L’assistenza morale non confessionale Uaar arriva al San Camillo-Forlanini di Roma

Il nove aprile la coordinatrice del Circolo Uaar di Roma (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti), Cinzia Visciano, ha firmato presso la Direzione dell’Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini di Roma il Protocollo per l’assistenza e il supporto morale ai degenti della struttura ospedaliera e ai loro familiari, già in vigore per le confessioni religiose diverse dalla religione cattolica.

Con la firma del protocollo, il Circolo Uaar di Roma garantirà il diritto delle persone atee o agnostiche a ricevere conforto e assistenza laica, cioè assistenza morale non confessionale (AMNC). L’Uaar ha già attivi i suoi volontari — che hanno seguito adeguati corsi formativi — in nosocomi a Torino, Milano e Ferrara.

Il Circolo di Roma si augura che l’esempio del San Camillo-Forlanini possa essere seguito da altre aziende ospedaliere romane.

Il circolo Uaar di Roma

49 commenti

whichgood

Un altro motivo per essere orgogliosi dell’UAAR. I parassiti della Chiesa cattolica imparino cosa vuol dire VERA opera assistenziale disinteressata.

giuseppe

Vedremo in che cosa consiste, quanto durerà e cosa produrrà questo tipo di assistenza, che sembra più una sfida alla chiesa per mettersi al pari di lei che una vera attenzione al malato. Definire la vostra ” Vera” assistenza, per contrapporla a chi fa questo da secoli e ha inventato gli ospedali ( ovvero la chiesa) é, a dir poco, molto presuntuoso.

gmd85

Ancora con la storia degli ospedali inventati dalla chiesa? ma che hai un file .doc da cui copincolli le solite idiozie?

Sai, potevi fare una figura miglior lodando l’iniziativa, visto che il punto centrale è la persona bisognosa. Ma, no, sempre a lagnarti.

L’unica assistenza religiosa che ho visto negli ospedali era un’esagitata che smerciava santini. Quindi, non escludere che l’assistenza laica possa funzionare meglio.

Quanta pazienza.

Stefano Grassino

Giuseppe, se dovessi trovarti ricoverato con una decina di tumori tra i peggiori ed in fase terminale, se vuoi chiamaci pure. Noi siamo pronti ad assistere tutti, anche chi ci ha sempre attaccato ed offeso.

FSMosconi

@giuseppe

La chiesa come no…
Ashoka ti dice nulla?
O forse lui non vale perché era buddhista?

Tiziana

Secondo me l’Uaar (ribadisco non sono iscritta anche se apprezzo e mi associo ad alcune campagne) doveva solo contestare lo spreco di fondi usati per l’assistenza religiosa. Cos si ha l’effetto a brigante brigante e mezzo. Se un malato ha bisogno di assistenza spirituale o altro si mette in contatto con i suoi referenti. Sono altres contraria a qualsiasi forma di volontariato dentro gli ospedali. I malati – e anche i loro famigliari – hanno bisogno solo di medici infermieri personale sanitario e anche psicologi che li aiutino, ma non certo altro inutile passeggio che sdisturba anche la privatezza. .

Tiziana

@Giorgio Pozzo

Ho scritto spirituale e/o altro (seconda riga)
Trovo irritante che quando uno è malato debbano girare persone nelle stanze cone feftto corvo. E trovo irritante che non ci si coalizzi per chiedere cure di alto livello per i malati chiunque siano. Stefano Grassino parla di più tumori. Pe r triste esperienza personale so che aun terminale un ciclo di chemio pallaiativa fa bene, ma il san Camillo, come altri ospedali, non la fornisce. Bisogna andare in clinica e pagarrsela se si vuole morire con più garbo (circa settemila euro9
Per questo mi sentirei più portata a muovermi.

tiziana

@Giorgio Pozzo

Benissimo, ci sono ormai. Posso però continuare ad esprimere la mia contrarietà a questo progeto o devo ritenere che il pensiero libero non può albergare in un sito ateo

Giorgio Pozzo

Certamente, Tiziana, sei liberissima di essere contraria a quello che vuoi. Ci mancherebbe altro.

Volevo solo spiegare alcuni aspetti che ritengo importanti, e dove il travisamento dei quali potrebbe essere un motivo di disaccordo. Volevo cioè far notare che l’assistenza UAAR risponde semplicemente alle esigenze di coloro che vogliono confidarsi con qualcuno che non sia un prete, e non hanno amici con i quali farlo. Niente di sostitutivo al personale ospedaliero: i volontari non sono qualificati per questo: l’assistenza è morale, non tecnica. L’alternativa riguarda il prete, e non è nemmeno un’alternativa al 100%, in quanto, contrariamente a lui, 1) i volontari non possono fare proselitismo, e 2) non sono pagati da nessuno.

In molti Paesi europei, evidentemente più evoluti o semplicemente più laici del nostro, tale assistenza non confessionale è sovvenzionata dallo stato. Da noi, capita invece che i nostri volantini nelle bacheche, autorizzati dalla convenzione con l’ospedale, vengano rimossi da capisala o suore.

il mercatone della Fede

******** TG2 *********

Lunedì 23 si terrà a Roma un congresso mondiale organizzato dalla CEI nel tentativo di cercare una celere e concreta soluzione alla grave crisi economica e sociale nei paesi in via di sviluppo. Interverranno fonti diplomatiche di mezzo mondo. L’incontro durerà una settimana e girerà attorno a un inconsueto, intrepido e innovatore moto suggerito dal Cardinale Angelo Bagnasco: “Dio ti ama”.

Diocleziano

A Omegna arrestato un prete pedofilo.
Però la notizia sul tg.dio.rai non è pervenuta.

tommaso

Ma perchè non chiamarla, semplicemente, assistenza psicologica ?

Alla fine è di questo che si tratta ! Ed è di questo che si ha bisogno in quei frangenti, non di crocifissi !!!!

Kaworu

l’assistenza psicologia la fa uno psicologo. psicoterapeuta, possibilmente.

(e anche secondo me questa è l’unica che serve…)

giuseppe

Cominciate già ad essere divisi sulla sostanza prima ancora di cominciare.

Kaworu

guarda che essere atei non equivale ad essere delle pecore 🙂

quelle siete voi, vai tranquillo 😉

gmd85

@giuseppe

Sulla sostanza si può anche essere divisi. Prima bisogna averla, però. E al solito hai dimostrato di non averne.

Francesco S.

Povero “beppe” per lui è impossibile immaginare un gruppo di persone in grado di pensarla diversamente.

Personalmente io preferirei i miei parenti, in mancanza di questi qualcuno che non mi faccia sentir solo, anche uno psicologo se fosse necessario.

Francesco S.

Per i malati terminali l’assistenza di uno psicologo dovrebbe auspicabilmente essere un servizio offerto dal servizio sanitario.

Kaworu

si certo francesco, ho scritto sotto 🙂

di base ci dovrebbe essere un’assistenza psicologica offerta dal SSN.

non solo per gli oncologici o i malati terminali, ma per tutti i reparti (nel mio mondo fatato, dovrebbe essere disponibile anche per i familiari dei pazienti).

poi se uno vuole il prete, l’imam, l’assistenza non confessionale o altro, “convenzione” con l’ospedale per entare quando il paziente lo richiede, ma niente soldi. non che l’uaar li prenda, ma il prete per esempio si -_- (e lo psicologo magari è uno che è lì a fare tirocinio gratis, oppure un bello stage, sempre gratis)

fab

Anatema! Divisione! Altro che l’insensatezza religiosa, è la divisione l’immoralità assoluta!

Francesco S.

Kaworu, ho visto che m’hai anticipato d’un paio di minuto 😀

bruno gualerzi

@ Kaworu
Nutro più di una perplessità sull’assistenza psicologica offerta da uno psicologo di professione ai malati terminali, o comunque molto gravi. In tali situazioni (parlo per esperienza) niente può sostituire un parente stretto, o comunque una persona con la quale si sono condivise a lungo esperienze esistenzialmente significative e che più di ogni altro può sapere di che aiuto psicologico necessita il malato. Compresa, nel caso non sia pienamente consapevole del suo stato, un pietosa bugia. Lo psicoterapeuta se mai – come accenni anche tu – credo sia prezioso per il malato terminale indirettamente, cioè offrendo il suo aiuto professionale ai famigliari o ad altri che sono coinvolti nel dramma. O per chi ha subito un trauma tale da averne la psiche sconvolta per cui gli affetti ‘privati’ – per quanto necessari – possono non essere sufficienti. Non credo in ogni caso che il malato terminale o molto grave possa trovare conforto da una persona pur sempre estranea. Meglio allora – se richiesto esplicitamente per trarne conforto dal paziente o dai parenti – l’intervento del medico curante, se è persona di cui ci si può fidare.
Per il resto credo valga sempre il principio dell’autodeterminazione (compresa la richiesta esplicita di uno psicologo – che quindi deve essere reso disponibile dalla struttura sanitaria – da parte del malato), mentre nel caso di impossibilità per impedimento dovuto alla malattia, deve valere il ricorso ai famigliari… fermo restando che l’ideale naturalmente sarebbe il ricorso al testamento biologico. Qualora ci sia…

Kaworu

@bruno

se fosse obbligatoria e/o in sostituzione di, sarei d’accordo con te.

fortunatamente l’assitenza psicologica non è certo obbligatoria, solitamente lo psicologo passa dal nuovo ricoverato facendogli presente la possibilità, e se ne va. almeno, così ho sempre visto quando ho avuto familiari ricoverati. o meglio, quasi sempre, dato che in un ospedale era già tanto se passava l’infermiera. ma comunque, in generale, ho visto la presenza discreta e non imposta.

(insomma, non è il prete che viene a sfrangiarti i maroni)

non parlo solo di malati terminali comunque, parlo anche di altre patologie che in generale implicano il ricovero e un “trauma” per una persona.

fermo restando sempre per la libertà di accettare quella che non può e non deve essere mai un’imposizione eh.

poi appunto nel mio mondo fatato negli ospedali ci sarebbe anche l’assistenza ai familiari, di gruppo e non…

bruno gualerzi

@ Kaworu
Forse mi sono espresso male, ma parlavo dl utilità dell’intervento dello psicologo come tale, indipendentemente cioè della sua obbligatorietà o meno. Che per altro non credo esista come obbligo… e per fortune sono pienamente d’accordo… da nessun parte.
Qui dalle mie parti (Emilia) il servizio sanitario tutto sommato fino ad ora ha funzionato discretamente…. dico ‘fino ad ora’ perché gli odiosi tagli alla sanità pubblica (come alla scuola pubblica) cominciano a farsi sentire. In quanto all’assistenza… non so se ovunque ma qui esiste un’associazione, formalmente assolutamente laica (AVO = Associazione Volontari Ospedalieri) che sono a disposizione dei degenti per qualsiasi necessità, conforto psicologico compreso. Personalmente, fermo restando il riconoscimento (ma fino a un certo punto… qui però non voglio discuterne) delle loro buone intenzioni, spesso li ho trovati più che altro fastidiosi.

Stefano Grassino

Bruno comprendo il tuo punto di vista, tra l’altro vissuto in prima persona il che lo rende oltremodo valido come testimonianza.
Sappiamo entrambi che non siamo uguali nei nostri comportamenti; ci sono persone che nell’attesa della morte preferiscono essere lasciate sole, ed altre che necessitano della vicinanza, fosse anche un estraneo.
Offrire un servizio è un dovere, lasciare la libertà di accettarlo o meno all’ammalato, altrettanto.

Kaworu

scusa bruno, non avevo capito 😉

guarda ti dirò che da quel che ho visto e letto, l’assistenza psicologica (professionale, non fatta da “gente qualunque”) serve anche per malati terminali, sia adulti che bambini. se vuoi ti consiglio un libro sulla terapia con pazienti oncologici pediatrici, se interessa l’argomento.

poi chiaro, se la persona ha chances di ripresa, si può eventualmente fare un lavoro di altro tipo, che non è un “accompagnamento”.
per esempio, coi pazienti trapiantati.
ho trovato anche utili i gruppi per pazienti cardiopatici in via di riabilitazione. ovviamente a ingresso libero.

meglio che non mi esprima sul supporto psicologico fornito da gente che non si è formata appositamente per quello (in anni, non corsi di qualche mese).

gmd85

@tommaso

Anche solo un po’ di compagnia può aiutare. Poi, che a fare assistenza sia una figura professionale come lo psicologo è auspicabile.

Kaworu

imho sono due cose diverse e volendo anche complementari.

nel senso che penso che lo psicologo debba essere l’assistenza che di base l’ospedale fornisce.

poi se uno vuole ANCHE il prete, l’assistenza aconfessionale, l’imam o sticaz zi, ci sta che queste figure possano comunque entrare in ospedale.

non vedo perchè pagare un inutile prete, invece. che teoricamente tra l’altro segue una “missione”.

Giorgio Pozzo

Non si tratta di assistenza psicologica: i volontari UAAR non sono affatto psicologi, sono gente comune che ha seguito un corso di counseling, volto soprattutto a stabilire la propria idoneità nel trovarsi di fronte a certe situazioni che potrebberio anche essere traumatiche per il volontario stesso.

Il degente che vuole anche solo parlare con qualcuno, ed è questa la stragrande maggioranza dei casi, e che quel qualcuno non sia un prete, può chiamare i volontari UAAR. Infatti, se ci pensate un attimo, ci sono potenzialmente migliaia di motivi per i quali si vuole parlare dei propri problemi con qualcuno le cui risposte non siano finalizzate a comprarti l’anima.

Francesco

Volontario: Bungiorno sono qui per fare assistenza morale ai malati terminali.
Dirigente ospedaliero: Confessionale o non confessionale.
Volontario: Non confessionale.
Dirigente ospedaliero: Bene allora non ha bisogno di testimoni.
Volontario: Scusi perchè per fare assistenza confessionale bisogna avere dei testimoni?
Dirigente ospedaliero: Perchè se no il testamento non è valido.

giuseppe

gmd85 risponde:

domenica 14 aprile 2013 alle 11:14

Ancora con la storia degli ospedali inventati dalla chiesa? ma che hai un file .doc da cui copincolli le solite idiozie?

Come al solito i fatti per te sono insignificanti e meritano di essere definiti idiozie.

gmd85

I fatti? Come gli ospedali braminici del 431 a.c.?

Sarà che invece i fatti tu li consideri per come ti conviene?

manimal

sarò eccessivamente cinico, ma a mio avviso, per quel che è stata la mia purtroppo non trascurabile esperienza con le strutture ospedaliere, quello di cui c’è veramente bisogno è di un avvocato in corsia.

con quello, forse si riuscirebbe a costringere quella parte del personale medico e paramedico che si sente sacrificato ad avere un lavoro, a fare quel minimo di decente che possa essere definito assistenza al paziente.

una volta che si sarà arrivati a questo, allora avranno anche senso figure complementari dell’assistenza sanitaria, quali gli psicologi.

fermo restando che a titolo non oneroso per il sistema sanitario, non trovo alcunché da obiettare a conforti religiosi o meno, per chi ne senta necessità.

giuseppe

non vedo perchè pagare un inutile prete, invece. che teoricamente tra l’altro segue una “missione”.

Il prete sarà inutile per te che non credi, ma non puoi togliere a chi crede, dato che paga le tasse come gli altri, il diritto di essere assistito come desidera. Sei di una intolleranza irritante. Poi non scassare i c..zi con i diritti per tutti. Fatti l’analisi.

Kaworu

infatti non propongo di togliere qualcosa a qualcuno.

semplicemente, a tutti dovrebbe essere garantita l’assistenza da parte di persone competenti.

poi, se uno vuole il prete, l’assistenza aconfessionale, l’imam o altro, deve esser libero di farlo venire quando vuole, anche al di fuori degli orari di visita perchè appunto assistenza di altro tipo.

esattamente in che modo il diritto di alcuni di essere assistiti come vogliono verrebbe leso?

prova a farti valutare per la dislessia, perchè mi pare che tu abbia problemi a comprendere quel che leggi.

oppure fai anche tu un’analisi. anzi, tre: logica, grammaticale e del periodo di ciò che leggi.

(non ci vedo nulla di male nel “farsi un’analisi”, anche se continui a utilizzarlo come insulto)

manimal

il prete utile per chi crede?
il cappellano dell’ospedale della mia zona, se non fosse per la sciatteria ed la pochezza personale che palesa, mi farebbe quasi pena quando annuncia che la domenica vi sarà la funzione nella cappella dell’ospedale.
non se lo fila nessuno, anziani compresi.

Kaworu

mi auguro intendesse il prete al capezzale del malato.

ma in effetti non si sa mai.

gmd85

@ giuseppe

Quindi tu, che paghi le tasse, non avresti problemi se l’assistenza laica fosse pagata dall’ospedale, vero? Ci confluirebbero anche i tuoi soldi. Astenerti, ogni tanto, no, eh?

fab

OK, dato che pago le tasse ho il diritto a qualcuno che mi assiste nel fare le pulizie. Il che almeno è un’azione concreta, con un risultato esistente, e non un nulla in confezione regalo.

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