Il genitore ateo fa saltare la benedizione a scuola, Famiglia Cristiana se la prende

L’invadenza confessionale nelle scuole italiane diventa ancora più marcata, se possibile, nel periodo natalizio. Nonostante gli atti di culto siano espressamente vietati in orario scolastico, si fa finta di niente richiamandosi alla tradizione. Ma sempre più persone si rivolgono all’Uaar per segnalare messe, benedizioni, visite di religiosi negli istituti, che spesso vengono consentite con l’attiva collaborazione dei dirigenti scolastici. Per questo la nostra associazione ha messo a disposizione di tutti una scheda informativa e un modulo di diffida da indirizzare alla scuola.

Un caso tra i tanti è arrivato sulla stampa nazionale, riportato da Il Fatto Quotidiano. A Tradate in provincia di Varese, Elia Bogani, genitore di un’alunna dell’istituto comprensivo statale ‘Galilei’, ha scaricato il nostro modulo, l’ha riadattato per l’occasione e l’ha inviato alla scuola, dove era in programma di lì a pochi giorni una benedizione natalizia. Bogani e sua moglie, entrambi atei dichiarati, hanno così deciso di contestare una tradizione che ogni anno si ripete sebbene non sia consona a una scuola dove sono presenti alunni con famiglie di fedi differenti e anche non credenti. La circolare del dirigente scolastico aveva previsto per il 18 dicembre, “a seguito delle richieste di molti genitori” e “come da consuetudine”, la benedizione a tappeto in varie scuole dell’area. Nell’avviso distribuito nelle classi era previsto che chi non avesse partecipato sarebbe rimasto in classe per “attività ricreative”, mentre gli altri venivano accompagnati al rito.

Al genitore che faceva notare l’irregolarità e chiedeva di annullare o posticipare in orario non scolastico il rito, ha risposto la preside Paola Tadiello. Ha tentato di giustificarsi dicendo che si trattava solo di una “lieve modulazione dell’orario di religione”, in “forma collettiva” e “solo per questa occasione”, espediente comunque non consentito dalla normativa, che vieta anche tali accorpamenti. Successivamente il consiglio d’istituto ha convenuto che la procedura non fosse regolare, sospendendo la benedizione.

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L’episodio è stato commentato da diversi giornali. C’è chi si appella alla maggioranza, come fa un lettore del Corriere della Sera sulla rubrica delle lettere di Sergio Romano. Ne ha parlato anche Famiglia Cristiana, che ha attivato uno spazio per commentare l’accaduto. Non è comunque corretto quanto riportato dal settimanale paolino, perché se è vero che nella sentenza del Consiglio di Stato del 2010 si legge che “la visita pastorale non può essere definita attività di culto”, nel caso di Tradate si trattava di un atto di culto — con tanto di preghiera, segno della croce e uso di acqua consacrata — e quindi illegittimo. Né ci risulta che la rivoluzione bergogliana sia arrivata a parificare tali contenuti sacrali al taglio di un nastro

Purtroppo la reazione di diversi genitori e di politici non è stata tollerante e i genitori sono stati oggetto di aspre critiche. L’assessore alla cultura e all’istruzione Andrea Botta (Pd) è sceso in campo dicendosi “dispiaciuto” perché si trattava di una “tradizione che si ripeteva da anni e non aveva mai dato fastidio a nessuno”. Non sono mancati insulti e offese sui social network. Tutto questo ostracismo per aver semplicemente chiesto il rispetto delle leggi e della laicità nella scuola, sulla base di un senso civico che dovrebbe appartenere a tutti, soprattutto a chi ricopre incarichi istituzionali.

La nostra associazione ci tiene a far sentire la propria vicinanza morale e la propria solidarietà a questa famiglia. Siamo convinti, come Bogani, che tanti altri si rendano conto dell’inopportunità di riti religiosi nelle scuole, ma che non escano allo scoperto per timore, quieto vivere o perché protestare appare sconveniente. Solo i clericali possono considerare fanatico chi chiede il semplice rispetto di un principio fondamentale come la laicità dello Stato. Specie ora che viviamo in una società dove atei, agnostici e non cattolici sono ormai tanti e mandano i propri figli a scuola, è sempre meno sostenibile affermare che messe e benedizioni nelle scuole pubbliche e laiche — ovvero di tutti e che dovrebbero rappresentare tutti — siano una tradizione innocua in cui la collettività deve riconoscersi. È importante ribadire che i genitori laici possono fare la loro parte e contestare gli atti di culto che vengono di fatto imposti negli istituti scolastici: la nostra associazione, che tra l’altro ha anche avviato l’iter legale che ha portato al pronunciamento del Consiglio di Stato, sarà sempre al loro fianco. Perché è con questi piccoli gesti che si innescano grandi cambiamenti.

AGGIORNAMENTO DEL 16 DICEMBRE 2013
Da notizie pervenute dai diretti interessati, è emerso che non è stato il consiglio d’istituto a sospendere la benedizione natalizia, ma che è stata la dirigente scolastica a tramutare la benedizione in “scambio di auguri”, annunciando la decisione alle famiglie tramite avviso firmato dalla stessa.
Il consiglio d’istituto ha affermato con nota che la benedizione è stata richiesta dai genitori e autorizzata dallo stesso all’unanimità. In seguito è arrivata la segnalazione del genitore per chiedere il rispetto delle disposizioni che vietano atti di culto. Quindi il consiglio d’istituto ha preso atto di ciò, facendo però anche riferimento ad altre presunte disposizioni che consentirebbero il rispetto delle tradizioni e delle “testimonianze” di uomini di Chiesa, presepe, albero di Natale, canti, addobbi e visite pastorali.

La redazione