che debbono sempre essere riaffrontati come se fossero &#039;scoperti&#039; per la prima volta, nel senso che ognuno individualmente vive sempre... &#039;per la prima volta&#039;. O, è lo stesso, per l&#039;&#039;ultima volta&#039;.  I problemi posti per esempio da Platone sono sempre lì indipendentemente dalle risposte che ne dà Platone;  da tenere in considerazione, certo, ma più che altro per vedere come vi è pervenuto, per utilizzare quanto del suo percorso può essere istruttivo... e magari proprio per capire perché porta a conclusioni non più condivisibili. In sintesi: la scienza procede... e anche se a volte deve tornare sui suoi passi per impostare in modo più efficace, più produttivo, i problemi... non può che procedere verso sempre nuove conoscenze; la filosofia, per essere veramente tale, deve in qualche modo ripartire sempre da zero. E proprio perché non può alimentarsi del già conosciuto come invece giustamente fa la scienza.
Certo, questo è il motivo per cui, in una cultura che misura tutto sulla produttività, la filosofia è considerata solo una inutile perdita di tempo... o tutt&#039;al più un lusso per pochi privilegiati. A cosa serve? Come ricorda Marullo riprendendo Aristotele, &quot;non serve a niente perché non è serva di nessuno&quot;. Un lusso, certo, ma che può essere &#039;goduto&#039; da chiunque aspiri a ragionare, per quanto possibile, con la propria testa. 

In quanto ai filosofi orientali o africani... qualora volessero arrivare a dare delle risposte, farebbero meglio a puntare sulla scienza. Ma, per quanto se ne sa, anche la loro speculazione è orientata soprattutto a riflettere sul perché delle risposte. Prima di tutto quelle prodotte dalla loro cultura, ovviamente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://blog.uaar.it/2013/04/07/nuova-recensione-sul-sito-il-caso-o-la-speranza-di-mancuso-e-flores-arcais/#comment-694702">bruno gualerzi</a>.</p>
<p>@ RobertoV<br />
&#8220;Ma trovo comunque difficile che la filosofia possa arrivare a spiegazioni universali, perché è dipendente dal sistema culturale prevalente, che per secoli è stato quello occidentale: chi ci garantisce che le stesse domande se le farebbero anche filosofi orientali o africani e che giungano alle nostre stesse risposte.&#8221;</p>
<p>Una considerazione/obiezione (che forse vale anche per tutto il resto del tuo articolato discorso): la filosofia non dà &#8216;spiegazioni universali&#8217;, pone domande sui problemi universali&#8230; e &#8216;universali&#8217; in quanto di tutti per il fatto che tutti esistono e dispongono della facoltà di pensare la propria esistenza. Che è altra cosa.<br />
Che esistano filosofie, sistemi filosofici, con la pretesa di dare risposte universali definitive è indubbio, ma basta saperli accostare con mente il più possibile libera, non impegnata solo a stabilire&#8217; cosa ha veramente detto il tale filosofo&#8217; (esercizio accademico, roba da professori di filosofia, non da filosofi) per rendersi conto come queste risposte in realtà &#8216;aprono&#8217; verso altri problemi, e risultano preziose proprio per questo. E&#8217; il socratico &#8216;sapere di non sapere&#8217; che dovrebbe sempre orientare la ricerca filosofica. Mentre la scienza affronta e imposta problemi proprio per trovare la soluzione, attrezzata per trovare soluzioni che, per sempre rivedibili che siano, rappresentano comunque un punto fermo&#8230; i problemi posti dalla filosofia sono tali che debbono sempre essere riaffrontati come se fossero &#8216;scoperti&#8217; per la prima volta, nel senso che ognuno individualmente vive sempre&#8230; &#8216;per la prima volta&#8217;. O, è lo stesso, per l&#8221;ultima volta&#8217;.  I problemi posti per esempio da Platone sono sempre lì indipendentemente dalle risposte che ne dà Platone;  da tenere in considerazione, certo, ma più che altro per vedere come vi è pervenuto, per utilizzare quanto del suo percorso può essere istruttivo&#8230; e magari proprio per capire perché porta a conclusioni non più condivisibili. In sintesi: la scienza procede&#8230; e anche se a volte deve tornare sui suoi passi per impostare in modo più efficace, più produttivo, i problemi&#8230; non può che procedere verso sempre nuove conoscenze; la filosofia, per essere veramente tale, deve in qualche modo ripartire sempre da zero. E proprio perché non può alimentarsi del già conosciuto come invece giustamente fa la scienza.<br />
Certo, questo è il motivo per cui, in una cultura che misura tutto sulla produttività, la filosofia è considerata solo una inutile perdita di tempo&#8230; o tutt&#8217;al più un lusso per pochi privilegiati. A cosa serve? Come ricorda Marullo riprendendo Aristotele, &#8220;non serve a niente perché non è serva di nessuno&#8221;. Un lusso, certo, ma che può essere &#8216;goduto&#8217; da chiunque aspiri a ragionare, per quanto possibile, con la propria testa. </p>
<p>In quanto ai filosofi orientali o africani&#8230; qualora volessero arrivare a dare delle risposte, farebbero meglio a puntare sulla scienza. Ma, per quanto se ne sa, anche la loro speculazione è orientata soprattutto a riflettere sul perché delle risposte. Prima di tutto quelle prodotte dalla loro cultura, ovviamente.</p>
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		Di: RobertoV		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2013/04/07/nuova-recensione-sul-sito-il-caso-o-la-speranza-di-mancuso-e-flores-arcais/#comment-694743</link>

		<dc:creator><![CDATA[RobertoV]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Apr 2013 13:26:32 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.uaar.it/news/?p=38055#comment-694743</guid>

					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://blog.uaar.it/2013/04/07/nuova-recensione-sul-sito-il-caso-o-la-speranza-di-mancuso-e-flores-arcais/#comment-694702&quot;&gt;bruno gualerzi&lt;/a&gt;.

Anch’io penso che la parola “scientismo” denoti più un problema di comprensione del pensiero scientifico e la tendenza ad attribuire alla scienza significati e colpe che in genere non ha. Se uno legge riviste scientifiche come Le Scienze” si rende perfettamente conto di come operi il pensiero scientifico e di come gli scienziati siano consci dei limiti della ricerca scientifica e di come il pensiero scientifico sia sottoposto al dubbio e alla rivisitazione di se stesso (non per niente si parla di Try &#038; Error) e di come gli stessi scienziati si pongano problemi etici.
E’ sbagliato pensare che in Italia vi sia una buona conoscenza del pensiero scientifico a scapito del pensiero umanistico, direi piuttosto che il livello culturale è in genere basso, ma se si va nelle industrie o a livello di istituzioni non sono certo le lauree scientifiche quelle che ti portano più facilmente ad occupare ruoli dirigenziali.

Trovo anacronistica la distinzione tra scienza e tecnologia come se ancora nel mondo d’oggi fosse possibile tenerle separate: credo che dall’ottocento non abbia più motivo di esistere questa distinzione. Ma non sono neanche d’accordo in questa distinzione tra scienza buona e scienza cattiva che ha fatto la fortuna per esempio della fantascienza: il metodo scientifico è un potente mezzo di conoscenza e come tale si presta ad essere utilizzato bene o male perché non bisogna dimenticare che le ricerche sono costose e quindi devono essere finanziate dalla società. E gli stessi prodotti possono avere usi pacifici o meno: basti pensare alla dinamite che ha reso più facili lavori in miniera, nella costruzione di strade, ma che ha anche causato più morti nelle guerre. Vi sono poi diverse scoperte fatte in ambito militare che poi sono state utilizzate in ambito civile: basti pensare allo sviluppo dell’astronautica dalla missilistica, ma anche diverse tecniche operatorie o di protesi derivate dall’aver operato in campo militare. Se le nostre società sono violente e guerrafondaie, non è certo dovuto agli scienziati che sono solo una parte di questa società.

Così come non sono d’accordo su questa distinzione o contrapposizione tra filosofia e scienza: la filosofia moderna ha bisogno delle scoperte della scienza per poter procedere ed infatti spesso filosofi e scienziati lavorano insieme. Trovo assurdo che la filosofia possa trovare delle risposte indipendentemente dalla scienza e che se la scienza non riesce a trovare delle risposte ci debba riuscire la filosofia. Basti pensare a come la nostra visione del mondo sia cambiata passando dal geocentrismo all’eliocentrismo, o addirittura alla marginalizzazione nell’universo del nostro sistema solare e della nostra galassia. Come la nostra visione del mondo sia cambiata con la scoperta dell’evoluzione e la sua interpretazione, ma come cambi anche lo scoprire che altri “uomini” oggi scomparsi avevano le nostre stesse capacità, cioè che l’intelligenza non sia una prerogativa del solo homo sapiens e che possa non essere stato il segreto del nostro successo. O come cambi scoprendo tanti altri pianeti extraterrestri e che la vita possa essersi sviluppata altrove. O come cambierebbe lo scoprire che anche certi animali hanno una coscienza.

Ma trovo comunque difficile che la filosofia possa arrivare a spiegazioni universali, perché è dipendente dal sistema culturale prevalente, che per secoli è stato quello occidentale: chi ci garantisce che le stesse domande se le farebbero anche filosofi orientali o africani e che giungano alle nostre stesse risposte? Certe esigenze umane sono frutto anche del condizionamento culturale per cui le risposte che possiamo dare (e dubito possano essere generali) sono al massimo valide solo all’interno del sistema culturale di riferimento: dobbiamo quindi accettare che le risposte possano essere molteplici e che si possano evolvere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://blog.uaar.it/2013/04/07/nuova-recensione-sul-sito-il-caso-o-la-speranza-di-mancuso-e-flores-arcais/#comment-694702">bruno gualerzi</a>.</p>
<p>Anch’io penso che la parola “scientismo” denoti più un problema di comprensione del pensiero scientifico e la tendenza ad attribuire alla scienza significati e colpe che in genere non ha. Se uno legge riviste scientifiche come Le Scienze” si rende perfettamente conto di come operi il pensiero scientifico e di come gli scienziati siano consci dei limiti della ricerca scientifica e di come il pensiero scientifico sia sottoposto al dubbio e alla rivisitazione di se stesso (non per niente si parla di Try &amp; Error) e di come gli stessi scienziati si pongano problemi etici.<br />
E’ sbagliato pensare che in Italia vi sia una buona conoscenza del pensiero scientifico a scapito del pensiero umanistico, direi piuttosto che il livello culturale è in genere basso, ma se si va nelle industrie o a livello di istituzioni non sono certo le lauree scientifiche quelle che ti portano più facilmente ad occupare ruoli dirigenziali.</p>
<p>Trovo anacronistica la distinzione tra scienza e tecnologia come se ancora nel mondo d’oggi fosse possibile tenerle separate: credo che dall’ottocento non abbia più motivo di esistere questa distinzione. Ma non sono neanche d’accordo in questa distinzione tra scienza buona e scienza cattiva che ha fatto la fortuna per esempio della fantascienza: il metodo scientifico è un potente mezzo di conoscenza e come tale si presta ad essere utilizzato bene o male perché non bisogna dimenticare che le ricerche sono costose e quindi devono essere finanziate dalla società. E gli stessi prodotti possono avere usi pacifici o meno: basti pensare alla dinamite che ha reso più facili lavori in miniera, nella costruzione di strade, ma che ha anche causato più morti nelle guerre. Vi sono poi diverse scoperte fatte in ambito militare che poi sono state utilizzate in ambito civile: basti pensare allo sviluppo dell’astronautica dalla missilistica, ma anche diverse tecniche operatorie o di protesi derivate dall’aver operato in campo militare. Se le nostre società sono violente e guerrafondaie, non è certo dovuto agli scienziati che sono solo una parte di questa società.</p>
<p>Così come non sono d’accordo su questa distinzione o contrapposizione tra filosofia e scienza: la filosofia moderna ha bisogno delle scoperte della scienza per poter procedere ed infatti spesso filosofi e scienziati lavorano insieme. Trovo assurdo che la filosofia possa trovare delle risposte indipendentemente dalla scienza e che se la scienza non riesce a trovare delle risposte ci debba riuscire la filosofia. Basti pensare a come la nostra visione del mondo sia cambiata passando dal geocentrismo all’eliocentrismo, o addirittura alla marginalizzazione nell’universo del nostro sistema solare e della nostra galassia. Come la nostra visione del mondo sia cambiata con la scoperta dell’evoluzione e la sua interpretazione, ma come cambi anche lo scoprire che altri “uomini” oggi scomparsi avevano le nostre stesse capacità, cioè che l’intelligenza non sia una prerogativa del solo homo sapiens e che possa non essere stato il segreto del nostro successo. O come cambi scoprendo tanti altri pianeti extraterrestri e che la vita possa essersi sviluppata altrove. O come cambierebbe lo scoprire che anche certi animali hanno una coscienza.</p>
<p>Ma trovo comunque difficile che la filosofia possa arrivare a spiegazioni universali, perché è dipendente dal sistema culturale prevalente, che per secoli è stato quello occidentale: chi ci garantisce che le stesse domande se le farebbero anche filosofi orientali o africani e che giungano alle nostre stesse risposte? Certe esigenze umane sono frutto anche del condizionamento culturale per cui le risposte che possiamo dare (e dubito possano essere generali) sono al massimo valide solo all’interno del sistema culturale di riferimento: dobbiamo quindi accettare che le risposte possano essere molteplici e che si possano evolvere.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Giorgio Pozzo		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2013/04/07/nuova-recensione-sul-sito-il-caso-o-la-speranza-di-mancuso-e-flores-arcais/#comment-694735</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Pozzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Apr 2013 11:56:17 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.uaar.it/news/?p=38055#comment-694735</guid>

					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://blog.uaar.it/2013/04/07/nuova-recensione-sul-sito-il-caso-o-la-speranza-di-mancuso-e-flores-arcais/#comment-694702&quot;&gt;bruno gualerzi&lt;/a&gt;.

Ragazzi, devo ammettere che mi avete tranquillizzato. Tra l’altro, confesso abbastanza candidamente di non aver mai capito bene che cosa sia questo famigerato “scientismo”: così, a livello di sensazione epidermica, mi sembra che sia qualcosa tipo “idea distorta della scienza”. Distorta, e con connotazioni e/o applicazioni negative.

Certamente, dire che la razionalità possa essere ridotta a logica formale, è, appunto, piuttosto riduttivo (mi si perdoni la tautologia). Il riduzionismo sistematico porta sempre a semplificazioni troppo estreme da essere addirittura fuorvianti. La logica, come la matematica, è un linguaggio formale, inventato sì dalla razionalità umana, ma che non può essere coincidente con essa in quanto prodotto della medesima. La mente umana comprende due aspetti inscindibili di razionalità e irrazionalità, e questa mente, oltre all’arte, ha anche inventato la filosofia. Filosofia ed arte sono quindi, se vogliamo, figlie di questo composto bipolare di razionalità e irrazionalità, che ci permette di essere una moltitudine di individui unici ma differenti. Quello che voglio dire è che la filosofia, come l’arte, possiede una parte di irrazionalità congenita, ma inseparabile dal suo complementare razionale. La filosofia nacque come tentativo di arrivare alla conoscenza con il solo utilizzo della mente. Compito tutt’altro che semplice, e pure ammirevole dato l’intento. D’altra parte, comunque, essendo la mente simultaneamente razionale e irrazionale, inevitabilmente produsse filosofie anche contradditorie tra di loro. La logica, quindi, come puro strumento “fabbricato” dalla mente, anzi, dalla filosofia stessa, deve essere usata come una specie di coltello che mi permetta di separare, dove possibile e necessario, gli aspetti razionali da quelli irrazionali. 

Forse il punto della questione è proprio quello che ho appena scritto: gli strumenti logico-matematici vanno utilizzati solamente dove sia possibile, e allo stesso tempo necessario, separare il razionale dall’irrazionale. La scienza, anzi, la filosofia della scienza, è l’esempio principe dove tali strumenti possono e devono essere utilizzati. In altri ambiti, tali strumenti non possono essere utilizzati, come nella religione, o addirittura non devono esserlo, come nell’arte e nell’etica.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://blog.uaar.it/2013/04/07/nuova-recensione-sul-sito-il-caso-o-la-speranza-di-mancuso-e-flores-arcais/#comment-694702">bruno gualerzi</a>.</p>
<p>Ragazzi, devo ammettere che mi avete tranquillizzato. Tra l’altro, confesso abbastanza candidamente di non aver mai capito bene che cosa sia questo famigerato “scientismo”: così, a livello di sensazione epidermica, mi sembra che sia qualcosa tipo “idea distorta della scienza”. Distorta, e con connotazioni e/o applicazioni negative.</p>
<p>Certamente, dire che la razionalità possa essere ridotta a logica formale, è, appunto, piuttosto riduttivo (mi si perdoni la tautologia). Il riduzionismo sistematico porta sempre a semplificazioni troppo estreme da essere addirittura fuorvianti. La logica, come la matematica, è un linguaggio formale, inventato sì dalla razionalità umana, ma che non può essere coincidente con essa in quanto prodotto della medesima. La mente umana comprende due aspetti inscindibili di razionalità e irrazionalità, e questa mente, oltre all’arte, ha anche inventato la filosofia. Filosofia ed arte sono quindi, se vogliamo, figlie di questo composto bipolare di razionalità e irrazionalità, che ci permette di essere una moltitudine di individui unici ma differenti. Quello che voglio dire è che la filosofia, come l’arte, possiede una parte di irrazionalità congenita, ma inseparabile dal suo complementare razionale. La filosofia nacque come tentativo di arrivare alla conoscenza con il solo utilizzo della mente. Compito tutt’altro che semplice, e pure ammirevole dato l’intento. D’altra parte, comunque, essendo la mente simultaneamente razionale e irrazionale, inevitabilmente produsse filosofie anche contradditorie tra di loro. La logica, quindi, come puro strumento “fabbricato” dalla mente, anzi, dalla filosofia stessa, deve essere usata come una specie di coltello che mi permetta di separare, dove possibile e necessario, gli aspetti razionali da quelli irrazionali. </p>
<p>Forse il punto della questione è proprio quello che ho appena scritto: gli strumenti logico-matematici vanno utilizzati solamente dove sia possibile, e allo stesso tempo necessario, separare il razionale dall’irrazionale. La scienza, anzi, la filosofia della scienza, è l’esempio principe dove tali strumenti possono e devono essere utilizzati. In altri ambiti, tali strumenti non possono essere utilizzati, come nella religione, o addirittura non devono esserlo, come nell’arte e nell’etica.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: bruno gualerzi		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2013/04/07/nuova-recensione-sul-sito-il-caso-o-la-speranza-di-mancuso-e-flores-arcais/#comment-694717</link>

		<dc:creator><![CDATA[bruno gualerzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Apr 2013 09:29:51 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.uaar.it/news/?p=38055#comment-694717</guid>

					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://blog.uaar.it/2013/04/07/nuova-recensione-sul-sito-il-caso-o-la-speranza-di-mancuso-e-flores-arcais/#comment-694702&quot;&gt;bruno gualerzi&lt;/a&gt;.

Precisazione. Quando parlo dell&#039;uomo &#039;in balia di ogni forma di religione&#039; mi riferisco ad ogni forma di fideismo. Compreso quello reso possibile da un approccio a-critico alla scienza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://blog.uaar.it/2013/04/07/nuova-recensione-sul-sito-il-caso-o-la-speranza-di-mancuso-e-flores-arcais/#comment-694702">bruno gualerzi</a>.</p>
<p>Precisazione. Quando parlo dell&#8217;uomo &#8216;in balia di ogni forma di religione&#8217; mi riferisco ad ogni forma di fideismo. Compreso quello reso possibile da un approccio a-critico alla scienza.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: bruno gualerzi		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2013/04/07/nuova-recensione-sul-sito-il-caso-o-la-speranza-di-mancuso-e-flores-arcais/#comment-694716</link>

		<dc:creator><![CDATA[bruno gualerzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Apr 2013 09:20:55 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.uaar.it/news/?p=38055#comment-694716</guid>

					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://blog.uaar.it/2013/04/07/nuova-recensione-sul-sito-il-caso-o-la-speranza-di-mancuso-e-flores-arcais/#comment-694702&quot;&gt;bruno gualerzi&lt;/a&gt;.

@ Giorgio Pozzo
&quot;Io personalmente mi sto ritagliando, nel mio piccolo, un ruolo di modesto paladino difensore della scienza. Una specie di san Giorgio cavaliere che uccide il drago che minaccia la damigella&quot;

Stai tranquillo, a difendere la damigella dal drago non sei da solo. Se mai oggi è la &#039;damigella&#039; che si è trasformata in drago, essendo quello classico reso sempre più malconcio... specialmente su questo blog.
Metafore a parte, il problema non è la filosofia che vuole sostituire la scienza, se mai il contrario. Come l&#039;amico pendesini, col quale si polemizzava.
Scienza e filosofia sono due forme di sapere che hanno la stessa origine? Sicuramente, ma origine in che cosa in definitiva? Rischiando l&#039;ovvietà (che tale non è più nel momento in cui viene rimossa) hanno origine in quella facoltà razionale di cui l&#039;evoluzione ha dotato la specie uomo. Scienza e filosofia sono due forme diverse di &#039;usare&#039; questa razionalità? Certamente, ma sempre di razionalità si tratta... anche se gli scientisti, che identificano la razionalità solo con la logica formale, ritengono ogni altra forma di pensiero sostanzialmente irrazionale. Non razionale comunque nell&#039;unico modo che si ritine rinvenibile solo nella logica formale, lo strumento concettuale che garantisce, se applicato correttamente, di pervenire ad un sapere non opinabile in quanto sempre verificabile. Ciò che è proprio della scienza, mentre non lo è (e certamente non lo è se si giudica in base alla logica formale)  per ogni altra forma di speculazione. Filosofica o poietica che sia.
Ma veniamo, si fa per dire, al sodo. Si dice sempre (anche tu lo dici) che la scienza come tale non si interessa, perché non è nel suo statuto, tra le altre cose, di questioni tipo la morale o inerenti ai problemi esistenziali... per cui, ad esempio, non è colpa della scienza se sulla base delle sue scoperte si rende possibile una tecnologia... che può essere utilizzata con grandi vantaggi  per l&#039;uomo... ma anche essere usata &#039;contro&#039; l&#039;uomo (è evidente a cosa mi riferisco). Ecco, ma a cosa si deve fare riferimento per scongiurare questa seconda possibilità? Sempre alla scienza, sia pure sfruttando conoscenze sempre più approfondite in merito ai comportamenti umani come quelle rese possibili, ad esempio, dalla neuroscienza cognitiva o da discipline analoghe come ritiene pendesini? Intanto, se ci si pone in questa prospettiva viene a cadere il luogo comune per cui la scienza è sempre &#039;buona&#039;, mentre può essere &#039;cattivo&#039; l&#039;uso ella tecnologia che la scienza rende possibile. Anche questa &#039;cattiveria&#039; - si ritiene - può essere sconfitta se si concede totale fiducia alla scienza. Che è sempre in progress ovviamente, ma che intanto ha già contribuito a smantellare tanti inutili, anzi dannosi, miti (comprese le religioni).
Quando avverrà questa trasformazione genetica , &#039;aiutata&#039; se non prodotta, dalla scienza? Quando non si sa, ma sicuramente avverrà se ci si rimette alla scienza, se la si utilizza in qualche modo per &#039;pilotare&#039; l&#039;evoluzione. Intanto per pilotarne la conoscenza proprio come evoluzione.
Ebbene, io credo che in questo modo ci si metta sullo stesso piano delle religioni creando un uomo schizofrenico, scisso, per un uso della razionalità che si ritiene utilizzabile solo nella scienza, lasciando così scoperta, senza una copertura resa possibile pur sempre dalla facoltà razionale dell&#039;uomo, tutta una serie di esigenze implicite nella condizione umana (i famigerati quesiti esistenziali). Lasciando l&#039;uomo - in attesa che la scienza compia il suo cammino - in balia di ogni forma di religione, comunque intesa. In questo senso la filosofia... almeno intendendo per filosofia un esercizio della ragione in tutta la sua potenzialità... ha ancora molto da dire. Purchè la si consideri non come una sorta di attività tutta scandita da quanto elaborato dai pensatori del passato, ma tesa a riprendere e a riconsiderare i problemi che il pensiero filosofico ha fatto emergere come quelli non eludibili. Come non eludibili, ad esempio, sono i problemi che la scienza pone in relazione al tipo di conoscenza e di utilizzo della stessa che le sono propri.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://blog.uaar.it/2013/04/07/nuova-recensione-sul-sito-il-caso-o-la-speranza-di-mancuso-e-flores-arcais/#comment-694702">bruno gualerzi</a>.</p>
<p>@ Giorgio Pozzo<br />
&#8220;Io personalmente mi sto ritagliando, nel mio piccolo, un ruolo di modesto paladino difensore della scienza. Una specie di san Giorgio cavaliere che uccide il drago che minaccia la damigella&#8221;</p>
<p>Stai tranquillo, a difendere la damigella dal drago non sei da solo. Se mai oggi è la &#8216;damigella&#8217; che si è trasformata in drago, essendo quello classico reso sempre più malconcio&#8230; specialmente su questo blog.<br />
Metafore a parte, il problema non è la filosofia che vuole sostituire la scienza, se mai il contrario. Come l&#8217;amico pendesini, col quale si polemizzava.<br />
Scienza e filosofia sono due forme di sapere che hanno la stessa origine? Sicuramente, ma origine in che cosa in definitiva? Rischiando l&#8217;ovvietà (che tale non è più nel momento in cui viene rimossa) hanno origine in quella facoltà razionale di cui l&#8217;evoluzione ha dotato la specie uomo. Scienza e filosofia sono due forme diverse di &#8216;usare&#8217; questa razionalità? Certamente, ma sempre di razionalità si tratta&#8230; anche se gli scientisti, che identificano la razionalità solo con la logica formale, ritengono ogni altra forma di pensiero sostanzialmente irrazionale. Non razionale comunque nell&#8217;unico modo che si ritine rinvenibile solo nella logica formale, lo strumento concettuale che garantisce, se applicato correttamente, di pervenire ad un sapere non opinabile in quanto sempre verificabile. Ciò che è proprio della scienza, mentre non lo è (e certamente non lo è se si giudica in base alla logica formale)  per ogni altra forma di speculazione. Filosofica o poietica che sia.<br />
Ma veniamo, si fa per dire, al sodo. Si dice sempre (anche tu lo dici) che la scienza come tale non si interessa, perché non è nel suo statuto, tra le altre cose, di questioni tipo la morale o inerenti ai problemi esistenziali&#8230; per cui, ad esempio, non è colpa della scienza se sulla base delle sue scoperte si rende possibile una tecnologia&#8230; che può essere utilizzata con grandi vantaggi  per l&#8217;uomo&#8230; ma anche essere usata &#8216;contro&#8217; l&#8217;uomo (è evidente a cosa mi riferisco). Ecco, ma a cosa si deve fare riferimento per scongiurare questa seconda possibilità? Sempre alla scienza, sia pure sfruttando conoscenze sempre più approfondite in merito ai comportamenti umani come quelle rese possibili, ad esempio, dalla neuroscienza cognitiva o da discipline analoghe come ritiene pendesini? Intanto, se ci si pone in questa prospettiva viene a cadere il luogo comune per cui la scienza è sempre &#8216;buona&#8217;, mentre può essere &#8216;cattivo&#8217; l&#8217;uso ella tecnologia che la scienza rende possibile. Anche questa &#8216;cattiveria&#8217; &#8211; si ritiene &#8211; può essere sconfitta se si concede totale fiducia alla scienza. Che è sempre in progress ovviamente, ma che intanto ha già contribuito a smantellare tanti inutili, anzi dannosi, miti (comprese le religioni).<br />
Quando avverrà questa trasformazione genetica , &#8216;aiutata&#8217; se non prodotta, dalla scienza? Quando non si sa, ma sicuramente avverrà se ci si rimette alla scienza, se la si utilizza in qualche modo per &#8216;pilotare&#8217; l&#8217;evoluzione. Intanto per pilotarne la conoscenza proprio come evoluzione.<br />
Ebbene, io credo che in questo modo ci si metta sullo stesso piano delle religioni creando un uomo schizofrenico, scisso, per un uso della razionalità che si ritiene utilizzabile solo nella scienza, lasciando così scoperta, senza una copertura resa possibile pur sempre dalla facoltà razionale dell&#8217;uomo, tutta una serie di esigenze implicite nella condizione umana (i famigerati quesiti esistenziali). Lasciando l&#8217;uomo &#8211; in attesa che la scienza compia il suo cammino &#8211; in balia di ogni forma di religione, comunque intesa. In questo senso la filosofia&#8230; almeno intendendo per filosofia un esercizio della ragione in tutta la sua potenzialità&#8230; ha ancora molto da dire. Purchè la si consideri non come una sorta di attività tutta scandita da quanto elaborato dai pensatori del passato, ma tesa a riprendere e a riconsiderare i problemi che il pensiero filosofico ha fatto emergere come quelli non eludibili. Come non eludibili, ad esempio, sono i problemi che la scienza pone in relazione al tipo di conoscenza e di utilizzo della stessa che le sono propri.</p>
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