Gay Pride. E la lobby gay?

Oggi si svolgerà il Gay Pride a Roma. Anche l’Uaar sarà presente come negli anni scorsi per manifestare solidarietà verso gli omosessuali, che non vedono pienamente riconosciuti i loro diritti e sono oggetto di omofobia e discriminazioni, spesso su base religiosa.

Alla sfilata di Roma non parteciperà il neosindaco Ignazio Marino, causa “impegni familiari”. Ma ci ha tenuto a dire al quotidiano capitolino Il Messaggero: “sarò comunque vicino ai partecipanti e al loro fianco nella lotta alle discriminazioni”. Teme di esordire con un atto che non gli attirerà le simpatie del Vaticano? Il no di Marino ha deluso il comitato promotore del Roma Pride. La ministra per le Pari opportunità Josefa Idem e la presidente della Camera Laura Boldrini saranno presenti al corteo che si terrà a Palermo il prossimo 22 giugno e hanno aperto il convegno I diritti lgbt sono diritti umani, mostrando una sensibilità sul tema mai espressa dalle istituzioni. Ma anche in questo caso non è mancata la polemca per il mancato patrocinio da parte del governo all’evento romano. A Palermo è stato approvato il registro unioni civili con il sindaco Leoluca Orlando, ma l’ok al Pride ha anche risvegliato gli umori più clericali. Un consigliere comunale, Antonio Figuccia (Mpa), ha sentenziato: “approvare il registro in periodo di Pride è un errore: volere a tutti i costi simulare di essere altro rispetto a quello che siamo è contro natura e Dio non lo vuole. Lo dimostra anche l’arca di Noè”.

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Da dichiarazioni del genere è lampante la tendenza alla demonizzazione da parte delle religioni verso gli omosessuali, che può sfociare in omofobia violenta, come sta avvenendo massicciamente in Russia, o darle quantomeno un potente carburante, come sta succedendo in Francia. Non è un caso quindi che secondo una recente indagine del Pew Research Forum negli Usa i gay siano tendenzialmente lontani dalla religione. Quasi la metà di loro non ha alcuna appartenenza di fede. Dato che sale al 60% per i più giovani ed è sempre molto più alto nelle altre fasce di età rispetto alla media generale. Gli omosessuali percepiscono come ostili nei loro confronti le confessioni religiose: soprattutto islam, chiesa mormone e cattolica.

Proprio papa Francesco, esaltato come “aperto al mondo”, si è lasciato sfuggire l’ennesima improvvida dichiarazione a braccio, stavolta con uno sfumato sottofondo anti-gay. Ha contrapposto le “persone sante” presenti nella curia a una “corrente di corruzione”, accennando anche a una “lobby gay” dentro il Vaticano. Proprio questa presunta lobby, che le indiscrezioni ricollegano al complesso groviglio dei Vatileaks, rischia di diventare anche la bad company cui imputare ogni magagna interna, come lo scandalo pedofilia e le non edificanti trame di soldi e potere. Il sospetto, alimentato dalle ricostruzioni dei media come lo speciale Giallo Vaticano di Servizio Pubblico, è che la Chiesa voglia ancora autoassolversi, dando la colpa ai gay. Stavolta quelli che sono presenti nelle sue fila. Forte di una bimillenaria esperienza nell’arte della demonizzazione, che anche in questo caso ha ripercussioni dirette nel mancato riconoscimento di “sacrosanti” diritti.

La redazione