La crescita del sostegno all’eutanasia legale

Venerdì 4 maggio è stata presentata ufficialmente la petizione d’iniziativa popolare che chiede la legalizzazione dell’eutanasia e il riconoscimento del testamento biologico. Coscioni, Uaar, Exit, Amici di Eleonora, che ne sono i promotori, hanno in realtà cominciato a raccogliere le firme già da un mese, con discreto successo. L’annuncio ufficiale è stata tuttavia l’occasione per farne parlare anche i mass media nazionali e innescare un dibattito più ampio. Anche in questo caso l’obiettivo sembra centrato.

Proprio il giorno in cui le associazioni promotrici hanno organizzato la conferenza stampa per presentare la campagna, è diventato pubblico l’ennesimo caso di eutanasia di una cittadina italiana all’estero. Daniela Cesarini, esponente di Rifondazione Comunista e già assessore al Comune di Jesi, ha scelto il 25 aprile, Festa della Liberazione, per il proprio suicidio assistito in Svizzera, a Basilea. La donna aveva già perso il marito e recentemente il figlio.

Il fenomeno del turismo dell’eutanasia si va affermando anche in Italia, vista la mancanza di una legislazione che consenta il suicidio assistito e in generale il testamento biologico, il nein della Chiesa cattolica e un generale tabù nell’affrontare la questione in Italia. Per far aprire gli occhi all’opinione pubblica, i radicali hanno dato il via alla campagna A.A.A. Malati terminali cercasi, in cui si cercano persone disposte a ricorrere alla dolce morte e che vogliano dichiararlo pubblicamente in video. Una scelta di forte impatto, è indubbio, che intende mostrare quanto il problema sia reale e invitando la società e le istituzioni a prenderne consapevolezza. Tra i malati che hanno risposto all’appello c’è Piera Franchini, cui è stata diagnosticata una malattia incurabile e che per questo si è recata in Svizzera dove ha ottenuto l’eutanasia.

Come spiega Marco Cappato, radicale e tesoriere dell’associazione Luca Coscioni, l’iniziativa popolare per presentare in Parlamento una legge su testamento biologico, eutanasia e fine-vita è paragonabile alle battaglie laiche per divorzio e aborto. L’avvocato Filomena Gallo, segretario della Luca Coscioni, spiega che “i pazienti cercano di riprendersi i loro diritti”, come “ricevere o rifiutare una determinata cura” perché “in Italia, invece, c’è una sottrazione dei diritti fondamentali della persona”. Non è accettabile che un paese civile e che pretende di tutelare i diritti non affronti la questione, continuando ad esportare il problema o a tollerare forme clandestine di eutanasia effettuate da medici compiacenti (e che rischiano il carcere) a patto che non si sappia. Secondo le stime di Exit, sono in media due o tre i cittadini italiani che ogni mese vanno in Svizzera per avere una morte dignitosa. Stefano Incani, responsabile organizzazione dell’Uaar, ha evidenziato come l’impegno dell’associazione per la libertà di scelta sia ormai a 360 gradi, visti i tanti temi su cui è chiamata ad attivarsi.

Il tema torna anche al cinema. Il primo maggio è uscito Miele, girato da Valeria Golino. Un film “non provocatorio” e diverso rispetto al taglio più politico di Bella addormentata di Marco Bellocchio, spiega la regista, ma non per questo reticente. Ispirato al romanzo A nome tuo di Marco Covacich (Einaudi, 2011), racconta la storia di una ragazza che aiuta i malati terminali a morire.

Anche il Rapporto Italia 2013 dell’Eurispes evidenzia un aumento della quota dei favorevoli a eutanasia, suicidio assistito e testamento biologico. Tra il 2012 e il 2013 il sì all’eutanasia è passato dal 50,1% al 64,6%, mentre il no al suicidio assistito è calato dal 71,6% al 63,8% (il sì è passato dal 25,3% al 36,2%); netta crescita di consensi anche per il testamento biologico, dal 65,8% al 77,3%. Se la società quindi appare più laica e recettiva di fronte a questi temi, mancano però la sensibilità e il coraggio alla politica per dare risposte adeguate. Mentre i casi che dimostrano l’esigenza di una legislazione in merito escono sempre più allo scoperto.

Oltre ai tanti firmatari noti — tra cui Umberto Veronesi, Alessandro Cecchi Paone, Furio Colombo, — anche Paolo Ferrero, valdese, ha annunciato l’adesione di Rifondazione Comunista alla proposta di legge di iniziativa popolare e l’impegno dei suoi militanti nella raccolta firme e dei consiglieri comunali come autenticatori. Anche sulla stampa si affermano le voci favorevoli, come quella del teologo cattolico Vito Mancuso, che spiega il suo sì alla libertà di scegliere con un articolo su Repubblica di ieri.

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Per Mancuso occorre “alleviare la sofferenza” e “rispettare la libera autodeterminazione della coscienza” con “senso di solidarietà e vicinanza umana”. “Alleviare la sofferenza è la forma più misericordiosa di rispetto per la vita”, aggiunge. Mentre alcuni considerano la sofferenza “una forma di partecipazione responsabile alle sofferenze del mondo”, come la passione di Cristo, altri “non riescono, o non vogliono”: quindi, scrive Mancuso, per rispettare l’autodeterminazione e la libertà di entrambi occorre consentire ai primi se lo vogliono di soffrire e ai secondo di optare per la fine delle sofferenze. Il diritto alla vita è inalienabile, ma non si può tramutare in un dovere, afferma. E chiude citando proprio Bergoglio, che nel suo dialogo con il rabbino di Buenos Aires parlava di “assicurare la qualità della vita”.

Le reazioni dal mondo cattolico più integralista non si fanno attendere. Avvenire rilancia un florilegio di dichiarazioni. Come la posizione no-choice di Paola Ricci Sindoni, vicepresidente di Scienza e Vita, che così bolla la campagna dei radicali: “non si può spettacolarizzare il dolore per fini ideologici”. A ben guardare, quelli che parlano di spettacolo sono gli stessi che esaltano il dolore.

Di fine-vita, eutanasia e testamento biologico se ne parla e questo è importante. Ora è indispensabile raggiungere l’obiettivo delle 50.000 firme, possibilmente di superarlo con slancio: più firme ci saranno, più forte e nitido sarà il segnale inviato. È in gioco, ancora una volta, la libertà di scelta. Quella degli italiani è estremamente limitata: anche per fecondazione eterologadivorzio breveunioni gay è esercitabile soltanto all’estero. Ce ne dovremmo vergognare. Ma il modo migliore per indignarsi è di farlo sapere ai parlamentari che ci continuano a tenere in una condizione di minorità.

La redazione